zanna
Utente di lunga data
A te piace vivere pericolosamente ... SALLO!!!Puoi spiegare meglio, magari con un esempio? ( Di fantasia)
Il punto di schifo dove ti insorgerebbe (così a idea) non mi è chiaro
A te piace vivere pericolosamente ... SALLO!!!Puoi spiegare meglio, magari con un esempio? ( Di fantasia)
Il punto di schifo dove ti insorgerebbe (così a idea) non mi è chiaro
:rotfl::rotfl::rotfl: invero ho buttato solo uno sguardo ... hai ubriacato l'utentessaprrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
sappi che sto imparando anche a non essere prolissa!!
E tu, che racconti? Come ti va la Vita?
Uh..è facile.Puoi spiegare meglio, magari con un esempio? ( Di fantasia)
Il punto di schifo dove ti insorgerebbe (così a idea) non mi è chiaro
C'è pericolo e pericolo :rotfl:A te piace vivere pericolosamente ... SALLO!!!
Esagerato!!!!!:rotfl::rotfl::rotfl: invero ho buttato solo uno sguardo ... hai ubriacato l'utentessae qualche altro che ti è venuto dietro
Aggiungo, tutte le emozioni.Puoi spiegare meglio, magari con un esempio? ( Di fantasia)
Il punto di schifo dove ti insorgerebbe (così a idea) non mi è chiaro
Però è un pacchetto emozionale anche questo, e belli tosto, tutto sommato.. sempre che chi stesse di là fosse in grado di decifrare la confezione.. o no?Uh..è facile.
Avrei schifo di me, che prova emozioni per un essere che non merita le mie emozioni. E avrei oltre che schifo pure disprezzo per quella me che seguita a provare emozioni per qualcuno che nei fatti non si è dimostrato degno di averne cura.
Se sono Emozioni, intendiamoci.
Se sono rimasta ai soliti miei livelli non penso scatterebbe il meccanismo.
Quindi avrei schifo e vorrei calpestare le sue. Che mi richiamerebbero le mie.
Un tentativo, vano, lo so in partenza, di annullare in me le emozioni che scattano nei confronti dell'altro.
E siccome quello dentro, l'altro interiorizzato intendo, sono ancora io, proietterei sull'altro esterno nel tentativo di demolire quello interno.
E' il mio stile...quando sento schifo e disprezzo, io brucio tutto. E dubito che riuscirò a modificarmi più di tanto a questo livello. E' una difesa antica.
EDIT: con le cose fisiche non funziona, il corpo intendo. Ho il mio rapporto col corpo, mio e dell'altro, e un corpo non mi tocca abbastanza da farmi scattare schifo e affini. Neanche il mio.
Appunto! Mi hai come anticipato, ...Aggiungo, tutte le emozioni.
Non esclusivamente l'affetto o le emozioni, diciamo, positive.
Anche l'odio.
Avrei disprezzo di me fino all'indifferenza. Una volta subentrata la indifferenza, l'insensibilità verso l'esistenza dell'altro, allora lo schifo cesserebbe.
Significherebbe che è fuori di me. E io libera e di nuovo con me.
Boh,io non ci vedo tutte ste' implicazioni psicologiche.Credo sia una sorta di regola dell'equilibrio mentale che sia aperta la comunicazione fra il dentro e il fuori.
E che avvengano somme, differenze, prodotti, divisioni fra i due piani.
Risonanza. Fuori risuona quel che si riconosce dentro e dentro risuona quel che si riconosce fuori, circolarmente.
E neanche dubito che lo schifo sia reale. Anzi. Nella mia esperienza di schifo, è fortemente fisico.
Ma altro sintomo di equilibrio è la connessione fra corpo, mente e spirito (o come lo si vuol chiamare).
Il punto secondo me però non è lo schifo in sè.
E' quanto sia funzionale e a cosa e come.
Rimanerne vittime, pensando di trovarci una spiegazione razionale, non permette consolazione dallo schifo stesso.
