Sentirsi falliti al cospetto del coniuge

Foglia

utente viva e vegeta
Mia madre e la tua hanno molte cose in comune. Eccetto il fatto che sua madre, cioè mia nonna era una donna eccezionale, dolce e buona.
L’ha mandata in depressione mio padre con le sue continue amanti e lei per la paura del giudizio della gente non si è mai separata.
Faccio fatica anche io di ricordarla felice.
Era ed è una donna rancorosa, profondamente infelice e fedele ad un marito infedele.
La rabbia la scaricava sui figli, mi picchiava per niente. Una volta, ricordo che piangevo dietro la porta , in silenzio e pensavo alla mia vita, che vita era essere picchiata ogni giorno. Stavo contando che negli ultimi giorni mi aveva picchiato quotidianamente.
Poi certo che era a periodi, forse passava qualche settimana senza essere picchiata, forse, non saprei con certezza.
Uno dei motivi più frequenti era di aver parlato con mio padre, che viveva in casa con noi.Oppure che mi sono vergognata di chiedere soldi per la spesa oppure perché non gli avevo detto di non andare più con le amanti.
Per la spesa... lavoravano entrambi, lui che aveva lo stipendio più del doppio di lei se lo teneva tutto per se stesso. Credo che pagasse solo le spese condominiali. Casa di proprietà, niente affitto, niente mutuo. Ma non sono certa che lo faceva sempre. Quindi tutto il resto pagava lei. Qualche volta si ribellava e chiedeva che lui partecipasse alle spese. Diceva a me di chiederglielo, io non osavo o osavo a metà senza risultato, ma poi per me erano botte. Lui lo sapeva, ma non ha mai fatto niente. A lui rimprovero che mi ha tolto la chance di avere una madre serena ed affettuosa. Il suo cuore si è pietrificato. L’ha fatta letteralmente impazzire.
Anche lei mi insegnava che l’amore era una fregatura.
Brutta situazione, la tue eh ;)
Mi dispiace.
Poi comunque ci si chiede perché si finisca anche in matrimoni assurdi, senza vedere "magagne" grosse come una casa. Senza in effetti volersi bene :)
Per carità, ognuno ha scelte e strumenti, diciamo solo che a volte nello zaino ci si porta strumenti (soprattutto affettivi) un pò.... carenti.
E' andata :)

Mia madre un giorno (ero ragazzina) mi raccontò che a inizio matrimonio aveva conosciuto un altro. Un bacio e niente più, perché era solo incazzata con mio padre, in un momento "no" (rectius: in un momento PARTICOLARMENTE no) :), e quindi andava bene così, e soprattutto andava bene a distanza di diversi anni il fatto di raccontarlo alla figlia. E poi? chiesi io :)
E poi niente, praticamente mi ha raccontato di un attimo in cui rinsavì, o giù di lì :D , perché poi (pare nello stesso momento ma non fu così) "sono arrivata io, e le responsabilità, e la famiglia..... :D". Un'altra scusa gettonatissima era quella di non angustiare mia nonna (anche io ne ho avuta una buonissima. I rapporti con gli altri erano strani, poiché mia mamma non esitava a parlar male anche di loro - a torto o a ragione che fosse - davanti a me. Ricordo pure bene certi "sbotti", in cui mi disse che non vedeva l'ora che morissero. Eh, vabbé, ovviamente in bocca sua son sempre cose così, tanto per dire :) ).
Sicuramente un soggetto problematico.
 

alberto15

Utente di lunga data
Brutta situazione, la tue eh ;)
Mi dispiace.
Poi comunque ci si chiede perché si finisca anche in matrimoni assurdi, senza vedere "magagne" grosse come una casa. Senza in effetti volersi bene :)
Per carità, ognuno ha scelte e strumenti, diciamo solo che a volte nello zaino ci si porta strumenti (soprattutto affettivi) un pò.... carenti.
E' andata :)

Mia madre un giorno (ero ragazzina) mi raccontò che a inizio matrimonio aveva conosciuto un altro. Un bacio e niente più, perché era solo incazzata con mio padre, in un momento "no" (rectius: in un momento PARTICOLARMENTE no) :), e quindi andava bene così, e soprattutto andava bene a distanza di diversi anni il fatto di raccontarlo alla figlia. E poi? chiesi io :)
E poi niente, praticamente mi ha raccontato di un attimo in cui rinsavì, o giù di lì :D , perché poi (pare nello stesso momento ma non fu così) "sono arrivata io, e le responsabilità, e la famiglia..... :D". Un'altra scusa gettonatissima era quella di non angustiare mia nonna (anche io ne ho avuta una buonissima. I rapporti con gli altri erano strani, poiché mia mamma non esitava a parlar male anche di loro - a torto o a ragione che fosse - davanti a me. Ricordo pure bene certi "sbotti", in cui mi disse che non vedeva l'ora che morissero. Eh, vabbé, ovviamente in bocca sua son sempre cose così, tanto per dire :) ).
Sicuramente un soggetto problematico.
Ma... perche' si sono sposati i tuoi se si odiavano da subito?🤔🤔
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ma... perche' si sono sposati i tuoi se si odiavano da subito?🤔🤔
Ti posso dare la sola versione di mia madre. Ovviamente non "si odiavano" da subito. Mi ha detto che semplicemente da sposata la musica cambia, vale a dire comunque l'ovvio. Tanto è vero che si chiese ben presto (questo sì) se fosse il caso di lasciarlo o meno. Ma non lo lasciò, e anzi rimase incinta di me. E' insoddisfatta cronica, ma non solo ad oggi c'è ancora insieme. Pure ha detto che da quando sono uscita di casa ci sta molto meglio, insieme. Se tu li vedi, sono una di quelle coppie che non si staccano mai l'una dall'altra. Magari, commentando da fuori, diresti anche "che bello vedere due persone che stanno sempre insieme!" :)
Dietro c'è una realtà che in parte mio padre ha volutamente ignorato. Altra parte (al tempo) è stata fonte di litigi. Mia madre mi portò con sé persino da un avvocato, da bambina (7-8 anni) per valutare la separazione, questo me lo ricordo bene. Poi non ne fece nulla. Ma portò anche me dall'avvocato per discutere della separazione da mio padre (ovviamente tutto doveva stare "tra noi", come fosse un gioco).
Che ti devo dire? Recentemente si è aperto un bel vaso di Pandora, e ad un certo punto della discussione le ho ricordato (davanti a mio padre) quanto me lo "elogiasse" all'epoca. Ha negato. Poi ha abbassato lo sguardo. Ma di acchito ha detto che non era vero.
Che ti devo dire? Se sta bene a loro, sta bene a tutti, ora. L'importante è che non vengano rinfacciate a me anche quelle parti dio colpa che non ho. Vogliamo parlare di rapporti poco distesi in famiglia? parliamone. Però, certi passaggi mica si possono saltare ;)
 

Skorpio

Utente di lunga data
Mio padre un giorno si dimenticò un video porno (ricordo ancora Moana :D), dimenticando di riporlo via e lasciandolo appoggiato su una sedia del tavolo da pranzo.

