Leda
utente Olimpi(c)a
Sul primo grassetto: ecco, è un po' quello che penso anch'io. Per lo meno in una coppia in cui la fedeltà è un valore condiviso e qualcosa in cui si crede. Non mi pronuncio su coppie fondate su altri standard di base perchè sono al di fuori e della mia esperienza e della mia sensibilità.Secondo me l'errore di fondo di questo bellissimo ragionamento è che il tradimento NON può per sua natura essere condiviso. E non per narcisismo (per stare nei territori della psicoanalisi) né per viltà (per andare nei territori della morale). Ma perché tradire è proprio radicale. E' un atto radicale di totale separazione, prima di tutto da sé stessi, dal sé stesso che si credeva di essere. Vorrei che non suonasse come una scusante dei traditori, semmai li responsabilizza completamente. Infatti sono tra quelli che pensano che un tradimento non è MAI perdonabile dal tradito, perché anche lui, così come il traditore non è più riconoscibile a se stesso nel rapporto con l'altro; e penso anche che chi tradisce ha smesso per sempre di aderire al se stesso che amava il suo altro.
Questo non significa che i due altri che si ritrovano dopo non possano riprovarci, ma certamente si chiederanno perché mai, visto che non sono più nessuno dei due quelli di prima. E sicuramente l'amore che credevano è morto. Morto.
Sul secondo grassetto: questo è il rischio che si corre. Non penso che automaticamente la conclusione debba essere quella della frase finale, ma morte di un modo di intendere l'amore e morte di due vecchi se stessi che intendevano esattamente e solamente quello, sì. Che significhi morte dell'amore tout court non è detto.