Concordo.
Il problema è di chi non lo vuole in braccio.
E soprattutto di chi si offende di non essere allattato.
So che tua moglie ha rifiutato l’allattamento.
Ma resta che, salvo casi sfortunati, la madre produce latte e questo crea un compito non delegabile.
Ma mica solo in braccio.
Anche solo cambiare il pannolino, dare l'aggiunta, coccolarlo per addormentarlo, massaggiarlo quando ha le coliche, svegliarsi di notte se piange...
L'abitudine di molti papà di lasciar fare tutto alle mamme che "è roba loro" insieme alle mamme che convalidano, alcune anche con convinzione escludendo, questo disequilibrio, è quello che non fa crescere il senso della famiglia in entrambi i genitori.
Mia moglie il primo martedì dopo il parto era già in ufficio. Non è stata sostituita.
Ha fatto a casa neanche due mesi, tra il prima e il dopo parto. Ed ha avuto diabete gestazionale, 4 insuline al giorno, senza mai lamentarsi (e siamo andati pure un mese in campeggio con lei che aveva una pancia già bella grande). Ha potuto farlo perché non ha allattato naturalmente: 14,95 di confezione di latte antirigurgito, sterilizzatore acceso alle 6 di mattina, 6 biberon preparati per tutta la giornata. Sinceramente mia figlia è una ragazzina sana, serena, intelligente, bella. Stessa cosa fece mia madre con mio fratello: anche mia madre era lavoratrice e, in quel periodo, ragazza madre (i papà non conviveva ancora).
Molte donne che lavorano, soprattutto quelle che hanno partita Iva, un'attività propria, hanno questi problemi.
Una nostra amica avvocato ne ha fatti due di figli con ancora meno tempo a disposizione.
Ci sono i nonni, i baby sitter, dopo un po' di mesi gli asili nido, i tiralatte. Ci si aiuta, gestendo le attività, in due, papà e mamma, quando entrambi lavorano.
Invece, spessissimo, c'è l'abitudine a perpetuare dinamiche antiche, in cui la mamma resta l'unica responsabile a gestire i figli pur avendo un lavoro (abbiamo conoscenti che sono rimaste a casa tra congedo anticipato e aspettative anche un anno e più per ogni figlio così "almeno me lo godo"), il papà continua la vita di sempre, il bambino finisce nel lettone in mezzo incomprensibilmente, arrivando all'estremo del papà che se ne va a dormire in un'altra stanza per non essere disturbato dal bimbo che si sveglia di notte perché "lui deve andare a lavorare" (sentito anche questo).
Dopo un po' il padre, che comincia a vedere il figlio come qualcuno che gli ha tolto moglie, sesso, attenzioni, si guarda attorno e...
Non si nasce padri: lo si diventa quando impari ad amare tuo figlio neonato.
Devi amare la donna che lo porta con sé, la sua pancia, il momento in cui nasce (ho sentito di padri che entrano in sala parto ma si rifiutano di guardare davanti, stanno accanto alla mamma tenendole la "manina", perché la testa che esce fa impressione... Ma che cazzo! E' la cosa più bella!), l'odore di tuo figlio, devi riconoscere il modo in cui piange, con cui comunica.
Devi capire di essere padre e capire l'importanza di questo ruolo e comprendere che è il modo migliore per sentirti uomo (migliore rispetto a quello di andarsi a scopare qualcuna fuori mentre la moglie è mamma a tempo pieno).