quoto il grassetto (però compreso il "non sempre", c'è caso e caso).Amarax, anche tu ora esageri.
Loro, i traditori, non è vero che non soffrono. Non è vero (non sempre almeno) che non rinunciano.
Io mi sono ammalata per "rinunciare".
Abbiate un po' di rispetto anche per chi vi è comunque rimasto accanto.
Invece non ho capito il "comunque"... vuoi dire nonostante il dolore e le rinuncie che il traditore ha dovuto affontare?
Pur riconoscendo questi sforzi faccio fatica a considerarli un motivo di rispetto (che comunque il traditore merita come persona e per mille altri motivi) perché quella sofferenza è conseguenza delle proprie azioni e delle proprie scelte precedenti che di rispetto ne meritano un po' meno.
Non credo che al traditore sia dovuto rispetto per essere tornato a fare ciò che è giusto (per una relazione che è anche roba sua, che ha scelto anche lui). Non più di quanto è dovuto a tutti quelli che si comportano correttamente. E' come se uno sul lavoro decidesse di imboscarsi (nel senso di "non lavorare") per poi rimettersi a lavorare e alle proteste del suo capo sulla scarsa produttività rispondesse "un po' di rispetto per chi comunque ha deciso di tornare a lavorare".
Se poi tutto questo non centra un piffero con ciò che volevi dire tu, scusami, vuol dire l'equivoco mi ha permesso di esprimere una mia riflessione, anche se fuori luogo.