Che cosa mi devo aspettare?

Irrisoluto

Utente di lunga data
Prego :)

Io però non ci trovo viscidità.
La viscidità comporta la piena consapevolezza e più che altro l'intenzionalità.
E per certi versi potrei pure ammirarla una viscidità finalizzata e portata a compimento a testa alta.
Ci vedrei pienezza, paradossalmente.

Però comprendo l'obliquità che rilevi, credo almeno, utilizzando la parola viscido.
uà mi hai fatto a pezzi :D :D :D

Siamo tutti responsabili proporzionalmente alla individuale capacità di assumersi responsabilità.

Ergo, se non sei autonomo in questo, non è che sei meno responsabile di chi lo sa fare. Perchè ognuno, nei suoi limiti, è responsabile per sè.
(non a caso se il disabile prende a calci il compagno mica gli si da il premio perchè è disabile, poverino. E pensa che ci sono pure in giro geni che lo fanno, dimenticandosi che fin tanto che è un piccoletto è un discorso quando poi diventa adulto il discorso cambia parecchio)
Semplicemente il tuo limite va a pesare su chi ti sta intorno che si trova costretto a caricarsi della responsabilità che tu non ti prendi.
E altrettanto semplicemente non si tratta di mantenere l'ordine, ma di dire pane al pane e vino al vino.

Sei depresso e non sai aver cura del sistema in cui ti sei impegnato a stare?
Sei un peso. Questo è il fatto.
Neutro.
E sei un peso che fa pure danni a chi ti sta intorno.
Non è importante se è intenzionale oppure no. Li fai.

A questo fatto si possono trovare molteplici soluzioni.
Ma il fatto resta.

Oltre il fatto c'è il rispetto della persona.
Quindi se puoi dare 5, ti chiedo 5.
Se puoi dare 3, ti chiedo 3.
Ma non è che siccome, povero, puoi dare 5 allora ti chiedo 4 perchè già sei sfigato così.
comunque a parte le ipotesi su quello che sono, io non capisco più l'oggetto del contendere.
credi davvero che io non sia d'accordo sul chiedere all'altro quanto puo'?
credi davvero che io stia dicendo che bisogna mettere il down ai fornelli?
io sto dicendo che il fulcro per me è riconoscere l'impossibilità di stabilire i limiti tra cio' che possiamo o non possiamo fare.
e lo sai bene.
solo che, e quanto ipotizzi su di me mi autorizza a dirlo, a te interessa principalmente confermare attraverso quello che scrivi la tua strutturatissima visione del mondo.
e finisce per perdere di vista la dimensione dialettica della discussione, incaponendoti sugli assi portanti del tuo ragionamento, sui quali in fondo siamo tutti d'accordo.
ti allora ti faccio due domande, così spero di rompere questo meccanismo per cui opponi meccanicamente il tuo sistema a quello del tuo interlocutore:
a parte gli esempi semplici degli handicap fisici, in cui i limiti delle potenzialità sono evidenti, come stabilisci quello che posso o non posso fare?
seconda domanda: sei sicura che al mezzo scemo si chieda solo cio' che puo' dare?
il problema che sollevavo, e che evidentemente non hai neanche visto perché sei arroccata nel tuo sistema, è proprio che al mezzo scemo si chiede 5 anche se le sue potenzialità sono 3, perché lo si categorizza tra i normali il cui potenziale è valutato a 5.
e attenzione: non sto aderendo a questa distinzione tra normale e patologico, il mio è un discorso fenomenologico volto alla critica di questo meccanismo.
chiaro ora?

