Dopo l'epidemia.

danny

Utente di lunga data
loro e gli zingari sono la vera bomba virale in questo momento, sono co,pletamente fuori dai controlli sanitari
Gli zingari hanno parcheggiato nelle vicinanze del mio super, credo, visto la quantità di vecchi camper parcheggiati (e abitati).
Sono uscito per fare benzina ma il distributore era fuori uso. Il tipo davanti a me smadonnava perché gli erano stati fregati i soldi dalla macchina, urlava. Me ne sono andato.
In giro c'è ancora parecchia gente con mascherina e sacchetto d'ordinanza.
I nordafricani stavano smontando una porta blindata, che hanno poi abbandonato sul giardinetto dei bambini.
La sensazione è strana. Sembra che il territorio sia stato abbandonato a pochi superstiti.
Davanti al mio super stazionano ancora i relitti delle auto incendiate.
Adesso manca solo l'indulto per svuotare le carceri.
Intere aree industriali deserte e seconde case attendono...
 

ologramma

Utente di lunga data
Gli zingari hanno parcheggiato nelle vicinanze del mio super, credo, visto la quantità di vecchi camper parcheggiati (e abitati).
Sono uscito per fare benzina ma il distributore era fuori uso. Il tipo davanti a me smadonnava perché gli erano stati fregati i soldi dalla macchina, urlava. Me ne sono andato.
In giro c'è ancora parecchia gente con mascherina e sacchetto d'ordinanza.
I nordafricani stavano smontando una porta blindata, che hanno poi abbandonato sul giardinetto dei bambini.
La sensazione è strana. Sembra che il territorio sia stato abbandonato a pochi superstiti.
Davanti al mio super stazionano ancora i relitti delle auto incendiate.
Adesso manca solo l'indulto per svuotare le carceri.
Intere aree industriali deserte e seconde case attendono...
in che posto brutto abiti , attento non uscire di sera non adesso ma poi quando sto merdume finisce
 

stany

Utente di lunga data
Gli zingari hanno parcheggiato nelle vicinanze del mio super, credo, visto la quantità di vecchi camper parcheggiati (e abitati).
Sono uscito per fare benzina ma il distributore era fuori uso. Il tipo davanti a me smadonnava perché gli erano stati fregati i soldi dalla macchina, urlava. Me ne sono andato.
In giro c'è ancora parecchia gente con mascherina e sacchetto d'ordinanza.
I nordafricani stavano smontando una porta blindata, che hanno poi abbandonato sul giardinetto dei bambini.
La sensazione è strana. Sembra che il territorio sia stato abbandonato a pochi superstiti.
Davanti al mio super stazionano ancora i relitti delle auto incendiate.
Adesso manca solo l'indulto per svuotare le carceri.
Intere aree industriali deserte e seconde case attendono...
kurt-russell-poster-fuga-da-new-york-1981-efb28x.jpg
 

ologramma

Utente di lunga data
Un posto dove le case al mq vanno da 2000 a 5000 euro. Nord. In 15 minuti senza traffico sono in duomo in auto.
se te la rivendi non pensi di allontanarti fino a 20 km e passa costrebbero di meno?Sai da noi i romani l'hanno veduta e poi comperata su i castelli e con i soldi rimanenti gli è rimasto un gruzzoletto per la vecchiaia, ora è un po difficile ma sempre una opportunità si sono abbassati i prezzi e ci sono tantissime case in vendita
 

isabel

Utente di lunga data
Sono d'accordo con te.

La riprogettazione richiede "fantasia". Il sogno. La visione.
Richiederebbe il saper guardare dentro le cose, metterci dentro le mani, sporcarsi per certi versi.
Immaginare come potrebbe essere e farlo.
Una forma di ricerca-azione.

E richiede tecnica e preparazione.
E costane e continua formazione.

Se ci si butta nell'andrà tutto bene, teso alla ricerca del "come prima", tutti questi elementi non emergono.

Ed è quello che sta accadendo.
In generale.

Buone pratiche. Tante.
Ma NON buone prassi.