Mia madre aveva appena terminato di ribadire il concetto che "non son giusta".
E te gli rispondi "detto da una che si è sposata uno che lascia il video di Moana appoggiato in salotto, fa un certo che.."

Vedrai che si cheta per un pezzo 😎
 

Lara3

Utente di lunga data
Eh.... beata te che riesci a provare "tenerezza". Sarà che mia mamma in questo è un toro, altro che depressione :)
E' piuttosto sempre stata scontenta per tutto, ma lungi dall'essere triste (la depressione "maggiore" si esprime con la mancanza di reattività, di forza) lei la sua forza la dirigeva contro chi le girava. E non si è fatta scrupolo di travolgere neppure me. Sai che io non ricordo nemmeno una volta in cui i miei genitori si sono dati un bacio? Un bacio vero, per capirci. Con me ha avuto qualche slancio di affetto. E' vero che, quando ci si dente comunque traditi, la domanda (che mi faccio) è se davvero mi volesse bene, o anche quel bene lo considerasse un bene imposto. Tanto quanto il "bene" che voleva a mio padre. Di cui diceva peste e corna. In ogni caso, a quanto mi ha raccontato, già nei primi tempi di matrimonio si era chiesta se non fosse il caso di separarsi, ma poi sono arrivata io (colpa mia :D), poi ha sempre lasciato il lavoro per me (e colpa mia bis), poi ci è rimasta insieme a causa mia :D.

Episodio divertente? A sfondo sessuale, dai. Mio padre un giorno si dimenticò un video porno (ricordo ancora Moana :D), dimenticando di riporlo via e lasciandolo appoggiato su una sedia del tavolo da pranzo. Mia mamma, lungi dal condividere quei video tra loro, lo trovò lì. E mio padre all'apparenza era un discreto bigotto eh :D
Accadde che al rientro da scuola il giorno dopo (avrò avuto toh.... 10-11 anni) non mi risparmiò il sermone su mio padre neppure per quello. Tanto per dire, ma potrei raccontarne a quintali. Di ben più pesanti. In tutto ciò con mio padre purtroppo non si riesce ad avere un evro dialogo. Non va mai contraddetto. Ma mai, mai, nemmeno sulle cazzate (e guai a dire "cazzo!" in sua presenza, perché a 44 anni suonati che ho parte la ramanzina pure per quello, ma anche per molto meno). L'ultima discussione, piuttosto accesa, è avvenuta a Pasqua. Mia madre aveva appena terminato di ribadire il concetto che "non son giusta". Il commento di mio padre mentre uscivo dalla loro porta (andata con mio figlio a prendere l'uovo visto che tanto l'avevano menata) è stato sui pantaloni che indossavo. Non andavano bene 😂

Gli ho risposto di farsi i cazzi suoi, ma era davvero l'ennesima percezione del nonsenso.

Poi mi sono scusata con mio figlio per averlo fatto assistere ad una litigata. Gli ho pure spiegato che i regali sono belli da ricevere quando sentiti. Credo abbia comunque capito.

Ti capisco quando dici che, ad un certo punto, la distanza è d'obbligo. Mi dispiace ma.... anche in questo caso, l'illusione è bella se porta qualcosa di buono. Anche l'ipocrisia al limite. Ma se porta solo "pesi", liberarsi è d'obbligo ;)
Poi, se vorranno ricostruire (certamente non li cambio, e questo lo so), almeno in parte, dovranno per lo meno imparare ad ascoltare. E a tacere, anche. Ma credo che dipenderà da una loro valutazione di convenienza, e francamente ne dubito. Quando si porrà il problema che non saranno più autosufficienti, idem: o staranno alle mie regole, o altrimenti vedranno di organizzarsi come credono.
Mio padre mi portò da una delle sue amanti, qualcun’altra fu invitata a pranzo/ cena in casa con il rispettivo marito.
Il bello che tutti lo sapevano, eccetto i mariti, che penso non lo sapevano.
Umiliante far cucinare la moglie per le amanti.
E secondo il regolamento della casa: lui seduto che non dava mai una mano.
Le sue amanti ci vennero imposte, una volta portata a casa di una di loro, non si è per niente nascosto negli atteggiamenti verso di lei: la teneva abbracciata davanti a me.
Con le altre a cena credo l’atteggiamento era « più corretto « , credo dovuto alla presenza dei rispettivi mariti.
Non ho avuto nessun rapporto di amicizia o simpatia con loro, mi venivano presentate come sostitute della mamma.
Poi mi sono chiesta se il fatto di aver fatto conoscere mio amante ai miei figli fosse stato la stessa cosa.
Noi non abbiamo mai avuto atteggiamenti affettuosi quando eravamo con loro, infatti loro pensavano che veniva con noi perché provava simpatia per loro. Una volta separata mi avevano chiesto se mi piaceva un po’ Lui, perché credevano che lui tutto sommato provava simpatia anche per me oltre che per loro. E che a loro lui piaceva molto. Sono diventati amici, sono molto amici, lo cercano e so che non hanno mai sospettato di noi. Nonostante la frequentazione.
 

Foglia

utente viva e vegeta
E te gli rispondi "detto da una che si è sposata uno che lascia il video di Moana appoggiato in salotto, fa un certo che.."

Vedrai che si cheta per un pezzo 😎
😂

Era uno degli esempi :)
Personalmente credo che si siano avvelenati l'esistenza anche con un fare un pò masochistico, a volte. Ma ad un certo punto sono cavoli loro, adesso.

Io, per me, dico solo che se mi vengono rinfacciate (a fronte di cose successe OGGI) mancanze, incomprensioni, silenzi.... di quando ero adolescente o poco più (dei miei primi vent'anni, per intenderci), anzitutto mi pongo delle domande. Del tipo: che cacchio c'entra con ciò che metto in discussione ora una roba successa più di vent'anni fa? Poi, se proprio proprio invitata a fare questo tipo di.... comparazione? :) , ok, la memoria è buona anche per me.... :)

