...non lo so, non penso esista una ricetta universale per farlo...io ho cercato il mio modo, lo rinnovo ogni giorno, a volte resisto a volte finisco negli angoli, a volte rido e vedo meraviglia...cerco le oasi nel percorso, cerco di riposare e consolidare, cerco di respirare piano, di non aver fretta, di non farmi prendere dall'ansia del "tutto subito"...
Mi concedo al mio dolore, che è antico, come penso lo sia il tuo e come penso lo sia quello di Eledriel...quando ci si perde a quel modo non è mai l'altro, ma quello che di sè si è trovato nell'altro..è lì la trappola, ed è quella la ricerca...
l'altro diventa a volte l'interposta persona per aver cura di quelle part idi sè che non si riesce a raggiungere, perchè fa paura, perchè fa male, un milione di perchè...
ma quello spostare sull'altro è pericolosissimo...la psicologia ne dice molto...ma le esperienze di vita ancora di più
E quando mi arriva addosso la botta forte, sto lì, cerco di attendere che passi, e cerco di rendere attiva la mia attesa, riempiendola di me, riempiendola di apprendimenti su di me
Il senso di fondo è non aver paura di aver paura
Riconoscere il proprio tribunale interiore, quello che massacra, ascoltarlo e cercare di capire, dove è il giudizio di sè, che blocca e paralizza, e dove ci sono spunti per imparare e migliorarsi...
Io sto imparando che anche il dolore è mio. Mio e soltanto mio. In ogni senso. Mi appartiene. Parla di me. E posso anche volergli bene. Che sono anche quello.
L'ultima cosa che sto imparando è che anche il piacere è mio...ma di questo so dire molto poco..sono più esperta di dolore
Ognuno ha i suoi giri insomma...
Da sola...io non credo che da sola riuscirei però...il mio psyco è importantissimo, mi aiuta a fare ordine e a collocarmi, mi supervisiona, a volte mi aiuta a tradurmi a me stessa, mi inchioda quando me la racconto, quando lascio che la mente trovi le sue agevolazioni per tenere fermo il fluire, mi incoraggia quando sono stanca e spaventata e mi sembra che non avrà mai fine, mi da la botta sulla spalla quando gli arrivo saltellante e gioiosa perchè ho capito cose...e mi sorride in silenzio.
E poi gli alleati lungo la strada, persone preziose, presenze, non importa per quanto...ma presenze nutrienti...
Ma credo ci sia una parola d'ordine in tutto questo...la più difficile...chiedere.
Lasciando scorrere l'umiliazione, l'imbarazzo, la paura del giudizio (che è fondamentalmente giudizio di sè per sè).
E poi provare e riprovare. Cadere ,sbagliare, rialzarsi e avanti...fissando dentro le piccole cose belle, tenendole care, per potercisi rifugiare quando fa male...anche questa è attesa attiva...curare le cose care, mentre la botta passa...e poi avanti ancora...
Da soli, questo non si può fare...non si può proprio
Ma sto scoprendo che per amarsi, serve il silenzio...e il silenzio arriva dopo, quando i fantasmi sono diventati compagni, e non soltanto nemici che urlano dentro e ti sbattono qui e là senza controllo