Perché si è tirato indietro?

Irrisoluto

Utente di lunga data
Com'è che associ la vacuità alla morte. Mi sembrano due concetti ben separati.
Pensavo alla vacuità come vuoto, e al vuoto come cio' cui mirano alcune meditazioni buddiste.
In quel caso il vuoto è considerato come un rapporto al carattere effimero della vita, quindi una sorta di anticipazione della morte durante la vita.
 

stany

Utente di lunga data
Pensavo alla vacuità come vuoto, e al vuoto come cio' cui mirano alcune meditazioni buddiste.
In quel caso il vuoto è considerato come un rapporto al carattere effimero della vita, quindi una sorta di anticipazione della morte durante la vita.
Senza contare la considerazione razionale sulla insensatezza della vita; che solo la credenza nella trascendenza religiosa fa accettare all'essere umano
Il fine vita, la vita dopo la morte ,potrebbero essere essenzialmente il vuoto pneumatico! E prepararsi a questa condizione naturalmente comprende una contraddizione,ovvero il fatto di non subire un trauma quando si verrà proiettati nel vuoto pneumatico; e questo implicitamente presuppone una condizione di coscienza post mortem. Quindi forse è meglio non pensarci e quando arriva arriva: come la Pasqua ,a volte è alta volta è 😂 bassa
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Diceva Bertoldo che guardare l'acqua sporca dopo il bagno gli faceva tristezza perchè in quello sporco c'era una fetta di vita.

il problema con le fotografie è similare. è difficile farne una che trasmetta qualcosa di vivo.

Ipazia, il tuo problema è che non sai posare. e che lo stesso l'idea stessa di posare ti suona fasulla e quindi vuota di te.

ti stai preparando per la Quaresima?
già...più che vuota, però, simulacro.

Certo che mi sto preparando.
Ti pare che possa mancare?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
mi hai fatto riflettere sul fatto che anch'io mi vedo più vuoto che estraneo...ma la cosa mi piace.
cioè mi piace vedere la mia vacuità.
e mi piace anche vedere quella degli altri.
mi alleno per la morte prossima ventura :)
Non è il vuoto piacevole che vedo.
Non a caso mi riferivo al simulacro.

Non ci vedo vacuità.
Una forma vuota, è altro che vacua.

Se ci pensi, per quel che ne possiamo concretamente sperimentare, la morte è pieno. Non vuoto.
Sperimentiamo la morte come la mancanza di chi è vivo in relazione a chi è morto.
Un vuoto piuttosto pieno...non trovi?

Sicuro di allenarti alla morte? ;)
 

feather

Utente tardo
In quel caso il vuoto è considerato come un rapporto al carattere effimero della vita
È questo che mi lascia perplesso, la vacuità la sento più come una caratteristica intrinseca della vita, la morte invece come non-vita.
Se percepisci la vacuità sei vivo, non percepire nulla è la morte. La vacuità è comunque spazio, vuoto, ma spazio in cui vivere.
Non so se sono riuscito a spiegarmi, trovo molto difficile tradurlo a parole. Ma per me sono sempre stati due concetti molto separati. Boh
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Non è il vuoto piacevole che vedo.
Non a caso mi riferivo al simulacro.

Non ci vedo vacuità.
Una forma vuota, è altro che vacua.

Se ci pensi, per quel che ne possiamo concretamente sperimentare, la morte è pieno. Non vuoto.
Sperimentiamo la morte come la mancanza di chi è vivo in relazione a chi è morto.
Un vuoto piuttosto pieno...non trovi?

Sicuro di allenarti alla morte? ;)
È questo che mi lascia perplesso, la vacuità la sento più come una caratteristica intrinseca della vita, la morte invece come non-vita.
Se percepisci la vacuità sei vivo, non percepire nulla è la morte. La vacuità è comunque spazio, vuoto, ma spazio in cui vivere.
Non so se sono riuscito a spiegarmi, trovo molto difficile tradurlo a parole. Ma per me sono sempre stati due concetti molto separati. Boh
Rispondo a entrambi perché trovo delle assonanze nelle vostre critiche - benché l'inconfondibile stile ipaziano appaia più tagliente, ma è solo un'illusione ottica: Feather nel dinguere i concetti afferma "io li distinguo", Ipazia afferma "sono concetti distinti".
Non è una differenza solo di stile, ma proprio di approccio e ha a che vedere col motivo per cui non ci capiamo.
E' come se all'affermazione "in fondo, le mele sono come le pere", Feather mi rispondesse "non capisco, io continuo a vedere le mele diverse dalle pere" (e io questa replica la capisco) e Ipazia invece "non vedi che le mele non sono pere?" (quest'altra la capisco un po' meno).
Ma certo che lo vedo, la mia affermazione infatti intendeva aggiungere qualcosa alla distinzione tra mele e pere.
La vacuità non è il vuoto e il vuoto non è la morte, che invece è piena....
Mah, non voglio addentrarmi in specialismi, pero' la domanda "che cos'è" è la domanda metafisica per eccellenza e non mi interessa minimamente. Presuppone che esista un'essenza delle cose e che ad ogni essenza corrisponda un termine.
Credo invece nel potere appropriativo-creativo delle parole e invece di dire "la morte è x, e x non è y", preferisco dire (come fa anche Feather) "penso la morte come x, e x va tenuto distinto da y".
La differenza è profonda e riguarda proprio il rapporto con le parole.
Per venire al dunque, io penso la morte innanzitutto come un orizzonte insuperabile, quindi come un limite, e in quanto limite allo stesso tempo interno ed esterno alla vita.
E' interno nella misura in cui lo percepiamo, ed esterno nella misura in cui non possiamo farne esperienza se non come orizzonte.
E il vuoto a cui mi riferisco è precisamente il "vuoto di esperienza" della morte, cioè che non la possiamo esperire se non come mancanza di vita.
E pero', credo, questa mancanza di vita possibile ce la portiamo dentro nella vita stessa.
O almeno, io me la porto nella vita stessa.
Da bambino mi aiutava molto l'idea che le più grandi tragedie, avrebbero mostrato la loro vacuità nel tempo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Se uno è morto non è vivo?
 

jescsol

Utente
Si probabile e quindi perché starmi dietro per mesi sorbendosi la mia pesantezza? E poi al.momento in cui poteva,ottenere cio che LUI chiedeva,da mesi tornare sui suoi passi?
Ma da uomo tu pensi che uno cosi (come dicevo sopra sempre insieme alla,sua compagna) tradisca abitualmente o si sia tirato indietro con me proprio perché non è abituato a tradire?
Forse gli hai dato adito di pensare che non sarebbe finita facilmente, se il suo intento era quello di farsi una storiella, un uomo sposato cerca di non avere problemi
 
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