Poi ci sarebbero altri campi da guardare. Quando mi sono sposata sono andata in affitto,, con il mio ex, malgrado il fatto che loro avessero un appartamentino (che si sono piuttosto tenuti per dieci anni sfitto :) ). Per carità, ognuno con la propria roba fa quel che vuole. Ma quando ci stavamo sposando, e chiedemmo se potevamo andare ad abitare in quell'appartamentino, per mio padre si aprì una sorta di "trattativa" - che ben conoscevo :cool: - per cui il matrimonio sarebbe dipeso dai suoi tempi di "ristrutturazione" dell'appartamento (non ci sarebbe voluto molto eh, anche perché un conto è se l'appartamento me lo regali, altro conto se devo spendere soldi per avere un appartamento per "al massimo 3-4 anni", testuali sue parole :D). Capita "la musica" non feci un piego. Ci rimase quasi male lui quando gli dissi che rinunciavamo.... a sentirci meno che in affitto (quest'ultima parte OVVIAMENTE non fu nemmeno detta così, perché altrimenti non solo si sarebbe offeso come di fatto disse di sentirsi offeso, ma ci avrebbe levato il saluto sino all'ottenimento di eventuali scuse). Tanto per rendere l'idea. Io avevo capito dove andasse a parare, e al che avevo subito cambiato traiettoria. Vabbé.... sto 3D sta diventando una specie di amarcord per me :D

Meno male che tutto sommato su queste cose ci rido su (un'altra che mi viene in mente, è che fin da quando ero piccola mio papà si dedicava a un hobby di tipo collezionistico. Per non dire che gli piaceva e lo faceva perché gli piaceva, diceva che lo faceva "per me" :D Ero una bambina, e non parliamo di figurine 😂😂😂 , perché un domani tutto quello sarebbe diventato mio. Son passati 35 anni, non ho visto nulla :D).
Ma non solo: di tutti i loro affari (al contrario dei miei, di cui hanno sempre più che saputo, anche intromettendosi ultimamente) io non so niente.
Mi è stato rinfacciato (a Pasqua, che per fortuna io e mio figlio abbiamo trascorso con amici) di "averli sbattuti fuori da casa mia", per il semplice motivo che non hanno più le mie chiavi di casa. Io mai avuto le loro, nemmeno d'estate, tanto per dire la fiducia. A me di questo frega tutto sommato poco assai. Ma messo nel "quadro"" di tutto il resto, non è che componga un puzzle edificante. Manco fossi stata la figlia degenere che chissà quali casini ha combinato loro. Però il coraggio di lamentarsi di non poter più entrare in casa mia lo hanno.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Mio padre mi portò da una delle sue amanti, qualcun’altra fu invitata a pranzo/ cena in casa con il rispettivo marito.
Il bello che tutti lo sapevano, eccetto i mariti, che penso non lo sapevano.
Umiliante far cucinare la moglie per le amanti.
E secondo il regolamento della casa: lui seduto che non dava mai una mano.
Le sue amanti ci vennero imposte, una volta portata a casa di una di loro, non si è per niente nascosto negli atteggiamenti verso di lei: la teneva abbracciata davanti a me.
Con le altre a cena credo l’atteggiamento era « più corretto « , credo dovuto alla presenza dei rispettivi mariti.
Non ho avuto nessun rapporto di amicizia o simpatia con loro, mi venivano presentate come sostitute della mamma.
Poi mi sono chiesta se il fatto di aver fatto conoscere mio amante ai miei figli fosse stato la stessa cosa.
Noi non abbiamo mai avuto atteggiamenti affettuosi quando eravamo con loro, infatti loro pensavano che veniva con noi perché provava simpatia per loro. Una volta separata mi avevano chiesto se mi piaceva un po’ Lui, perché credevano che lui tutto sommato provava simpatia anche per me oltre che per loro. E che a loro lui piaceva molto. Sono diventati amici, sono molto amici, lo cercano e so che non hanno mai sospettato di noi. Nonostante la frequentazione.
Merda....
Belle esperienze, eh.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Eh.... beata te che riesci a provare "tenerezza". Sarà che mia mamma in questo è un toro, altro che depressione :)
E' piuttosto sempre stata scontenta per tutto, ma lungi dall'essere triste (la depressione "maggiore" si esprime con la mancanza di reattività, di forza) lei la sua forza la dirigeva contro chi le girava. E non si è fatta scrupolo di travolgere neppure me. Sai che io non ricordo nemmeno una volta in cui i miei genitori si sono dati un bacio? Un bacio vero, per capirci. Con me ha avuto qualche slancio di affetto. E' vero che, quando ci si dente comunque traditi, la domanda (che mi faccio) è se davvero mi volesse bene, o anche quel bene lo considerasse un bene imposto. Tanto quanto il "bene" che voleva a mio padre. Di cui diceva peste e corna. In ogni caso, a quanto mi ha raccontato, già nei primi tempi di matrimonio si era chiesta se non fosse il caso di separarsi, ma poi sono arrivata io (colpa mia :D), poi ha sempre lasciato il lavoro per me (e colpa mia bis), poi ci è rimasta insieme a causa mia :D.

Episodio divertente? A sfondo sessuale, dai. Mio padre un giorno si dimenticò un video porno (ricordo ancora Moana :D), dimenticando di riporlo via e lasciandolo appoggiato su una sedia del tavolo da pranzo. Mia mamma, lungi dal condividere quei video tra loro, lo trovò lì. E mio padre all'apparenza era un discreto bigotto eh :D
Accadde che al rientro da scuola il giorno dopo (avrò avuto toh.... 10-11 anni) non mi risparmiò il sermone su mio padre neppure per quello. Tanto per dire, ma potrei raccontarne a quintali. Di ben più pesanti. In tutto ciò con mio padre purtroppo non si riesce ad avere un evro dialogo. Non va mai contraddetto. Ma mai, mai, nemmeno sulle cazzate (e guai a dire "cazzo!" in sua presenza, perché a 44 anni suonati che ho parte la ramanzina pure per quello, ma anche per molto meno). L'ultima discussione, piuttosto accesa, è avvenuta a Pasqua. Mia madre aveva appena terminato di ribadire il concetto che "non son giusta". Il commento di mio padre mentre uscivo dalla loro porta (andata con mio figlio a prendere l'uovo visto che tanto l'avevano menata) è stato sui pantaloni che indossavo. Non andavano bene 😂

Gli ho risposto di farsi i cazzi suoi, ma era davvero l'ennesima percezione del nonsenso.

Poi mi sono scusata con mio figlio per averlo fatto assistere ad una litigata. Gli ho pure spiegato che i regali sono belli da ricevere quando sentiti. Credo abbia comunque capito.

Ti capisco quando dici che, ad un certo punto, la distanza è d'obbligo. Mi dispiace ma.... anche in questo caso, l'illusione è bella se porta qualcosa di buono. Anche l'ipocrisia al limite. Ma se porta solo "pesi", liberarsi è d'obbligo ;)
Poi, se vorranno ricostruire (certamente non li cambio, e questo lo so), almeno in parte, dovranno per lo meno imparare ad ascoltare. E a tacere, anche. Ma credo che dipenderà da una loro valutazione di convenienza, e francamente ne dubito. Quando si porrà il problema che non saranno più autosufficienti, idem: o staranno alle mie regole, o altrimenti vedranno di organizzarsi come credono.
La tenerezza non dipende dallo stato di lei.

