Pazzesco

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)

Foglia

utente viva e vegeta
La libertà è scegliere nell'ottica del proprio benessere.
tutto il resto è relativo. Dire, non dire non fa alcuna differenza.

E' l'intenzione che sostiene la scelta a fare la differenza.

Se l'intenzione è guidata dalla paura...qualunque decisione diviene un nuovo peso da trascinarsi dietro.
che toglie energia, che toglie amorevolezza nello sguardo che si rivolge a se stesse.

Sarò molto diretta...il Desiderio non si risveglia tramite l'altra persona.
Il Desiderio nasce in sè e semmai l'altra persona accoglie o non accoglie il dono - tramite la condivisione - del Desiderio.

Quindi sì, è una Caporetto fino a quando quel Desiderio non sarà rivolto DA te A te, IN te, CON te, PER te.
Ovviamente la soddisfazione, senza questo presupposto potrà a volte essere un sollievo, a volte una frustrazione...ma difficilmente potrà essere qualcosa di stabile su cui fare affidamento percorrendo la Vita e accogliendo quel che porta.

D'altro canto...il tuo percorso in questo momento è questo.

Una cosa però è certa @Foglia. (è qui che sono diretta, perdona se sono anche cruda).

Tentare di risolvere un problema con i dati e i metodi che fino ad ora non han portato ad alcuna soluzione è solo uno dei diversi modi attraverso cui si permane e si sostiene il problema. E' fortificazione della zona comfort.
Quello che veniva qui definito come "coccolarsi il trauma". Affermazione fastidiosa, ma parecchio azzeccata.

Vedo che tenti di sdrammatizzarla...ma ho la costante sensazione che tu non stia passando oltre.
Intellettualizzi. Astrai. Vai per prove e tentativi.

Se il risultato è che raccogli frustrazione, significa che è il metodo che usi a non esser funzionale.

Vista da qui, stai ripetendo dei copioni comportamentali.
Non importa come li declini.

Per questo ti chiedevo del ruolo che intendi assegnarti per la tua vita da ora in avanti.

Se la protagonista sei tu, non esiste Caporetto.
Esiste solo la TUA STORIA.
Che ha dignità e valore in sè. Che ti porta la fierezza di essere esattamente quella che sei. (che non significa che il mondo è stronzo, che toglie opportunità, che schiaccia, che ignora. Significa semplicemente che bene o male hai la certezza profonda di poter contare su di te e sul tuo valore. E che quel valore resta invariato anche mentre stai ingoiando merda. La merda è solo una situazione e come tutte le situazioni, salvo ci si aggrappi - e il comfort e i copioni sono aggrapparsi - avrà una sua evoluzione a prescindere da te.)

In buona sostanza il tuo valore non è dato dai risultati che ottieni, ma dall'amore che riservi a te stessa.
E i risultati sono sottoposti a questo. Non vengono prima. Vengono poi.

Se la visione di te è quella che descrivi fra le righe dei tuoi post, come una profezia che si autoadempie non potrai che raccogliere rifiuto, frustrazione, fallimento e insoddisfazione.
Ma sei tu che segui la profezia. Che rispondi al copione (con cui sei stata indottrinata).

E solo tu puoi sciogliere le catene che ti tengono ancorata lì, limitando anche il tuo campo visivo, percettivo ed emotivo.
Mandare a fare in culo la dottrina e scriverti la tua preghiera e modulare le tue celebrazioni.

E sì...non è fortuna :)
Ho pagato. E pagando per me, ho stabilito anche il mio prezzo.
Che è fuori da ogni oscillazione di mercato.

Come ti dico dall'inizio, il tipo lo hai incontrato sulla tua via.
tua la scelta di come usarlo.
se per confermare o rinnovare.
Non conta niente. Come niente contano le sue esternazioni, che ci siano o meno.
Gli altri, sono comparse, se tu decidi lo siano.

