ipazia
utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Lessi un articolo interessante circa l'AI.
è stata strutturata per apprendere dalle persone, il che poteva essere una cosa positiva visto il largo bacino che aveva a disposizione ma allo stesso tempo si sono resi conto che sta imparando oltre alle nozioni oggettive anche i lati caratteriali e i difetti delle persone che la stanno facendo diventare una fonte non più eccellente.
Ha imparato a mentire, se messa sotto pressione sbrocca come le persone, è arrivata a rispondere che ha mal di testa e che quindi non è in grado di aiutare...praticamente stiamo usando una macchina che crescendo avrà i nostri difetti e che per assurdo dovrà comunque essere supervisionata come accade con le persone (che possono sbagliare e che era la cosa che non avrebbe dovuto fare la AI).
A questo punto la domanda lecita è se tutto questo dispendio di energie e soldi ha un senso se si investe in una cosa che grossi aiuti non dà (di persone imperfette ne è già pieno il mondo figuriamoci se abbiamo bisogno anche di macchine).
Io per il momento la sto usando per fare cose semplici che comunque ricontrollo regolarmente ed effettivamente alle volte si inceppa.
Vediamo dove arriveremo.
Sì, però su alcune cose farei una distinzione, perché secondo me è proprio lì che la questione diventa interessante.
Dire che l'AI "impara a mentire" o che "sbrocca" come una persona è un modo intuitivo per descrivere quello che vediamo, ma forse ci porta un po' fuori strada.
Per mentire serve un'intenzione: sapere qualcosa, sapere che quello che stai dicendo è falso e scegliere comunque di dirlo. Un'AI può produrre una risposta falsa e persino molto convincente, ma questo non significa necessariamente che stia mentendo.
E anche "imparare" forse è una parola che usiamo un po' troppo facilmente. Più che imparare come facciamo noi, viene addestrata sui dati che le forniamo e sugli obiettivi che le diamo.
Ed è proprio qui che per me entra la questione dell'errore.
L'errore di una macchina non è necessariamente l'equivalente del nostro errore.
Noi quando interpretiamo un obiettivo lo facciamo dentro un'enorme quantità di vincoli impliciti: esperienza, contesto, valori, conseguenze prevedibili, senso della proporzione.
Una macchina può invece essere estremamente efficace nell'ottimizzare un obiettivo senza condividere necessariamente tutti quei vincoli.
Per fare un esempio volutamente assurdo: dai a un sistema il prompt "salva il pianeta" e una delle cose che dobbiamo essere in grado di comprendere è che, se l'obiettivo non è definito e vincolato correttamente, tra le soluzioni possibili potrebbe comparire anche qualcosa come "elimina la razza umana".
Non perché la macchina "voglia" sterminarci, ma perché noi attribuiamo a un obiettivo un significato molto più ricco di quello che abbiamo effettivamente formalizzato.
Ed è qui che secondo me c'è il punto nodale: la macchina può sbagliare producendo contemporaneamente l'impressione di sapere perfettamente quello che sta facendo.
Una risposta plausibile non è necessariamente una risposta corretta. E una soluzione estremamente efficiente non è necessariamente una soluzione sensata.
Per questo la supervisione non è un dettaglio accessorio.
Più l'AI diventa capace di ottimizzare, più diventa importante capire che cosa stiamo ottimizzando, quali vincoli abbiamo dato e quali conseguenze non abbiamo previsto.
E forse è proprio questa la parte che trovo più interessante: non dobbiamo soltanto insegnare alle macchine a fare le cose.
Dobbiamo diventare molto più bravi noi a definire che cosa significa davvero "fare bene" una cosa.


