Il tempo non fa il suo dovere ...

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Brady

Utente di lunga data
ciao a tutti
mi scuso subito ma NON sarò breve perché la storia è lunga e non voglio tralasciare nulla. Se vi annoiate saltate pure dei pezzi a caso, tanto in fondo le storie di tradimento sono tutte tristemente uguali....
Sono approdato su questo forum nel 2002 (o forse era quello vecchio, non so) per raccontare la mia storia e oggi torno perché, purtroppo, nonostante siano passati quasi 8 anni le cose stanno precipitando di nuovo.
Io e mia moglie ci siamo conosciuti a 17 anni, nel 1986. Lei per me è stata la prima e quindi unica donna, mentre lei aveva avuto altre storie prima. Abbiamo cominciato a convivere nel 94 circa e nel 97 ci siamo sposati. Nel '98 lei aveva 30 anni e affrontò una crisi dovuta a qualche fattore esterno, il nuovo lavoro particolarmente difficile e poco gratificante, e interno, il tempo che passa, la vita che cambia o forse che è sempre la stessa dopo 11 anni insieme, non so.
Non lo so perché quella crisi se l'è vissuta tutta da sola. Io ricordo solo che ci furono momenti di tensione e momenti in cui mi chiedeva di andare via, o in cui piangeva e basta. Oggi ripensandoci provo un profondo senso di colpa per non averla sbattuta (metaforicamente) contro un muro e averla costretta a dirmi cosa non andava, a chiederle se potevo aiutarla, a farle sentire che c'ero ed ero li con lei. La verità è che ci provai "il giusto", almeno per un rapporto già rodato come il nostro. Quindi provai sì a chiedere cosa non andava, ma dato che le risposte furono sempre molto vaghe ("niente", "è stato un momento così", "giornata di m.... al lavoro", e così via) alla fine mi dissi, beh passerà. Se mi metto tranquillo e aspetto passa e tutto torna come prima.
In effetti quel periodo passò un anno dopo ('99) quando lei cambiò di nuovo lavoro per uno molto più interessante. Però mentre era in trattativa per il nuovo posto scoprì di essere in cinta. Io avevo sempre voluto avere figli e la notizia mi fece molto piacere. Ma la sua reazione fu categorica: in quel momento era impensabile tenerlo. Io tra l'altro lavoravo per una piccola società che faceva fatica a pagare gli stipendi a fine mese e se lei fosse rimasta a casa sarebbe stato oggettivamente un problema per noi. Figurarsi con un figlio, poi.
Ne discutemmo molto e alla fine anche io accettai il fatto che non era il momento giusto, pur soffrendone. Non solo per le difficoltà oggettive ma anche perché lei non lo voleva con tutte le sue forze e non trovavo giusto fare un figlio che volevo solo io e farmi poi rinfacciare di aver forzato unilateralmente una decisione così di impatto sulle vite di entrambi.
Nel 2001 le cose andavano meglio ma io scoprii per caso una sua lettera ad un signor sconosciuto. Era abbastanza chiara, parlava di mancanza, di affetto, di ricordi e di momenti belli. Io la affrontai e le chiesi spiegazioni. Mi parlò di un amico conosciuto in rete con cui si era trovata particolarmente in sintonia nel '98 durante la crisi e che l'aveva aiutata ad uscirne. Che si erano voluti bene ma che la cosa era stata platonica, solo di mail, e che poi era finita lì. E che, ovviamente, non me l'aveva detto per non farmi del male. Io accettai quella spiegazione perché... perché probabilmente era ciò che volevo sentire. Più semplicemente perché lei riuscì a convincermi. Avevo ancora molta fiducia in lei.
Il 2002 iniziò come un anno splendido per il nostro rapporto. Si sentiva di nuovo elettricità nell'aria e avevamo anche deciso finalmente di avere un figlio. Però io avevo un piccolo tarlo che mi girava e rigirava in testa, riguardo al fantomatico amico di mail. Sapendo che niente lascia più tracce di una relazione "in rete" cominciai a curiosare.
E così scoprii che nel '98 lei aveva avuta una relazione intensa, fatta di sentimenti e tutt'altro che platonica con mister mail. Che aveva deciso di lasciarmi e poi ci aveva ripensato e aveva lasciato lui. E scoprii che però avevano continuato a tenersi in contatto e si scrivevano ancora nel 2002. Dalle mail (sì mi ero messo a leggere la loro posta...) si capiva che non si erano più rivisti e che la relazione adesso era veramente platonica, ma non priva di un forte legame.
E scoprii anche che chiusa la storia con l'amico di mail, nel 2001 si era riaccesa la passione con un suo ex. Ma anche quella era ormai storia chiusa. Quindi due tradimenti al prezzo di uno
A quel punto la affrontai di nuovo, un po' meno aperto a facili spiegazioni, ma la sua reazione mi lasciò interdetto. Mi aspettavo che si scusasse e che fosse contenta finalmente di liberarsi e condividere quei segreti con me (vi ricordo che in quel momento le cose tra noi andavano particolarmente bene)
Invece inizialmente fu di una passività assoluta. Stava li, senza spiegare, ascoltava le mie urla e le mie richieste di spiegazioni limitandosi a dire che la storia del '98 era finita da tre anni e che era inutile ritornarci sopra. Mi guardava piangere e disperarmi con un atteggiamento distaccato e quasi analitico, come se io fossi strano perché me la prendevo per qualcosa di morto e sepolto. Ma dopo le mie continue insistenze per capire, passò al contrattacco dicendomi che la colpa di tutto era mia,
- la sua crisi di allora era colpa mia, della mia incapacità di darle quello che voleva (domanda "ma tu cosa volevi?" risposta "non lo so ero confusa")
- il fatto che non fosse riuscita a dirmi realmente cosa stava passando era colpa mia, perchè non ero disponibile al dialogo
- il fatto di cercare altrove era colpa mia perché lei si era stufata di tirare da sola il carretto emotivo (ed economico) del nostro rapporto
