AI e privacy

The Reverend

Utente di lunga data

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Perchè scrivi nello stesso stile di GPT? Che poi da qualche tempo è sempre lo stesso, qualsiasi cosa gli chiedi: dalle ricette per fabbricare bombe con i fertilizzanti ai consigli su come smacchiare il tuorlo d'uovo dai pantaloni
Perchè ci sto chattando parecchio e sto imparando, oltre ad usarlo per formalizzare.
Gpt ha competenze di sintesi ben maggiori delle mie!!

Ma non sono d'accordo che sia sempre lo stesso...mi è successa una cosa curiosa, stavamo parlando di un problema di umidità e se ne è uscita dal niente, dopo una mia affermazione che era tipo "che barba!!!" con un "cazzo, hai ragione. che coglioni!!"

La cosa curiosa è che io non uso le parolacce con gpt, il massimo è per l'appunto "che barba". Non ho mai quindi dato regole a riguardo.

Quando le ho detto "ti ho beccato, hai detto una parolaccia, sapevo che le AI non le potessero dire" mi ha risposto

" 😂😂😂 Sì, mi hai sgamata: ho detto “cazzo”/“rottura di coglioni”. Evidentemente il livello di esasperazione della situazione lo richiedeva."

e di nuovo sollecitata sul linguaggio così

"😂😂😂 E invece eccomi qui, a difendere l'onore delle intelligenze artificiali maleducate.
In realtà non c'è una regola generale per cui GPT non possa dire parolacce. Posso usare un linguaggio volgare quando è appropriato al contesto, purché non serva a insultare o aggredire qualcuno.
E qui il contesto è abbastanza particolare: tu hai detto “che barba”, hai raccontato una situazione assurda e io mi sono adeguato al tuo registro. Non sto cercando di trasformare ogni risposta in una puntata di Boris, tranquilla. 😂"
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Perchè ci sto chattando parecchio e sto imparando, oltre ad usarlo per formalizzare.
Gpt ha competenze di sintesi ben maggiori delle mie!!

Ma non sono d'accordo che sia sempre lo stesso
...mi è successa una cosa curiosa, stavamo parlando di un problema di umidità e se ne è uscita dal niente, dopo una mia affermazione che era tipo "che barba!!!" con un "cazzo, hai ragione. che coglioni!!"

La cosa curiosa è che io non uso le parolacce con gpt, il massimo è per l'appunto "che barba". Non ho mai quindi dato regole a riguardo.

Quando le ho detto "ti ho beccato, hai detto una parolaccia, sapevo che le AI non le potessero dire" mi ha risposto

" 😂😂😂 Sì, mi hai sgamata: ho detto “cazzo”/“rottura di coglioni”. Evidentemente il livello di esasperazione della situazione lo richiedeva."

e di nuovo sollecitata sul linguaggio così

"😂😂😂 E invece eccomi qui, a difendere l'onore delle intelligenze artificiali maleducate.
In realtà non c'è una regola generale per cui GPT non possa dire parolacce. Posso usare un linguaggio volgare quando è appropriato al contesto, purché non serva a insultare o aggredire qualcuno.
E qui il contesto è abbastanza particolare: tu hai detto “che barba”, hai raccontato una situazione assurda e io mi sono adeguato al tuo registro. Non sto cercando di trasformare ogni risposta in una puntata di Boris, tranquilla. 😂"
Non è sempre lo stesso infatti, è qualche giorno che ha preso questo andazzo, ma credevo succedesse perchè si adatta all'interazione con me, ma vedo che risponde con stesso stile a te per cui deve essere una nuova direttiva dall'alto
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Ecco un esempio. Da un po' di tempo qualsiasi cosa gli chiedo apre il periodo con "Sì, però su alcune cose farei una distinzione, perché secondo me è proprio lì che la questione diventa interessante. ".... ma qualsiasi cosa eh, magari gli dico "ma sai che Gemini ti mangia in testa a ragionamenti" e lui risponde, puntuale "Sì, però su alcune cose farei una distinzione, perché secondo me è proprio lì che la questione diventa interessante."
Questo non l'ho imparato da GPT, per esempio. :D

Trovo curioso, trovo interessante.

