Genitori

Nicky

Utente di lunga data
Lo ripaga sicuramente in termini di cittadinanza, una persona istruita non è mai un investimento a perdere
Sono d'accordo, per quanto mi riguarda neppure se decide di non restare in Italia o di non utilizzare le competenze che si è creato nel corso di studi e fare altro.
 

cipolino

Utente di lunga data
ti blocco subito
al polimi le tasse arrivano a 6 mila euro
Al netto del fatto che chi va al polimi andrebbe bastonato... :LOL:

No: il massimo è 3900 €

https://studentiindipendenti.it/tutto-quel-che-bisogna-sapere-sulle-tasse-al-poli/

Ma nota bene: quella cifra è riferita a chi ha ISEE di... 95000 € !!!

Hai un'idea di quanto bisogna guadagnare per avere un ISEE familiare di 95000€ ? Cioè... si parla di redditi medi netti (dichiarati!) di 6000 € /mese per adulto (e casa di prorietà!)

Direi che... ci può stare!

E comunque fino a 22k di ISEE è gratuito anche il polimi (c'è solo la tassa regionale con imposta e assicurazione da 170€, ma quella c'è ovunque: la pagano tutti. Poi se vogliamo dire che 170€ vuol dire mai gratuito...)
 

cipolino

Utente di lunga data
Sì, ma queste sono le ragioni per le quali si può decidere di andarsene.
Io mi riferivo a qualcosa di diverso. Se mi laureo, non so, in fisica e devo fare un lavoro per cui la mia formazione non è necessaria, perché non ci sono imprese che assorbono queste competenze, lo stato comunque ci ha perso, perché ha investito su qualcosa che non viene sfruttato.
Poi non so se sia così, ma conosco diverse persone che sono riuscite a utilizzare le proprie competenze solo in altri paesi.
Il discorso è un po' più complesso di così, perché bisogna intendersi su cosa si intende per devo fare un lavoro per cui la mia formazione non è necessaria.

Nel senso: un conto è se vuoi fare il lavoro dei tuoi sogni (con il tuo esempio: fare ricerca in un laboratorio di fama internazionale, tipo CERN o FermiLab), un altro è fare un qualsiasi lavoro in cui sia necessaria quella formazione in modo più generalista, più come forma mentis, diciamo.

Nel primo caso, ok, però è anche vero che quei lavori sono pochi e devi andare dove sono (ammesso che tu ne abbia la capacità... perché a quel punto la selezione è feroce ed è a livello globale).

Nel secondo caso, è tutto un altro discorso e molto dipende dal tipo di laurea: conosco ben poche persone (e lascio giusto spazio per l'ignoto) con lauree STEM che non abbiano un lavoro nel quale la formazione non è necessaria. Magari un lavoro non eccezionale, ma comunque più che dignitoso. È in questa tipologia di lavoro che conta la differenza di trattamento che può spingere alla fuga chi ha lo "zaino leggero".

Poi con alcune altre lauree, invece, è tutto un altro discorso...
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Nelle tasse del college è compreso anche il dormitorio per studenti? No, perchè se uno studente sta a roma tra tasse annuali e affitto non è che ci allontaniamo troppo dalle cifre loro...
Il punto è che questa mitologia dell’andare fuori a studiare, nel 99% dei casi, è una cagata rimasta in piedi per inerzia.

A Roma siamo infestati di studenti calabresi di giurisprudenza che potrebbero tranquillamente restare in Calabria, far risparmiare soldi alle famiglie e ottenere sostanzialmente lo stesso risultato.

Saranno passati cinquant’anni da quando laurearsi in un ateneo invece che in un altro garantiva davvero uno sbocco diverso. Oggi, salvo percorsi specifici, laboratori seri, network veri o specialistica mirata, è soprattutto teatro sociale. Resistenza al cambiamento. La famiglia che può dire “studia a Roma”, il ragazzo che si sente emancipato perché vive in una stanza con altri tre disperati e la muffa dietro l’armadio.

Col 3+2, poi, la cosa è ancora più evidente: fai la triennale dove ti costa meno e, se proprio devi inseguire una specialistica particolare, ti sposti gli ultimi due anni. Lì ha senso.

E per inciso: se devi fare sociologia, filosofia, scienze della comunicazione, statistica o robe simili, va benissimo pure una telematica fatta con criterio. L’importante è studiare, non farsi benedire dal professore con la toga impolverata.

Anche questa storia del “nome del docente” è molto italiana. Ti sposti per il luminare, poi quello ti dedica quattro minuti dopo che gli hai consegnato la tesi, magari se la rivende pure altrove, e tu resti lì a sentirti parte della grande tradizione accademica mentre hai solo pagato il biglietto d’ingresso al leccaculismo universitario.