- la trasformazione di dolore/crescita a cui era stata costretta era quindi colpa mia. Lei era arrivata sul punto di lasciarmi (l'altro era solo una scusa per andarsene) ma poi aveva fatto uno sforzo e aveva deciso di salvarci e restare "accontentandosi" di prendere da me quello che ero in grado di darle e arrangiandosi per il resto.
- Da qui il secondo caso quello del 2001, dovuto al fatto che lei viveva col nuovo regime di "autosufficienza emotiva" (e comunque "lei e il suo ex sono anime gemelle e io non posso capire...")
Dopo un mese di discussioni e pianti e di continui tentativi di cercare di saperne di più lei cominciò a dare segni di fastidio per il mio continuo ribadire le stesse cose, per il mio "ficcanasare" in giro. Mi disse "decidi tu cosa vuoi fare. Resta o vai, ma decidi. Io la mia scelta l'ho fatta allora e se te ne andrai io mi dispererò e piangerò, ma è una tua decisione". Scaricando così su di me tutta la responsabilità della scelta e delle conseguenze.
E così io presi una "non decisione". Le dissi che sarei rimasto ma che non l'avrei mai perdonata. Mi rendo conto ora che una parte di me voleva elaborare quella situazione e poi lasciarsela alle spalle e costruire una nuova vita felice insieme, ma che l'altra parte aveva invece un sacco di rancore inespresso e non voleva chiuderla affatto. Ma la prima parte fù più forte, forse perché il dolore in quel momento era cosi tanto che ne volevo scappare prima possibile a tutti i costi. Così ho confidato nella soluzione della "polvere sotto il tappeto". E poi allora sentivo un gran senso di colpa per tutte le accuse che mi aveva rivolto e che sentivo in effetti come colpe mie.
Oggi, come allora, penso che niente giustifichi il tradimento (poteva benissimo decidere di lasciarmi e ripensarci o meno senza andare con un altro), ma quando sai di aver comunque sbagliato anche tu, tanto o poco, è difficile puntare il dito sugli altri, con decisione e fermezza intendo. Il dito trema un po' e quando ti trovi in bilico tra distruggere una relazione di 15 anni (in quel momento bellissima), tra perdere una persona che nonostante tutto ami immensamente, e la necessità di non farti calpestare l'anima non è facile scegliere. Non c'è lucidità. E scegli la soluzione che sembra più facile....
E se fosse stato solo per lei la scelta sarebbe stata quella giusta. Adesso abbiamo 40 anni. Quei due episodi si sono rivelati essere effettivamente contingenti e da allora il nostro rapporto è stato fantastico in certi momenti, "solo" bello in altri. Nel 2004 abbiamo avuto la prima figlia e nel 2008 un bimbo.
Io ho cambiato lavoro due volte (contribuendo a migliorare la nostra situazione economica) e ho spostato l'ago di quella bilancia che misura lo spazio che si lascia all'altro, verso valori più "restrittivi" ma non troppo. Abbastanza perché lei sentisse quella maggiore attenzione che in fondo cercava.
Tutto bene quindi?
No...
I continui cambiamenti, figli e lavoro, non hanno fatto altro che distogliere la mia attenzione da ciò che avevo dentro. E oggi che figli e lavoro stanno diventando meno impegnativi e cominciano a lasciarmi più tempo per pensare, pian piano è riemerso un enorme disagio per come le cose si erano (non) concluse.
La sensazione che lei sia cresciuta (da sola) grazie a quelle esperienze, mentre io non le ho affatto sfruttate per crescere perché non le ho risolte. La sensazione che quello che abbiamo oggi sia costruito sulle mie macerie. L'umiliazione di sapere che questo rapporto si sia basato sul concetto di "accontentarsi" da parte sua. E che quindi un giorno potrebbe non accontentarsi più.
Mi sono ritrovato di nuovo a fare notti insonni come questa a pensare a cosa avrei potuto o dovuto fare. Di nuovo con gli stessi pensieri di lei insieme a loro. A chiedermi quando succederà di nuovo. Ancora a farmi le stesse domande del come e del quando fino a chiedermi se la sua fermezza nel non volere quel figlio nel '99, per la rinuncia del quale io avevo sofferto, non fosse dovuta al fatto che non era mio. A chiedermi a come abbia potuto farmi così male e volermi bene allo stesso tempo.
L'atra sera andando a casa in macchina ho preso, volutamente, una strada sbagliata e ho girato per un'ora buona piangendo come un bambino. Pensando che ho sbagliato a pensare di cancellare tutto così in fretta. E soprattutto che sono stato un pazzo a fare dei figli con una simile bomba ad orologeria nel cuore e anche se ora non posso pensare la mia vita senza di loro, sento che la scelta giusta sarebbe stato andarmene via allora quando ero ancora in tempo. Quando l'odio che provavo per lei in quel momento mi avrebbe aiutato a dimenticare l'amore, mentre adesso la amo più di prima.
La ragione mi dice che l'unica soluzione a questo punto è di trovare una strada costruttiva e non distruttiva e la sto cercando con tutte le mie forze. Ma se dopo 8 anni sono ancora qui a provare le stesse maledette sensazioni di impotenza e di rancore, non riesco a sperare per il meglio.
So anche che questa strada dovremmo cercarla insieme, ma come spiegarle cosa sento dopo 8 anni (più di 10 dal suo tradimento) se lei non ha voluto capirlo dopo 3?
Grazie in anticipo per le vostre opinioni (e scusate il fiume di parole).
Brady
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Forse allora ti sentivi debole, ti saresti sentito abbandonato. Mentre ora ti senti abbastanza forte e senti lei abbastanza legata per poter lasciare riemergere il non elaborato.
Credo che decidendo di ricomporre una relazione dopo un periodo di crisi di coppie e/o personale si dovrebbe preventivare che possano ripresentarsi altri momenti di crisi a causa di quegli eventi precedenti o per ragioni nuove.
Penso che tu abbia bisogno di parlare con lei di come ti senti tu ora, non di cosa è sucesso 10 anni fa.