Lo si nutre invece. Costruendoci sopra ulteriori strutture, che hanno fondamentalmente una funzione rassicuratoria, di conferma di sè.
E rassicuratorio scappare dal cane. SE il cane fa paura.
Affrontare sarebbe riconoscere quando è il caso di scappare (praticamente mai visto che la fuga fa scattare istinti predatori) e quando è il caso di rimanere fermi e lasciarsi annusare.
Non che il cane possa divenire amicone...ma smette di essere una costruzione mostruosa e entra nel campo della realtà.
Ossia che un cane è un cane. Per pericoloso che sia.
Esatto,non tutti amano andare in giro a leccare i genitali di mezzo mondo per fortuna.Può essere una componente.
Ma credo che ad alcuni dia fastidio. Fastidio inteso proprio come "schifo", così appunto come taluni hanno schifo degli animali, per intenderci.
Non mi sembra molto calzante come paragone.Boh,io non ci vedo tutte ste' implicazioni psicologiche.
Tu vedi un vecchio pisciare in un pappagallo all'ospedale,l'addetto va a svuotarlo e a lavarlo.
Tu ci berresti immediatamente un bel quartino di bianco dentro?
Se dici di no,sei un irrazionale,perché non hai alcun motivo,il pappagallo è stato pulito e perfettamente disinfettato.
C'è chi non gli fa effetto e chi si.
Io,per esempio,non riuscirei a mangiare un budino di cioccolata in una padella da ospizio usata,ma lavata,sapendo che un vecchio ci ha fatto i suoi bisogni mezz'ora prima.
La mia irrazionalità è evidente.
E ti garantisco che non sposto nulla da dentro a fuori,anzi,al solo pensiero,qualcosa spinge da dentro per uscire.....
Boh,io non ci vedo tutte ste' implicazioni psicologiche.
Tu vedi un vecchio pisciare in un pappagallo all'ospedale,l'addetto va a svuotarlo e a lavarlo.
Tu ci berresti immediatamente un bel quartino di bianco dentro?
Se dici di no,sei un irrazionale,perché non hai alcun motivo,il pappagallo è stato pulito e perfettamente disinfettato.
C'è chi non gli fa effetto e chi si.
Io,per esempio,non riuscirei a mangiare un budino di cioccolata in una padella da ospizio usata,ma lavata,sapendo che un vecchio ci ha fatto i suoi bisogni mezz'ora prima.
La mia irrazionalità è evidente.
E ti garantisco che non sposto nulla da dentro a fuori,anzi,al solo pensiero,qualcosa spinge da dentro per uscire.....
Lo davo per scontato, poi mi sono accorta che invece è un passaggio fondamentale per il meccanismo.Appunto! Mi hai come anticipato, ...
Non descrivevi lo step dell'indifferenza
In realtà, perdonami se tocco lo schifo, tu hai bevuto da quel pappagallo mentre non lo sapevi.Ohhhh,come ti sei spiegato bene.Quoto anche i pensieri omessi.
Ho troppo rispetto di me,piuttosto che bere da un pappagallo usato cento volte ,muoio di sete.Nei bagni pubblici anche se appena lavati e sterilizzati le chiappe sull'asse non mi sogno di appoggiarle ,il ragionamento che ora mi ci siedo e poi vado a fare gli accertamenti fa cagare.Ho bazzicato gli ospedali,le padelle e i pappagalli escono fuori fumanti dallo sterilizzatore ma anche gli infermieri non si sognano di maneggiarli senza guanti e quando ti puliscono la merda si mettono la mascherina e non il collutorira ditemi cosa cambia tra questa situazione ospedaliera e leccare l'ano ad una sconosciuta .
Quindi io i pompini all'ultimo arrivato li faccio solo con il preservativo ,a voi uomini va male,tocca leccare sul vivo e poi ammazzarvi di Listerine :carneval:
Non hai scelta!Non mi sembra molto calzante come paragone.