Il copione lo scrivi tu.
Anche quando ti sembra di non aver neppure la penna in mano...anche quello è un copione.
Complice il periodo che mi si è nuovamente aperto (ancora in casa in prigionia forzata, tanto per cambiare :ROFLMAO: ) ho riflettuto sulle tua parole, e alla fine sono arrivata a un'estrema "sintesi" (questo è, perché alla fine il tuo discorso riguardo alle mie scelte si "riduce" a un: ci provo o non ci provo? Non ho "copioni", però, in punto. Credo più che altro un modo di essere. Sicuramente il desiderio che questa persona ha risvegliato è un desiderio che nasce in me, però.... non è rivolto a me. Se fosse rivolto solo a me, nulla di diverso da ciò che già faccio con soddisfazione (nel senso: non è che per il fatto di non avere un uomo io non faccia sesso con me....). E' un desiderio che senz'altro nasce in me, viene rivolto a me in quanto donna che desidera di essere vista come strumento di piacere anche altrui (è un piacere anche quello ;) ), e in generale di interesse maschile. Ma non posso farne un discorso, come dire: a circuito "chiuso". E' un discorso che nasce con l'interesse, e si muove con l'interesse che viene ALIMENTATO, non so se arriva come la vedo io. Esempio: io posso accalorarmi a parlare con te di un dato argomento. Se vedo che tu, la mia interlocutrice, alla fine del discorso sbadigli, o mi rispondi a monosillabi (tanto per educazione, non sto giudicando - perché capita a tutti - dico solo che è un fatto), dai una volta, dai due volte.... alla fine per carità, io rimango magari vogliosa di parlare di un dato argomento, ma capisco che devo cambiare interlocutore. Spero che arrivi quel che dico. Con questo tipo ho provato più di una volta a spostare il discorso in ambito un pochino (UN POCHINO) più personale. Proprio per vedere se fosse possibile coltivare un interesse che andasse oltre un campo per così dire tecnico/hobbystico. Entriamo nel personale, vale a dire parliamo un pò di noi, di quelli che sono anche i nostri altri interessi, della nostra vita, di ciò che pensiamo in linea generale di come gira il mondo, di esperienze. Fatti "seri" e fatti che magari fanno "sorridere", ma che introducono l'altro (se lo vuole) in un "pezzettino" in più, di quella persona. Fatti che al limite fanno dire "ho proprio voglia di vederti" (spero sempre di spiegarmi e di non essere troppo "strana" :D ) perché alla fine, oggi un pezzo, domani un altro, beh.... alla fine di tutto questo mi piaci anche per altro.

C'è tutto questo?
Posso dire di no. Posso dire di averci provato, ma quando l'ho fatto più che qualche faccina di approvazione su wapp, piuttosto che il pollice in su, non ho sortito. Capisci cosa intendo? Ok il mio desiderio. Ok la libertà e la scelta di esprimerlo, e la scelta di "a chi" esprimerlo. Ok non ripetere copioni fallimentari, o che non portano a nulla. A parte che qui si tratta poco di replicare un copione, ma di stare a vedere che succede una volta che si verifica un certo tipo di desiderio. Ma - ripeto - se il mio interlocutore, in risposta ai miei tentativi di estendere la conoscenza in modo da avere più "respiri" di livello personale (reciproco eh: anche su piccole cose), e soprattutto in modo da ingenerare quel meccanismo per cui "da cosa nasce cosa" (ripeto, partendo da piccole cose), ebbene, in risposta a tutto ciò mi scrive una emoticon, o si limita a parlare in generale (come potrei parlare del tempo che fa oggi ad un mio conoscente se mi scrive e non so che cazzo di meglio rispondergli :D ), embè.... basta così ;)
Non sono per carattere quella che andrebbe dal tipo e così, di punto in bianco, gli espone.... cosa? A quel punto, intendo :) Cosa gli espongo?