P.S. Simpatico avatar simbolico dei tuoi tempi...;)
 

giobbe

Utente di lunga data
ciao a tutti
mi scuso subito ma NON sarò breve perché la storia è lunga e non voglio tralasciare nulla. Se vi annoiate saltate pure dei pezzi a caso, tanto in fondo le storie di tradimento sono tutte tristemente uguali....
Sono approdato su questo forum nel 2002 (o forse era quello vecchio, non so) per raccontare la mia storia e oggi torno perché, purtroppo, nonostante siano passati quasi 8 anni le cose stanno precipitando di nuovo.
Io e mia moglie ci siamo conosciuti a 17 anni, nel 1986. Lei per me è stata la prima e quindi unica donna, mentre lei aveva avuto altre storie prima. Abbiamo cominciato a convivere nel 94 circa e nel 97 ci siamo sposati. Nel '98 lei aveva 30 anni e affrontò una crisi dovuta a qualche fattore esterno, il nuovo lavoro particolarmente difficile e poco gratificante, e interno, il tempo che passa, la vita che cambia o forse che è sempre la stessa dopo 11 anni insieme, non so.
Non lo so perché quella crisi se l'è vissuta tutta da sola. Io ricordo solo che ci furono momenti di tensione e momenti in cui mi chiedeva di andare via, o in cui piangeva e basta. Oggi ripensandoci provo un profondo senso di colpa per non averla sbattuta (metaforicamente) contro un muro e averla costretta a dirmi cosa non andava, a chiederle se potevo aiutarla, a farle sentire che c'ero ed ero li con lei. La verità è che ci provai "il giusto", almeno per un rapporto già rodato come il nostro. Quindi provai sì a chiedere cosa non andava, ma dato che le risposte furono sempre molto vaghe ("niente", "è stato un momento così", "giornata di m.... al lavoro", e così via) alla fine mi dissi, beh passerà. Se mi metto tranquillo e aspetto passa e tutto torna come prima.
In effetti quel periodo passò un anno dopo ('99) quando lei cambiò di nuovo lavoro per uno molto più interessante. Però mentre era in trattativa per il nuovo posto scoprì di essere in cinta. Io avevo sempre voluto avere figli e la notizia mi fece molto piacere. Ma la sua reazione fu categorica: in quel momento era impensabile tenerlo. Io tra l'altro lavoravo per una piccola società che faceva fatica a pagare gli stipendi a fine mese e se lei fosse rimasta a casa sarebbe stato oggettivamente un problema per noi. Figurarsi con un figlio, poi.
Ne discutemmo molto e alla fine anche io accettai il fatto che non era il momento giusto, pur soffrendone. Non solo per le difficoltà oggettive ma anche perché lei non lo voleva con tutte le sue forze e non trovavo giusto fare un figlio che volevo solo io e farmi poi rinfacciare di aver forzato unilateralmente una decisione così di impatto sulle vite di entrambi.
Nel 2001 le cose andavano meglio ma io scoprii per caso una sua lettera ad un signor sconosciuto. Era abbastanza chiara, parlava di mancanza, di affetto, di ricordi e di momenti belli. Io la affrontai e le chiesi spiegazioni. Mi parlò di un amico conosciuto in rete con cui si era trovata particolarmente in sintonia nel '98 durante la crisi e che l'aveva aiutata ad uscirne. Che si erano voluti bene ma che la cosa era stata platonica, solo di mail, e che poi era finita lì. E che, ovviamente, non me l'aveva detto per non farmi del male. Io accettai quella spiegazione perché... perché probabilmente era ciò che volevo sentire. Più semplicemente perché lei riuscì a convincermi. Avevo ancora molta fiducia in lei.
Il 2002 iniziò come un anno splendido per il nostro rapporto. Si sentiva di nuovo elettricità nell'aria e avevamo anche deciso finalmente di avere un figlio. Però io avevo un piccolo tarlo che mi girava e rigirava in testa, riguardo al fantomatico amico di mail. Sapendo che niente lascia più tracce di una relazione "in rete" cominciai a curiosare.
E così scoprii che nel '98 lei aveva avuta una relazione intensa, fatta di sentimenti e tutt'altro che platonica con mister mail. Che aveva deciso di lasciarmi e poi ci aveva ripensato e aveva lasciato lui. E scoprii che però avevano continuato a tenersi in contatto e si scrivevano ancora nel 2002. Dalle mail (sì mi ero messo a leggere la loro posta...) si capiva che non si erano più rivisti e che la relazione adesso era veramente platonica, ma non priva di un forte legame.
E scoprii anche che chiusa la storia con l'amico di mail, nel 2001 si era riaccesa la passione con un suo ex. Ma anche quella era ormai storia chiusa. Quindi due tradimenti al prezzo di uno
A quel punto la affrontai di nuovo, un po' meno aperto a facili spiegazioni, ma la sua reazione mi lasciò interdetto. Mi aspettavo che si scusasse e che fosse contenta finalmente di liberarsi e condividere quei segreti con me (vi ricordo che in quel momento le cose tra noi andavano particolarmente bene)
Invece inizialmente fu di una passività assoluta. Stava li, senza spiegare, ascoltava le mie urla e le mie richieste di spiegazioni limitandosi a dire che la storia del '98 era finita da tre anni e che era inutile ritornarci sopra. Mi guardava piangere e disperarmi con un atteggiamento distaccato e quasi analitico, come se io fossi strano perché me la prendevo per qualcosa di morto e sepolto. Ma dopo le mie continue insistenze per capire, passò al contrattacco dicendomi che la colpa di tutto era mia,
- la sua crisi di allora era colpa mia, della mia incapacità di darle quello che voleva (domanda "ma tu cosa volevi?" risposta "non lo so ero confusa")