Ma è per questo che io sostengo con altrettanta forza e da sempre (puoi verificare) che il metro di giudizio non si deve applicare alle persone ma bensì ai comportamenti. Per quelli non serve une certificazione per capire se sono da parte di uno scemo, un mezzo scemo o un incapace deduttivo, non so se mi spiego.
A prescindere da come venga tu giudicato qui, non è quello che mi spinge a scrivere, non ho niente contro di te, in fondo sono affaracci tuoi....
Il punto che rimane in sospeso è comunque quello che ho scritto prima, perchè nessuno (o pochi) si chiedono la ragione delle proprie dipendenze? Questo rimane il fulcro del problema.
Capisco il tuo discorso, ma credo che la distinzione tra comportamenti e persona sia una paraculata.
Nel senso che alla fine le azioni derivano da un individuo e negarlo serve solo ad agire sulla (o contro) la persona con la scusa che tanto si sta agendo sui (o contro) i comportamenti.
Chiaro?
Per quanto riguarda le dipendenze, vantarsi di essere immuni è semplice come scaccolarsi.
Ma mi sa che se vi piace tanto criticare le dipendenze è perché sentite l'esigenza di sentirvene immuni.
Ma manco per il ciufolo, in realtà.
La dipendenza è un meccanismo sano alla base, diventa un problema quando nuoce alla vita, propria e degli altri.
E chi nuoce alla vita, propria e degli altri, va semplicemente arginato.
Le origini delle dipendenze sono uguali per tutti, e riguardano il funzionamento stesso del genere umano.
Quello che cambia è l'oggetto della dipendenza.
E io sono convinto che gli oggetti "brutti" te li scegli quando sei a pezzi.
 

spleen

utente ?
Capisco il tuo discorso, ma credo che la distinzione tra comportamenti e persona sia una paraculata.
Nel senso che alla fine le azioni derivano da un individuo e negarlo serve solo ad agire sulla (o contro) la persona con la scusa che tanto si sta agendo sui (o contro) i comportamenti.
Chiaro?
Per quanto riguarda le dipendenze, vantarsi di essere immuni è semplice come scaccolarsi.
Ma mi sa che se vi piace tanto criticare le dipendenze è perché sentite l'esigenza di sentirvene immuni.
Ma manco per il ciufolo, in realtà.
La dipendenza è un meccanismo sano alla base, diventa un problema quando nuoce alla vita, propria e degli altri.
E chi nuoce alla vita, propria e degli altri, va semplicemente arginato.
Le origini delle dipendenze sono uguali per tutti, e riguardano il funzionamento stesso del genere umano.
Quello che cambia è l'oggetto della dipendenza.
E io sono convinto che gli oggetti "brutti" te li scegli quando sei a pezzi.
No, ti garantisco che non hai capito il mio discorso.

Separare il giudizio dell’azione dalla persona non significa esautorare la sua responsabilità in merito, il giochetto sarebbe troppo facile, semplicistico.
Il contrario di quello che ho detto si chiama –pregiudizio- e a te, tanto impegnato a giustificarti rispetto a qualcosa che ad esempio io non ti ho mai addebitato, dovrebbe risultare ben chiaro, specialmente quando dici di non voler differenziare dipendenza da handicap vero.
(Mi sono spiegato?)
Se associ tout court azione e persona diventa facile affermare cose come: Tu sei nero o zingaro o drogato e perciò –sempre- delinquerai, ruberai, ti drogherai etc. (o sarai sempre dipendente, se ti piace).
Questa è la vera paraculata che semplifica e appiattisce tutto dentro il niente e che viene usata strumentalmente quando si vuole tagliare un discorso o ragionare per partito preso.

Secondariamente non ho mai affermato che sono o siamo immuni da dipendenze, o che noi non ne abbiamo (leggi la mia risposta a Brunetta in proposito). Ho affermato allo sfinimento che la cosa importante è l’analisi e la comprensione vera dell’ origine delle proprie. Non necessariamente di quelle generali del genere umano.
Dell’ origine, capito? Questa è la problematica primaria, tutto il resto sa di aria fritta e potremmo stare mesi a disquisire (cosa che non intendo del resto fare).
E su questo lasciami dire che hai sempre e sottolineo -S e m p r e - nicchiato. L’impressione che qui si è ricavata è che a te non interessi un fico secco analizzare e che tu ci stia benissimo dentro i tuoi problemi. Il motivo presumo lo possa scoprire solo tu.

