Cristoforo Colombo

spleen

utente ?
non è che facciano cultura, anche perchè nella maggior parte sono dei semianalfabeti. è che sono ottimamente finanziati e sempre a favore di telecamere. e si sa quanto conti la pressione mediatica oggigiorno
Stanno in quel mondo insomma, tipo la Rowling, crocifissa sui social per avere definito le donne come mestruabili, sai che orribile insulto ad un trans che non le può avere...
 

Vera

Moderator
Staff Forum
A parte che pellerossa non ha secondo me la stessa connotazione di negro muso giallo o terrrone e che quasi tutte le parole assumono un significato preciso nel contesto in cui sono dette (questo sì, insultante o meno, ho sentito ad esempio uno scrittore ritenersi fiero di essere "terrone").
Il problema sono come sempre le estensioni e le derive.
In una qualche cazzo di università americana o inglese sono stati eliminati persino gli appellativi "Signore e signora, dal momento che qualche genderfree potrebbe sentirsi insultato, non si sa da cosa.
E siccome parliamo di persone che in qualche modo fanno cultura, è quello l'aspetto preoccupante della faccenda, perchè anticipa e accompagna sempre quello della politica.
Esatto.
E, senza andare troppo lontano, da noi anche dire "bidello" ormai risulta una offesa.
 

abebis

Utente di lunga data
A parte che pellerossa non ha secondo me la stessa connotazione di negro muso giallo o terrrone e che quasi tutte le parole assumono un significato preciso nel contesto in cui sono dette (questo sì, insultante o meno, ho sentito ad esempio uno scrittore ritenersi fiero di essere "terrone").
Esattamente: dipende dal contesto. Pertanto visto che "negro" rimanda in automatico e in modo dispregiativo al periodo delle segregazioni raziali, non vedo perché continuare ad usare quella parola per indicare una persona in un contesto neutro quando ce ne sono altre altrettanto valide.

Anche "cazzo" è una parola e basta, ma difficilmente viene pronunciata durante un telegiornale per indicare un cazzo o durante una lezione di medicina.

E a me, quando sono stato chiamato "spaghetti", non è che volessero proprio farmi un complimento, eh? ;)

È vero che le parole sono parole e basta ma se non vogliamo fare discorsi del cazzo (per l'appunto...) accettiamo il fatto che socialmente hanno un significato che non possiamo decidere noi, altrimenti andiamo tutti a fare i piccoli Humpty Dumpty di là dallo specchio. :)
 

spleen

utente ?
Esattamente: dipende dal contesto. Pertanto visto che "negro" rimanda in automatico e in modo dispregiativo al periodo delle segregazioni raziali, non vedo perché continuare ad usare quella parola per indicare una persona in un contesto neutro quando ce ne sono altre altrettanto valide.

Anche "cazzo" è una parola e basta, ma difficilmente viene pronunciata durante un telegiornale per indicare un cazzo o durante una lezione di medicina.

E a me, quando sono stato chiamato "spaghetti", non è che volessero proprio farmi un complimento, eh? ;)

È vero che le parole sono parole e basta ma se non vogliamo fare discorsi del cazzo (per l'appunto...) accettiamo il fatto che socialmente hanno un significato che non possiamo decidere noi, altrimenti andiamo tutti a fare i piccoli Humpty Dumpty di là dallo specchio. :)
E perciò? Cosa centra con la deriva di cui ho parlato?
Hai presente quello di cui parlo io o no?
 

abebis

Utente di lunga data
E perciò? Cosa centra con la deriva di cui ho parlato?
Hai presente quello di cui parlo io o no?
Certo che ce l'ho presente e non piacciono neanche a me, però mi sembra che in questa discussione si spazi tra esempi piuttosto estremi e molto distanti tra loro, mettendoli tutti insieme sotto lo stesso cappello.

Ma forse sono solo io un po' tardo di comprendonio e non capisco bene.
 

spleen

utente ?
Certo che ce l'ho presente e non piacciono neanche a me, però mi sembra che in questa discussione si spazi tra esempi piuttosto estremi e molto distanti tra loro, mettendoli tutti insieme sotto lo stesso cappello.

Ma forse sono solo io un po' tardo di comprendonio e non capisco bene.
Quali esempi distanti tra loro ed estremi?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Certo che ce l'ho presente e non piacciono neanche a me, però mi sembra che in questa discussione si spazi tra esempi piuttosto estremi e molto distanti tra loro, mettendoli tutti insieme sotto lo stesso cappello.