- il fatto che non fosse riuscita a dirmi realmente cosa stava passando era colpa mia, perchè non ero disponibile al dialogo
- il fatto di cercare altrove era colpa mia perché lei si era stufata di tirare da sola il carretto emotivo (ed economico) del nostro rapporto
- la trasformazione di dolore/crescita a cui era stata costretta era quindi colpa mia. Lei era arrivata sul punto di lasciarmi (l'altro era solo una scusa per andarsene) ma poi aveva fatto uno sforzo e aveva deciso di salvarci e restare "accontentandosi" di prendere da me quello che ero in grado di darle e arrangiandosi per il resto.
- Da qui il secondo caso quello del 2001, dovuto al fatto che lei viveva col nuovo regime di "autosufficienza emotiva" (e comunque "lei e il suo ex sono anime gemelle e io non posso capire...")
Dopo un mese di discussioni e pianti e di continui tentativi di cercare di saperne di più lei cominciò a dare segni di fastidio per il mio continuo ribadire le stesse cose, per il mio "ficcanasare" in giro. Mi disse "decidi tu cosa vuoi fare. Resta o vai, ma decidi. Io la mia scelta l'ho fatta allora e se te ne andrai io mi dispererò e piangerò, ma è una tua decisione". Scaricando così su di me tutta la responsabilità della scelta e delle conseguenze.
E così io presi una "non decisione". Le dissi che sarei rimasto ma che non l'avrei mai perdonata. Mi rendo conto ora che una parte di me voleva elaborare quella situazione e poi lasciarsela alle spalle e costruire una nuova vita felice insieme, ma che l'altra parte aveva invece un sacco di rancore inespresso e non voleva chiuderla affatto. Ma la prima parte fù più forte, forse perché il dolore in quel momento era cosi tanto che ne volevo scappare prima possibile a tutti i costi. Così ho confidato nella soluzione della "polvere sotto il tappeto". E poi allora sentivo un gran senso di colpa per tutte le accuse che mi aveva rivolto e che sentivo in effetti come colpe mie.
Oggi, come allora, penso che niente giustifichi il tradimento (poteva benissimo decidere di lasciarmi e ripensarci o meno senza andare con un altro), ma quando sai di aver comunque sbagliato anche tu, tanto o poco, è difficile puntare il dito sugli altri, con decisione e fermezza intendo. Il dito trema un po' e quando ti trovi in bilico tra distruggere una relazione di 15 anni (in quel momento bellissima), tra perdere una persona che nonostante tutto ami immensamente, e la necessità di non farti calpestare l'anima non è facile scegliere. Non c'è lucidità. E scegli la soluzione che sembra più facile....
E se fosse stato solo per lei la scelta sarebbe stata quella giusta. Adesso abbiamo 40 anni. Quei due episodi si sono rivelati essere effettivamente contingenti e da allora il nostro rapporto è stato fantastico in certi momenti, "solo" bello in altri. Nel 2004 abbiamo avuto la prima figlia e nel 2008 un bimbo.
Io ho cambiato lavoro due volte (contribuendo a migliorare la nostra situazione economica) e ho spostato l'ago di quella bilancia che misura lo spazio che si lascia all'altro, verso valori più "restrittivi" ma non troppo. Abbastanza perché lei sentisse quella maggiore attenzione che in fondo cercava.
Tutto bene quindi?
No...
I continui cambiamenti, figli e lavoro, non hanno fatto altro che distogliere la mia attenzione da ciò che avevo dentro. E oggi che figli e lavoro stanno diventando meno impegnativi e cominciano a lasciarmi più tempo per pensare, pian piano è riemerso un enorme disagio per come le cose si erano (non) concluse.
La sensazione che lei sia cresciuta (da sola) grazie a quelle esperienze, mentre io non le ho affatto sfruttate per crescere perché non le ho risolte. La sensazione che quello che abbiamo oggi sia costruito sulle mie macerie. L'umiliazione di sapere che questo rapporto si sia basato sul concetto di "accontentarsi" da parte sua. E che quindi un giorno potrebbe non accontentarsi più.
Mi sono ritrovato di nuovo a fare notti insonni come questa a pensare a cosa avrei potuto o dovuto fare. Di nuovo con gli stessi pensieri di lei insieme a loro. A chiedermi quando succederà di nuovo. Ancora a farmi le stesse domande del come e del quando fino a chiedermi se la sua fermezza nel non volere quel figlio nel '99, per la rinuncia del quale io avevo sofferto, non fosse dovuta al fatto che non era mio. A chiedermi a come abbia potuto farmi così male e volermi bene allo stesso tempo.
L'atra sera andando a casa in macchina ho preso, volutamente, una strada sbagliata e ho girato per un'ora buona piangendo come un bambino. Pensando che ho sbagliato a pensare di cancellare tutto così in fretta. E soprattutto che sono stato un pazzo a fare dei figli con una simile bomba ad orologeria nel cuore e anche se ora non posso pensare la mia vita senza di loro, sento che la scelta giusta sarebbe stato andarmene via allora quando ero ancora in tempo. Quando l'odio che provavo per lei in quel momento mi avrebbe aiutato a dimenticare l'amore, mentre adesso la amo più di prima.
La ragione mi dice che l'unica soluzione a questo punto è di trovare una strada costruttiva e non distruttiva e la sto cercando con tutte le mie forze. Ma se dopo 8 anni sono ancora qui a provare le stesse maledette sensazioni di impotenza e di rancore, non riesco a sperare per il meglio.
So anche che questa strada dovremmo cercarla insieme, ma come spiegarle cosa sento dopo 8 anni (più di 10 dal suo tradimento) se lei non ha voluto capirlo dopo 3?
Grazie in anticipo per le vostre opinioni (e scusate il fiume di parole).
Brady

