Disperazione

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spleen

utente ?
Credo sia come elaborare un lutto. Lasciar fluire il proprio dolore senza rifiutarlo aiuta ad accettare e a superare.
E' sicuro che si alterneranno stati d'animo diversi, dolore, disperazione, forse anche risentimento. Accettarli come propri, come parte di se e della propria esperienza umana forse consente di "guardare" e vedere dentro se stessi, come dall' esterno.
Rifiutare non serve a niente purtroppo e progressivamente "stacca" dalla realtà oggettiva, rendendo ancora più fragili.
E' scontato che un aiuto esterno servirebbe, come anche Brunetta saggiamente consiglia, e credo la nostra solidarietà umana e la nostra attenzione pure.
Ele ha bisogno di rifondarsi o ritrovarsi, piano piano ci riuscirà.
 
Ultima modifica:

Divì

Utente senza meta
Cara Eledriel
Intanto non ti dico benvenuta, perchè questo è un luogo dove non si dovrebbe mai approdare. Poi, meno male che c'è.
La depressione, anche se reattiva come mi sembra il tuo caso, è una brutta bestia, e certamente non la puoi affrontare e risolvere con un abbraccio (per quanto utile) nè tantomeno con incoraggiamenti a prenderti cura di te.
la cosa più urgente in questo momento, come ti ha giustamente suggerito Brunetta, è una cura farmacologica per affrontare l'evidente depressione. Poi avrai forze e risorse per affrontare malattia (che secondo me è la principale causa della depressione, è normale nelle patologie autoimmuni croniche) e anche il tuo lutto affettivo.
Perchè non vuoi prendere i farmaci che ti hanno prescritto?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
buon giorno,
piacere di leggerti.
per me tutto giusto.
ma sul neretto, ipazia, come si fa?
è difficilissimo.
non so per ele, per me è difficile perché
dietro al dolore ci sono di sicuro la paura,
più complessa da gestire,
e magari anche l'odio, che la mia mente rifiuta e
indirizzerebbe contro me stessa.
...non lo so, non penso esista una ricetta universale per farlo...io ho cercato il mio modo, lo rinnovo ogni giorno, a volte resisto a volte finisco negli angoli, a volte rido e vedo meraviglia...cerco le oasi nel percorso, cerco di riposare e consolidare, cerco di respirare piano, di non aver fretta, di non farmi prendere dall'ansia del "tutto subito"...

Mi concedo al mio dolore, che è antico, come penso lo sia il tuo e come penso lo sia quello di Eledriel...quando ci si perde a quel modo non è mai l'altro, ma quello che di sè si è trovato nell'altro..è lì la trappola, ed è quella la ricerca...

l'altro diventa a volte l'interposta persona per aver cura di quelle part idi sè che non si riesce a raggiungere, perchè fa paura, perchè fa male, un milione di perchè...

ma quello spostare sull'altro è pericolosissimo...la psicologia ne dice molto...ma le esperienze di vita ancora di più

E quando mi arriva addosso la botta forte, sto lì, cerco di attendere che passi, e cerco di rendere attiva la mia attesa, riempiendola di me, riempiendola di apprendimenti su di me

Il senso di fondo è non aver paura di aver paura

Riconoscere il proprio tribunale interiore, quello che massacra, ascoltarlo e cercare di capire, dove è il giudizio di sè, che blocca e paralizza, e dove ci sono spunti per imparare e migliorarsi...

Io sto imparando che anche il dolore è mio. Mio e soltanto mio. In ogni senso. Mi appartiene. Parla di me. E posso anche volergli bene. Che sono anche quello.

L'ultima cosa che sto imparando è che anche il piacere è mio...ma di questo so dire molto poco..sono più esperta di dolore :eek:

Ognuno ha i suoi giri insomma...

Da sola...io non credo che da sola riuscirei però...il mio psyco è importantissimo, mi aiuta a fare ordine e a collocarmi, mi supervisiona, a volte mi aiuta a tradurmi a me stessa, mi inchioda quando me la racconto, quando lascio che la mente trovi le sue agevolazioni per tenere fermo il fluire, mi incoraggia quando sono stanca e spaventata e mi sembra che non avrà mai fine, mi da la botta sulla spalla quando gli arrivo saltellante e gioiosa perchè ho capito cose...e mi sorride in silenzio.