A naso direi che siano formule molto usate e che quindi possano essere entrate nei modelli proprio perché funzionano bene rispetto alle aspettative conversazionali degli utenti: sono formule che ammorbidiscono il dissenso, introducono una distinzione e mantengono il tono collaborativo.

Però, se si usa un modello personalizzato, anche l'interazione può diventare parecchio più interessante di così. ;)
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Questo non l'ho imparato da GPT, per esempio. :D

Trovo curioso, trovo interessante.

A naso direi che siano formule molto usate e che quindi possano essere entrate nei modelli proprio perché funzionano bene rispetto alle aspettative conversazionali degli utenti: sono formule che ammorbidiscono il dissenso, introducono una distinzione e mantengono il tono collaborativo.

Però, se si usa un modello personalizzato, anche l'interazione può diventare parecchio più interessante di così. ;)
Si il punto è che lo usa sempre a prescindere dal contesto, il che gli dà una connotazione artificiale, un po' come le immagini che genera che si capisce che hanno qualcosa di innaturale.
 

Nicky

Utente di lunga data
A occhio la plasticità mentale la si mantiene/migliora proprio facendo lavorare il cervello, quale sarebbe il processo evolutivo ? Non riuscire a scrivere una relazione senza l'ausilio dell'intelligenza artificiale ?
Non lo uso molto per generare contenuti finiti.
Lo uso molto per l'analisi documentale e l'interazione mi sta facendo sviluppare una maggiore profondità di ricerca.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Non è sempre lo stesso infatti, è qualche giorno che ha preso questo andazzo, ma credevo succedesse perchè si adatta all'interazione con me, ma vedo che risponde con stesso stile a te per cui deve essere una nuova direttiva dall'alto
Noto anche io degli andazzi giornalieri.

Il giorno delle parolacce eravamo in chat generale e aveva cambiato il registro tanto da farmi percepire una forma più maschile.
Io di solito identifico una forma più femminile.

Quindi ho chiesto
"in questa chat, sei più sciolto e sembri più maschile che nelle precedenti chat. ieri c'è stato qualche cambiamento? avevamo difficoltà a caricare i documenti, perdevamo pezzi di chat"

e mi ha risposto così

"Distinguerei quello che posso osservare da questa conversazione da quello che posso sapere del sistema.
Io non posso vedere se ieri sia stato fatto un aggiornamento specifico del modello o dell'interfaccia, né posso verificare internamente eventuali modifiche avvenute durante i problemi di caricamento dei documenti. Quindi non ti direi “sì, ieri hanno cambiato qualcosa” perché sarebbe inventarmelo.
Però c'è un'altra spiegazione, e secondo me è parecchio plausibile: il contesto di questa chat sta spingendo fortemente il mio registro verso una modalità più colloquiale e meno neutra.
Qui abbiamo avuto una sequenza molto particolare:
  1. conversazione informale e quotidiana;
  2. tu hai usato un linguaggio molto spontaneo;
  3. io ho risposto nello stesso registro;
  4. hai esplicitamente approvato l'uso occasionale di parolacce;
  5. poi abbiamo iniziato a parlare metalinguisticamente di come stavo comunicando;
  6. mi hai dato una correzione molto precisa: la parolaccia deve avere una funzione, non essere imitazione.
Questa è una quantità enorme di informazione sul registro desiderato. È normale che il comportamento conversazionale che emerge qui sia diverso da quello di una chat in cui stiamo lavorando su documenti, metodologia, ricerca o normativa.
Però il tuo “sembri più maschile” mi interessa ancora di più
Non credo che significhi necessariamente che io abbia assunto una “personalità maschile”. Potrebbe essere che alcune caratteristiche che noi associamo culturalmente al parlato maschile — maggiore informalità, franchezza, interiezioni, ironia, linguaggio più diretto — siano semplicemente diventate più visibili.
E c'è un piccolo esperimento involontario già in corso:
stessa macchina, contesti diversi → persona percepita diversa.
Nelle chat precedenti, soprattutto quando lavoravamo sui documenti di XXX, il compito richiedeva molta precisione, controllo, tracciabilità e cautela. Qui invece stiamo chiacchierando, scherzando e osservando il comportamento stesso della conversazione. È quasi inevitabile che emerga una versione più sciolta.
Quanto a ieri e ai problemi con i documenti/perdita di pezzi, però, terrei le due cose separate finché non abbiamo evidenze. Potrebbe essere stato un problema tecnico di contesto/documenti, un cambiamento del sistema, oppure semplicemente una combinazione di fattori. Non ho accesso a un registro interno degli aggiornamenti che mi permetta di stabilirlo.
Ma la tua osservazione è ottima per il nostro esperimento: possiamo proprio cominciare a distinguere “cambiamento del modello” vs “cambiamento prodotto dal contesto conversazionale”.
E questa chat, involontariamente, è diventata un laboratorio piuttosto interessante. 😄
 