Non sto del resto scrivendo niente che qualsiasi persona non possa o abbia potuto comprendere. Se poi vuoi trincerarti dietro la tua opinione sulle dipendenze perché a te risulta comodo, o accettabile o figo o altro, figurati a me cosa ….
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
No, ti garantisco che non hai capito il mio discorso.

Separare il giudizio dell’azione dalla persona non significa esautorare la sua responsabilità in merito, il giochetto sarebbe troppo facile, semplicistico.
Il contrario di quello che ho detto si chiama –pregiudizio- e a te, tanto impegnato a giustificarti rispetto a qualcosa che ad esempio io non ti ho mai addebitato, dovrebbe risultare ben chiaro, specialmente quando dici di non voler differenziare dipendenza da handicap vero.
(Mi sono spiegato?)
Se associ tout court azione e persona diventa facile affermare cose come: Tu sei nero o zingaro o drogato e perciò –sempre- delinquerai, ruberai, ti drogherai etc. (o sarai sempre dipendente, se ti piace).
Questa è la vera paraculata che semplifica e appiattisce tutto dentro il niente e che viene usata strumentalmente quando si vuole tagliare un discorso o ragionare per partito preso.

Secondariamente non ho mai affermato che sono o siamo immuni da dipendenze, o che noi non ne abbiamo (leggi la mia risposta a Brunetta in proposito). Ho affermato allo sfinimento che la cosa importante è l’analisi e la comprensione vera dell’ origine delle proprie. Non necessariamente di quelle generali del genere umano.
Dell’ origine, capito? Questa è la problematica primaria, tutto il resto sa di aria fritta e potremmo stare mesi a disquisire (cosa che non intendo del resto fare).
E su questo lasciami dire che hai sempre e sottolineo -S e m p r e - nicchiato. L’impressione che qui si è ricavata è che a te non interessi un fico secco analizzare e che tu ci stia benissimo dentro i tuoi problemi. Il motivo presumo lo possa scoprire solo tu.

Non sto del resto scrivendo niente che qualsiasi persona non possa o abbia potuto comprendere. Se poi vuoi trincerarti dietro la tua opinione sulle dipendenze perché a te risulta comodo, o accettabile o figo o altro, figurati a me cosa ….
Mi permetto di farti notare che l'associazione tra una categoria (nero zingaro o drogato) e azioni l'hai tirata in ballo ora, ed è diversa dall'assciazione tra individuo e azione di cui parlavi prima.
Ma vabbè l'importante è che ora ci siamo capiti.
E figurati se non sono d'accordo contro i pregiudizi.
Riguardo alla dipendenze, ma di quale origine dovrei parlare? della mia? dovrei fare una seduta di psicanalisi qui sul forum?
che poi effettivamente, dal fatto che tutti ce le abbiamo perché fanno parte del funzionamento degli esseri umani, discende anche il fatto che non sit tratta di liberarsene.
a meno che la dipendenza non sia da qualcosa di nocivo.
ma francamente non è (più) il mio caso.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
uà mi hai fatto a pezzi :D :D :D


comunque a parte le ipotesi su quello che sono, io non capisco più l'oggetto del contendere.
credi davvero che io non sia d'accordo sul chiedere all'altro quanto puo'?
credi davvero che io stia dicendo che bisogna mettere il down ai fornelli?
io sto dicendo che il fulcro per me è riconoscere l'impossibilità di stabilire i limiti tra cio' che possiamo o non possiamo fare.
e lo sai bene.
solo che, e quanto ipotizzi su di me mi autorizza a dirlo, a te interessa principalmente confermare attraverso quello che scrivi la tua strutturatissima visione del mondo.
e finisce per perdere di vista la dimensione dialettica della discussione, incaponendoti sugli assi portanti del tuo ragionamento, sui quali in fondo siamo tutti d'accordo.
ti allora ti faccio due domande, così spero di rompere questo meccanismo per cui opponi meccanicamente il tuo sistema a quello del tuo interlocutore:
a parte gli esempi semplici degli handicap fisici, in cui i limiti delle potenzialità sono evidenti, come stabilisci quello che posso o non posso fare?
seconda domanda: sei sicura che al mezzo scemo si chieda solo cio' che puo' dare?
il problema che sollevavo, e che evidentemente non hai neanche visto perché sei arroccata nel tuo sistema, è proprio che al mezzo scemo si chiede 5 anche se le sue potenzialità sono 3, perché lo si categorizza tra i normali il cui potenziale è valutato a 5.
e attenzione: non sto aderendo a questa distinzione tra normale e patologico, il mio è un discorso fenomenologico volto alla critica di questo meccanismo.
chiaro ora?
E perchè mai fatto a pezzi? :unsure:

Ti giro le domande:

come si stabiliscono i limiti?