E poi gli alleati lungo la strada, persone preziose, presenze, non importa per quanto...ma presenze nutrienti...

Ma credo ci sia una parola d'ordine in tutto questo...la più difficile...chiedere.

Lasciando scorrere l'umiliazione, l'imbarazzo, la paura del giudizio (che è fondamentalmente giudizio di sè per sè).

E poi provare e riprovare. Cadere ,sbagliare, rialzarsi e avanti...fissando dentro le piccole cose belle, tenendole care, per potercisi rifugiare quando fa male...anche questa è attesa attiva...curare le cose care, mentre la botta passa...e poi avanti ancora...

Da soli, questo non si può fare...non si può proprio

Ma sto scoprendo che per amarsi, serve il silenzio...e il silenzio arriva dopo, quando i fantasmi sono diventati compagni, e non soltanto nemici che urlano dentro e ti sbattono qui e là senza controllo
 

spleen

utente ?
Ciao Ipazia.:)
 

Eratò

Utente di lunga data
...non lo so, non penso esista una ricetta universale per farlo...io ho cercato il mio modo, lo rinnovo ogni giorno, a volte resisto a volte finisco negli angoli, a volte rido e vedo meraviglia...cerco le oasi nel percorso, cerco di riposare e consolidare, cerco di respirare piano, di non aver fretta, di non farmi prendere dall'ansia del "tutto subito"...

Mi concedo al mio dolore, che è antico, come penso lo sia il tuo e come penso lo sia quello di Eledriel...quando ci si perde a quel modo non è mai l'altro, ma quello che di sè si è trovato nell'altro..è lì la trappola, ed è quella la ricerca...

l'altro diventa a volte l'interposta persona per aver cura di quelle part idi sè che non si riesce a raggiungere, perchè fa paura, perchè fa male, un milione di perchè...

ma quello spostare sull'altro è pericolosissimo...la psicologia ne dice molto...ma le esperienze di vita ancora di più

E quando mi arriva addosso la botta forte, sto lì, cerco di attendere che passi, e cerco di rendere attiva la mia attesa, riempiendola di me, riempiendola di apprendimenti su di me

Il senso di fondo è non aver paura di aver paura

Riconoscere il proprio tribunale interiore, quello che massacra, ascoltarlo e cercare di capire, dove è il giudizio di sè, che blocca e paralizza, e dove ci sono spunti per imparare e migliorarsi...

Io sto imparando che anche il dolore è mio. Mio e soltanto mio. In ogni senso. Mi appartiene. Parla di me. E posso anche volergli bene. Che sono anche quello.

L'ultima cosa che sto imparando è che anche il piacere è mio...ma di questo so dire molto poco..sono più esperta di dolore :eek:

Ognuno ha i suoi giri insomma...

Da sola...io non credo che da sola riuscirei però...il mio psyco è importantissimo, mi aiuta a fare ordine e a collocarmi, mi supervisiona, a volte mi aiuta a tradurmi a me stessa, mi inchioda quando me la racconto, quando lascio che la mente trovi le sue agevolazioni per tenere fermo il fluire, mi incoraggia quando sono stanca e spaventata e mi sembra che non avrà mai fine, mi da la botta sulla spalla quando gli arrivo saltellante e gioiosa perchè ho capito cose...e mi sorride in silenzio.

E poi gli alleati lungo la strada, persone preziose, presenze, non importa per quanto...ma presenze nutrienti...

Ma credo ci sia una parola d'ordine in tutto questo...la più difficile...chiedere.

Lasciando scorrere l'umiliazione, l'imbarazzo, la paura del giudizio (che è fondamentalmente giudizio di sè per sè).

E poi provare e riprovare. Cadere ,sbagliare, rialzarsi e avanti...fissando dentro le piccole cose belle, tenendole care, per potercisi rifugiare quando fa male...anche questa è attesa attiva...curare le cose care, mentre la botta passa...e poi avanti ancora...