Te lo dice uno che è stato per anni il primo dottorando senza borsa in graduatoria, mentre le borse erano già apparecchiate.

Quindi sì, tra tasse, affitto e vita fuori sede, i costi diventano rapidamente folli. Ma il problema non è solo quanto spendi. È per cosa.

Perché stai pagando Roma o Milano per comprare una formazione che potevi avere sotto casa.

Con il tempo che risparmi i lavori, costruisci i contatti, fai sport puppa roba che negli anniversari evapora tra il fumo delle canne, le feste Erasmus, l'inquietudine di sapere che non stai facendo niente di particolarmente significativo se non accumulare ansia per roba che non ti rappresenta e che svanirà mezz'ora dopo la laurea, le foto con la coroncina, mamma e papà tutti contenti, mentre la tua possibilità di farti una famiglia e costruire qualcosa di valore va a puttane solo perché hai fatto quello che fanno tutte le pecore.
 

cipolino

Utente di lunga data
Il punto è che questa mitologia dell’andare fuori a studiare, nel 99% dei casi, è una cagata rimasta in piedi per inerzia.

A Roma siamo infestati di studenti calabresi di giurisprudenza che potrebbero tranquillamente restare in Calabria, far risparmiare soldi alle famiglie e ottenere sostanzialmente lo stesso risultato.

Saranno passati cinquant’anni da quando laurearsi in un ateneo invece che in un altro garantiva davvero uno sbocco diverso. Oggi, salvo percorsi specifici, laboratori seri, network veri o specialistica mirata, è soprattutto teatro sociale. Resistenza al cambiamento. La famiglia che può dire “studia a Roma”, il ragazzo che si sente emancipato perché vive in una stanza con altri tre disperati e la muffa dietro l’armadio.

Col 3+2, poi, la cosa è ancora più evidente: fai la triennale dove ti costa meno e, se proprio devi inseguire una specialistica particolare, ti sposti gli ultimi due anni. Lì ha senso.

E per inciso: se devi fare sociologia, filosofia, scienze della comunicazione, statistica o robe simili, va benissimo pure una telematica fatta con criterio. L’importante è studiare, non farsi benedire dal professore con la toga impolverata.

Anche questa storia del “nome del docente” è molto italiana. Ti sposti per il luminare, poi quello ti dedica quattro minuti dopo che gli hai consegnato la tesi, magari se la rivende pure altrove, e tu resti lì a sentirti parte della grande tradizione accademica mentre hai solo pagato il biglietto d’ingresso al leccaculismo universitario.

Te lo dice uno che è stato per anni il primo dottorando senza borsa in graduatoria, mentre le borse erano già apparecchiate.

Quindi sì, tra tasse, affitto e vita fuori sede, i costi diventano rapidamente folli. Ma il problema non è solo quanto spendi. È per cosa.

Perché stai pagando Roma o Milano per comprare una formazione che potevi avere sotto casa.

Con il tempo che risparmi i lavori, costruisci i contatti, fai sport puppa roba che negli anniversari evapora tra il fumo delle canne, le feste Erasmus, l'inquietudine di sapere che non stai facendo niente di particolarmente significativo se non accumulare ansia per roba che non ti rappresenta e che svanirà mezz'ora dopo la laurea, le foto con la coroncina, mamma e papà tutti contenti, mentre la tua possibilità di farti una famiglia e costruire qualcosa di valore va a puttane solo perché hai fatto quello che fanno tutte le pecore.
Al netto del solito folklore e della tua mitologia standard, c'è molto di vero in quello che scrivi, con un importante distinguo: se resti a studiare "a casina" (scelta che generalmente approvo) ti "appesantisci lo zaino" proprio negli anni in cui dovresti imparare ad averlo leggero e ti rendi più difficile inseguire in seguito le occasioni migliori.
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Il punto è che questa mitologia dell’andare fuori a studiare, nel 99% dei casi, è una cagata rimasta in piedi per inerzia.

A Roma siamo infestati di studenti calabresi di giurisprudenza che potrebbero tranquillamente restare in Calabria, far risparmiare soldi alle famiglie e ottenere sostanzialmente lo stesso risultato.

Saranno passati cinquant’anni da quando laurearsi in un ateneo invece che in un altro garantiva davvero uno sbocco diverso. Oggi, salvo percorsi specifici, laboratori seri, network veri o specialistica mirata, è soprattutto teatro sociale. Resistenza al cambiamento. La famiglia che può dire “studia a Roma”, il ragazzo che si sente emancipato perché vive in una stanza con altri tre disperati e la muffa dietro l’armadio.

Col 3+2, poi, la cosa è ancora più evidente: fai la triennale dove ti costa meno e, se proprio devi inseguire una specialistica particolare, ti sposti gli ultimi due anni. Lì ha senso.