Dipende dal fatto che lei e le dinamiche che ha ancora il potere di creare sono depotenziate nella mia percezione.
Quindi i suoi "attacchi" non mi toccano, non mi feriscono e di conseguenza non reagisco, ma agisco :)

Ed è questa la distanza di cui parlavo, che non è fisica.

Non è creata, ma vissuta.

Ho disconfermato nei fatti i suoi "insegnamenti".
Dall'affetto come debolezza e inganno alla famiglia vista come luogo di guerra e sopraffazione.
Ho imparato a non vergognarmi delle mie emozioni e a dar loro valore a prescindere da come possono esser trattate, da lei ma pure da chiunque altro.

Anzi, ho imparato che l'esposizione trasparente delle mie emozioni, dei miei pregi e dei miei difetti non solo non è una debolezza ma è la mia forza, oltre che uno strumento chirurgico per valutare chi mi sta intorno.
Che le mie fragilità non sono vergogna ma Onore e Fierezza. Parte essenziale del mio valore e del mio Essere.

Ho smesso di desiderare conferme e accettazione dall'esterno.
E ho iniziato ad accogliere me stessa, ho arredato con cura e amore la mia stanza interiore, l'ho riempita di specchi in cui mi posso guardare senza spezzarmi e guardando anche la mia immagine interrotta e abusata con sguardo amorevole e accogliente.
Come mi raccontava una utente magnifica che un tempo scriveva qui, mi posso sedere anche io, ora, nella mia poltrona e sorseggiare un bel bicchiere sorridendo alle diverse me che mi popolano.

Non perchè la vita mi sorride.
Ma perchè desidero Vivere qualunque Vita mi si proponga.

(e per anni per me il morire sarebbe stato preferibile al vivere, fortunatamente sono stata abbastanza vigliacca da non trasformare in agito quella preferenza e mi sono limitata a ferirmi e cercare sofferenza.)

Vedi, capisco molto bene quello che porti.
Ma, dopo anni di lavoro su di me, anche in terapia, semplicemente adesso so che quello che cambia in queste dinamiche non è la dinamica. Neppure i ricordi. Neppure gli agiti presenti.

Quello che cambia è l'accettazione di sè.
Il giudizio di sè.

Quando riuscirai a spostarti da dove sei

(che è poi il motivo per cui ti rompo le balle nell'altro 3d sull'esprimere le tue emozioni spostando lo scopo dall'altro a te, dando valore intrinseco alle tue emozioni a prescindere dal modo in cui vengono o non vengono accolte ma anzi, usando per te quei modi per decidere TU chi tenere vicino e non lasciare decidere all'altro, che è un po' la ripetizione della tua dinamica famigliare in cui passi il tempo a difenderti dai loro attacchi e ad affermare il tuo valore scontrandoti contro il muro del rifiuto)

potrai sperimentare che non solo tua madre non è un toro.
Ma che è semplicemente un essere tremante e messo all'angolo dalla vita che lei stessa ha scelto che ti usa per riempire i suoi vuoti.
Che si dibatte con le ultime forze che le restano prima di morire, per continuare a vivere.

Comprenderai che il potere che le attribuisci, non è reale, ma è frutto delle tue attribuzioni nella relazione con lei (e con tuo padre).
Sei tu che le dai potere (internamente).
Sei tu, l'unica, che glielo può levare.

E forse, se sarai riuscita a lasciar andare la rabbia e il giudizio, sentirai la tenerezza di cui parlo, in primis per te stessa...quella rivolta a lei sarà solo una conseguenza. :)

Il punto è esser nella posizione di non sentire il desiderio e men che meno il dovere di restituire alcunchè.
che sia amore o recriminazione, che sia pareggiare conti, fare chiarezza, mettere i punti. Che sia affermazione di sè.

Quella che sento non è la tenerezza del "ti abbraccerei".

Io non mi fido di mia madre. So che se gliene dessi l'opportunità mi farebbe del male.
E non per cattiveria. Lei è semplicemente così.

Quella che sento e di cui parlo è' la tenerezza di chi, seduta in poltrona, osserva il dibattersi di una persona a cui è comunque legata.
Sapendo benissimo di non poter fare nulla, di essere impotente. (come mi sarebbe piaciuto poterla curare, quanto avrei desiderato vederla felice).

E' solo uno sguardo amorevole che ho rivolto a me stessa.
E che di conseguenza ricade anche su di lei.

Ma, come dicevo, non le affiderei neppure i gatti.

Non è stata e non è una buona madre. Come mio padre non ha brillato.
No è una persona affidabile.
Sono fatti.

E' una tenerezza che non teme la tristezza del desiderio frustrato di una famiglia che non ho avuto.
E che ha creato la stanza interiore del ristoro di me esattamente al centro del vuoto della loro accettazione e del loro amore.

E' un abbraccio che riservo alla me bambina che avrebbe tanto desiderato avere una madre che la amasse e la sostenesse.
Che avrebbe tanto desiderato esser un dono e non un ostacolo, una malattia, una ladra, una traditrice, un fallimento epocale.
Alla 19enne abusata e sofferente che sfuggita illudendosi di poter sfuggire.
Alla 30enne che ha provato a sperimentare l'amore, senza saperne nulla e ha fallito (ubbidendo e confermando gli insegnamenti della madre interiore).

@Foglia, fino a quando non darai dignità e valore a te stessa, alle tue emozioni, liberandole dallo scopo (che ti hanno insegnato) continuerai a sentire tua madre come un toro ingestibile e a sentire te stessa come indegna di tutto, tranne che del rifiuto.

Un abbraccio.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mio padre mi portò da una delle sue amanti, qualcun’altra fu invitata a pranzo/ cena in casa con il rispettivo marito.
Il bello che tutti lo sapevano, eccetto i mariti, che penso non lo sapevano.
Umiliante far cucinare la moglie per le amanti.
E secondo il regolamento della casa: lui seduto che non dava mai una mano.
Le sue amanti ci vennero imposte, una volta portata a casa di una di loro, non si è per niente nascosto negli atteggiamenti verso di lei: la teneva abbracciata davanti a me.
Con le altre a cena credo l’atteggiamento era « più corretto « , credo dovuto alla presenza dei rispettivi mariti.
Non ho avuto nessun rapporto di amicizia o simpatia con loro, mi venivano presentate come sostitute della mamma.
Poi mi sono chiesta se il fatto di aver fatto conoscere mio amante ai miei figli fosse stato la stessa cosa.
Noi non abbiamo mai avuto atteggiamenti affettuosi quando eravamo con loro, infatti loro pensavano che veniva con noi perché provava simpatia per loro. Una volta separata mi avevano chiesto se mi piaceva un po’ Lui, perché credevano che lui tutto sommato provava simpatia anche per me oltre che per loro. E che a loro lui piaceva molto. Sono diventati amici, sono molto amici, lo cercano e so che non hanno mai sospettato di noi. Nonostante la frequentazione.
🤔💁🏻‍♀️
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io bambina ed io adulta ho voluto trovare una causa a tutto quello che succedeva in casa e semplificando ho pensato che tutto fosse il risultato dell’infedeltà di mio padre.
Hai ragione a dire che è un disturbo complesso e che la cause possono essere molteplici e di varia natura.
Talmente tante volte l’ho sentita incolpare mio padre della sua infelicita che ho finito per credere. Certo, a volte diceva anche che per colpa nostra ( noi figli) lei è costretta a stare con nostro padre. Mi sentivo in colpa.
Aveva i mezzi economici di separarsi, ma era succube del giudizio altrui... donna divorziata, vuol dire donna “ che non ha saputo tenersi il marito” ed altre idiozie.
Che poi lei pensava che questo fosse il giudizio della gente, in realtà credo che era già un pregiudizio superato, solo lei ci credeva.
eh, lo capisco.