Se devo essere sincera.
Portandolo all'estremo, non dovrei prendere in bocca nessun cazzo che è stato nella figa di un'altra prima di me. O che è stato nella bocca di un'altra.
Il fulcro secondo me è la scelta.
Se vogliamo usare il tuo esempio estremo...
un discorso è poter scegliere fra la padella usata e lavata o un bicchiere pulito.
un discorso è scoprire di non aver avuto scelta.
E per di più trovarsi a confronto con il fatto che si sta scegliendo di usare la padella usata e lavata.
E la grossissima differenza è che il vecchietto all'ospizio è un perfetto sconosciuto...ma tuo marito (tua moglie) oltre che essere conosciuti fuori sono conosciuti dentro. Hanno un posto interno. Se la relazione funziona ed è autentica e reciproca.
E lì, anche se non bevi dalla padella usata, ci bevi in ogni momento in cui accetti l'altro accanto a te.
Poi può essere comodo (perchè si restringe il campo dello schifo) focalizzarsi sul corpo.
Razionalmente una padella lavata e sterilizzata e molto più salubre di un bicchiere tenuto a prender polvere.
Ma sapere che quella padella è stata un tempo contaminata (questa parola è proprio bella perchè rende l'idea di continuità) per quanto razionalmente si sappia che è lavata e sterilizzata la si vede sempre sporca.
Il problema però non è la padella. Che è pulita.
Il problema è che il tuo sguardo vede lo sporco.
E allora la domanda è: tollero o non tollero quello che i miei occhi vedono?
Ciao Ipazia, con tutti gli spunti che hai messo nella risposta, mi ci vorrebbero 12 pagine e certamente non da cellulare. Il passaggio con cui mi trovo il maggior disaccordo sarebbe quello in base al quale il potere che viene concesso viene utilizzato per sostenere un inganno. Come se essere deboli fosse una virtù. Una negoziazione di spazi e potere come quella che teorizzi tu non esiste neanche le più incallite coppie BDSM. La verità è che il potere non viene elargito, affidato o concesso.Ciao
Leggo che stai bene, sono contenta
Tornando al topic, d'altro canto, un discorso è decidere autonomamente e liberamente di affrontarsi, di uscire dal Conosciuto di sè ed entrare in quei territori che non hanno mappa per il proprio piacere, curiosità, sete di Conoscenza
Altro discorso è essere belli tranquilli in un posto (la relazione) che, per quanto magari abbia delle parti zoppicanti, è ritenuta un posto affidabile anche grazie al contributo dell'altro in cui si è riposta, più o meno faticosamente fiducia.
E la fiducia di un terreno condiviso, per come la vedo io, è uno di quei luoghi delle emozioni dove per certi versi si depone il "potere" e lo si condivide con chi ha dichiarato di volerci essere.
Che quel potere deposto e affidato, venga poi utilizzato per sostenere un inganno, personalmente mi farebbe incazzare come una bestia.
E mi darebbe fastidio ogni cosa a quel punto. Dai pensieri ai vestiti alle emozioni dell'altro.
Per cui proverei fondamentalmente disprezzo.
E per quanto ci possa essere affetto, e io non sono una esperta di tale affetto che supera il disprezzo, quel disprezzo, che spinge a vagare in territori in cui non si aveva la minima intenzione di entrare men che meno esplorare peserebbe come un macigno. E probabilmente una valvola di sfogo per uscire la deve pur trovare.
Nello schifo che poi si colloca dove è più funzionale per ognuno.
Io dubito avrei schifo del corpo.
Penso avrei schifo delle emozioni.
Non lo so eh...non ho mai sperimentato sulla mia pelle il tradimento da parte di una persona a cui sono stata legata.
Quindi ipotizzo per quel che conosco di me.
Da qui, credo che avrei ribrezzo a farmi toccare dalle emozioni e penso che le calpesterei ogni qualvolta me ne sia data occasione. Ristabilendo confini e distanze.