Per quanto riguarda la tua prima domanda: mai sentito parlare per esempio di ICF? ICD10? analisi funzionale?
Questo per dare un riferimento teorico.
Poi. Non posso stabilire in assoluto cosa puoi o non puoi fare. E non è fra l'altro assoluto. Se parliamo di soggettività e non di oggettività.
(e a volte anche quando si parla di oggettività, ossia per esempio di un funzionamento, l'oggettività può rivelarsi malleabile manipolando l'ambiente).
Ma posso stabilire la funzionalità in diversi contesti, in diversi momenti, sotto diversi stimoli.
E rilevare.
E creare un quadro. Che è ovviamente, ma lo ribadisco, soggetto ai mutamenti e agli imprevisti.
Presente l'euristica e la complessità? Intese come paradigmi.

E questo risponde alla seconda domanda. Al mezzo scemo posso chiedere 5, 9 o anche 100.
Non è questo a fare una grossa differenza.
La differenza riguarda il come valuto la risposta e per cosa la utilizzo.

Se te la devo dire tutta, e è questo che rintraccio nel tuo discorso, è una corrente sempre più generalizzata per cui la paura di chiedere troppo porta a chiedere poco e un cazzo.
A trovar mille perchè su cui sedersi.
A trovar mille scuse per l'inattività.
Per non attivare la creatività.

L'ho visto pure come studente.
Nella mia seconda laurea ho fatto esami francamente imbarazzanti. Ma davvero.
Mica hanno testato le mie conoscenze.
Hanno confermato attraverso il valutare me una valutazione di sistema, sistema che per autosostenersi non può che promuovere per affermare la sua funzionalità.

E' un qualcosa che ha a che vedere col risparmio energetico.

Individuo una norma. Individuo chi sta sopra e chi sta sotto.
E conservo la norma non spingendo da nessuna parte.
Anzi mantengo stabili le proporzioni in modo da non creare picchi troppo ampi che metterebbero in discussione la norma stessa.
Uso la norma per sostenere la norma.

Per cui il mezzo scemo, poverino, non gli chiedo 5 che poi fallisce.
Non me ne fotte un cazzo che fallisce eh.

Il punto è che non fallisce il mezzo scemo, che semmai conferma se stesso, fallisce il sistema che si rivela inadeguato a rispondere alla diversità che il mezzo scemo presenta.
Per cui magari gli si può chiedere pure 5 ma chiederglielo significa manipolare l'ambiente, la relazione e la valutazione.
Mettendo in discussione il sistema stesso.
Al sistema non piace essere messo in discussione, che discutere significa apportare cambiamenti. E i cambiamenti costano. Per cui si sacrificano parti del sistema sacrificabili e funzionali allo scopo. Per esempio il sistema di istruzione. ;)

Quel "poverino", quel discorso sulla volontà da cui siamo partiti sostiene esattamente questa omeostasi.

A parte che più che di volontà, sarebbe magari il caso di parlare di motivazione. Roba misurabile e pure lavorabile.

E quel poverino esiste solo nello sguardo dell'osservatore.

Roba che non riguarda l'altro ma quell'empatia pelosa per cui mettendosi nei panni dell'altro (senza poterlo fare e facendolo secondo i propri paradigmi) lo sguardo che si rivolge al sè in quei panni non è amorevole ma è giudicante e rifiutante di quella possibilità per sè.
E' a sè che si dice poverino. Ed è se stessi che si accomoda in quella posizione.