Da soli, questo non si può fare...non si può proprio

Ma sto scoprendo che per amarsi, serve il silenzio...e il silenzio arriva dopo, quando i fantasmi sono diventati compagni, e non soltanto nemici che urlano dentro e ti sbattono qui e là senza controllo
Condivido. Ognuno trova il suo cammino...
 

free

Escluso
intendi salute mentale? sì, certo
il mio medico...
mi ha mandata da uno psichiatra, andata, prescritti farmaci che NON prenderò mai, allora mi ha mandato da uno psicologo, più inutile dello psichiatra, che mi ha mandato in un centro... ho pianto davanti a estranei, ho raccontato i fatti miei a diverse persone, per nulla divertente, anzi, molto doloroso e anche umiliante, e per ora ho deciso che sto già abbastanza di m.
non è facile trovare persone capaci e sensibili, soprattutto se non si hanno grandi mezzi e ci si deve accontentare dell'U.S.L

per concludere un'esperienza da dimenticare

per la salute fisica non c'è molto da fare, ho una malattia cronica autoimmune. dovrei stare tranquilla e serena.
in realtà mi riferivo alla tua salute fisica, ma se hai una malattia cronica credo che dovrai già seguire una terapia specifica, che ovviamente non va trascurata
per gli eventuali psicofarmaci che invece potrebbe prescriverti un medico specializzato, se fossi in te cercherei di informarmi meglio e di abbandonare eventuali scetticismi, a volte quei farmaci fanno veramente bene, a quanto pare
 

LTD

Utente di lunga data
Cara Eledriel
Intanto non ti dico benvenuta, perchè questo è un luogo dove non si dovrebbe mai approdare. Poi, meno male che c'è.
La depressione, anche se reattiva come mi sembra il tuo caso, è una brutta bestia, e certamente non la puoi affrontare e risolvere con un abbraccio (per quanto utile) nè tantomeno con incoraggiamenti a prenderti cura di te.
la cosa più urgente in questo momento, come ti ha giustamente suggerito Brunetta, è una cura farmacologica per affrontare l'evidente depressione. Poi avrai forze e risorse per affrontare malattia (che secondo me è la principale causa della depressione, è normale nelle patologie autoimmuni croniche) e anche il tuo lutto affettivo.
Perchè non vuoi prendere i farmaci che ti hanno prescritto?



farmaci mai MAI e non voglio più parlarne
ne so quanto basta, ho già avuto negative esperienze
non servono, conosco persone che si trascinano da 25 anni terapie inutili di cui non possono più fare a meno, c'è un business pazzesco dietro a queste sostanze, il marketing dello psicofarmaco produce morti, non ci vuole molto a informarsi, e non funzionano nemmeno sempre, anzi è provato un aumento del numero di suicidi dopo l'assunzione di ssri, parlo di statistiche, non di opinioni personali
io non ho una malattia mentale, una psicosi, da controllare farmacologicamente,come certi pazzi che vanno i giro con l'ascia ad aggredire i passanti,
sono più sana ed equilibrata di molti medici incapaci, che prescrivono bombe chimiche con leggerezza, devastanti per il cervello e per l'intero organismo, poichè non in grado di aiutare i pazienti con competenze che non hanno maturato
se devo ammazzarmi perchè sono disperata, preferisco farlo lucida e consapevole e non rincoglionita e in alterato stato di coscienza
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
in realtà mi riferivo alla tua salute fisica, ma se hai una malattia cronica credo che dovrai già seguire una terapia specifica, che ovviamente non va trascurata
per gli eventuali psicofarmaci che invece potrebbe prescriverti un medico specializzato, se fossi in te cercherei di informarmi meglio e di abbandonare eventuali scetticismi, a volte quei farmaci fanno veramente bene, a quanto pare
quoto

quei farmaci servono ad "abbassare il volume" del dolore, per permettere di iniziare a muoversi...

sono un percorso anche quei farmaci, ecco perchè devono essere prescritti con estrema attenzione, dosando e monitorando...questo è un buon indicatore per valutare il medico

e il volume del proprio dolore, è importante imparare a valutarlo, molto importante...perchè qualunque medico, per quanto esperto e specializzato ha bisogno assolutamente del contributo del paziente per monitorare l'andamento...