Non sono capace di andare da chicchessia a chiedergli se mi vuole scopare. Sarà un limite, ma non lo faccio. E non sono nemmeno sicura di volerlo a quelle condizioni (un minimo di interessamento e di considerazione per chi hai davanti, secondo me, anzi, per me, è anche gradito, ovviamente se sincero).
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Complice il periodo che mi si è nuovamente aperto (ancora in casa in prigionia forzata, tanto per cambiare :ROFLMAO: ) ho riflettuto sulle tua parole, e alla fine sono arrivata a un'estrema "sintesi" (questo è, perché alla fine il tuo discorso riguardo alle mie scelte si "riduce" a un: ci provo o non ci provo? Non ho "copioni", però, in punto. Credo più che altro un modo di essere. Sicuramente il desiderio che questa persona ha risvegliato è un desiderio che nasce in me, però.... non è rivolto a me. Se fosse rivolto solo a me, nulla di diverso da ciò che già faccio con soddisfazione (nel senso: non è che per il fatto di non avere un uomo io non faccia sesso con me....). E' un desiderio che senz'altro nasce in me, viene rivolto a me in quanto donna che desidera di essere vista come strumento di piacere anche altrui (è un piacere anche quello ;) ), e in generale di interesse maschile. Ma non posso farne un discorso, come dire: a circuito "chiuso". E' un discorso che nasce con l'interesse, e si muove con l'interesse che viene ALIMENTATO, non so se arriva come la vedo io. Esempio: io posso accalorarmi a parlare con te di un dato argomento. Se vedo che tu, la mia interlocutrice, alla fine del discorso sbadigli, o mi rispondi a monosillabi (tanto per educazione, non sto giudicando - perché capita a tutti - dico solo che è un fatto), dai una volta, dai due volte.... alla fine per carità, io rimango magari vogliosa di parlare di un dato argomento, ma capisco che devo cambiare interlocutore. Spero che arrivi quel che dico. Con questo tipo ho provato più di una volta a spostare il discorso in ambito un pochino (UN POCHINO) più personale. Proprio per vedere se fosse possibile coltivare un interesse che andasse oltre un campo per così dire tecnico/hobbystico. Entriamo nel personale, vale a dire parliamo un pò di noi, di quelli che sono anche i nostri altri interessi, della nostra vita, di ciò che pensiamo in linea generale di come gira il mondo, di esperienze. Fatti "seri" e fatti che magari fanno "sorridere", ma che introducono l'altro (se lo vuole) in un "pezzettino" in più, di quella persona. Fatti che al limite fanno dire "ho proprio voglia di vederti" (spero sempre di spiegarmi e di non essere troppo "strana" :D ) perché alla fine, oggi un pezzo, domani un altro, beh.... alla fine di tutto questo mi piaci anche per altro.

C'è tutto questo?
Posso dire di no. Posso dire di averci provato, ma quando l'ho fatto più che qualche faccina di approvazione su wapp, piuttosto che il pollice in su, non ho sortito. Capisci cosa intendo? Ok il mio desiderio. Ok la libertà e la scelta di esprimerlo, e la scelta di "a chi" esprimerlo. Ok non ripetere copioni fallimentari, o che non portano a nulla. A parte che qui si tratta poco di replicare un copione, ma di stare a vedere che succede una volta che si verifica un certo tipo di desiderio. Ma - ripeto - se il mio interlocutore, in risposta ai miei tentativi di estendere la conoscenza in modo da avere più "respiri" di livello personale (reciproco eh: anche su piccole cose), e soprattutto in modo da ingenerare quel meccanismo per cui "da cosa nasce cosa" (ripeto, partendo da piccole cose), ebbene, in risposta a tutto ciò mi scrive una emoticon, o si limita a parlare in generale (come potrei parlare del tempo che fa oggi ad un mio conoscente se mi scrive e non so che cazzo di meglio rispondergli :D ), embè.... basta così ;)
Non sono per carattere quella che andrebbe dal tipo e così, di punto in bianco, gli espone.... cosa? A quel punto, intendo :) Cosa gli espongo?

