Che cosa mi devo aspettare?

Brunetta

Utente di lunga data
Eh?
Capito niente
😂
Intendo dire che chi dice che uno psicoterapeuta (magari non ne ha mai incontrato uno) non capisce niente o che non ci sia niente da capire (=sottovalutazione esplicita) lo dice non perché corrisponda al proprio sentire, ma perché ha paura che capisca qualcosa che non vuole conoscere di se stesso. Ma questo è immaginare uno psicoterapeuta come un personaggio speciale, un po’ come quando da bambini la mamma capiva che avevamo mangiato la cioccolata di nascosto, ovviamente avevamo la faccia sporca, ma a noi sembrava che avesse poteri soprannaturali (=sopravvalutazione implicita).
 

danny

Utente di lunga data
😂
Intendo dire che chi dice che uno psicoterapeuta (magari non ne ha mai incontrato uno) non capisce niente o che non ci sia niente da capire (=sottovalutazione esplicita) lo dice non perché corrisponda al proprio sentire, ma perché ha paura che capisca qualcosa che non vuole conoscere di se stesso. Ma questo è immaginare uno psicoterapeuta come un personaggio speciale, un po’ come quando da bambini la mamma capiva che avevamo mangiato la cioccolata di nascosto, ovviamente avevamo la faccia sporca, ma a noi sembrava che avesse poteri soprannaturali (=sopravvalutazione implicita).
Io penso invece alle 100 euro a seduta.
Mia moglie arrivata ai 1000 ha smesso.
Anche perché ha omesso tutto il tempo il vero problema che aveva.
Tutta la storia con l'amante.
Altri soldi buttati via.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io penso invece alle 100 euro a seduta.
Mia moglie arrivata ai 1000 ha smesso.
Anche perché ha omesso tutto il tempo il vero problema che aveva.
Tutta la storia con l'amante.
Altri soldi buttati via.
Beh, se vai dallo psyco pagando e ci vai a raccontare cazzate, sei un coglione.
E mi trattengo dal dire riguardo cura e rispetto nell'uso dei soldi che influisce su un sistema familiare perché sarei veramente bastarda e cattiva.
E mi trattengo pure riguardo al fatto che curarsi, una volta dentro un sistema familiare, non è solo una responsabilità ma un dovere nei confronti degli altri membri che subiscono le conseguenze della mancanza di impegno.

E lo psicoterapeuta non c'entra un beneamato.

Questo che descrivi è uno di quei casi in cui si ricorre ai farmaci per la gestione dei sintomi preso atto del fatto che in quello specifico momento non c'è volontà di cura.

"Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare". (cit. Ippocrate)

Ecco, io questo principio lo inserirei anche nelle prestazioni del sistema sanitario.

Bene che esista il privato che si fa pagare.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Io penso invece alle 100 euro a seduta.
Mia moglie arrivata ai 1000 ha smesso.
Anche perché ha omesso tutto il tempo il vero problema che aveva.
Tutta la storia con l'amante.
Altri soldi buttati via.
Evidentemente, come chi va dalla chiromante, voleva vedere se la terapeuta scopriva da sola, così si è rassicurata,a pagamento, che il suo profondo fosse inattaccabile.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Beh, se vai dallo psyco pagando e ci vai a raccontare cazzate, sei un coglione.
E mi trattengo dal dire riguardo cura e rispetto nell'uso dei soldi che influisce su un sistema familiare perché sarei veramente bastarda e cattiva.
E mi trattengo pure riguardo al fatto che curarsi, una volta dentro un sistema familiare, non è solo una responsabilità ma un dovere nei confronti degli altri membri che subiscono le conseguenze della mancanza di impegno.

E lo psicoterapeuta non c'entra un beneamato.

Questo che descrivi è uno di quei casi in cui si ricorre ai farmaci per la gestione dei sintomi preso atto del fatto che in quello specifico momento non c'è volontà di cura.

"Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare". (cit. Ippocrate)

Ecco, io questo principio lo inserirei anche nelle prestazioni del sistema sanitario.