ed è in questo patto, che rende il "paziente" "cliente", che si fonda la fiducia, si abbassa il senso di umiliazione che riporta Eledriel...è lei che deve proprio fidarsi di se stessa e delle sue capacità collaborative...l'umiliazione che riporta è il suo grande scoglio ora come ora...e le auguro tanto di superarlo

che non c'è umiliazione nel chiedere aiuto quando se ne ha bisogno...è invece un atto di coraggio, di cui rendersi merito e onore

il resto è tribunale interiore, giudizio di sè e per sè...ed è zavorra, di cui liberarsi...un primo passo è chiedere aiuto e accettare aiuto, umilmente e non con umiliazione

parola di presuntuosa...:D:p
 

Caciottina

Escluso
farmaci mai MAI e non voglio più parlarne
ne so quanto basta, ho già avuto negative esperienze
non servono, conosco persone che si trascinano da 25 anni terapie inutili di cui non possono più fare a meno, c'è un business pazzesco dietro a queste sostanze, il marketing dello psicofarmaco produce morti, non ci vuole molto a informarsi, e non funzionano nemmeno sempre, anzi è provato un aumento del numero di suicidi dopo l'assunzione di ssri, parlo di statistiche, non di opinioni personali
io non ho una malattia mentale, una psicosi, da controllare farmacologicamente,come certi pazzi che vanno i giro con l'ascia ad aggredire i passanti,
sono più sana ed equilibrata di molti medici incapaci, che prescrivono bombe chimiche con leggerezza, devastanti per il cervello e per l'intero organismo, poichè non in grado di aiutare i pazienti con competenze che non hanno maturato
se devo ammazzarmi perchè sono disperata, preferisco farlo lucida e consapevole e non rincoglionita e in alterato stato di coscienza
Non devi fare nulla che non ti senti.
Il fatto che tu non voglia prenderli per me significa che sai bene che c é un altra via d uscita ma ora non ce la fai. Datti tempo. La porta è li. La vedi bene. Devi solo alzarti e raggiungerla.
In bocca al lupo
 

Divì

Utente senza meta
farmaci mai MAI e non voglio più parlarne
ne so quanto basta, ho già avuto negative esperienze
non servono, conosco persone che si trascinano da 25 anni terapie inutili di cui non possono più fare a meno, c'è un business pazzesco dietro a queste sostanze, il marketing dello psicofarmaco produce morti, non ci vuole molto a informarsi, e non funzionano nemmeno sempre, anzi è provato un aumento del numero di suicidi dopo l'assunzione di ssri, parlo di statistiche, non di opinioni personali
io non ho una malattia mentale, una psicosi, da controllare farmacologicamente,come certi pazzi che vanno i giro con l'ascia ad aggredire i passanti,
sono più sana ed equilibrata di molti medici incapaci, che prescrivono bombe chimiche con leggerezza, devastanti per il cervello e per l'intero organismo, poichè non in grado di aiutare i pazienti con competenze che non hanno maturato
se devo ammazzarmi perchè sono disperata, preferisco farlo lucida e consapevole e non rincoglionita e in alterato stato di coscienza
Non vorrei farti infuriare, ma a me piace parlar chiaro. Tu sei già in uno stato alterato di coscienza. Le sostanze chimiche che regolano il funzionamento del nostro cervello possono alterarsi per tanti motivi. Emozioni forti come il dolore, lo stress di una malattia, possono portare alla depressione che è proprio un'alterazione grave dello stato di coscienza. Ti devi curare. Il cervello è un organo come tutti gli altri.

Una mia cara amica ha la sclerosi multipla da 20 anni e da subito le hanno prescritto antidepressivi senza i quali, credimi, non avrebbe potuto arrivare ad oggi: lavora ancora, ha organizzato la sua vita e riesce ad affrontare le crescenti difficoltà, dalla sedia a rotelle alla perdita dell'autonomia. Ha amici e una vita piena.

Chi va in giro con l'ascia è chi i farmaci non li prende.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
farmaci mai MAI e non voglio più parlarne<br>
ne so quanto basta, ho già avuto negative esperienze<br>
non servono, conosco persone che si trascinano da 25 anni terapie inutili di cui non possono più fare a meno, c'è un business pazzesco dietro a queste sostanze, il marketing dello psicofarmaco produce morti, non ci vuole molto a informarsi, e non funzionano nemmeno sempre, anzi è provato un aumento del numero di suicidi dopo l'assunzione di ssri, parlo di statistiche, non di opinioni personali<br>
io non ho una malattia mentale, una psicosi, da controllare farmacologicamente,come certi pazzi che vanno i giro con l'ascia ad aggredire i passanti, <br>
sono più sana ed equilibrata di molti medici incapaci, che prescrivono bombe chimiche con leggerezza, devastanti per il cervello e per l'intero organismo, poichè non in grado di aiutare i pazienti con competenze che non hanno maturato<br>
se devo ammazzarmi perchè sono disperata, preferisco farlo lucida e consapevole e non rincoglionita e in alterato stato di coscienza
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io invece conosco persone che da un percorso controllato e serio ne hanno tratto grande giovamento, certo, non si sono affidati pedissequamente al farmaco, ma contemporaneamente hanno lavorato su se stessi, e duramente
e i risultati sono misurabili

