Al netto del solito folklore e della tua mitologia standard, c'è molto di vero in quello che scrivi, con un importante distinguo: se resti a studiare "a casina" (scelta che generalmente approvo) ti "appesantisci lo zaino" proprio negli anni in cui dovresti imparare ad averlo leggero e ti rendi più difficile inseguire in seguito le occasioni migliori.
Folklore e mitologia standard lo dici a quelli che campano per sentito dire, che tanto qui non mancano.
Io parlo di vita mia e di esperienza diretta mescolati anche con un bel po' di dati statistici visto che l'Università è uno dei miei mondi e la formazione è da sempre uno dei modi con cui metto la pentola sul fuoco.
Ho fatto il vitellone coi soldi di papà, ho fatto il fuori sede senza una lira, ho fatto il dottorando l'assistente e il professore. E ancora lo faccio nel 2026 la scelta di andare a studiare fuori sede è solo una bolla con l’affitto pagato da papà. Punto e basta.
Potrei ubriacarti di esempi diretti. Ho perso il conto delle ragazze incontrate a Perugia che fino all’anno prima stavano al paesello col coprifuoco del sabato sera e dopo sei mesi si raccontavano adulte perché avevano imparato a fare la spesa, fumare sul davanzale e tornare alle quattro. Camerino uguale. Milano uguale, solo con più fuffa, più inglese masticato male e più gente convinta che pagare un monolocale come una TAC sia già curriculum.
Roma poi è la più grande città della Calabria. I calabresi residenti a Roma importano altri calabresi, stanno tra calabresi, parlano calabrese, si fidanzano tra calabresi e poi cercano di parcheggiare i figli nella pubblica amministrazione o nell’avvocatura. Non è apertura al mondo. È trasloco tribale.
Se sei nato in una città normale, per uscire dalla provincia mentale non devi per forza accollare ai tuoi genitori cinque anni di affitto, bollette e pacchi da casa. Ti basta non vivere da provinciale chiedendo a got come si fa. Se sei nato in un paesello, nel 2026 una facoltà decente entro un’ora di treno la trovi quasi sempre. Magari non avrai il bar figo sotto casa e la narrazione romantica del coinquilino con la muffa in bagno, ma sopravvivi.
La differenza vera non è tra chi resta e chi parte. È tra chi è disposto a fare sacrifici propri e chi chiama emancipazione il sacrificio economico degli altri.
Perché fare il fuori sede coi soldi di famiglia, in un paese dove gli ottantenni pagano il mutuo ai quarantenni, non mi pare esattamente sta prova di carattere e di maturità
E poi diciamoci la verità: oggi il confronto reale lo trovi più facilmente sul web, se sai usarlo, che ai giardinetti davanti all’università a sfondarti di canne e raccontarti che sei adulto perché hai comprato due padelle all’Ikea.
Abbiamo messo un master online al volo per tirare su due soldi per la vacanza in barca,. insieme ad un amico della bionda. 200 ore €3000. 30 posti.
Abbiamo già fatto il tutto esaurito.
Tutti universitari fuori sede. Nati al Sud o in provincia che piuttosto che tornarsene a casa preferiscono che i genitori si vendono gli organi.
Lo stesso master se non dava cfu a €200 non lo vendevi a gente che gli serve veramente.
Perché chi lavora conosce il valore dei soldi.
La mia verità è una soltanto, e te la dico dalla parte della stanza dei bottoni. In un paese di angoscia esistenziale in cui per un ragazzo l'unico sbocco è fare l'influenze oppure andare all'estero perché l'alternativa qui è servita dai tavoli finché non ti vengono i capelli bianchi e la sciatica, l'università è l'ultimo sogno che ti regali. L'ultima sbronza prima che su di te collassino tutte le aspettative sociali di un branco di vecchi di merda che ti fanno pesare tutto e non condividono nulla.