E per inciso: se devi fare sociologia, filosofia, scienze della comunicazione, statistica o robe simili, va benissimo pure una telematica fatta con criterio. L’importante è studiare, non farsi benedire dal professore con la toga impolverata.

Anche questa storia del “nome del docente” è molto italiana. Ti sposti per il luminare, poi quello ti dedica quattro minuti dopo che gli hai consegnato la tesi, magari se la rivende pure altrove, e tu resti lì a sentirti parte della grande tradizione accademica mentre hai solo pagato il biglietto d’ingresso al leccaculismo universitario.

Te lo dice uno che è stato per anni il primo dottorando senza borsa in graduatoria, mentre le borse erano già apparecchiate.

Quindi sì, tra tasse, affitto e vita fuori sede, i costi diventano rapidamente folli. Ma il problema non è solo quanto spendi. È per cosa.

Perché stai pagando Roma o Milano per comprare una formazione che potevi avere sotto casa.

Con il tempo che risparmi i lavori, costruisci i contatti, fai sport puppa roba che negli anniversari evapora tra il fumo delle canne, le feste Erasmus, l'inquietudine di sapere che non stai facendo niente di particolarmente significativo se non accumulare ansia per roba che non ti rappresenta e che svanirà mezz'ora dopo la laurea, le foto con la coroncina, mamma e papà tutti contenti, mentre la tua possibilità di farti una famiglia e costruire qualcosa di valore va a puttane solo perché hai fatto quello che fanno tutte le pecore.
Sono d accordo ma io non ho potuto scegliere in quanto nella regione in cui risiedo, l unica università di medicina dista da me 100km.
Poi a parte questo medicina ha un concorso nazionale per l accesso quindi quelli al nord è facile che finiscono al centro-sud dove i punteggi sono più bassi.
Per chi invece può scegliere farei la tua stessa valutazione.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Al netto del solito folklore e della tua mitologia standard, c'è molto di vero in quello che scrivi, con un importante distinguo: se resti a studiare "a casina" (scelta che generalmente approvo) ti "appesantisci lo zaino" proprio negli anni in cui dovresti imparare ad averlo leggero e ti rendi più difficile inseguire in seguito le occasioni migliori.
Folklore e mitologia standard lo dici a quelli che campano per sentito dire, che tanto qui non mancano. :LOL:

Io parlo di vita mia e di esperienza diretta mescolati anche con un bel po' di dati statistici visto che l'Università è uno dei miei mondi e la formazione è da sempre uno dei modi con cui metto la pentola sul fuoco.

Ho fatto il vitellone coi soldi di papà, ho fatto il fuori sede senza una lira, ho fatto il dottorando l'assistente e il professore. E ancora lo faccio nel 2026 la scelta di andare a studiare fuori sede è solo una bolla con l’affitto pagato da papà. Punto e basta.

Potrei ubriacarti di esempi diretti. Ho perso il conto delle ragazze incontrate a Perugia che fino all’anno prima stavano al paesello col coprifuoco del sabato sera e dopo sei mesi si raccontavano adulte perché avevano imparato a fare la spesa, fumare sul davanzale e tornare alle quattro. Camerino uguale. Milano uguale, solo con più fuffa, più inglese masticato male e più gente convinta che pagare un monolocale come una TAC sia già curriculum.

Roma poi è la più grande città della Calabria. I calabresi residenti a Roma importano altri calabresi, stanno tra calabresi, parlano calabrese, si fidanzano tra calabresi e poi cercano di parcheggiare i figli nella pubblica amministrazione o nell’avvocatura. Non è apertura al mondo. È trasloco tribale.

Se sei nato in una città normale, per uscire dalla provincia mentale non devi per forza accollare ai tuoi genitori cinque anni di affitto, bollette e pacchi da casa. Ti basta non vivere da provinciale chiedendo a got come si fa. Se sei nato in un paesello, nel 2026 una facoltà decente entro un’ora di treno la trovi quasi sempre. Magari non avrai il bar figo sotto casa e la narrazione romantica del coinquilino con la muffa in bagno, ma sopravvivi.

La differenza vera non è tra chi resta e chi parte. È tra chi è disposto a fare sacrifici propri e chi chiama emancipazione il sacrificio economico degli altri.

Perché fare il fuori sede coi soldi di famiglia, in un paese dove gli ottantenni pagano il mutuo ai quarantenni, non mi pare esattamente sta prova di carattere e di maturità :LOL:

E poi diciamoci la verità: oggi il confronto reale lo trovi più facilmente sul web, se sai usarlo, che ai giardinetti davanti all’università a sfondarti di canne e raccontarti che sei adulto perché hai comprato due padelle all’Ikea.

