Embè? Un ciocco di legno può pure essere formato Gisele Bündchen. Sempre ciocco di legno rimane.
Facciamoci pace: ci sono persone brave a scopare e persone capaci solo di farsi scopare.
La supertopa socialmente presentabile vince la fotografia, ma spesso perde la maratona. Perché alla lunga non basta essere bella, tonica, elegante, guardabile, desiderabile in astratto. Devi saper usare quello che hai. Devi avere un rapporto vivo col corpo, con la fame, con il gioco, con il ritmo (oh, il tuo, mica quello dell’altro). Altrimenti diventi una statua ben illuminata.
Sai quanti amici ho con mogli bellissime, perfette da rappresentanza, e amanti magari meno gnocche ma molto più vive? Donne che magari non fanno girare tutto il ristorante quando entrano, ma quando sono lì sanno accendere la stanza. E alla fine uno torna dove sente che il corpo parla, non dove il corpo posa.
La bellezza della scocca, la stanchezza, i figli piccoli, la metempsicosi, Saturno contro e tutte le altre spiegazioni da salotto servono fino a un certo punto. O si è maiali in due, oppure non c’è speranza. Se uno gioca e l’altra si lascia solo portare, prima o poi quello che gioca si rompe il cazzo. O guarda fuori. O si spegne.
Il corpo è uno strumento. O lo sai suonare, oppure lo tieni in vetrina. E se lo tieni in vetrina, prima o poi trovi uno che ti compra proprio per quello: per metterti in vetrina mentre, quando vuole musica, va a suonare altrove.