Non sono capace di andare da chicchessia a chiedergli se mi vuole scopare. Sarà un limite, ma non lo faccio. E non sono nemmeno sicura di volerlo a quelle condizioni (un minimo di interessamento e di considerazione per chi hai davanti, secondo me, anzi, per me, è anche gradito, ovviamente se sincero).
Per copioni si intende schemi cdi comportamento, procedure, apprese, volte ad un funzionamento più "snello".
Il riferimento è all'analisi transazionale.

un esempio molto concreto è "vado al supermercato, parcheggio, prendo il carrello, entro, faccio il giro, prendo, pago ed esco".
Non è che ci pensi ogni volta. Svolgi tutta una serie di azioni senza stare troppo a costruirci sopra. Puoi anche pensare ad altro nel frattempo, rispondere a messaggi, scrivere mail etc etc.

E' come se ci fosse una sorta di "pilota automatico" inserito" che permette di esser presente senza esserlo fino in fondo.
E permette semplificazioni e risparmio, economia interna in buona sostanza.

Quando però si parla di copioni che riguardano la sfera dell'affettività, della relazione, della comunicazione (della "transazione" relazionale) la questione si fa ben più complessa, poichè a quel livello la "sceneggiatura" è antica e scritta di solito entro i primi sei anni, poi ritoccata durante il tempo ma i fondamenti sono nell'infanzia. E direi che nella tua infanzia due o tre cosette interessanti riguardo la dignità delle tue emozioni è stata scritta ;)

Una buona sintesi è "quello che vedi lo puoi modificare, quello che non vedi lo subisci".

Non mi ci metto neppure qui sul forum ad aprire questo discorso.
Ma guardandoti da qui il pensiero che ogni volta mi viene in mente è che ti potrebbe esser utile ridiscutere i tuoi schemi di comportamento in uno spazio dedicato.

Non per principio, ma perchè i risultati a cui fino ad ora ti hanno portata sono frustranti, a quanto racconti ti confermano nel farti sentire rifiutata e, soprattutto, DA rifiutare. Come una storia già scritta che oltre che la speranza non porta.

Come ti dicevo, lui è molto relativo.

E' uno spunto per te.

Esporti non serve a lui, serve a te per fare qualcosa di diverso da quello che normalmente fai e provare a "vedere l'effetto che fa" ;):D

Anche solo sperimentare che uno che ti dice "guarda, ti trovo una donna interessante ma non ho intenzione di approfondire oltre" probabilmente non solo fa meno male di quel che immagini tu (questa invece si chiama anticipazione...ed è una brutta bestia, visto che sbatte per direttissima nell'in-azione) ma può anche esser liberatorio, anche solo nel farti girare i coglioni e smetterla di aggrapparti ai pensieri che riguardano questo tipo e ti tengono, però, in una caldissima zona comfort di conferma di te.

Quanto al desiderio....se non desideri te stessa, come potrai mai offrire all'altro (ed è questo che ci si offre reciprocamente ed in scambio) il tuo desiderio?

Si può scambiare solo ciò che si padroneggia.

Non a caso gli adolescenti tendenzialmente fanno dei gran casini in questo ambito e scambiano l'eccitazione per desiderabilità e desiderio, l'intimità per un bacio una esternazione per una dichiarazione.

Non che gli adulti si distinguano...in effetti.

Anche il giudizio sulla scopata è una questione adolescenziale. La riduzione della scopata a nulla o a tanto (spesso tutto), lo scambiar un pompino per amore.

Esporsi non è necessariamente andar da qualcuno e chiedergli mi vuoi scopare.
Il contenuto dell'esposizione è solo una quesitone di stile personale.

Per me la scopata non ha significato oltre il contesto in cui avviene, per dire.
Non è che la scopata con lo sconosciuto è emozionalmente meno densa di valore della scopata con G.

Semplicemente le emozioni in gioco variano calate nel contesto relazionale in cui colloco la scopata.

In entrambi i casi non toglie di valore nè a me nè all'altro.