Da me la parte complessa, veramente complessa, era la dissonanza fra il dentro casa e il fuori casa.
Il senso di realtà parallele tutte contemporaneamente valide. Il paradosso.

Ero troppo occupata a non impazzire perdendomi nelle diverse realtà, per cercare colpe.

Ed in ogni caso, non servivano le colpe.
Il tribunale aveva emesso sentenza irrevocabile.

L'unica colpevole ero io.
La mia colpa era esser nata ed esistere.
La mia esistenza era il fallimento della vita di mia madre.

Non ho avuto bisogno di crederci. Era un fatto incontestabile.
Un assioma.

Il primo comandamento nella tavola di mia madre.

Ho accolto la bambina che non poteva far altro che inchinarsi. L'ho perdonata.
Ho compreso che non aveva scelto. La bambina ha fatto quel che doveva per sopravvivere.

Ti pensi ancora in colpa?
Consideri ancora colpevole tuo padre?

Usi spesso la parola colpa nei tuoi ragionamenti.
 

Lara3

Utente di lunga data
eh, lo capisco.

Da me la parte complessa, veramente complessa, era la dissonanza fra il dentro casa e il fuori casa.
Il senso di realtà parallele tutte contemporaneamente valide. Il paradosso.

Ero troppo occupata a non impazzire perdendomi nelle diverse realtà, per cercare colpe.

Ed in ogni caso, non servivano le colpe.
Il tribunale aveva emesso sentenza irrevocabile.

L'unica colpevole ero io.
La mia colpa era esser nata ed esistere.
La mia esistenza era il fallimento della vita di mia madre.

Non ho avuto bisogno di crederci. Era un fatto incontestabile.
Un assioma.

Il primo comandamento nella tavola di mia madre.

Ho accolto la bambina che non poteva far altro che inchinarsi. L'ho perdonata.
Ho compreso che non aveva scelto. La bambina ha fatto quel che doveva per sopravvivere.

Ti pensi ancora in colpa?
Consideri ancora colpevole tuo padre?

Usi spesso la parola colpa nei tuoi ragionamenti.
Lo sai da bambina spesso mi sentivo colpevole perché la mia esistenza ha complicato l’esistenza di mia madre rendendola infelice a vita.
Ma pur essendo piccola capivo che lei aveva la possibilità di scegliere, di separarsi.
Se hai letto i miei messaggi precedenti, dicevo che mio padre pur rendendosi conto dello stato di mia madre, era a conoscenza dei fatti che accadevano quando lui non c’era, non ha mai fatto niente per me. « Le sedute « di botte duravano credo quasi un’ora in cui mi picchiava finché era stanca. Sfogava tutta la sua frustrazione sui figli.
Lui lo sapeva e non faceva niente.
Anzi, portava in casa le amanti, inviti a pranzo o cena in compagnia dei rispettivi mariti ed altre coppie.
Potevano sembrare i tipici pranzi in cui si invitano amici di famiglia, ma tra di loro c’era l’amante di turno. Mia madre lo sapeva, glielo urlava durante i loro litigi, quindi anche io lo sapevo e nonostante questo le invitava a pranzo. Mia madre cucinava per loro, lui seduto a tavola con gli altri, mia madre a correre e servire, io ad aiutarla.
Si, considero colpevole lui, lei era semplicemente malata, molto malata.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Lo sai da bambina spesso mi sentivo colpevole perché la mia esistenza ha complicato l’esistenza di mia madre rendendola infelice a vita.
Ma pur essendo piccola capivo che lei aveva la possibilità di scegliere, di separarsi.
Se hai letto i miei messaggi precedenti, dicevo che mio padre pur rendendosi conto dello stato di mia madre, era a conoscenza dei fatti che accadevano quando lui non c’era, non ha mai fatto niente per me. « Le sedute « di botte duravano credo quasi un’ora in cui mi picchiava finché era stanca. Sfogava tutta la sua frustrazione sui figli.
Lui lo sapeva e non faceva niente.
Anzi, portava in casa le amanti, inviti a pranzo o cena in compagnia dei rispettivi mariti ed altre coppie.
Potevano sembrare i tipici pranzi in cui si invitano amici di famiglia, ma tra di loro c’era l’amante di turno. Mia madre lo sapeva, glielo urlava durante i loro litigi, quindi anche io lo sapevo e nonostante questo le invitava a pranzo. Mia madre cucinava per loro, lui seduto a tavola con gli altri, mia madre a correre e servire, io ad aiutarla.
Si, considero colpevole lui, lei era semplicemente malata, molto malata.
Ogni lettura ha il suo valore e la sua funzione.

tieni presente che tu non sai davvero di loro.

tutto quelle che credi di sapere è frutto delle tue elaborazioni. Che derivano da quello che hai vissuto tu, da bambina fra l'altro. E quindi con capacità di astrazione evolutivamente ridotte.
E' frutto dei tuoi ricordi. E i ricordi sono soggetti all'usura e agli accomodamenti del tempo e alla rielaborazione di sistema che ha la tensione a far quadrare i conti. (ecco perchè il cambiamento è doloroso...il cambiamento di prospettiva è una bomba di realtà nella realtà costruita a nostro uso e consumo).

E soprattutto lo schieramento è frutto della dinamica stessa.
Oltre ad essere un chiaro segnale del fatto che sì è ancora parte costituente della dinamica. :)

Sei e resti figlia.

Tienine conto quando distribuisci le colpe.


La me bambina ricorda le botte come una benedizione.
Ingiusta. Ma reale e concreta.

Di gran lunga preferibile al delirio delle realtà parallele.
Le botte almeno lasciavano segni a prova delle loro esistenza reale.
Erano vere, senza ombra di dubbio.

Pensa come ogni mente elabora secondo il suo funzionamento e i suoi bisogni :)

Io, leggendoti, perdona se son cruda, ho la sensazione che tu usi tuo padre e le sue colpe per assolvere tua madre ai tuoi occhi di bambina.

tua madre è stata una donna violenta che ha abusato violentemente di sua figlia a quanto racconti.
Questo il fatto.

