Non so, magari in un centro più piccolo si nota anche di più, qui è tutto più diluito. Per dire, da me le donne musulmane coprono il capo ma con il vestito nero non ne ho mai viste.
Questa è una città che assorbe molto.
Il problema principale penso sia la velocità, nel senso che in pochi anni da quartieri in cui la presenza straniera era marginale si è passati a trovarsi in zone in cui esci e hai la sensazione di essere il solo italiano. Questo anche perchè nella mia zona, ad esemlio, gli italiani spesso sono anziani, il calo demografico qui lo vedi e tanto. Ieri leggevo che a Milano circa la metà delle persone vive sola , ma in gran parte sono anziani. È una fase, una fase complicata, ma da affrontare con raziocigno.
Il problema è come affrontarla, perché è una tendenza più che una situazione finita, e la trasformazione finora è stata molto veloce, il che fa presuppone un acuirsi del problema in futuro.
Il problema principale che viene stigmatizzato è la formazione di corpi separati, non voglio chiamarli ghetti, di comunità numerose con lingua, abitudini, cultura e leggi (Sharia) indipendenti e spesso non in sintonia con quelle dello stato italiano, quindi corpi alla futura ricerca di una rappresentanza politica e di una presenza sempre più importante sul piano culturale, ma non compatibile né assimilabile con il percorso storico italiano o occidentale, ma spesso nemmeno con quello di stati di maggioranza musulmana di qualche anno fa.
Un po' come la Comunità italiana di Little Italy, che sembra appartenere a un'Italia d'altri tempi, con un percorso storico molto più lento di quello nostro nazionale, le comunità separate rischiano quasi sempre di definire paradossalmente modalità più conservative o reazionarie rispetto a quelle delle patrie d'origine.
Rispetto alla prima fase immigratoria, con una buona attitudine all'integrazione, ora si sta sviluppando proprio una dinamica da corpo separato, che comporta i problemi che ho descritto sopra.
È per questo che tutto rispetto a 15 anni fa sembra mutato.
Una soluzione può venire dalla scuola: si dovrebbe fissare un tetto del 25% di stranieri dalla stessa origine per ogni classe, spostando gli allievi in sovrannumero in altre zone in maniera che ogni classe, anche delle zone centrali delle grandi città, abbia la stessa composizione, e che non si formino classi nelle zone dei corpi separati in cui gli italiani siano una netta minoranza.
In sintesi qualsiasi soluzione che mescoli le persone in tutte le aree urbane ed eviti il concentramento solo nelle zone ghetto sarebbe ben vista.
Non di certo la soluzione si può trovare nella maniera che, come avevo previsto, si è vista oggi.
Non ha senso contrapporre due visioni opposte nelle manifestazioni senza cercare di individuare e comprendere il problema.
Alla fine nulla di tutto questo serve, anzi, rende tutta la situazione ancora più difficile, perché accelera la formazione di corpi separati.
Purtroppo la politica sia a destra che a sinistra non cerca le soluzioni, ma il consenso più facile.
Mobilitazioni contro l’iniziativa della Lega - Da un lato “Milano è migrante. Fuori i razzisti e i fascisti da Milano” dall’altro “Senza paura padroni a casa nostra”
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