Benvenuto Brady.
Mi sembri una bravissima persona e un ottimo marito.
È normale che il traditore dia la colpa al tradito, se fosse sufficientemente maturo per riconoscere i propri problemi probabilmente non avrebbe neppure tradito.
È chiaro che hai sbagliato molto anche tu all'interno della coppia, ma è normale, nessuno è perfetto. Tutti i genitori, per quanto si possano sforzare, sbaglieranno molto nell'educazione dei figli così come tutte le persone commetteranno errori nella relazione con il proprio partner. Sono errori in buona fede, sono assolutamente scusabili.
Gli errori che lei ti ha rinfacciato sono tutte cazzate e dovresti dargli il peso che meritano.
Anche il fatto che lei avrebbe deciso di “accontentarsi” rimanendo con te è una grandissima cazzata che aveva lo scopo di giustificare il secondo tradimento.
Secondo me ora devi assolutamente affrontare l'argomento con lei. Può darsi che dopo tutti questi anni lei sia maturata e veda l'accaduto da una prospettiva diversa.
Devi anche, finalmente, perdonare tua moglie. Non tanto per lei, ma soprattutto per te.
Secondo me la bomba a orologeria non è rappresentata dal comportamento imprevedibile di tua moglie ma da questa mancanza di perdono che porti dentro il cuore.
Forza e coraggio.
 

Lettrice

Utente di lunga data
Non posso:unhappy:
 

Lettrice

Utente di lunga data
Ci son riuscita con grande sforzo... che dire a parte che ti chiamerei Rocky Racoon piu' che Brady... devi solo tirar le somme
 

Amoremio

Utente di lunga data
8 anni fa hai messo la polvere sotto il tappeto, dici.
lo hai fatto forse perchè lei non pensasse che viver con te avrebbe comportato un continuo rispolverare i suoi tradimenti
ma anche perchè sembrava la stada più facile per te

la sofferenza che non ti sei concesso allora è riuscita fuori adesso

ma, ti chiedo:

è riuscita fuori solo perchè l'avevi nascosta
o hai la sensazione magari inconscia che possa esserci qualcosa di più attuale?
 

Grande82

Utente di lunga data
hai mai visto cold case?
è una serie televisiva molto bella, per me. si risolvono casi di omicidi anni ed anni dopo che sono avvenuti.
Mi pare che tu stia messo così: freddezza, tempo, figli, lavoro, tuttto è passato sotto il tuo ponte e ora sei pronto a fare i conti col passato.
Penso che tua moglie cerchi fermezza e che oggi potrebbe essere pronta a fare quello che non ha fatto 8 anni fA: aiutarti.
Penso che dovresti trovare del tempo da passare insieme, mettendo un pochino da parte i figli, per guardarla negli occhi e, senza piangere, dirle come ti senti. che sei confuso tu, ora, e che stai chiedendo aiuto invece di tradire. che questo era il minimo che all'epoca ti aspettavi da lei. che hai bisogno di lei per capire e se non ti aiuterà dovrai chiudere.
Forse oggi siete entrambi più pronti.
E comunque noncredo che lei sia 'cresciuta' da quell'esperienza se non l'ha rielaborata ma ha solo scelto di accontentarsi....
 

