Una cosa che mi ha colpita moltissimo è il concetto di
sciame.
murmuration
Presente questa cosa?
Fantastica

, se capita di trovarsela davanti.
Quello che mi impressiona è che è un comportamento che presuppone una cosa apparentemente semplice: ogni membro dello stormo non ha bisogno di sapere cosa stanno facendo tutti gli altri. Ogni storno interagisce con un numero limitato di vicini e reagisce ai loro movimenti e a ciò che accade intorno a lui.
E quegli stormi possono essere composti da migliaia di individui. Migliaia!!!!
Quindi, dall'interazione locale, emerge una struttura globale estremamente complessa.
Per quello che sto capendo, uno sciame robotico può comportarsi, a grandi linee, in modo analogo: un gruppo di droni può essere progettato affinché ogni elemento reagisca agli altri e all'ambiente secondo determinate regole. Il progettista non deve necessariamente stabilire: “Il drone 17 va lì, il 23 gira a destra, il 41 sale…”. Può definire regole, vincoli e obiettivi più generali e lasciare che una configurazione collettiva emerga dalle interazioni.
E qui, naturalmente, si aprono parecchi interrogativi rispetto alla governance.
In uno sciame agentico, gli “individui” non sono necessariamente robot fisici: possono essere agenti software capaci di percepire informazioni, pianificare, scegliere azioni, comunicare e delegarsi compiti.
E qui emerge una differenza sostanziale rispetto allo stormo.
Lo stormo non ha bisogno di formulare un obiettivo astratto come
“raggiungere X minimizzando Y”. Il comportamento emerge dalle interazioni.
Uno sciame agentico, invece, può ricevere un obiettivo e cercare autonomamente una strategia per raggiungerlo, distribuendo il problema tra più agenti e adattando il comportamento alle loro interazioni.
Ed è proprio questo che trovo potentissimo.
Siamo abituati a pensare allo strumento come qualcosa che esegue una decisione presa da qualcuno.
Ma un sistema multi-agente può avere proprietà che derivano dall'interazione dei suoi componenti e che non sono riconducibili interamente a nessuno di essi.
Quasi come guardare uno stormo e chiedersi:
«Quale uccello sta guidando la figura?»
La risposta è: nessuno. La figura è il comportamento del sistema.
E con gli sciami agentici la domanda successiva diventa parecchio più inquietante:
«E chi ha deciso quella figura?»
Non necessariamente una singola entità.
Ed è questo che trovo veramente affascinante: non tanto l'idea che una macchina possa “pensare come un uomo”, ma la possibilità che un sistema composto da molti agenti possa produrre qualcosa che nessuno dei singoli agenti, preso isolatamente, ha deciso o rappresentato per intero.
Quando parlo con G. di queste cose, finisco immancabilmente con gli occhi a stellina.
Una bambina meravigliata, praticamente.