Abbiamo messo un master online al volo per tirare su due soldi per la vacanza in barca,. insieme ad un amico della bionda. 200 ore €3000. 30 posti.
Abbiamo già fatto il tutto esaurito.
Tutti universitari fuori sede. Nati al Sud o in provincia che piuttosto che tornarsene a casa preferiscono che i genitori si vendono gli organi.
Lo stesso master se non dava cfu a €200 non lo vendevi a gente che gli serve veramente.
Perché chi lavora conosce il valore dei soldi.

La mia verità è una soltanto, e te la dico dalla parte della stanza dei bottoni. In un paese di angoscia esistenziale in cui per un ragazzo l'unico sbocco è fare l'influenze oppure andare all'estero perché l'alternativa qui è servita dai tavoli finché non ti vengono i capelli bianchi e la sciatica, l'università è l'ultimo sogno che ti regali. L'ultima sbronza prima che su di te collassino tutte le aspettative sociali di un branco di vecchi di merda che ti fanno pesare tutto e non condividono nulla.
 

Nicky

Utente di lunga data
Sono d accordo ma io non ho potuto scegliere in quanto nella regione in cui risiedo, l unica università di medicina dista da me 100km.
Poi a parte questo medicina ha un concorso nazionale per l accesso quindi quelli al nord è facile che finiscono al centro-sud dove i punteggi sono più bassi.
Per chi invece può scegliere farei la tua stessa valutazione.
Sì, infatti anche a mio parere è sensato rimanere a fare l'università nella propria città/regione, salvo che per alcune particolari università.
Ma le persone che conosco che hanno fatto l'università a Milano provenendo dal sud sono persone che, comunque, non avevano l'università nel loro paese/città e comunque dovevano spostarsi di molti chilometri. Perciò sono venuti qui nella prospettiva di restare a lavorare a Milano.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Sono d accordo ma io non ho potuto scegliere in quanto nella regione in cui risiedo, l unica università di medicina dista da me 100km.
Poi a parte questo medicina ha un concorso nazionale per l accesso quindi quelli al nord è facile che finiscono al centro-sud dove i punteggi sono più bassi.
Per chi invece può scegliere farei la tua stessa valutazione.
Lo so. Infatti ho detto 99% dei casi.
 

bravagiulia75

Annebbiata lombarda DOCG
Al netto del fatto che chi va al polimi andrebbe bastonato... :LOL:

No: il massimo è 3900 €

https://studentiindipendenti.it/tutto-quel-che-bisogna-sapere-sulle-tasse-al-poli/

Ma nota bene: quella cifra è riferita a chi ha ISEE di... 95000 € !!!

Hai un'idea di quanto bisogna guadagnare per avere un ISEE familiare di 95000€ ? Cioè... si parla di redditi medi netti (dichiarati!) di 6000 € /mese per adulto (e casa di prorietà!)

Direi che... ci può stare!

E comunque fino a 22k di ISEE è gratuito anche il polimi (c'è solo la tassa regionale con imposta e assicurazione da 170€, ma quella c'è ovunque: la pagano tutti. Poi se vogliamo dire che 170€ vuol dire mai gratuito...)
Si hai ragione
Mi sono confusa con l università privata
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Perché stai pagando Roma o Milano per comprare una formazione che potevi avere sotto casa.
Sì comunque devo dire che per l'esperienza che ho avuto in due università (ancona e roma), ancona è molto meglio per didattica e organizzazione. E' vero che ormai sono passati 10 anni da quando ho iniziato la triennale ma pagavo una singola a 170 euro, tra l'altro... e andavo all'università a piedi.
Un mio amico che ha fatto la magistrale in ing a bologna pure si è pentito di aver lasciato ancona.

Macerata e camerino invece come sono per giurisprudenza? A me camerino dà l'impressione di essere un laureificio pur di non far scappare gli studenti ma magari il mio è solo pregiudizio, conoscendo le persone che sono riuscite a laurearsi lì.
 

bravagiulia75

Annebbiata lombarda DOCG
Sì comunque devo dire che per l'esperienza che ho avuto in due università (ancona e roma), ancona è molto meglio per didattica e organizzazione. E' vero che ormai sono passati 10 anni da quando ho iniziato la triennale ma pagavo una singola a 170 euro, tra l'altro... e andavo all'università a piedi.
Un mio amico che ha fatto la magistrale in ing a bologna pure si è pentito di aver lasciato ancona.

Macerata e camerino invece come sono per giurisprudenza? A me camerino dà l'impressione di essere un laureificio pur di non far scappare gli studenti ma magari il mio è solo pregiudizio, conoscendo le persone che sono riuscite a laurearsi lì.
Gli affitti a Milano ormai sono intoccabili
Con 170 euro ti prendi un box per 15 GG forse
 
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