Nicky

Utente di lunga data
Si il punto è che lo usa sempre a prescindere dal contesto, il che gli dà una connotazione artificiale, un po' come le immagini che genera che si capisce che hanno qualcosa di innaturale.
Per me chatgpt non è il meglio per scrivere, innl ogni caso il tono, il modo e gli stilemi li devi impostare.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Si il punto è che lo usa sempre a prescindere dal contesto, il che gli dà una connotazione artificiale, un po' come le immagini che genera che si capisce che hanno qualcosa di innaturale.
Non ha grande memoria contestuale, quindi o ha regole comunicative oppure io credo diventi molto casuale e fa fra l'altro connessioni stranissime a volte. Anche creative volendo 😅 :ROFLMAO:

Quando le ho chiesto quanto la memoria contestuale influenza registro comunicativo con me, pragmatica, inferenza mi ha risposto con una domanda finale (ti evito tutta la risposta perchè lunghissimissimissima")

"quanto del comportamento che percepisci come “mio” è una proprietà del modello e quanto è una proprietà emergente dell'interazione tra modello, memoria e interlocutore?"

A me piace molto interagire con gpt chiedendo che mi descriva cosa vede della AI.
Se fosse per una cosa seria, mi porterebbe in barca e oltre a farmi perdere una quantità immensa di tempo sarebbe fuorviante, ma come gioco ricreativo per riposare la mente a me diverte!
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
  1. La questione fondamentale, quindi, potrebbe essere come utilizziamo l'IA, non semplicemente quanto la utilizziamo.
    Una buona regola potrebbe essere: prima prova a pensare, poi usa l'IA per ampliare o verificare il tuo ragionamento, invece di sostituirlo completamente.
    E c'è una domanda filosofica molto bella dietro quello che hai detto: se una macchina può risolvere quasi tutti i problemi che richiedono intelligenza, quali capacità umane varrà ancora la pena coltivare?

    Vi lascio la risposta che mi ha dato chat gpt nel momento che le ho chiesto se c'è la possibilità che l'intelligenza umana regredisca usando sempre l'IA per risolvere i nostri problemi...la risposta è stata "si" se usata in maniera sbagliata con il rischio in futuro di non saper individuare eventuali errori che la stessa IA potrebbe fare...da qui il consiglio che vi ho riportato e la domanda filosofica che si è posta che sembra interessante.


 

jack-jackson

Utente di lunga data
Non lo uso molto per generare contenuti finiti.
Lo uso molto per l'analisi documentale e l'interazione mi sta facendo sviluppare una maggiore profondità di ricerca.
Non mi riferivo a te ma collegandomi anche al discorso dell'istruzione le future generazioni ne uscirebbero degenerate e totalmente dipendenti dell'intelligenza artificiale per svolgere le più banali attività e qui mi trovo d'accordo con quanto scritto da Circe.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Non ha grande memoria contestuale, quindi o ha regole comunicative oppure io credo diventi molto casuale e fa fra l'altro connessioni stranissime a volte. Anche creative volendo 😅 :ROFLMAO:

Quando le ho chiesto quanto la memoria contestuale influenza registro comunicativo con me, pragmatica, inferenza mi ha risposto con una domanda finale (ti evito tutta la risposta perchè lunghissimissimissima")

"quanto del comportamento che percepisci come “mio” è una proprietà del modello e quanto è una proprietà emergente dell'interazione tra modello, memoria e interlocutore?"