Ma forse sono solo io un po' tardo di comprendonio e non capisco bene.
Non sei solo tu.
Ma è perché il campo linguistico è complesso.
È il significato non solo cambia nel tempo, ma nel contesto comunicativo.
È noto che tra gli omosessuali sia comune chiamarsi frocio o frocia, ma è chiaro che in quel contesto ha la funzione di ridimensionare, riappropriandosene e svuotandolo della carica dispregiativa, un termine che ha un valore negativo. Lo fanno le donne con troia, zoccola, puttana, lo fanno i ragazzini con stupido o testa di cazzo.
Quindi anche gli umani di pelle scura possono scegliere se chiamarsi tra loro negri o no.
È la definizione da parte di altri che non può essere neutra.
Anche se, in un contesto amichevole, posso definire qualcuno negro senza alcuna connotazione negativa ed essere compresa in quel contesto.
 

danny

Utente di lunga data
Sostanzialmente lana caprina.
Ho amici gay che si danno del frocio, ma dato che per loro non è un problema essere gay neppure la parola lo diventa.
Altrimenti dovrei incazzarmi anch'io quando mi appellano come maschio.
Cazzo, sono uomo, non maschio.
Ma poiché non ho problemi né voglio rompere il cazzo a nessuno non me ne frega nulla della terminologia.
 

abebis

Utente di lunga data
Sostanzialmente lana caprina.
Ho amici gay che si danno del frocio, ma dato che per loro non è un problema essere gay neppure la parola lo diventa.
Altrimenti dovrei incazzarmi anch'io quando mi appellano come maschio.
Cazzo, sono uomo, non maschio.
Ma poiché non ho problemi né voglio rompere il cazzo a nessuno non me ne frega nulla della terminologia.
Stai scherzando, vero?

Se vengono apostrofati come froci o ricchioni per strada, vedrai come la parola diventa un problema, eccome!
 

danny

Utente di lunga data
Stai scherzando, vero?

Se vengono apostrofati come froci o ricchioni per strada, vedrai come la parola diventa un problema, eccome!
Ma è in teoria un problema anche se a me danno del culo o del finocchio e mi è capitato.
Come mi è capitato un coltellaccio puntato contro da un marocchino. Di merda.
Crea più problemi il coltello o il dire che era un marocchino di merda?
È certo un problema l'insulto, anche se è semplicemente per dirti che sei un cesso, o che hai un cazzo piccolo o le tette cadenti, o sei vecchia o vecchio, ma anche coglione, pirla, testa di cazzo, comunista, fascista, segaiolo, minchione, stronzo, bastardo.
Anche italiano di merda, sentito all'estero, può essere un problema.
Ma lo è di più quando ti trattano da italiano di merda, non quando te lo dicono in faccia.
Io, come nudista, pensi non ne abbia sentite di ogni?
Credi mi metta a piangere per la discriminazione di cui sono oggetto per una scelta di nicchia e non più di moda, quindi che non conta un cazzo per nessuno e anzi sui giornali siamo trattati da pervertiti (e quanto gay ci sono tra noi, eh) ?
O quando come italiano ti trattano da coglione.
Non ti è mai capitato?
Noi, inteso come famiglia, come italiani abbiamo regalato 20.000 euro a chi ci considerava coglioni per nazionalità con una giustizia da mentecatti.
Un loro connazionale, nostro amico, egiziano, ha semplicemente detto che quello stronzo era un farabutto che nel suo paese avrebbero trattato come tale.
Il razzismo sta anche nel considerare gli altri non tuoi pari, ma esseri inferiori bisognosi di assistenza e cura e quindi di un trattamento diverso. Del quale ci dovranno sempiternamente ringraziare.
Ma questo lo si fa con chi si vuole assoggettare e tenere a bada, e comunque sempre sotto.
Con queste inutili polemiche abbiamo solo sputtanato tutta quella gente che voleva vivere tranquillamente buttandola sotto i riflettori e al centro delle polemiche.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Innanzitutto il linguaggio e in particolare gli insulti definiscono più chi li usa di chi viene insultato.
Se si avesse consapevolezza di questo si starebbe più attenti a ciò che si dice.
Se mi tamponano in auto, il problema è il danno, ma ci pensa l’assicurazione (se ciò non avviene è un’altra questione, faccio un esempio minimo) il fatto che la persona alla guida possa essere descritta per diventare oggetto della mia rabbia definisce me.
Quindi ci potrà essere chi, come me, dirà che era uno/una con una, ipotizziamo, una Opel oppure altri dirà che è una Troia che non sa guidare, un frocio di merda, un marocchino puzzolente, un negro schifoso, un delinquente rumeno, uno stronzo col suv, una vecchia rincoglionita, un vecchio rimbambito, un ragazzino fumato ecc
Mi pare intuibile come queste espressioni contengano una descrizione irrilevante nell’evento, ma molto rilevante del bisogno di chi li usa di definirsi per negazione.
 