A me non vien da dire poverino a nessuno.
Dal disabile che si mangia la merda al tossico che fa i casini.

Non vedo poverini.
Vedo percorsi di vita.
Che si sviluppano seguendo quella particolare linea narrativa.
E in ognuno vedo vitalità e espressione.
Posso sentirmi più o meno vicina.

Vedo chi in quel poverino ci sguazza. E come quel poverino nutre lo sguazzare.

E questo è il motivo per cui manco mi metto a pensare al dolore del barbone attaccato al tavernello.
Non lo posso comprendere quel dolore. Vedo che il tavernello è funzionale a non ascoltare quel dolore.
E non c'è giudizio.
Semplicemente vedo la fuga. E la chiamo col suo nome.

E non la uso per scusare le merdate che ti possono combinare le persone mentre sfuggono al loro dolore, seminandolo a destra e a manca.

Questo mi porta a riconoscere la responsabilità di quelle azioni a chi le compie.
E sono le azioni che valuto proprio perchè so che la persona non si completa nelle sue azioni.

Detto in altri termini, se rompo un vaso, posso spiegarmi i perchè, i percome, i percosa, ma il vaso è rotto comunque.
E se sui perchè non posso che farci razionalizzazione, teoria, il vaso rotto posso invece ricomporlo oppure buttarlo.

Il pietismo invece impedisce esattamente questo.
Povero...e intanto i cocci sono in terra, o in mano a qualcun altro. Perchè, poverino, come può sapere il suo limite?
Non ce la fa...la mancanza di volontà è parte del suo essere malat*.

Vedi, lavorando mi è capitato di prenderle. Seriamente.
Mi sono portata i miei ematomi addosso.
Ho usato la razionalizzazione per comprendere cosa fosse accaduto, cosa non avessi attivato o cosa avessi attivato senza ben rendermene conto.
Ho criticato il mio operato.
Ho attraversato la rabbia. E credimi, se anche te le da un poverino, i coglioni ti girano parecchio e di rabbia ne mastichi.
Perchè a prescindere le hai prese. Gratis.
Ed è questo il punto.

Razionalizzo e comprendo.
Ma il fatto resta.

E c'è comunque richiesta di responsabilità.
E richiesta di assunzione di responsabilità di fronte al fatto. Che è visibile.
Io ho chiesto risposta di quegli ematomi e responsabilità proporzionale a chi me li aveva inferti.
Quegli ematomi e la richiesta di responsabilità sono diventati uno strumento per lavorare esattamente sulla consapevolezza di sè e del fatto che le proprie azioni ricadono anche sugli altri. Ossia responsabilità e corresponsabilità.

Ed è esattamente in questa richiesta di presenza che ti do dignità e valore. Nella proporzionalità riconosco la tua diversità. Nel non farti sconti riconosco la tua appartenenza al sistema stesso.

Ti è chiaro adesso cosa ti sto criticando?

Non mi interessano le teorie. Di quelle si parla bene al bar.

Mi interessano i fatti.

Quindi se vai dallo psyco e usi quei soldi per non fare un cazzo, ti riconosco che stai sprecando anche i miei soldi e nel contesto del nostro impegno sei un coglione.
Posso dispiacermi se non ce la fai, e farmi le mene sulla volontà o i sensi di colpa sulla motivazione, ma quei soldi anche miei che sprechi sono un fatto.
Come è un fatto il fatto che fai finta di curarti e le conseguenze del tuo non curarti ricadono in un ambito che non può che subire.
L'alternativa è sfanculare.

Mettere questo nell'ambito della malattia, è una paraculata.

Per la persona che lo fa e per chi ha troppa paura di uscire da un sistema.

Non a caso, in caso di dipendenza in particolare, si parla di sistema famiglia dipendente.

Ed anche nel caso delle patologie gravi.

In tutto il discorso che fai sull'impossibilità dell'individuo, finisci per dimenticarti della corresponsabilità.