Riprogettare significherebbe prendere atto che non solo non va tutto bene, ma non andava bene nemmeno prima.
E inserirlo in una "linea" di continuità.
Per muoversi in termini tecnici e pratici.

La mia sensazione invece è che se ne prenda atto in termini prettamente emotivi.
Con quel che ne consegue in termini di riprogettazione (necessaria fra l'altro da decenni).
Questa però sarebbe una forma di ricostruzione.
Di quelle cose che, in teoria, contribuiscono a far ripartire, ma per davvero.
Il contrario è decadenza. Lenta? Temo di no questa volta.

Peccato, perché la ripartenza è un momento entusiasmante e "ricco". E' l'occasione che offre una crisi.
Muoversi in procedure nuove è sempre interessante.
E sarebbe anche un antidoto all'inerzia, alla resistenza verso l'innovazione di cui diceva qualcuno, verso il cambiamento in generale, dico io.

La locuzione "ricerca-azione" mi piace molto, riassume bene il mio modo di avanzare un po' in ogni campo. :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Questa però sarebbe una forma di ricostruzione.
Di quelle cose che, in teoria, contribuiscono a far ripartire, ma per davvero.
Il contrario è decadenza. Lenta? Temo di no questa volta.

Peccato
, perché la ripartenza è un momento entusiasmante e "ricco". E' l'occasione che offre una crisi.
Muoversi in procedure nuove è sempre interessante.
E sarebbe anche un antidoto all'inerzia, alla resistenza verso l'innovazione di cui diceva qualcuno, verso il cambiamento in generale, dico io.

La locuzione "ricerca-azione" mi piace molto, riassume bene il mio modo di avanzare un po' in ogni campo. :)
Nell'altro post, quando ho scritto "Riprogettare significherebbe prendere atto che non solo non va tutto bene, ma non andava bene nemmeno prima.
E inserirlo in una "linea" di continuità.
Per muoversi in termini tecnici e pratici.

La mia sensazione invece è che se ne prenda atto in termini prettamente emotivi.
Con quel che ne consegue in termini di riprogettazione (necessaria fra l'altro da decenni)."


intendevo esattamente che sarebbe bello, ma peccato! (con ringhio annesso) non leggo intorno a me quel tipo di movimento.
Leggo l'emotività della paura aggrappata al "tutto tornerà come prima". E questo tipo di emotività, in termini di riprogettazione non solo non è utile ma impedisce la riprogettazione stessa. La spegne. La reprime.
E' un tipo di emotività che non vede la risorsa nel problema ma vede solo il problema e la soluzione (fra l'altro in una dialettica causale..).

Da questo punto di vista, quello del potenziale innovativo di una crisi, mi sono ritrovata molto in quello che hai scritto nell'altro post.

Nella mia esperienza, sto lavorando parecchio, molto più di prima, e meglio adesso di prima.
Adesso che ho capito come fare, addirittura vincoli si sono trasformati in aperture e risorse.
Sto imparando cose nuove e ho in testa una miliardata di progetti che potrei applicare con o senza epidemia.
Da questo punto di vista è entusiasmante.

Purtroppo mi trovo ad essere d'accordo sul grassetto.

Ho lavorato per anni in ricerca azione nella riduzione del danno e poi, quando la politica ha deciso che la parola danno faceva venire troppi mal di pancia a diversi livelli , nella riduzione dei comportamenti a rischio.
Lavorare in ricerca azione è entusiasmante.
Ed è particolarmente adatta nelle situazioni in cui si innalzano i rischi e le variabili di cui tener conto non solo sono molteplici, ma anche in costante mutamento.
Ma per farlo serve innanzitutto una lettura della situazione. Poi una costante valutazione e poi tutto un lavoro per inserire queste variabili nel lavoro concreto.
La cosa più bella della ricerca azione è che nulla è definitivo. Ogni azione non è azione finalizzata a sè, conclusa, ma è contemporaneamente fine ed inizio. Proprio per la ricerca che la contraddistingue.
Dal punto di vista della collaborazione, della comunicazione è una opportunità magnifica per migliorare e costruire reti, anche sociali.
Vabbè.

Peccato, sì.
Un grande peccato.
 
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