E men che meno toglie di valore ad un atto che per me è comunicativo. Ha un inizio e una fine e varia al variare del contesto in cui è collocato.

Ma questo è il mio stile. Di una che non ha mai rivestito un fare sessuale di altro che non fosse legato al contesto. Ed è il motivo per cui anche da amante non ho mai sentimentalizzato la relazione.

Ognuno ha il suo stile. E si tratta di condividerlo con qualcuno che ce l'ha simile.

Ricordo questo tipo che rivestiva la scopata di sentimentalismo, il tenerone lo chiamava un mio amico.
Non è che il suo stile fosse giusto o sbagliato.
Semplicemente non si accordava e non si sintonizzava col mio. Di conseguenza il risultato era frustrazione, per entrambi.

Quale è il tuo stile, nell'esposizione di te stessa in una conoscenza?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per copioni si intende schemi cdi comportamento, procedure, apprese, volte ad un funzionamento più "snello".
Il riferimento è all'analisi transazionale.

un esempio molto concreto è "vado al supermercato, parcheggio, prendo il carrello, entro, faccio il giro, prendo, pago ed esco".
Non è che ci pensi ogni volta. Svolgi tutta una serie di azioni senza stare troppo a costruirci sopra. Puoi anche pensare ad altro nel frattempo, rispondere a messaggi, scrivere mail etc etc.

E' come se ci fosse una sorta di "pilota automatico" inserito" che permette di esser presente senza esserlo fino in fondo.
E permette semplificazioni e risparmio, economia interna in buona sostanza.

Quando però si parla di copioni che riguardano la sfera dell'affettività, della relazione, della comunicazione (della "transazione" relazionale) la questione si fa ben più complessa, poichè a quel livello la "sceneggiatura" è antica e scritta di solito entro i primi sei anni, poi ritoccata durante il tempo ma i fondamenti sono nell'infanzia. E direi che nella tua infanzia due o tre cosette interessanti riguardo la dignità delle tue emozioni è stata scritta ;)

Una buona sintesi è "quello che vedi lo puoi modificare, quello che non vedi lo subisci".

Non mi ci metto neppure qui sul forum ad aprire questo discorso.
Ma guardandoti da qui il pensiero che ogni volta mi viene in mente è che ti potrebbe esser utile ridiscutere i tuoi schemi di comportamento in uno spazio dedicato.

Non per principio, ma perchè i risultati a cui fino ad ora ti hanno portata sono frustranti, a quanto racconti ti confermano nel farti sentire rifiutata e, soprattutto, DA rifiutare. Come una storia già scritta che oltre che la speranza non porta.

Come ti dicevo, lui è molto relativo.

E' uno spunto per te.

Esporti non serve a lui, serve a te per fare qualcosa di diverso da quello che normalmente fai e provare a "vedere l'effetto che fa" ;):D

Anche solo sperimentare che uno che ti dice "guarda, ti trovo una donna interessante ma non ho intenzione di approfondire oltre" probabilmente non solo fa meno male di quel che immagini tu (questa invece si chiama anticipazione...ed è una brutta bestia, visto che sbatte per direttissima nell'in-azione) ma può anche esser liberatorio, anche solo nel farti girare i coglioni e smetterla di aggrapparti ai pensieri che riguardano questo tipo e ti tengono, però, in una caldissima zona comfort di conferma di te.

Quanto al desiderio....se non desideri te stessa, come potrai mai offrire all'altro (ed è questo che ci si offre reciprocamente ed in scambio) il tuo desiderio?

Si può scambiare solo ciò che si padroneggia.

Non a caso gli adolescenti tendenzialmente fanno dei gran casini in questo ambito e scambiano l'eccitazione per desiderabilità e desiderio, l'intimità per un bacio una esternazione per una dichiarazione.

Non che gli adulti si distinguano...in effetti.

Anche il giudizio sulla scopata è una questione adolescenziale. La riduzione della scopata a nulla o a tanto (spesso tutto), lo scambiar un pompino per amore.