Bene che esista il privato che si fa pagare.
Vale anche per chi va dai dietologi.
Ho conosciuto una che viaggiava sui 150kg. Era stata ricoverata diverse volte inutilmente. Ingrassava con l’acqua!
Poi, ero in vacanza e la finestra della mia cucina affacciava sulla sua, la vidi mangiare una insalatiera da 12 persone di panna montata.
 

danny

Utente di lunga data
Evidentemente, come chi va dalla chiromante, voleva vedere se la terapeuta scopriva da sola, così si è rassicurata,a pagamento, che il suo profondo fosse inattaccabile.
C'è andata perché l'ha spinta lo psichiatra, con nessuna convinzione a rivelarsi a lei.
Il suo discorso era "Ma perché devo raccontare tutte le cose mie a un'altra persona?".
Ha raccontato, parlando per ore, solo ciò che si sentiva di dire.
Normalmente è una persona riservata. Non si aprirebbe mai con sconosciuti.
Figuriamoci su qualcosa che riguarda i sentimenti.
 

Brunetta

Utente di lunga data
C'è andata perché l'ha spinta lo psichiatra, con nessuna convinzione a rivelarsi a lei.
Il suo discorso era "Ma perché devo raccontare tutte le cose mie a un'altra persona?".
Ha raccontato, parlando per ore, solo ciò che si sentiva di dire.
Normalmente è una persona riservata. Non si aprirebbe mai con sconosciuti.
Figuriamoci su qualcosa che riguarda i sentimenti.
Insomma era il prezzo, metaforico e reale, da pagare per avere i farmaci.
 

Jacaranda

Utente di lunga data
C'è andata perché l'ha spinta lo psichiatra, con nessuna convinzione a rivelarsi a lei.
Il suo discorso era "Ma perché devo raccontare tutte le cose mie a un'altra persona?".
Ha raccontato, parlando per ore, solo ciò che si sentiva di dire.
Normalmente è una persona riservata. Non si aprirebbe mai con sconosciuti.
Figuriamoci su qualcosa che riguarda i sentimenti.
Ci sono persone che non raccontano la verità perché significherebbe distorcere l’immagine che hanno di se stessi .(anche a se stessi ).. e non perché sono riservate ...
Una mia amica lasciata dal marito mi confidava il suo terrore che lui avesse un’altra .. mentre poi si è scoperto che l’aveva lasciata perché ne aveva tanti lei . Ti assicuro che quando me ne parlava piangeva ..Non avrebbe mai pronunciato parole in grado di distorcere l’immagine che io (e se stessa) avevo di lei
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ci sono persone che non raccontano la verità perché significherebbe distorcere l’immagine che hanno di se stessi .(anche a se stessi ).. e non perché sono riservate ...
Una mia amica lasciata dal marito mi confidava il suo terrore che lui avesse un’altra .. mentre poi si è scoperto che l’aveva lasciata perché ne aveva tanti lei . Ti assicuro che quando me ne parlava piangeva ..Non avrebbe mai pronunciato parole in grado di distorcere l’immagine che io (e se stessa) avevo di lei
A volte si tradisce per il terrore di essere traditi.
In quei casi gli psicoterapeuti hanno da sudare 😅
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Vale anche per chi va dai dietologi.
Ho conosciuto una che viaggiava sui 150kg. Era stata ricoverata diverse volte inutilmente. Ingrassava con l’acqua!
Poi, ero in vacanza e la finestra della mia cucina affacciava sulla sua, la vidi mangiare una insalatiera da 12 persone di panna montata.
Vale per tutto, fondamentalmente.

Ed è una questione che riguarda il prendersi la responsabilità di sè oppure no.
E prendersi la responsabilità di sè significa accettare il dolore e la fatica del dolore.

Ma la tendenza è cercare la ricetta magica che permetta di aggirare il dolore, la fatica, l'impegno verso la cura di sè stessi.
Mal di testa, oki.
Mal di pancia, non so che cazzo si prende ma qualcosa si prende.