MK

Utente di lunga data
Brady che dire... Le crisi le passiamo tutti, credo che tua moglie non abbia deciso di accontentarsi ma di nascondere il suo malessere e reinvestire nel vostro rapporto. Il problema secondo me è che lo avete fatto ognuno a suo modo, individualmente, non seguendo un percorso di coppia. Parlo dal punto di vista emotivo, non da quello formale (chiudere con le divagazioni psedosentimentali, diventare genitori, il lavoro migliore ecc.). Io proverei a parlarne con lei, a spiegare il tuo dolore, cuore in mano. Se ti ama capirà.
 

Brady

Utente di lunga data
si dovrebbe preventivare che possano ripresentarsi altri momenti di crisi a causa di quegli eventi precedenti o per ragioni nuove.
la sofferenza è riuscita fuori solo perchè l'avevi nascosta o hai la sensazione magari inconscia che possa esserci qualcosa di più attuale?
Bella domanda....
Sicuramente c'è altro che ha contribuito. Forse la boa ideale dei 40 anni non è così ideale. Non dico che sia un punto di arrivo naturalmente ma è di sicuro è un checkpoint importante dove ti metti a fare un po' di bilancio. Lo studio è diventato da anni lavoro, il lavoro ormai responsabilità e molti sogni solo polvere nel cassetto. Forse qualche riflessione un po' cupa sul tempo che passa ha contribuito a farmi rivangare nel passato e quindi anche (soprattutto) in quella situazione. Ma il "sommerso" comunque c'era già.
Per quanto riguarda lei c'è il fatto che passati gli anni di maternità e post maternità in questo periodo sta ricominciando a viaggiare per lavoro e questo mi ha generato enorme ansia perchè ovviamente, amore o non amore, la fiducia è la prima cosa che ho perso e non ho più ritrovato.
Giusto settimana prossima va nella stessa città dove stava il suo primo amante. Le ho chiesto se poteva evitare e lei mi ha risposto (giustamente) che si tratta di lavoro e non può scegliere ma che non devo preoccuparmi perché lei adesso è felice, mi ama e non cerca nient'altro. Ma certo è difficile stare tranquilli....

Devi anche, finalmente, perdonare tua moglie. Non tanto per lei, ma soprattutto per te.
Grazie per le tue parole, ma il discorso del perdono (a cui penso spesso) mi genera sempre due domande:
1) è giusto perdonare chi non ha riconsciuto i suoi errori? Non si autorizza l'altro a pensare che le sue azioni sono senza conseguenze (intese come dolore causato e non come bastonate restituite...)
2) come si fà a perdonare? non penso che basti dirlo o convincersi. Io la vedo più come una conseguenza che come un'azione. Se provo risentimento vuol dire che non ho perdonato e non che se perdono allora non provo più risentimento. Vorrebbe dire avere controllo totale sui miei sentimenti. Allora quel'è l'atteggiamento giusto per arrivare a perdonare?

Penso che dovresti trovare del tempo da passare insieme, mettendo un pochino da parte i figli, per guardarla negli occhi e, senza piangere, dirle come ti senti. che sei confuso tu, ora, e che stai chiedendo aiuto invece di tradire. che questo era il minimo che all'epoca ti aspettavi da lei. che hai bisogno di lei per capire e se non ti aiuterà dovrai chiudere.
Grazie anche a te Grande. Sì ho presente quella serie.
E il mio prossimo obiettivo è proprio quello di confrontarmi con lei. Anche per dimostrarle, come dici tu, che se sei in crisi è meglio guardarsi in faccia tra di noi che cercare altrove. Avevo però bisogno di qualche conferma e una spintarella e voi tutti me l'avete data. Arigrazie!

Ci son riuscita con grande sforzo... che dire a parte che ti chiamerei Rocky Racoon piu' che Brady... devi solo tirar le somme
Hey è un bradipo non un procione!
Comunque grazie per l'impegno :)
 

giobbe

Utente di lunga data
Grazie per le tue parole, ma il discorso del perdono (a cui penso spesso) mi genera sempre due domande:
1) è giusto perdonare chi non ha riconsciuto i suoi errori? Non si autorizza l'altro a pensare che le sue azioni sono senza conseguenze (intese come dolore causato e non come bastonate restituite...)
2) come si fà a perdonare? non penso che basti dirlo o convincersi. Io la vedo più come una conseguenza che come un'azione. Se provo risentimento vuol dire che non ho perdonato e non che se perdono allora non provo più risentimento. Vorrebbe dire avere controllo totale sui miei sentimenti. Allora quel'è l'atteggiamento giusto per arrivare a perdonare?
Si, è giusto perdonare chi non ha ancora riconosciuto i suoi errori.
Il perdono serve a chi lo dà, non a chi lo riceve. Serve a far star meglio chi lo concede.
Se dovessi aspettare che mia moglie si pentisse prima di perdonarla (campa cavallo...), morirei sicuramente di cancro a causa del veleno inutilmente accumulato in tanti anni.
Non hai alcun potere sulle scelte future di tua moglie, lei sarà sempre libera di scegliere quello che vuole. L'adultero soffre già di suo le conseguenze dei suoi atti (chiedi a Verena) e nella giusta proporzione, non serve altro.
Perdonare è un'azione. Se sei triste devi sforzarti di sorridere e come conseguenza anche il tuo stato d'animo migliorerà. Se aspetti di essere felice per ritornare a sorridere allunghi di parecchio i tempi.
Credo che esistano infinite tecniche per perdonare, ti incollo la risposta che ho dato a Margherita che riassume come ho cercato di farlo io.