Poi si può comprendere il come e il perchè.
Ma il fatto è questo.

E fa soffrire...riconoscere la violenza nell'essere che in teoria e secondo la narrazione sociale condivisa dovrebbe amare sopra ogni cosa.
Altrettanto fa paura il timore di aver assorbito quella violenza...

Che tuo padre non ti abbia protetta è indiscutibile.
Ma le botte, a quanto racconti, erano di tua madre. E date quando tuo padre era assente.

Avrebbe dovuto punirla lui? picchiarla per il suo comportamento? Non uscire più di casa per tenerti al sicuro?

Tuo padre avrebbe dovuto denunciarla, in una società che non crede, allora ancor più di oggi, che le madri possano abusare dei figli.
Molto probabilmente sarebbe finito nel delirio di un processo infinito in cui sarebbe stato sospettato lui al posto di tua madre...etc etc
Forse saresti stata tolta da quella casa, data in affidamento....chissà

Temo che neppure la sua fosse una posizione semplice.

Capisco bene la tua rabbia nei suoi confronti. Non ti ha protetta. Quello sarebbe dovuto essere il suo compito.
Come quello di tua madre curarsi.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Aggiungo: le possibilità hanno una componente oggettiva e una componente soggettiva.

di solito quella soggettiva supera quella oggettiva.

Se io ritengo soggettivamente che separarmi non sia una possibilità per me, non importa che oggettivamente esista la legge e i mezzi a permetterlo.
Per me la separazione non è una possibilità.

Solo da esterno la rilevanza è alla componente oggettiva.
Da dentro il sistema, la prevalenza è soggettiva.

Questa è una componente della responsabilità della Cura di sè.
L'equilibrio, necessariamente dinamico, fra soggettivo ed oggettivo.

E pensa alle variabili che entrano in gioco...i condizionamenti, i giudizi, le attribuzioni, il locus of control, la storia personale, sociale, familiare, le paure, le credenze, l'euristica della mente. Senza parlare delle competenze di conoscenza e di elaborazione delle informazioni oggettive.

Quel che si vede...è sempre e solo la punta dell'iceberg.
 

Lara3

Utente di lunga data
Ogni lettura ha il suo valore e la sua funzione.

tieni presente che tu non sai davvero di loro.

tutto quelle che credi di sapere è frutto delle tue elaborazioni. Che derivano da quello che hai vissuto tu, da bambina fra l'altro. E quindi con capacità di astrazione evolutivamente ridotte.
E' frutto dei tuoi ricordi. E i ricordi sono soggetti all'usura e agli accomodamenti del tempo e alla rielaborazione di sistema che ha la tensione a far quadrare i conti. (ecco perchè il cambiamento è doloroso...il cambiamento di prospettiva è una bomba di realtà nella realtà costruita a nostro uso e consumo).

E soprattutto lo schieramento è frutto della dinamica stessa.
Oltre ad essere un chiaro segnale del fatto che sì è ancora parte costituente della dinamica. :)

Sei e resti figlia.

Tienine conto quando distribuisci le colpe.


La me bambina ricorda le botte come una benedizione.
Ingiusta. Ma reale e concreta.

Di gran lunga preferibile al delirio delle realtà parallele.
Le botte almeno lasciavano segni a prova delle loro esistenza reale.
Erano vere, senza ombra di dubbio.

Pensa come ogni mente elabora secondo il suo funzionamento e i suoi bisogni :)

Io, leggendoti, perdona se son cruda, ho la sensazione che tu usi tuo padre e le sue colpe per assolvere tua madre ai tuoi occhi di bambina.

tua madre è stata una donna violenta che ha abusato violentemente di sua figlia a quanto racconti.
Questo il fatto.

Poi si può comprendere il come e il perchè.
Ma il fatto è questo.

E fa soffrire...riconoscere la violenza nell'essere che in teoria e secondo la narrazione sociale condivisa dovrebbe amare sopra ogni cosa.
Altrettanto fa paura il timore di aver assorbito quella violenza...

Che tuo padre non ti abbia protetta è indiscutibile.
Ma le botte, a quanto racconti, erano di tua madre. E date quando tuo padre era assente.

Avrebbe dovuto punirla lui? picchiarla per il suo comportamento? Non uscire più di casa per tenerti al sicuro?

Tuo padre avrebbe dovuto denunciarla, in una società che non crede, allora ancor più di oggi, che le madri possano abusare dei figli.
Molto probabilmente sarebbe finito nel delirio di un processo infinito in cui sarebbe stato sospettato lui al posto di tua madre...etc etc
Forse saresti stata tolta da quella casa, data in affidamento....chissà

Temo che neppure la sua fosse una posizione semplice.

Capisco bene la tua rabbia nei suoi confronti. Non ti ha protetta. Quello sarebbe dovuto essere il suo compito.
Come quello di tua madre curarsi.
Quoto.
E aggiungo che per molto tempo ho colpevolizzato mia madre. E assolto lui.
Mi sono pure colpevolizzata io perché esisto.
Ma ultimamente ho capito che mia madre era semplicemente malata, si, usava violenza, ma era ed è malata. Mi fa pena.
Mi sento colpevole pure di aver preferito mio padre da piccola; si, perché non mi picchiava.
Questo deve aver scatenato ancora più frustrazione in mia madre...
Ma da grande mio padre sapeva essere molto crudele con le parole. Forse erano meglio le botte.
E lo sai la cosa strana ?
Fuori dalla casa ero una bambina felice, tutto l’inferno che c’era dentro la casa non mi ha impedito di considerare un’infanzia felice la mia.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Quoto.
E aggiungo che per molto tempo ho colpevolizzato mia madre. E assolto lui.
Mi sono pure colpevolizzata io perché esisto.
Ma ultimamente ho capito che mia madre era semplicemente malata, si, usava violenza, ma era ed è malata. Mi fa pena.
Mi sento colpevole pure di aver preferito mio padre da piccola; si, perché non mi picchiava.
Questo deve aver scatenato ancora più frustrazione in mia madre...
Ma da grande mio padre sapeva essere molto crudele con le parole. Forse erano meglio le botte.
E lo sai la cosa strana ?
Fuori dalla casa ero una bambina felice, tutto l’inferno che c’era dentro la casa non mi ha impedito di considerare un’infanzia felice la mia.
Fossi nata in Siria e avessi dovuto giocare a campana con le bombe me la sarei passata ben peggio di come me la sono passata.
Fossero stati genitori migliori, me la sarei passata ben meglio di come me la sono passata.

Ma ora come ora, non conta più di tanto a dirti il vero.