Esporsi non è necessariamente andar da qualcuno e chiedergli mi vuoi scopare.
Il contenuto dell'esposizione è solo una quesitone di stile personale.

Per me la scopata non ha significato oltre il contesto in cui avviene, per dire.
Non è che la scopata con lo sconosciuto è emozionalmente meno densa di valore della scopata con G.

Semplicemente le emozioni in gioco variano calate nel contesto relazionale in cui colloco la scopata.

In entrambi i casi non toglie di valore nè a me nè all'altro.

E men che meno toglie di valore ad un atto che per me è comunicativo. Ha un inizio e una fine e varia al variare del contesto in cui è collocato.

Ma questo è il mio stile. Di una che non ha mai rivestito un fare sessuale di altro che non fosse legato al contesto. Ed è il motivo per cui anche da amante non ho mai sentimentalizzato la relazione.

Ognuno ha il suo stile. E si tratta di condividerlo con qualcuno che ce l'ha simile.

Ricordo questo tipo che rivestiva la scopata di sentimentalismo, il tenerone lo chiamava un mio amico.
Non è che il suo stile fosse giusto o sbagliato.
Semplicemente non si accordava e non si sintonizzava col mio. Di conseguenza il risultato era frustrazione, per entrambi.

Quale è il tuo stile, nell'esposizione di te stessa in una conoscenza?
Ti quoto perché lo ritengo un post esemplare di comportamenti di tutti e che tendiamo a riprodurre senza volerli vedere.
Leggevo proprio ieri una riflessione di una psicoterapeuta di come il non impegnarsi a scuola e riuscire in questo modo a rendersi infelici è una cosa molto frequente.
Succede di farsi del male dicendosi che lo si sta facendo per stare bene.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ti quoto perché lo ritengo un post esemplare di comportamenti di tutti e che tendiamo a riprodurre senza volerli vedere.
Leggevo proprio ieri una riflessione di una psicoterapeuta di come il non impegnarsi a scuola e riuscire in questo modo a rendersi infelici è una cosa molto frequente.
Succede di farsi del male dicendosi che lo si sta facendo per stare bene.
Siamo "bestie" semplici, in fondo.

Tutto ciò che facciamo porta ad un vantaggio.
Un vantaggio soggettivo.

Che si discosta più o meno dal vantaggio oggettivo.

I nostri comportamenti sono funzionali a.
Comprese le disfunzionalità.

Anche la disfunzionalità è funzionale a.

E si manifesta il paradosso del contrasto fra soggettivo e oggettivo, che crea poi tutte quelle bellissime conseguenze sociali del giudizio etc etc.

Basta pensare alle relazioni violente.
In cui il sociale va a cercare solo vittima e colpevole nella credenza che siano separabili.
E 9 su 10 finisce nel giudizio della vittima.

Senza minimamente riuscire a vedere il soggettivo di quelle relazioni, ossia che la dinamica porta soggettivamente bene seppur nel concreto e oggettivo porti all'ospedale.

Se io sono il fallimento, fallire a scuola, fallire nelle relazioni, fallire nell'ambito lavorativo, è rassicurante.
Per tutti.
Non è un viaggio solitario questo.
Sulla bilancia, il dolore momentaneo è di poco conto rispetto al sollievo della conferma e all'evitamento della colpa rispetto alle aspettative di sistema.

E si sperimenta il paradosso per cui bene è male, giusto è sbagliato, buono è cattivo.

Rabbia, frustrazione, impotenza, speranza...sono corollari.

Il punto è un po' quel che scrivevo..."quel che vedi lo puoi modificare, quel che non vedi lo subisci".

In una relazione violenta, per esempio, a subire sono in due.
Vittima e carnefice.

E' di una evidenza talmente abbagliante da quasi non esser visibile.
 

spleen

utente ?
In una relazione violenta, per esempio, a subire sono in due.
Vittima e carnefice.