Il tempo aiuta molto ma se vuoi accelerare il processo e ottenere una cura definitiva senza strascichi e ricadute devi perdonare tuo marito.
Devi ripeterti interiormente un milione di volte la frase “Io ti perdono ...” finché non ti senti pronta a manifestare questo perdono.
Poi devi dichiarare a tuo marito la tua decisione di perdonarlo.
Io ho già fatto tutto questo ma a volte quando rivedo mia moglie divento molto nervoso e sto anche male fisicamente.
Questo succede perché ancora non riesco a desiderare il bene e la felicità di mia moglie.
Per questo alla sera ripeto interiormente questa frase “In cambio del male che mi hai fatto desidero per te tutto il bene e la felicità del mondo”.
Credo che tra qualche tempo sarò guarito del tutto.
 

Anna A

Utente di lunga data
Si, è giusto perdonare chi non ha ancora riconosciuto i suoi errori.
Il perdono serve a chi lo dà, non a chi lo riceve. Serve a far star meglio chi lo concede.
Se dovessi aspettare che mia moglie si pentisse prima di perdonarla (campa cavallo...), morirei sicuramente di cancro a causa del veleno inutilmente accumulato in tanti anni.
Non hai alcun potere sulle scelte future di tua moglie, lei sarà sempre libera di scegliere quello che vuole. L'adultero soffre già di suo le conseguenze dei suoi atti (chiedi a Verena) e nella giusta proporzione, non serve altro.
Perdonare è un'azione. Se sei triste devi sforzarti di sorridere e come conseguenza anche il tuo stato d'animo migliorerà. Se aspetti di essere felice per ritornare a sorridere allunghi di parecchio i tempi.
Credo che esistano infinite tecniche per perdonare, ti incollo la risposta che ho dato a Margherita che riassume come ho cercato di farlo io.


Il tempo aiuta molto ma se vuoi accelerare il processo e ottenere una cura definitiva senza strascichi e ricadute devi perdonare tuo marito.
Devi ripeterti interiormente un milione di volte la frase “Io ti perdono ...” finché non ti senti pronta a manifestare questo perdono.
Poi devi dichiarare a tuo marito la tua decisione di perdonarlo.
Io ho già fatto tutto questo ma a volte quando rivedo mia moglie divento molto nervoso e sto anche male fisicamente.
Questo succede perché ancora non riesco a desiderare il bene e la felicità di mia moglie.
Per questo alla sera ripeto interiormente questa frase “In cambio del male che mi hai fatto desidero per te tutto il bene e la felicità del mondo”.
Credo che tra qualche tempo sarò guarito del tutto.
non vorrei dire.. ma ci andrei piano a consigliare questa soluzione.. visti i risultati che hai ottenuto tu dopo anni...:p
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
non vorrei dire.. ma ci andrei piano a consigliare questa soluzione.. visti i risultati che hai ottenuto tu dopo anni...:p
:rolleyes: cattivella... :mrgreen::rotfl:
 

Insonne di Seattle

Utente di lunga data
In effetti quel periodo passò un anno dopo ('99) quando lei cambiò di nuovo lavoro per uno molto più interessante. Però mentre era in trattativa per il nuovo posto scoprì di essere in cinta.

10 a uno che il nascituro non era tuo. Voler ammazzare una creatura perchè non sai se il bambino è di tuo marito o del tuo amante è da belve. Altri (candidati alla regione lazio) dicono che l'aborto è una vittoria di civiltà. Bah.

Ma dopo le mie continue insistenze per capire, passò al contrattacco dicendomi che la colpa di tutto era mia,
- la sua crisi di allora era colpa mia, della mia incapacità di darle quello che voleva (domanda "ma tu cosa volevi?" risposta "non lo so ero confusa")

e ti pareva. dà le colpe a te. scommetto che ti ha detto anche che ha bisogno "dei suoi spazi", "è un periodo un pò così", "non sei tu, sono io", ecc.. ecc.. ecc..


- Da qui il secondo caso quello del 2001, dovuto al fatto che lei viveva col nuovo regime di "autosufficienza emotiva" (e comunque "lei e il suo ex sono anime gemelle e io non posso capire...")

questa frase è vergognosa e scoppio di rabbia io per te. io l'avrei picchiata. se lo sarebbe meritato.



a conclusione.... secondo me tua moglie è una immatura. Oggi una giudicia anziana mi ha detto che prima di fare figli e di sposarsi, bisogna essere pronti ad amarsi tutta la vita. Se non lo si è, semplicemente non ci si deve sposare, altrimenti si rovina la propria vita, la vita del coniuge e quella dei figli.
 

dererumnatura

Utente di lunga data
In effetti quel periodo passò un anno dopo ('99) quando lei cambiò di nuovo lavoro per uno molto più interessante. Però mentre era in trattativa per il nuovo posto scoprì di essere in cinta.