Non lo so se ho avuto una infanzia felice o infelice, i ricordi che ho sono disgregati e spezzettati, non seguono un ordine cronologico, non sono mai riuscita a metterci dentro ordine.
I ricordi della mia infanzia sono parte di quel che è andato perduto durante il viaggio.

E ora come ora, non sono più neppure interessata. Probabilmente sarebbero inutili pesi da portarmi appresso.

Viaggio leggera.
La bambina ha fatto allora quel che doveva per arrivare a me qui e ora.
Siam pacificate e mi fido di lei e delle scelte che ha fatto. E' stata brava, si merita solo abbracci da parte mia.

In questo qui e ora io adesso stabilisco me stessa e il mio futuro.

Al resto non c'è alcun rimedio.
E' stato.

L'importante è che "quel che è stato non è". :)
 

danny

Utente di lunga data
Ho avuto una confidenza recentemente al riguardo..

Per motivi di lavoro, di carriera, economici o altro vi siete mai sentiti falliti di fronte al coniuge/compagno/a?

Oppure avete mai percepito nell'altro un senso di fallimento rispetto a voi?

E nel caso.. Cone vi siete comportati?
Io mi sento un fallito in generale, non relativamente.
Il fallimento è una questione molto personale, attribuirlo ad altri è solo un'escamotage per non elaborare le proprie mancanze.
 

Foglia

utente viva e vegeta
La tenerezza non dipende dallo stato di lei.

Dipende dal fatto che lei e le dinamiche che ha ancora il potere di creare sono depotenziate nella mia percezione.
Quindi i suoi "attacchi" non mi toccano, non mi feriscono e di conseguenza non reagisco, ma agisco :)

Ed è questa la distanza di cui parlavo, che non è fisica.

Non è creata, ma vissuta.

Ho disconfermato nei fatti i suoi "insegnamenti".
Dall'affetto come debolezza e inganno alla famiglia vista come luogo di guerra e sopraffazione.
Ho imparato a non vergognarmi delle mie emozioni e a dar loro valore a prescindere da come possono esser trattate, da lei ma pure da chiunque altro.

Anzi, ho imparato che l'esposizione trasparente delle mie emozioni, dei miei pregi e dei miei difetti non solo non è una debolezza ma è la mia forza, oltre che uno strumento chirurgico per valutare chi mi sta intorno.
Che le mie fragilità non sono vergogna ma Onore e Fierezza. Parte essenziale del mio valore e del mio Essere.

Ho smesso di desiderare conferme e accettazione dall'esterno.
E ho iniziato ad accogliere me stessa, ho arredato con cura e amore la mia stanza interiore, l'ho riempita di specchi in cui mi posso guardare senza spezzarmi e guardando anche la mia immagine interrotta e abusata con sguardo amorevole e accogliente.
Come mi raccontava una utente magnifica che un tempo scriveva qui, mi posso sedere anche io, ora, nella mia poltrona e sorseggiare un bel bicchiere sorridendo alle diverse me che mi popolano.

Non perchè la vita mi sorride.
Ma perchè desidero Vivere qualunque Vita mi si proponga.

(e per anni per me il morire sarebbe stato preferibile al vivere, fortunatamente sono stata abbastanza vigliacca da non trasformare in agito quella preferenza e mi sono limitata a ferirmi e cercare sofferenza.)

Vedi, capisco molto bene quello che porti.
Ma, dopo anni di lavoro su di me, anche in terapia, semplicemente adesso so che quello che cambia in queste dinamiche non è la dinamica. Neppure i ricordi. Neppure gli agiti presenti.

Quello che cambia è l'accettazione di sè.
Il giudizio di sè.

Quando riuscirai a spostarti da dove sei

(che è poi il motivo per cui ti rompo le balle nell'altro 3d sull'esprimere le tue emozioni spostando lo scopo dall'altro a te, dando valore intrinseco alle tue emozioni a prescindere dal modo in cui vengono o non vengono accolte ma anzi, usando per te quei modi per decidere TU chi tenere vicino e non lasciare decidere all'altro, che è un po' la ripetizione della tua dinamica famigliare in cui passi il tempo a difenderti dai loro attacchi e ad affermare il tuo valore scontrandoti contro il muro del rifiuto)

potrai sperimentare che non solo tua madre non è un toro.
Ma che è semplicemente un essere tremante e messo all'angolo dalla vita che lei stessa ha scelto che ti usa per riempire i suoi vuoti.
Che si dibatte con le ultime forze che le restano prima di morire, per continuare a vivere.

Comprenderai che il potere che le attribuisci, non è reale, ma è frutto delle tue attribuzioni nella relazione con lei (e con tuo padre).
Sei tu che le dai potere (internamente)
.
Sei tu, l'unica, che glielo può levare.

E forse, se sarai riuscita a lasciar andare la rabbia e il giudizio, sentirai la tenerezza di cui parlo, in primis per te stessa...quella rivolta a lei sarà solo una conseguenza. :)

Il punto è esser nella posizione di non sentire il desiderio e men che meno il dovere di restituire alcunchè.
che sia amore o recriminazione, che sia pareggiare conti, fare chiarezza, mettere i punti. Che sia affermazione di sè.


Quella che sento non è la tenerezza del "ti abbraccerei".

Io non mi fido di mia madre. So che se gliene dessi l'opportunità mi farebbe del male.
E non per cattiveria. Lei è semplicemente così.

Quella che sento e di cui parlo è' la tenerezza di chi, seduta in poltrona, osserva il dibattersi di una persona a cui è comunque legata.
Sapendo benissimo di non poter fare nulla, di essere impotente. (come mi sarebbe piaciuto poterla curare, quanto avrei desiderato vederla felice).

E' solo uno sguardo amorevole che ho rivolto a me stessa.
E che di conseguenza ricade anche su di lei.

Ma, come dicevo, non le affiderei neppure i gatti.

Non è stata e non è una buona madre. Come mio padre non ha brillato.
No è una persona affidabile.
Sono fatti.

E' una tenerezza che non teme la tristezza del desiderio frustrato di una famiglia che non ho avuto.
E che ha creato la stanza interiore del ristoro di me esattamente al centro del vuoto della loro accettazione e del loro amore.

E' un abbraccio che riservo alla me bambina che avrebbe tanto desiderato avere una madre che la amasse e la sostenesse.
Che avrebbe tanto desiderato esser un dono e non un ostacolo, una malattia, una ladra, una traditrice, un fallimento epocale.
Alla 19enne abusata e sofferente che sfuggita illudendosi di poter sfuggire.
Alla 30enne che ha provato a sperimentare l'amore, senza saperne nulla e ha fallito (ubbidendo e confermando gli insegnamenti della madre interiore).

@Foglia, fino a quando non darai dignità e valore a te stessa, alle tue emozioni, liberandole dallo scopo (che ti hanno insegnato) continuerai a sentire tua madre come un toro ingestibile e a sentire te stessa come indegna di tutto, tranne che del rifiuto.