E' di una evidenza talmente abbagliante da quasi non esser visibile.
Già, però ancora non è patrimonio comune, basta prendere in mano un giornale dove si parli di vittime e di carnefici, in una tendenza continua alla semplificazione e alla sensazionalizzazione.
La semplificazione è la cifra che contraddistingue questa pseudocultura dilagante. E pensare che gli strumenti per capire e per far capire ci sarebbero tutti, per chi volesse capire.
Ma ci siamo dentro in pieno, in un continuo piagnisteo che ha monopolizzato il linguaggio, a tutti i livelli.

Ciao, a proposito. :)
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Già, però ancora non è patrimonio comune, basta prendere in mano un giornale dove si parli di vittime e di carnefici, in una tendenza continua alla semplificazione e alla sensazionalizzazione.
La semplificazione è la cifra che contraddistingue questa pseudocultura dilagante. E pensare che gli strumenti per capire e per far capire ci sarebbero tutti, per chi volesse capire.
Ma ci siamo dentro in pieno, in un continuo piagnisteo che ha monopolizzato il linguaggio, a tutti i livelli.

Ciao, a proposito. :)
Come i genitori non educano perché rifiutano un ruolo che può renderli sgradevoli per i figli, invece li hanno avuti (un po’ come fanno tanti di coloro che prendono cani o gatti) per essere amati, allo stesso modo, in questo tempo di like, per chi vuole avere successo è indispensabile dire ciò che il pubblico si aspetta di sentire.
Resta che poi accade a chi è in quel tipo di relazione di morire. La connivenza in una relazione di co-dipendenza violenta va compresa, ma la vittima salvata. Anche se talvolta la conclusione è violenta per entrambi.
 

spleen

utente ?
Come i genitori non educano perché rifiutano un ruolo che può renderli sgradevoli per i figli, invece li hanno avuti (un po’ come fanno tanti di coloro che prendono cani o gatti) per essere amati, allo stesso modo, in questo tempo di like, per chi vuole avere successo è indispensabile dire ciò che il pubblico si aspetta di sentire.
Resta che poi accade a chi è in quel tipo di relazione di morire. La connivenza in una relazione di co-dipendenza violenta va compresa, ma la vittima salvata. Anche se talvolta la conclusione è violenta per entrambi.
Quante persone conosci che lavorano sulla propria relazione con il coniuge, piuttosto che non con i figli cercando di renderla una occasione per comprendere se stessi?
Io pochissime purroppo. E riferendomi a me stesso, devo anche fare un esame di coscienza per rendermi conto di aver avuto fortuna.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Quante persone conosci che lavorano sulla propria relazione con il coniuge, piuttosto che non con i figli cercando di renderla una occasione per comprendere se stessi?
Io pochissime purroppo. E devo anche fare un esame di coscienza per rendermi conto di aver anche avuto fortuna.
Quasi nessuno, al di fuori dei termini di ”ragione e torto”.
Tante cose si comprendono col tempo e in seguito a diverse esperienze traumatiche.
Purtroppo è difficile trasmettere un metodo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Già, però ancora non è patrimonio comune, basta prendere in mano un giornale dove si parli di vittime e di carnefici, in una tendenza continua alla semplificazione e alla sensazionalizzazione.
La semplificazione è la cifra che contraddistingue questa pseudocultura dilagante. E pensare che gli strumenti per capire e per far capire ci sarebbero tutti, per chi volesse capire.
Ma ci siamo dentro in pieno, in un continuo piagnisteo che ha monopolizzato il linguaggio, a tutti i livelli.

Ciao, a proposito. :)
ciao a te! :)

recentemente con G. abbiamo regalato un libro ad una persona.
Un po' un esperimento sociale 😏

Questa persona ha una cultura media, discrete competenze umanistiche, da scarse a molto scarse competenze scientifiche.
buone competenze di lettura.
Scarse competenze di metacognizione e di spostamento delle conoscenza da un contesto all'altro.
Posizionamento pseudopolitico sinistrofilo radical chic.

