perché si è possessivi. Si vuole quello a qualsiasi costo.
Trovo questo modo di agire molto più comune tra le donne.
Gli uomini sono diversissimi questo aspetto, almeno quelli che conosco io
La possessività, quando esce dai binari del divertimento comune, indica un semplice bisogno di affermazione di sè attraverso l'altro. Un dire "senza te, non esisto".
Stai dicendo che le donne senza uomo affermano più comunemente di non esistere degli uomini senza donna?
Che potrebbe benissimo essere, vista la storia della donna e quanto è diversa da quella dell'uomo, in società.
Io penso però che non sia soltanto così.
Nella mia esperienza c'è un elemento di competizione che entra ed incide mica male ad un certo punto.
Anche qui ho letto spesso "essere la prima".
Come se le relazioni fossero una gara. Chi arriva primo? Secondo? Terzo? etc etc
E la valutazione conseguente, ossia se non sali sul gradino più alto del podio, non va (vai) bene.
Ne discende una visione piuttosto riduttiva delle relazioni, ridotte a prestazione.
E ancor di più una visione di sè che poggia su basi piuttosto instabili, perchè dipendono da validazione esterna invece che interna.
E che mi fa venire in mente l'harem, in cui c'è la prediletta e le altre a seguire. (e qui mi lego alle percezioni per cui se scopi con una puttana, se non c'è coinvolgimento emotivo, allora va bene, non ho smesso di essere la prediletta. E la percezione per cui se l'altra è una puttana disdicevole, non ho di nuovo smesso di essere la prediletta, o al contrario l'accaparrarsi il maschio sottraendolo alla prediletta, la scalata sociale attraverso il maschio)
Dal mio punto di vista, quando le relazioni sono ridotte a gara, vabbè, mi pare ovvio che non si riesca a valutare semplicemente le diverse intensità non del coinvolgimento ma della progettualità relazionale e si finisca a competere esattamente su quell'aspetto.
La mia relazione vale di più della tua. Con quel che ne discende in termini di immagine di sè (ma sempre a livello di prestazione)
E aggiungo che io l'ho visto accadere nei maschi. Quell'entrare in competizione.
Con un percorso magari diverso, ma solo in termini di forma.
In termini di sostanza, ossia appropriazione attraverso il proprio merito in una competizione (immaginaria), era la stessa cosa.
Ma questa roba qui, ha poco a che vedere con l'amantato secondo me.
Ed ha molto a che vedere sulla costituzione, sulla struttura delle personalità coinvolte nelle relazioni.
L'essere amanti può essere l'occasione, più del progetto, di svelare le insicurezze che portano ad affermare la propria esistenza attraverso l'altro.
E questo non solo per i traditori, ma anche per i traditi.
E' uno dei motivi per cui attraversare un tradimento può essere interessante e migliorativo.