Un abbraccio.
Ho fatto risuonare un pò le tue parole. Il punto (cioè, uno dei punti) è mettere in pratica ciò che scrivi. Che trovo sacrosanto, specialmente nelle parti che ho evidenziato. Su un grassetto in particolare mi voglio soffermare: è quello della accettazione di sé. Il problema è che per come sono TENDO a lasciare spazio all'altro. E' un mio problema, una mia caratteristica. Fatico a mettere barriere tra il mio sé e l'altro (questo pure quelli bravi me lo hanno periziato, e al di fuori del "contesto", non sereno, in cui è stata fatta questa perizia, mi ha lasciato molto a che riflettere). Quindi nella pratica che succede? Non riuscendo a mettere molte "barriere", finisce che mi arrabbio. Ho capito (almeno lo interpreto un pò così) ciò che dici tu sul fatto di arrivare ad accettare se stessi ATTRAVERSO lo sguardo di se stessi (e non degli altri) e con quello sguardo guardare chi non ci accetta depotenziando (a me viene da dire ridimensionando, anzi meglio confinando nella dimensione dell'altro) quella che è la dinamica. Il problema è che proprio "di struttura" sono "permeabile". Di qui che alle volte è inevitabile che non riesca a non arrabbiarmi. E se mi arrabbio, il potere all'altro (sto pensando a mia madre in questo caso) lo lascio eccome. Non so.... Il mio obiettivo francamente sarebbe (ed è, anche) quello di metterci pure una distanza fisica. Mi stai fuori dalle balle e ci si sente il meno possibile, proprio semplicisticamente. Devo dire che da quando è così mi sento alleggerita. E' quasi paradossale eh, che arrivi a dirlo in un periodo come questo. Ma più lontano (anche fisicamente) le sto (e sto ad entrambi, comunque) meglio sono stata e sto. Probabilmente non ho ancora la.... "forza"? :) per riuscire a guardarli dall'alto, come tanti dicono di aver osservato se stessi nelle esperienze di pre-morte :D Mi hai dato quell'immagine :).

Il resto attiene certamente al fatto che siccome sin da bambina le "emozioni" non contemplate nel loro vocabolario per così dire "ufficiale", o comunque non condivise, o non attese da loro stessi, eran "stronzate" (minimo), beh.... tirarle fuori è, in generale, una gran bella fatica :)

Grazie ancora :)

P.S. Stamattina, mentre mi trovavo a iniziare l'ennesima quarantena fiduciaria con mio figlio (evviva :ROFLMAO: ) un gatto.... l'hai mandato a me 😂. Gironzola fuori dalla mia casa, è dolcissimo 🥰
 

danny

Utente di lunga data
Il resto attiene certamente al fatto che siccome sin da bambina le "emozioni" non contemplate nel loro vocabolario per così dire "ufficiale", o comunque non condivise, o non attese da loro stessi, eran "stronzate" (minimo), beh.... tirarle fuori è, in generale, una gran bella fatica :)
E' un'enorme fatica!
Almeno ne sei consapevole, è già qualcosa e non ti sei arresa alla cosa.
In qualche modo è un buon punto di partenza.
 

Foglia

utente viva e vegeta
E' un'enorme fatica!
Almeno ne sei consapevole, è già qualcosa e non ti sei arresa alla cosa.
In qualche modo è un buon punto di partenza.
Mi è difficile, sì. Ricordo in prima elementare, avevo un fidanzatino, lo ricordo pure ora con immenso piacere, si chiamava Giulio. Una volta che mio padre era venuto a prendermi a scuola, era un sabato, io dissi "io lo amo. Era un'esternazione, da parte di una bambina di sei anni. La risposta fu "ma non dire cavolate", tanto per dire.... Pensi ne abbia più dette? Stessa cosa per il sesso, e le domande che si fanno sull'argomento da bambini. Non è che non ne avessi, non avevo genitori a cui farle. Semplicemente :)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ho fatto risuonare un pò le tue parole. Il punto (cioè, uno dei punti) è mettere in pratica ciò che scrivi. Che trovo sacrosanto, specialmente nelle parti che ho evidenziato. Su un grassetto in particolare mi voglio soffermare: è quello della accettazione di sé. Il problema è che per come sono TENDO a lasciare spazio all'altro. E' un mio problema, una mia caratteristica. Fatico a mettere barriere tra il mio sé e l'altro (questo pure quelli bravi me lo hanno periziato, e al di fuori del "contesto", non sereno, in cui è stata fatta questa perizia, mi ha lasciato molto a che riflettere). Quindi nella pratica che succede? Non riuscendo a mettere molte "barriere", finisce che mi arrabbio. Ho capito (almeno lo interpreto un pò così) ciò che dici tu sul fatto di arrivare ad accettare se stessi ATTRAVERSO lo sguardo di se stessi (e non degli altri) e con quello sguardo guardare chi non ci accetta depotenziando (a me viene da dire ridimensionando, anzi meglio confinando nella dimensione dell'altro) quella che è la dinamica. Il problema è che proprio "di struttura" sono "permeabile". Di qui che alle volte è inevitabile che non riesca a non arrabbiarmi. E se mi arrabbio, il potere all'altro (sto pensando a mia madre in questo caso) lo lascio eccome. Non so.... Il mio obiettivo francamente sarebbe (ed è, anche) quello di metterci pure una distanza fisica. Mi stai fuori dalle balle e ci si sente il meno possibile, proprio semplicisticamente. Devo dire che da quando è così mi sento alleggerita. E' quasi paradossale eh, che arrivi a dirlo in un periodo come questo. Ma più lontano (anche fisicamente) le sto (e sto ad entrambi, comunque) meglio sono stata e sto. Probabilmente non ho ancora la.... "forza"? :) per riuscire a guardarli dall'alto, come tanti dicono di aver osservato se stessi nelle esperienze di pre-morte :D Mi hai dato quell'immagine :).

Il resto attiene certamente al fatto che siccome sin da bambina le "emozioni" non contemplate nel loro vocabolario per così dire "ufficiale", o comunque non condivise, o non attese da loro stessi, eran "stronzate" (minimo), beh.... tirarle fuori è, in generale, una gran bella fatica :)

Grazie ancora :)

P.S. Stamattina, mentre mi trovavo a iniziare l'ennesima quarantena fiduciaria con mio figlio (evviva :ROFLMAO: ) un gatto.... l'hai mandato a me 😂. Gironzola fuori dalla mia casa, è dolcissimo 🥰
Ma lo vedi che il giudizio colpisce se si dà valore a ciò che esprime.
Ti colpirebbe “non sei abbastanza nera”?
Ovviamente no, non appartieni a 7na etnia di colore e quindi ti farebbe ridere. Come potresti essere nera?
È lo stesso per ogni cosa
Sto cercando da un po’ di esprimere questa cosa.
 
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