La pillolina magica e tutto si risolve.
Che la pillolina sia fisica o sia una persona che la rappresenta.

Datemi la soluzione più semplice, meno faticosa possibile e che non mi sposti di mezzo millimetro da dove sono. Che son ben comodo qui.

E in fondo manca l'amore di sè.

Che tristezza.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Beh, se vai dallo psyco pagando e ci vai a raccontare cazzate, sei un coglione.
E mi trattengo dal dire riguardo cura e rispetto nell'uso dei soldi che influisce su un sistema familiare perché sarei veramente bastarda e cattiva.
E mi trattengo pure riguardo al fatto che curarsi, una volta dentro un sistema familiare, non è solo una responsabilità ma un dovere nei confronti degli altri membri che subiscono le conseguenze della mancanza di impegno.

E lo psicoterapeuta non c'entra un beneamato.

Questo che descrivi è uno di quei casi in cui si ricorre ai farmaci per la gestione dei sintomi preso atto del fatto che in quello specifico momento non c'è volontà di cura.

"Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare". (cit. Ippocrate)

Ecco, io questo principio lo inserirei anche nelle prestazioni del sistema sanitario.

Bene che esista il privato che si fa pagare.
Perfetto. Pero' mi viene da chiederti: perché non consideri l'assenza di volontà nel curarsi come parte della malattia?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Perfetto. Pero' mi viene da chiederti: perché non consideri l'assenza di volontà nel curarsi come parte della malattia?
Però ti accorgi di quando non stai bene. La malattia la curi. Se non lo fai e le scelte ricadono solo su di te, sono cazzi tuoi. E' che il più delle volte hanno ricadute su familiari o sulla società, molto spesso su entrambi. Poi nella malattia mentale ci sono sempre due livelli. Il livello per cui l'assunzione di una molecola ti restituisce (nella buona ipotesi) quell'impulso vitale (la volontà) che ti manca. E il livello (spesso successivo) in cui recuperata una sufficiente compensazione, stabilizzati i sintomi, lavori sulle cause. E questo è un lavoro che una molecola aggiunta da sola non sa fare. La psicoterapia e' sostituibile ed alternativa, fondamentale o inutile. Però fortunatamente i casi in cui perdura la condizione di non poter scegliere di lavorare sulle cause (ancora prima di come lavorare) non fanno troppa statistica. E non solo. Paradossalmente sono quelli che lasciano agli altri che sono intorno ESPERIENZE (anche dure), ma che non creano (nel senso di generare autonomamente) danni. Laddove hai la autonomia di fare danni, la "licenza di uccidere" direi che hai la autonomia anche per scegliere di provare a non farlo. Esula un po' dal parametro "sono cazzi miei", laddove soprattutto le conseguenze possono non solo ricadere sulla società (per il che spesso tutti ce ne freghiamo a vario modo, del tipo: fumo, e chissenefrega se poi dovessi stare un bel tempo a carico della AST, e' l'ultimo dei problemi...) ma su chi si ha vicino, in una fase successiva al verificarsi di una malattia: piglio la mia molecola, e il resto affanculo. Io sono una di quelle che di molecole ne ha buttate giù, e le cause le ha mandate lungo tempo affanculo. E quelli che puoi mettere in un cassetto sono al limite alcuni fatti, sempre laddove e fino a quando non influiscano (nel senso di condizionare) il tuo funzionamento. La professionista con cui sto lavorando io mi ha portato l'esempio di un reduce di guerra, che tornato a casa ha avuto vari disturbi (di ansia eccetera... Non ha qui importanza). Non era più in guerra, il "fatto" era passato. Però era arrivato a una conclusione che secondo me (e in questo la psicoterapeuta dicendolo mi ha rifilato un bel calcio in culo :D) e' una buona sintesi di quando volere è dovere, e al contempo potere. Che non è in sé invalidante un mero fatto passato. E' invalidante tutto ciò che da quel momento in poi riesce a costruirci sopra il cervello :)
 
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