10 a uno che il nascituro non era tuo. Voler ammazzare una creatura perchè non sai se il bambino è di tuo marito o del tuo amante è da belve. Altri (candidati alla regione lazio) dicono che l'aborto è una vittoria di civiltà. Bah.

Ma dopo le mie continue insistenze per capire, passò al contrattacco dicendomi che la colpa di tutto era mia,
- la sua crisi di allora era colpa mia, della mia incapacità di darle quello che voleva (domanda "ma tu cosa volevi?" risposta "non lo so ero confusa")

e ti pareva. dà le colpe a te. scommetto che ti ha detto anche che ha bisogno "dei suoi spazi", "è un periodo un pò così", "non sei tu, sono io", ecc.. ecc.. ecc..


- Da qui il secondo caso quello del 2001, dovuto al fatto che lei viveva col nuovo regime di "autosufficienza emotiva" (e comunque "lei e il suo ex sono anime gemelle e io non posso capire...")

questa frase è vergognosa e scoppio di rabbia io per te. io l'avrei picchiata. se lo sarebbe meritato.



a conclusione.... secondo me tua moglie è una immatura. Oggi una giudicia anziana mi ha detto che prima di fare figli e di sposarsi, bisogna essere pronti ad amarsi tutta la vita. Se non lo si è, semplicemente non ci si deve sposare, altrimenti si rovina la propria vita, la vita del coniuge e quella dei figli.

allora prepariamoci all'estinzione della specie :cool:
 

Grande82

Utente di lunga data
In effetti quel periodo passò un anno dopo ('99) quando lei cambiò di nuovo lavoro per uno molto più interessante. Però mentre era in trattativa per il nuovo posto scoprì di essere in cinta.

10 a uno che il nascituro non era tuo. Voler ammazzare una creatura perchè non sai se il bambino è di tuo marito o del tuo amante è da belve. Altri (candidati alla regione lazio) dicono che l'aborto è una vittoria di civiltà. Bah.

Ma dopo le mie continue insistenze per capire, passò al contrattacco dicendomi che la colpa di tutto era mia,
- la sua crisi di allora era colpa mia, della mia incapacità di darle quello che voleva (domanda "ma tu cosa volevi?" risposta "non lo so ero confusa")

e ti pareva. dà le colpe a te. scommetto che ti ha detto anche che ha bisogno "dei suoi spazi", "è un periodo un pò così", "non sei tu, sono io", ecc.. ecc.. ecc..


- Da qui il secondo caso quello del 2001, dovuto al fatto che lei viveva col nuovo regime di "autosufficienza emotiva" (e comunque "lei e il suo ex sono anime gemelle e io non posso capire...")

questa frase è vergognosa e scoppio di rabbia io per te. io l'avrei picchiata. se lo sarebbe meritato.



a conclusione.... secondo me tua moglie è una immatura. Oggi una giudicia anziana mi ha detto che prima di fare figli e di sposarsi, bisogna essere pronti ad amarsi tutta la vita. Se non lo si è, semplicemente non ci si deve sposare, altrimenti si rovina la propria vita, la vita del coniuge e quella dei figli.
condivido quest'ultima affermazione, nel senso che se non si CREDE fermamente che ci si amerà tutta la vita, non ha senso neppure cominciare alcunchè.
Purtroppo non si può sapere DOPO come andrà a finire.

sugli altri discorsi credo debba rispondere il diretto interessato, per quanto posso dire che non sarei così sicuro del figlio rifiutato perchè dell'amante. Forse lei non l'ha voluto perchè si sentiva insicura anche dei propri sentimenti e della propria vita. Comunque la possibilità dell'aborto è una vittoria della civiltà, c'è una enorme differenza che si dovrebbe riuscire a vedere, sopratutto se istruiti e brillanti...
 
condivido quest'ultima affermazione, nel senso che se non si CREDE fermamente che ci si amerà tutta la vita, non ha senso neppure cominciare alcunchè.
Purtroppo non si può sapere DOPO come andrà a finire.

sugli altri discorsi credo debba rispondere il diretto interessato, per quanto posso dire che non sarei così sicuro del figlio rifiutato perchè dell'amante. Forse lei non l'ha voluto perchè si sentiva insicura anche dei propri sentimenti e della propria vita. Comunque la possibilità dell'aborto è una vittoria della civiltà, c'è una enorme differenza che si dovrebbe riuscire a vedere, sopratutto se istruiti e brillanti...
:up:
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
condivido quest'ultima affermazione, nel senso che se non si CREDE fermamente che ci si amerà tutta la vita, non ha senso neppure cominciare alcunchè.
Purtroppo non si può sapere DOPO come andrà a finire.

sugli altri discorsi credo debba rispondere il diretto interessato, per quanto posso dire che non sarei così sicuro del figlio rifiutato perchè dell'amante. Forse lei non l'ha voluto perchè si sentiva insicura anche dei propri sentimenti e della propria vita. Comunque la possibilità dell'aborto è una vittoria della civiltà, c'è una enorme differenza che si dovrebbe riuscire a vedere, sopratutto se istruiti e brillanti...
Se...
 
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