il mio psyco, ad un certo punto mi aveva chiesto se ritenevo di aver bisogno di farmaci...mi ha chiesto di ascoltare attentamente la mia tolleranza al dolore, e mettere sulla bilancia il percorso per me con il dolore che mi stava procurando...mi ha ricordato che la mia è ricerca di benessere, non di malessere

ci siamo dati tempo, ho ascoltato attentamente, non ne ho presi...ma l'impegno al benessere è aumentato esponenzialmente, l'attenzione al piacere di me, e non solo al dolore di me

non lo so se in futuro ne prenderò, se fosse necessario lo farò...conto di più io, che le statistiche,io non faccio statistica, io sono io, e sta a me prendermi cura di me, con tutti i mezzi che posso usare...

e un buon mezzo è non usare i principi come valutatori assoluti per scegliere per se stessi

se decidi di non usare farmaci, devi essere in grado di farti carico di te, della tranquillità di cui hai necessità per l'altra tua malattia...deve essere decisione e assunzione di responsabilità, prendere o non prendere...e questa cosa, fatta da sola, anzi no, non da sola, ma in solitudine...non funziona...c'è la necessità di avere specchi attivi

rifiutarli, gli specchi attivi dico, è rotolarsi nel proprio dolore, essere vittime di se stesse.
E' non concedersi via di scampo. Decidendolo.
In tutto questo gli altri non c'entrano niente..


noi siamo qui per il benessere Eledriel...per aver cura della qualità della nostra vita

non entro nello specifico delle malattie mentali...ci sarebbe da dirne, anche dell'uso che se ne fa per definirsi sani e rassicurarsi fregandosene del proprio star bene o star male, non si sa bene in che termini e in funzione di cosa poi...ma è un discorso OT, ora come ora...

Per esperienza, una cosa ci tengo a dirla però, accettare di prendere farmaci in caso di necessità è sintomo di salute mentale.

Che prendere un farmaco per la mente, ha lo stesso valore che prenderne uno per qualsiasi altra malattia del corpo.

Anche le chemio fanno male e avvelenano il fisico, ma salvano anche la vita, a volte...non se ne può fare un assoluto, ovviamente, che nessuno di noi è dio, neanche i medici...
 

Divì

Utente senza meta
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io invece conosco persone che da un percorso controllato e serio ne hanno tratto grande giovamento, certo, non si sono affidati pedissequamente al farmaco, ma contemporaneamente hanno lavorato su se stessi, e duramente
e i risultati sono misurabili

il mio psyco, ad un certo punto mi aveva chiesto se ritenevo di aver bisogno di farmaci...mi ha chiesto di ascoltare attentamente la mia tolleranza al dolore, e mettere sulla bilancia il percorso per me con il dolore che mi stava procurando...mi ha ricordato che la mia è ricerca di benessere, non di malessere

ci siamo dati tempo, ho ascoltato attentamente, non ne ho presi...ma l'impegno al benessere è aumentato esponenzialmente, l'attenzione al piacere di me, e non solo al dolore di me

non lo so se in futuro ne prenderò, se fosse necessario lo farò...conto di più io, che le statistiche,io non faccio statistica, io sono io, e sta a me prendermi cura di me, con tutti i mezzi che posso usare...

e un buon mezzo è non usare i principi come valutatori assoluti per scegliere per se stessi

se decidi di non usare farmaci, devi essere in grado di farti carico di te, della tranquillità di cui hai necessità per l'altra tua malattia...deve essere decisione e assunzione di responsabilità, prendere o non prendere...e questa cosa, fatta da sola, anzi no, non da sola, ma in solitudine...non funziona...c'è la necessità di avere specchi attivi

rifiutarli, gli specchi attivi dico, è rotolarsi nel proprio dolore, essere vittime di se stesse.
E' non concedersi via di scampo. Decidendolo.
In tutto questo gli altri non c'entrano niente..


noi siamo qui per il benessere Eledriel...per aver cura della qualità della nostra vita

non entro nello specifico delle malattie mentali...ci sarebbe da dirne, anche dell'uso che se ne fa per definirsi sani e rassicurarsi fregandosene del proprio star bene o star male, non si sa bene in che termini e in funzione di cosa poi...ma è un discorso OT, ora come ora...

