É il cazzo usato in contemporanea che mi fa schifo.É un limite mentale ma non ha meno importanza di un limite fisico.
Le cose a caldo sono più pesanti,se lo schifo ha tempo di decantare perde un po' del suo potere.
Deve aver avuto gli stessi pensieri mio marito che tendenzialmente ha lo stesso senso mio figurato dello schifo anzi,sotto certi aspetti anche peggio che con l'altra andava solo perché era convinto che lei da due anni non facesse sesso con il marito,a volte non ci credeva ,altre cercava di convincersi ma era un tarlo che lo infastidiva.
Le volte in cui aveva gli incontri con l'altra ,si defilava per giorni e giorni venendo a letto quando io ormai dormivo perché a detta sua era lui stesso a non riuscire a propinarmi una situazione che a lui stesso avrebbe fatto schifo.
Cosi ha detto ma effettivamente ricordi che ho di quel periodo riportano a quei suoi comportamenti .
Poi se così non fosse poco cambia
I limiti mentali sono, a mio parere, quelli più importanti. Perchè sono "manipolabili, nel senso più positivo del termine.
I limiti fisici quelli sono e quelli restano. Posso desiderare ardentemente di respirare sott'acqua, ma per quanto io mi manipoli, non potrò mai avere le branchie.
Quanto allo schifo, condivido pienamente il grassetto.
Il tempo, e il fare nel tempo, depotenzia.
Ma anche collocare le sensazioni aiuta il fare nel tempo.
Io penso che la cosa che scuota profondamente, sia la "contaminazione".
Che si vede su quel che sta fuori. Ma che è dentro noi stessi. E l'altro presentificato internamente nella costruzione della relazione con cui fare i conti.
Tanto che, immagino, tuo marito abbia provato in tutti i modi a farti passare, spiegare, descrivere per abbassare la potenza delle tue sensazioni di ribrezzo...ma la cosa ha iniziato a funzionare quando il marito interiore ha ricominciato a sembrarti meno mostruoso, quando dentro di te sei riuscita a posizionare una qualche forma della contaminazione avvenuta in te e a realizzare che tu eri ancora tu.
Forse anche un po' meglio di quel che eri prima.
Ma è da questo punto che si può scegliere la direzione fra la rassicurazione oppure la pacificazione.
Ed è un discorso in cui l'altro compartecipa ma di cui siamo noi sia i fautori sia gli attori protagonisti.
Non so se mi spiego.