E guarda che pure un bambino è corresponsabile.
Se a scuola spacca un banco pagano i suoi genitori e il bambino è corresponsabile di quei soldi spesi per ripagare un suo danno.
Purtroppo la maggior parte delle famiglie si dimentica oramai questo aspetto e finisce con il "povero, è un bambino".

Prendi questo esempio e spostalo qui e là.

Quello che varia è la risposta che chiedo all'individuo.
Quindi ad un disabile grave che ha a disposizione i fornelli e da fuoco alla casa chiederò una risposta di un certo tipo.
Ma la casa è bruciata e per riavere la casa serviranno soldi che non contano il fatto che è bruciata a causa del disabile.
Quindi ad un tossico che svuota il conto corrente chiederò una risposta di un certo tipo.
Ma il conto corrente è vuoto e fare la spesa la vedo grigia andando al sueprmercato spiegando che il conto è vuoto perchè il tossico (e non parlo di sostanze e basta eh) lo ha svuotato. Il supermercato ti da cibo in cambio di soldi.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ormai un po' mi conosci. Riconosco l'utilità del girare attorno all'obiettivo, infatti spesso assumo gente con queste caratteristiche. Ma sul lavoro. Sui sentimenti mi pare tanto una presa per il culo.
Perchè dici girare intorno?

Non vedo del viscido in irrisoluto.
Vedo l'obliquità e un non andare dritto al punto. Una tensione al trovare mille giustificazioni ad ogni cosa, scappatoie.
Vedo un costante razionalizzare cose che non hanno, a mio parere, la minima necessità di razionalizzazione.
Ma capisco che è una sua necessità quella del razionalizzare.
E gli riconosco che questo lo porta a stare spesso in un mondo teorico e poco nel mondo della strada.

Quando parla dei tossici, per dire, mi fa venire una gran voglia di spedirlo per una tre giorni :D
E non per altro se non per fargli toccare con mano l'umanità sporca da cui ho costantemente la sensazione lui si voglia distanziare.
Anche ed in particolare spalmandosela addosso.

Mi fa molto venire in mente quei tipi che si compravano dallo spaccino di turno i moment convinti di essersi comprati le paste superifghe.
E si sballavano pure. Col moment. :LOL:

Una sorta di preda facile. E penso che a lui piaccia per certi versi essere una preda facile.

Io vedo questo, da qui e non da ora.

Ma non lo vedo viscido.

E, questa è interpretazione libera, credo che lui provi davvero pena per il barbone, il tossico o per le ex che lo bullizzano, ma sono altrettanto convinta che sia di se stesso che ha pena. E che sia con se stesso la battaglia per l'adeguatezza o meno.
Metterla sull'altro credo, altra libera interpretazione, che gli consenta di confermarsi "meglio". Sopravvalutandosi.
E prendendo inevitabilmente le batoste che lo portano a sentirsi poi inadeguato. Necessariamente.

Credo, ennesima interpretazione, che non si riconosca la sua umanità. E non riesca a commuoversi di sè, delle sue debolezze e delle sue fragilità. Minando così alla radice i suoi punti di forza. E finendo negli assoluti per ribilanciare.

Ma è tutta libera interpretazione. :)
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Perchè dici girare intorno?

Non vedo del viscido in irrisoluto.
Vedo l'obliquità e un non andare dritto al punto. Una tensione al trovare mille giustificazioni ad ogni cosa, scappatoie.
Vedo un costante razionalizzare cose che non hanno, a mio parere, la minima necessità di razionalizzazione.
Ma capisco che è una sua necessità quella del razionalizzare.
E gli riconosco che questo lo porta a stare spesso in un mondo teorico e poco nel mondo della strada.

Quando parla dei tossici, per dire, mi fa venire una gran voglia di spedirlo per una tre giorni :D
E non per altro se non per fargli toccare con mano l'umanità sporca da cui ho costantemente la sensazione lui si voglia distanziare.
Anche ed in particolare spalmandosela addosso.

Mi fa molto venire in mente quei tipi che si compravano dallo spaccino di turno i moment convinti di essersi comprati le paste superifghe.
E si sballavano pure. Col moment. :LOL:

Una sorta di preda facile. E penso che a lui piaccia per certi versi essere una preda facile.