Per tutelarmi fondamentalmente. Che a quel punto, non penso che riuscirei, e non so per quanto, a lasciare che la presenza dell'altro mi indirizzi in una qualsiasi direzione di me.
Non so se sto riuscendo a spiegarmi.
In fondo spostare sullo schifo di una "contaminazione" di un corpo che per certi versi si riteneva "proprio" sia una delle tante valvole di sfogo per buttar fuori lo schifo che si è raccolto, e per buttar fuori anche la frustrazione e la rabbia di aver DOVUTO (e in quel dovuto per me ci sarebbe tantissimo) andar a vagare in parti di me che avrei volentieri lasciato dormienti.
Certo è che ad un certo punto, serve rientrare in se stessi e fare i conti con le proprie tolleranze e i propri limiti.
In un modo o nell'altro.
Che la strada della consolazione, è diversa, nella mia esperienza, da quella della rassicurazione.
É il cazzo usato in contemporanea che mi fa schifo.É un limite mentale ma non ha meno importanza di un limite fisico.Non mi sembra molto calzante come paragone.
Se devo essere sincera.
Portandolo all'estremo, non dovrei prendere in bocca nessun cazzo che è stato nella figa di un'altra prima di me. O che è stato nella bocca di un'altra.
Il fulcro secondo me è la scelta.
Se vogliamo usare il tuo esempio estremo...
un discorso è poter scegliere fra la padella usata e lavata o un bicchiere pulito.
un discorso è scoprire di non aver avuto scelta.
E per di più trovarsi a confronto con il fatto che si sta scegliendo di usare la padella usata e lavata.
E la grossissima differenza è che il vecchietto all'ospizio è un perfetto sconosciuto...ma tuo marito (tua moglie) oltre che essere conosciuti fuori sono conosciuti dentro. Hanno un posto interno. Se la relazione funziona ed è autentica e reciproca.
E lì, anche se non bevi dalla padella usata, ci bevi in ogni momento in cui accetti l'altro accanto a te.
Poi può essere comodo (perchè si restringe il campo dello schifo) focalizzarsi sul corpo.
Razionalmente una padella lavata e sterilizzata e molto più salubre di un bicchiere tenuto a prender polvere.
Ma sapere che quella padella è stata un tempo contaminata (questa parola è proprio bella perchè rende l'idea di continuità) per quanto razionalmente si sappia che è lavata e sterilizzata la si vede sempre sporca.
Il problema però non è la padella. Che è pulita.
Il problema è che il tuo sguardo vede lo sporco.
E allora la domanda è: tollero o non tollero quello che i miei occhi vedono?
Nel senso che gira verso il fobico? Sì d'accordissimo con te ma quando hai reazioni esagerate tipo quelli che hanno paura degli animali devi sempre cercare un motivo scatenante. Non è che perché una reazione è particolarmente sentita è automaticamente anche correttaPuò essere una componente.
Ma credo che ad alcuni dia fastidio. Fastidio inteso proprio come "schifo", così appunto come taluni hanno schifo degli animali, per intenderci.
Io il cane ce l'ho. Lo sai. Per me è molto più incomprensibile quello che si fa leccare la faccia dal peloso di turnoVero, ma non sono fobie per tutti. Cioè.... Tra quelli che scappano vedendo un cane a cento metri e quelli che evitano di accarezzarli per non " contaminarsi" (uso il virgolettato perché per me è incomprensibile) c'è comunque un abisso.
E' il grassetto il fulcro.Non hai scelta!
Se il tuo partner ha un'amante e si fa pisciare in bocca,viene a casa va di Listerine,tu te lo baci e basta.
Il vecchietto è uno sconosciuto quanto lo è l'amante,lui fa i suoi bisogni nella padella,l'amante li fa nel culo di tua moglie,se praticano il pissing.
Lei viene a casa,si fa un clistere e tu mezz'ora dopo gli lecchi il buchetto.
Ti becchi la padella,non hai scelta.