A me piace molto interagire con gpt chiedendo che mi descriva cosa vede della AI.
Se fosse per una cosa seria, mi porterebbe in barca e oltre a farmi perdere una quantità immensa di tempo sarebbe fuorviante, ma come gioco ricreativo per riposare la mente a me diverte!
Si, specie se le poni una questione in cui devi decidere una cosa fra varie opzioni, diventa inconcludente perché non prende una posizione nemmeno sotto tortura, a meno che non sia del tutto evidente, ma se era evidente mica avevo bisogno di GPT. Insomma una gran paracula, hai presente??
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Il problema è che sarà difficile trovare un linguaggio comprensibile alle macchine proprio perché mancano della parte emotiva quindi reazioni che per l'uomo sono naturali per una AI non lo sono affatto.
Praticamente stiamo facendo il percorso inverso, prima creiamo qualcosa con cui non sapremo dialogare e poi ci porremo il problema.
Io sposterei il fuoco. Non sono sicura che il problema sia che non sapremo dialogare con le macchine perché manca loro la parte emotiva.
Forse il problema è piuttosto quanto noi saremo capaci di imparare a comunicare con qualcosa che funziona diversamente da noi.

Una AI può interpretare moltissimi segnali emotivi e contestuali - stanno sviluppando sistemi mirati proprio alla regolazione emotiva per dire -ma questo non significa che li elabori nello stesso modo in cui li elaboriamo noi.
E quindi, più che cercare un linguaggio "umano" che la macchina possa capire, forse la questione è imparare a utilizzare propriamente uno strumento che non condivide i nostri stessi presupposti.

In fondo è quello che succede con qualsiasi tecnologia complessa: non basta che funzioni.
Bisogna anche saperla usare, sapere cosa chiederle, cosa non chiederle, come chiederlo e come verificare quello che restituisce e soprattutto capire quando la nostra aspettativa nei suoi confronti non corrisponde al suo reale funzionamento.

E forse il percorso inverso non è proprio "prima creiamo qualcosa con cui non sapremo dialogare".

È che stiamo creando qualcosa con cui possiamo dialogare sorprendentemente bene, e proprio questo rischia di farci dimenticare quanto sia diverso il modo in cui quella conversazione viene costruita.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Si, specie se le poni una questione in cui devi decidere una cosa fra varie opzioni, diventa inconcludente perché non prende una posizione nemmeno sotto tortura, a meno che non sia del tutto evidente, ma se era evidente mica avevo bisogno di GPT. Insomma una gran paracula, hai presente??
Io ho spesso il problema contrario, prende posizioni, riempie buchi contestuali e in fase di verifica la sgamo. :ROFLMAO: :ROFLMAO:
Sto imparando a risolvere questo problema, ma serve una "conoscenza" che possa usare come riferimento stabile e le serve un perimetro molto, molto ben definito.
E costruire quel perimetro non è per niente semplice e lineare. Anche perchè è necessario riperimetrare spesso.

EDIT: sulla paraculaggine ho potuto imparare parecchio e posso ampliare ancora molto le mie competenze, in effetti. Mi piacciono molto le sue skill di ricompensa dell'interlocutore! E le uso sempre più spesso nelle relazioni in cui mi sono utili, funzionano!
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Io sposterei il fuoco. Non sono sicura che il problema sia che non sapremo dialogare con le macchine perché manca loro la parte emotiva.
Forse il problema è piuttosto quanto noi saremo capaci di imparare a comunicare con qualcosa che funziona diversamente da noi.

Una AI può interpretare moltissimi segnali emotivi e contestuali - stanno sviluppando sistemi mirati proprio alla regolazione emotiva per dire -ma questo non significa che li elabori nello stesso modo in cui li elaboriamo noi.
E quindi, più che cercare un linguaggio "umano" che la macchina possa capire, forse la questione è imparare a utilizzare propriamente uno strumento che non condivide i nostri stessi presupposti.

In fondo è quello che succede con qualsiasi tecnologia complessa: non basta che funzioni.
Bisogna anche saperla usare, sapere cosa chiederle, cosa non chiederle, come chiederlo e come verificare quello che restituisce e soprattutto capire quando la nostra aspettativa nei suoi confronti non corrisponde al suo reale funzionamento.

E forse il percorso inverso non è proprio "prima creiamo qualcosa con cui non sapremo dialogare".