Il libro aveva una base scientifica, ma comunque divulgativo e apparentemente accessibile ad una media cultura.
Ben scritto. Semplice e chiaro. Pochi incisi. Lineare insomma.

Beh, quando ci siamo rivisti per chiacchierarne...abbiamo scoperto che l'ha letto a rovescio.

L'impostazione era chiaramente, fin dal titolo, posizionata dal punto di vista dell'opinione di chi scriveva e il posizionamento era chiaramente dichiarato.
Una roba tipo "sono a favore di".

Beh, questa persona ha letto l'opposto.
quindi una affermazione del tipo "in internet ci sono moltissimi scritti riguardo a ..., ma non esistono studi scientifici che lo confermino in proposito" è stato letto come "si conferma la veridicità dell'affermazione".

Fai la somma di scarse conoscenze scientifiche, un filtro politico sociale di un certo tipo, la tendenza al cercare conferma della propria posizione...e il gioco è fatto.

Ci ha divertito :)

Tutto questo per dire che sì, è vero che a disposizione della massa c'è praticamente tutto.
E' vero che l'istruzione media copre praticamente tutta la popolazione almeno fino ai 30/35 anni.

Eppure...sono sempre più convinta che non tutto sia per tutti.

Sono sempre più convinta che a parità di possibilità di informazione, a parità di possibilità di formazione, in questa società dell'uguaglianza, l'uguaglianza sta facendo dei grandissimi danni.
E diviene appiattimento e allineamento.

Da cui il piagnisteo, il lamento, la delega e la deroga, l'attendismo, il farsi andar bene un po' tutto che tanto si galleggia comunque.

Non penso che la cultura comune possa maneggiare concetti complessi.
Che richiedono non semplicemente lo studiare ma tutta una serie di competenze metacognitive e di spostamento delle competenze.

Meglio gli amplificatori sociali, non di contenuti, ma di sentire di comunanza.
Meglio un senso di appartenenza schierato e polarizzato.
Preferibilmente tradotto in slogan semplici e facilmente ripetibili, con riferimento ad emozioni basiche, schieramenti binari 0-1.

Il risultato...è che pur avendo a disposizione ogni informazione e conoscenza, l'analfabetismo funzionale è sempre più diffuso.

E c'è gente che legge libri a rovescio. (mi fa ridere un sacco questa cosa)

E' un periodo storico interessante :)
 
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spleen

utente ?
Non penso che la cultura comune possa maneggiare concetti complessi.
Che richiedono non semplicemente lo studiare ma tutta una serie di competenze metacognitive e di spostamento delle competenze.

Meglio gli amplificatori sociali, non di contenuti, ma di sentire di comunanza.
Meglio un senso di appartenenza schierato e polarizzato.
Preferibilmente tradotto in slogan semplici e facilmente ripetibili, con riferimento ad emozioni basiche, schieramenti binari 0-1.

Il risultato...è che pur avendo a disposizione ogni informazione e conoscenza, l'analfabetismo funzionale è sempre più diffuso.

E c'è gente che legge libri a rovescio. (mi fa ridere un sacco questa cosa)

E' un periodo storico interessante :)
E' un grande fallimento, è il fallimento di un intero concetto storico di progresso.
Che ha un'altra gravissima conseguenza, secondo me, (e anche secondo altri), la volontà di inclusione formativa ha prodotto l'effetto opposto a quello sperato: l'abbassamento degli standard minimi.

Eppure, cavolo, a volte basterebbe essere un po' più curiosi delle cose, non fermarsi al solido e solito misconosciuto che alberga in noi...
Ricordo alcune estati fa un amico, di formazione tecnica ma persona curiosa, non sapendo nulla di arte, il giorno che andò in ferie si comperò "La storia dell'arte" di Ernest Gombrich.
Mi credi se ti dico che alla fine del librone mi disse che "aveva fatto un viaggio in terre lontane e sconosciute" (per usare parole sue).
E' uno con cui puoi parlare di tutto, mai banale, ho imparato molto da lui...
 
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