ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
La storia di coppia dei miei genitori invece mi ha condizionata moltissimo. Nella mia vita relazionale.Sinceramente, per aver vissuto il tradimento di mio padre verso mia madre, posso dire che non me ne è mai fregato più di tanto dei loro problemi di coppia.
Anzi, il più di tanto era niente.
Molto di più mi importava del loro rapporto nei miei confronti.
In una molteplicità di modi che neanche riesco a vedere tutti.
Ma so che le immagini della madre e del padre sono dentro di me. E so che sono il frutto di lutti e rinascite.
Parlano e dialogano.
Come è dentro di me la bambina.
Con G. io mi rendo conto di ripetere tutta una serie di dinamiche che derivano dall'aver vissuto la coppia dei miei.
Sia come figlia sia come, purtroppo, confidente.
Le vedo. Adesso.
Prima no. E' stato un percorso di accettazione e di pace vederli in me.
E anche di liberazione.
Inutile negarselo. Crescere in una famiglia disfunzionale, anche soltanto rispetto alle norme sociali, lascia segni che devono essere in un qualche modo rimasticati e digeriti.
Non per cancellarli. Ma per potersene fare carico e poter davvero scegliere fedelmente a sè stessi.
Non attraverso l'accettazione delle regole e nemmeno attraverso la trasgressione delle regole (meccanismi che sono poi la faccia della stessa medaglia)
Ma attraverso la riscrittura delle proprie regole, rielaborate attraverso le proprie esperienze con il coinvolgimento di tutto quello che è stato scritto nel tempo dentro ognuno di noi.
Come prendere nuove lastre di pietra, anche scegliendosi la pietra, e incidendoci sopra le nuove leggi.
Che poi, la disfunzionalità è solo un alto grado nel termometro, che in un qualche modo costringe a quella riscrittura.
Ma questo è il percorso per divenire adulti.
Ognuno lo fa a modo suo.
Qualcuno non lo fa. Ma anche non farlo è in fondo una scelta.
Credo che la cosa importante sia che si trovi benessere contingente e presente. Concreto.
Non so se mi spiego
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