Io vedo questo, da qui e non da ora.

Ma non lo vedo viscido.

E, questa è interpretazione libera, credo che lui provi davvero pena per il barbone, il tossico o per le ex che lo bullizzano, ma sono altrettanto convinta che sia di se stesso che ha pena. E che sia con se stesso la battaglia per l'adeguatezza o meno.
Metterla sull'altro credo, altra libera interpretazione, che gli consenta di confermarsi "meglio". Sopravvalutandosi.
E prendendo inevitabilmente le batoste che lo portano a sentirsi poi inadeguato. Necessariamente.

Credo, ennesima interpretazione, che non si riconosca la sua umanità. E non riesca a commuoversi di sè, delle sue debolezze e delle sue fragilità. Minando così alla radice i suoi punti di forza. E finendo negli assoluti per ribilanciare.

Ma è tutta libera interpretazione. :)
Non sono d'accordo. Lui debolezze e fragilità le eleva a virtù invece di eliderle dalla vita che vorrebbe. Per me. Come quei coglioni che straparlano sugli animali che sono meglio delle persone.

Mi permetto di farti notare che l'associazione tra una categoria (nero zingaro o drogato) e azioni l'hai tirata in ballo ora, ed è diversa dall'assciazione tra individuo e azione di cui parlavi prima.
Ma vabbè l'importante è che ora ci siamo capiti.
E figurati se non sono d'accordo contro i pregiudizi.
Riguardo alla dipendenze, ma di quale origine dovrei parlare? della mia? dovrei fare una seduta di psicanalisi qui sul forum?
che poi effettivamente, dal fatto che tutti ce le abbiamo perché fanno parte del funzionamento degli esseri umani, discende anche il fatto che non sit tratta di liberarsene.
a meno che la dipendenza non sia da qualcosa di nocivo.
ma francamente non è (più) il mio caso.
Fuggì.

E non la uso per scusare le merdate che ti possono combinare le persone mentre sfuggono al loro dolore, seminandolo a destra e a manca.
Vangelo.
E.
Vale anche per traditi (scusate, guardavo l'insegna)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non sono d'accordo. Lui debolezze e fragilità le eleva a virtù invece di eliderle dalla vita che vorrebbe. Per me. Come quei coglioni che straparlano sugli animali che sono meglio delle persone.
umh...io non penso si possano elidere.

Sono parte della composizione. E come tutte le altre parti trattate.
Con cura e rispetto.
E in costante tensione al miglioramento.
Per me.
Io sono fragilissima e debole.
E non ho la minima intenzione di elidere.
Ma sono i miei demoni e i miei fantasmi, e guai a chi me li tocca.

Poi lui fa un giro aggrovigliato con le sue fragilità. Le loda ed al contempo le usa come frusta.
Praticamente una sessione, ma da solo. E in tutte le parti.

Io comunque tendenzialmente preferisco le bestie alle persone.
Non perchè penso siano migliori. Sarebbe come paragonare mele con le pere.
Semplicemente non rompono i coglioni come sanno fare le persone.
Le persone sono pesanti nella maggior parte dei casi. Mi stancano. Le bestie sono riposanti.
Come lo è andare a mettere le mani nella terra. In silenzio e senza nessuno intorno che fa casino.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Vangelo.
E.
Vale anche per traditi (scusate, guardavo l'insegna)
Vale per tutti.

Allargando un po', chi non è padrone del proprio dolore e lo dissemina qui e là fa gran casini.
E il casino è che li fa raccontandosi che li fa per la ragione giusta.

Come se il dolore desse l'autorizzazione a qualcosa d'altro.
 

feather

Utente tardo
non si riconosca la sua umanità. E non riesca a commuoversi di sè, delle sue debolezze e delle sue fragilità. Minando così alla radice i suoi punti di forza. E finendo negli assoluti per ribilanciare.
Molto interessante questo passaggio!
Credo di conoscerne un altro che tende a fare questo :rolleyes:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Eh.. A saperlo fare.. ci fosse un manuale..
Io non credo ci sia un saperlo o un non saperlo fare.
Proprio perchè non c'è un manuale, non c'è un modo giusto o uno sbagliato di farlo.