Per esperienza, una cosa ci tengo a dirla però, accettare di prendere farmaci in caso di necessità è sintomo di salute mentale.

Che prendere un farmaco per la mente, ha lo stesso valore che prenderne uno per qualsiasi altra malattia del corpo.

Anche le chemio fanno male e avvelenano il fisico, ma salvano anche la vita, a volte...non se ne può fare un assoluto, ovviamente, che nessuno di noi è dio, neanche i medici...
Quoto e sottoscrivo, in particolare il neretto
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Quoto e sottoscrivo, in particolare il neretto
Anche io..
Ci sono stati momenti in cui senza avrei passato più tempo in PS che a casa...
Ben venga un aiuto se ti consente di essere più lucida per affrontare i problemi
Certo che il farmaco non deve sostituire la ricerca di una soluzione al problema
Solo darci una mano a ripartire
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Anche io..
Ci sono stati momenti in cui senza avrei passato più tempo in PS che a casa...
Ben venga un aiuto se ti consente di essere più lucida per affrontare i problemi
Certo che il farmaco non deve sostituire la ricerca di una soluzione al problema
Solo darci una mano a ripartire
Lo scoglio è esattamente qui...

convivere con la propria presunzione di fare da soli, come se questo fosse segno di maggior onore, e la necessità oggettiva di ammettere di aver bisogno di aiuto

senza che quel bisogno di aiuto diventi materiale per il proprio tribunale interiore, senza che sia umiliazione...

imparare che riconoscere di aver bisogno di aiuto è uno dei primi sintomi di autonomia...

e pensare che è uno degli indicatori per valutare il livello di funzionalità dell'autonomia personale....in bambini e adulti...l'indicatore recita proprio "sa chiedere aiuto nelle situazioni in modo autonomo"
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
...Eledriel...dovresti leggere i primi 3d di giorgiocan secondo me...

voi che dite?...anche lui ha fatto una fatica immane ad affidarsi alla cura...eppure ne ha tratto giovamento, e in un anno, mi sembra, ha smesso anche i farmaci...

edit:

e in ogni caso, non devi decidere nulla ora Eledriel, non prenderle come pressioni, che non lo sono...la decisione resta comunque in mano tua...e nessuno può, per fortuna, decidere per te...

si parla, ci si confronta, ci si fa da specchi attivi anche qui :)
 
Ultima modifica:

spleen

utente ?
...Eledriel...dovresti leggere i primi 3d di giorgiocan secondo me...

voi che dite?...anche lui ha fatto una fatica immane ad affidarsi alla cura...eppure ne ha tratto giovamento, e in un anno, mi sembra, ha smesso anche i farmaci...
Quoto, non si deve vivere una cura del genere come cronica, deve servire per superare il momento oggettivamente difficile.
 

Divì

Utente senza meta
Lo scoglio è esattamente qui...

convivere con la propria presunzione di fare da soli, come se questo fosse segno di maggior onore, e la necessità oggettiva di ammettere di aver bisogno di aiuto

senza che quel bisogno di aiuto diventi materiale per il proprio tribunale interiore, senza che sia umiliazione...

imparare che riconoscere di aver bisogno di aiuto è uno dei primi sintomi di autonomia...

e pensare che è uno degli indicatori per valutare il livello di funzionalità dell'autonomia personale....in bambini e adulti...l'indicatore recita proprio "sa chiedere aiuto nelle situazioni in modo autonomo"
Gli indicatori li preferisco alle griglie di valutazione :)
e comunque è verissimo. Saper chiedere aiuto senza svalutarsi è indice di autonomia e autostima. Oltre che di salute mentale.


Ciao bellissima. Ci vediamo a fine ottobre?

...Eledriel...dovresti leggere i primi 3d di giorgiocan secondo me...

voi che dite?...anche lui ha fatto una fatica immane ad affidarsi alla cura...eppure ne ha tratto giovamento, e in un anno, mi sembra, ha smesso anche i farmaci...
Secondo me può servire. Un bacione.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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