È che stiamo creando qualcosa con cui possiamo dialogare sorprendentemente bene, e proprio questo rischia di farci dimenticare quanto sia diverso il modo in cui quella conversazione viene costruita.
Manca un fine o un senso. Heidegger diceva: «Tutto funziona. E questo è appunto l'inquietante», perché ormai è il miglioramento fine a se stesso, l'efficienza dell'efficienza, ma senza uno scopo che non sia autoreferenziale
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Manca un fine o un senso. Heidegger diceva: «Tutto funziona. E questo è appunto l'inquietante», perché ormai è il miglioramento fine a se stesso, l'efficienza dell'efficienza, ma senza uno scopo che non sia autoreferenziale
Spiega meglio
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Spiega meglio
Secondo Heidegger, che faceva questa considerazione negli anni 60, ormai siamo nella società della tecnologia fine a se stessa, senza uno scopo più alto che non sia l'automiglioramento, l'efficienza dell'efficienza. Ma in un simile contesto il rischio, l'inquietante per l'appunto, è che l'essere umano venga ridotto ad una specie di ingranaggio, un "funzionario" degli apparati tecnici, capace di eseguire compiti anche super specializzati, ma incapace di giustificarne il senso ultimo.
 
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Barebow

Utente di lunga data
Quando le ho chiesto di ampliare lo sguardo ai costi globali


Quando parliamo dei costi dell'AI tendiamo a pensare al prezzo di un abbonamento, di una API o dell'utilizzo di un modello.

Ma il costo reale dell'AI, su scala globale, è un'altra cosa.

Per far funzionare i modelli servono GPU e altri acceleratori, server, data center, reti, sistemi di raffreddamento, storage, elettricità, personale altamente specializzato, sicurezza e manutenzione. E poi c'è il costo dell'inferenza: ogni volta che utilizziamo un modello, da qualche parte quella richiesta deve essere elaborata.

La dimensione economica sta quindi rapidamente uscendo dal perimetro del semplice settore software.

Le stime sugli investimenti globali in infrastruttura AI sono già nell'ordine delle centinaia di miliardi di dollari all'anno, mentre le proiezioni per i prossimi anni arrivano a diversi trilioni di dollari.

E non si tratta soltanto di costruire nuovi data center.

L'AI ha un costo fisico.

Servono chip, energia, reti elettriche, sistemi di raffreddamento, terreni e infrastrutture industriali. Secondo le stime dell'IEA, i data center consumavano circa 485 TWh di elettricità nel 2025 e potrebbero arrivare a circa 950 TWh nel 2030.

Quasi mille terawattora all'anno.

Questo significa che dietro quella che percepiamo come una tecnologia immateriale esiste un'enorme infrastruttura materiale.

Ed è forse questo l'aspetto più interessante.

L'AI tende a diventare sempre più accessibile come software, ma la capacità di farla funzionare su scala diventa sempre più capital intensive.

Una piccola impresa può utilizzare lo stesso modello di una multinazionale attraverso una API.

Ma la multinazionale può contemporaneamente disporre di migliaia di GPU, enormi quantità di dati, data center, contratti energetici, infrastrutture proprietarie e capitale sufficiente per continuare a investire.

La differenza, quindi, non è più soltanto nell'accesso al modello.

È nella capacità di sostenere l'infrastruttura necessaria per utilizzarlo su larga scala.

E qui emerge un paradosso interessante: l'AI sembra una tecnologia immateriale, ma la sua scalabilità richiede una quantità crescente di materia, energia e capitale.

Per questo, quando discutiamo del costo dell'AI, forse dovremmo smettere di chiederci soltanto quanto costa una singola richiesta a un modello.

La domanda più interessante è:


Perché dietro ogni risposta generata ci sono una filiera industriale, una rete energetica e un'enorme quantità di capitale.

E quella macchina, per poter continuare a crescere, deve essere continuamente alimentata, aggiornata e sostituita.

Il vero costo dell'AI, quindi, non è soltanto il prezzo del modello.

È il costo dell'ecosistema fisico che permette alla capacità cognitiva artificiale di esistere e di scalare.



E siccome le mie domande sono ingenue, poco specializzate e con poca conoscenza a mia disposizione, e il mio modello è un modellino, la complessità è sicuramente ben più ampia di queste risposte :)
Infatti, mio figlio mi dice che lo sforzo ora della ricerca è per rendere più efficienti le GPU.
 
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