Ci sono modi che creano benessere oppure no.

E credo che la questione sia farlo oppure no.
Tipo allenarsi.
Ci si allena, si prendono una scarica di botte, si va avanti ad allenarsi.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
A me non vien da dire poverino a nessuno.
ma neanche a me...
E, questa è interpretazione libera, credo che lui provi davvero pena per il barbone, il tossico o per le ex che lo bullizzano, ma sono altrettanto convinta che sia di se stesso che ha pena. E che sia con se stesso la battaglia per l'adeguatezza o meno.
Metterla sull'altro credo, altra libera interpretazione, che gli consenta di confermarsi "meglio". Sopravvalutandosi.
E prendendo inevitabilmente le batoste che lo portano a sentirsi poi inadeguato. Necessariamente.
e non provo neanche pena.
in verità il problema è che nel dialogo, sempre in qualunque contesto ma in questo forum il meccanismo è portato al parossismo, si aggiunge sempre qualcosa di più al discorso dell'altro, e si finisce come nel gioco del telefono senza fili.
e sono ovviamente anche d'accordo sulla necessità pratica di evitare i danni provocati da chicchessia.

volevo e voglio soltanto sottolineare la difficoltà, o meglio l'impossibilità, di tracciare un limite tra la patologia (subita per definizione) e la negligenza (con tutto cio' che comporta, in termini di responsabilità, danni ecc.).
e non lo vedo per nulla in contraddizione con la necessità pratica che giustamente difendi.

per venire poi alle "libere interpretazioni" su di me, leggendoti mi veniva da dire "è possibile", "bella chiave di lettura", ecc.
il problema pero' è che le chiavi di lettura, se sono ben studiate come le tue, si adattano a ogni situazione.
questo non significa pero' che siano vere per ogni situazione.

comunque, nel caso specifico, mi trovo particolarmente d'accordo sul meccanismo di sopravvalutazione - svalutazione - frustrazione.
ed è forse la sola cosa che mi interessa cambiare di me, in questo momento.
e forse, sia detto sottovoce, ci sto riuscendo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
ma neanche a me...

e non provo neanche pena.
in verità il problema è che nel dialogo, sempre in qualunque contesto ma in questo forum il meccanismo è portato al parossismo, si aggiunge sempre qualcosa di più al discorso dell'altro, e si finisce come nel gioco del telefono senza fili.
e sono ovviamente anche d'accordo sulla necessità pratica di evitare i danni provocati da chicchessia.

volevo e voglio soltanto sottolineare la difficoltà, o meglio l'impossibilità, di tracciare un limite tra la patologia (subita per definizione) e la negligenza (con tutto cio' che comporta, in termini di responsabilità, danni ecc.).
e non lo vedo per nulla in contraddizione con la necessità pratica che giustamente difendi.

per venire poi alle "libere interpretazioni" su di me, leggendoti mi veniva da dire "è possibile", "bella chiave di lettura", ecc.
il problema pero' è che le chiavi di lettura, se sono ben studiate come le tue, si adattano a ogni situazione.
questo non significa pero' che siano vere per ogni situazione.

comunque, nel caso specifico, mi trovo particolarmente d'accordo sul meccanismo di sopravvalutazione - svalutazione - frustrazione.
ed è forse la sola cosa che mi interessa cambiare di me, in questo momento.
e forse, sia detto sottovoce, ci sto riuscendo.
E allora però, cosa trovi di importante nel far ricadere la volontà nella malattia?
Perchè è da lì che siam partiti. :)

Sono libere interpretazioni buttate lì...quasi un gioco di indovinelli.
Non hanno altra pretesa.

Qui ci scriviamo, manca tutta la non verbalità.
Che io uso per chiarirmi le idee sull'altro.

Se quello è il meccanismo che attui, bene che tu stia imparando a gestirlo.
E' in effetti una limitazione non indifferente.
Per stare bene con se stessi intendo.
 
Top