Sono d'accordo e non sono d'accordo contemporaneamente
Il cliente, il consumatore, ha una responsabilità: sapere, per quanto gli è possibile, cosa sta usando, cosa compra e come lo usa.
Certo, qui entra il “divide” in maniera prepotente: chi se lo può permettere?
E non parlo soltanto di soldi, ma anche di competenze, capacità di utilizzo, accesso e possibilità di formazione.
Sono anche io piuttosto convinta che questa possa essere una fase di consolidamento dei poteri. E probabilmente creerà nuovi equilibri, più o meno pacifici.
Ma non è una novità storica: le grandi trasformazioni tecnologiche hanno sempre redistribuito capacità, capitale e potere.
Se l'era industriale ha, per così dire, potenziato il corpo, l'era AI potenzia alcune capacità cognitive.
Con tutti i rischi che comporta il “potenziare”.
Quello dell'appiattimento è sicuramente uno di questi. L'AI può rendere più accessibili alcune competenze e ridurre alcune differenze di performance tra persone, ma può anche creare nuove differenze tra chi sa usarla bene e chi non sa farlo.
Qui secondo me la questione si amplia: non siamo tutti uguali per condizioni di partenza, territorio, istruzione, risorse, competenze e possibilità.
E una tecnologia così potente può ridurre alcune differenze e amplificarne altre.
Per questo non sono così sicura che il problema sia semplicemente che l'AI “appiattirà” le peculiarità umane.
Potrebbe invece spostare il livello su cui le differenze contano.
Se una tecnologia rende facilmente accessibili a tutti alcune competenze, quelle competenze smettono in parte di essere un elemento distintivo.
Ma diventano più importanti altre capacità: sapere cosa chiedere, capire se la risposta ha senso, riconoscere gli errori, mettere insieme conoscenze diverse e soprattutto decidere cosa farne.
Quindi forse l'AI non eliminerà semplicemente le differenze tra le persone: ne sposterà il peso e il significato.
Potrebbe renderci più simili nel risultato di alcune attività, aumentando però la differenza tra chi possiede gli strumenti culturali, economici e cognitivi per governare quel risultato e chi invece si limita a riceverlo.
C'è da dire che viviamo in un paese che, mentre nel mondo fanno i giochi della robotica, organizza la sagra della salamina.
Senza nulla togliere alla sagra della salamina, sia chiaro.

In questo Paese l'inerzia è pesante. Molto.