spleen

utente ?
Innanzitutto il linguaggio e in particolare gli insulti definiscono più chi li usa di chi viene insultato.
Se si avesse consapevolezza di questo si starebbe più attenti a ciò che si dice.
Se mi tamponano in auto, il problema è il danno, ma ci pensa l’assicurazione (se ciò non avviene è un’altra questione, faccio un esempio minimo) il fatto che la persona alla guida possa essere descritta per diventare oggetto della mia rabbia definisce me.
Quindi ci potrà essere chi, come me, dirà che era uno/una con una, ipotizziamo, una Opel oppure altri dirà che è una Troia che non sa guidare, un frocio di merda, un marocchino puzzolente, un negro schifoso, un delinquente rumeno, uno stronzo col suv, una vecchia rincoglionita, un vecchio rimbambito, un ragazzino fumato ecc
Mi pare intuibile come queste espressioni contengano una descrizione irrilevante nell’evento, ma molto rilevante del bisogno di chi li usa di definirsi per negazione.
Faccio notare che l'educazione nell' esprimersi e la proprietà del linguaggio, hanno poco a che vedere con il tema di fondo che è la proibizione di usare dei termini presenti sul vocabolario per descrivere qualcuno come si dovesse risarcirlo di qualcosa, di una persecuzione di cui non siamo più responsabili.
Se mi metto a insultare una persona accoppiando i termini come hai citato è chiaro che sono un maleducato.
Ma se in un pubblico dibattito o scrivendo un articolo vengo messo in croce perchè uso la parola nero (o bianco) o donna o maschio o femmina (proibitissimi) e per questo mi mettono in croce, è chiaro che mi stanno costruendo una gabbia attorno.
Stiamo parlando dell' utilizzo prevalentemente politico, non di quello personale di termini per quanto rivendico comunque anche un diritto all' invettiva che ci si poteva permettere qualche tempo fa e non più adesso.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Faccio notare che l'educazione nell' esprimersi e la proprietà del linguaggio, hanno poco a che vedere con il tema di fondo che è la proibizione di usare dei termini presenti sul vocabolario per descrivere qualcuno come si dovesse risarcirlo di qualcosa, di una persecuzione di cui non siamo più responsabili.
Se mi metto a insultare una persona accoppiando i termini come hai citato è chiaro che sono un maleducato.
Ma se in un pubblico dibattito o scrivendo un articolo vengo messo in croce perchè uso la parola nero (o bianco) o donna o maschio o femmina (proibitissimi) e per questo mi mettono in croce è chiaro che mi stanno costruendo una gabbia attorno.
Stiamo parlando dell' utilizzo prevalentemente politico, non di quello personale di termini per quanto rivendico comunque anche un diritto all' invettiva che ci si poteva permettere qualche tempo fa e non più adesso.
Non è proprio così, benché ci si avvicini.
Se Cicerone si rivolgeva ai senatori e non a senatori e senatrici era perché le senatrici non c’erano.
Il riconoscimento nominale corrisponde a un riconoscimento sociale.
Quindi è corretto riconoscere il valore delle parole.
Quello che è assurdo è attribuire alle parole un potere creativo che può sovvertire la realtà.
Per me è un trasferimento in una realtà adulta del pensiero magico onnipotente infantile.
Il giusto principio di non discriminare si è deformato in discriminazione.
Ma la realtà è la realtà.
 

spleen

utente ?
Non è proprio così, benché ci si avvicini.
Se Cicerone si rivolgeva ai senatori e non a senatori e senatrici era perché le senatrici non c’erano.
Il riconoscimento nominale corrisponde a un riconoscimento sociale.
Quindi è corretto riconoscere il valore delle parole.
Quello che è assurdo è attribuire alle parole un potere creativo che può sovvertire la realtà.
Per me è un trasferimento in una realtà adulta del pensiero magico onnipotente infantile.
Il giusto principio di non discriminare si è deformato in discriminazione.
Ma la realtà è la realtà.
Visto che parli di Cicero e dei romani ricordo alcune cose:
Che a sovrintendere la costruzione della via Appia ci fu un signore che per nome aveva Claudio Appio Cieco, dove claudio significa zoppicante e cieco lo era anche nella sostanza.
Uno degli usurpatori in epoca imperiale era Pescennio Niger, dove niger sta per negro, tradotto ai giorni nostri.

Ora, mi rendo conto che sono passati tanti anni e che la loro società non era certo la nostra ma se persone chiamate così non avevano la minima esitazione a far scrivere NIGER sulle monete col loro ritratto, non è che la dignità da loro prescindeva dalla realtà descrittiva di quello che effettivamente erano?
E da un senso delle cose e delle parole che non non abbiamo mai posseduto?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Visto che parli di Cicero e dei romani ricordo alcune cose:
Che a sovrintendere la costruzione della via Appia ci fu un signore che per nome aveva Claudio Appio Cieco, dove claudio significa zoppicante e cieco lo era anche nella sostanza.
Uno degli usurpatori in epoca imperiale era Pescennio Niger, dove niger sta per negro, tradotto ai giorni nostri.

Ora, mi rendo conto che sono passati tanti anni e che la loro società non era certo la nostra ma se persone chiamate così non avevano la minima esitazione a far scrivere NIGER sulle monete col loro ritratto, non è che la dignità da loro prescindeva dalla realtà descrittiva di quello che effettivamente erano?
E da un senso delle cose e delle parole che non non abbiamo mai posseduto?
Era una società in cui la differenza era tra cittadini e non cittadini, in Patrizi e Plebei, in vir e foemine, in cui la omosessualità era accettata se attiva, le distinzioni erano molteplici, ma non quelle attuali.
 

spleen

utente ?

Ecco, trovo esemplare questo articolo di addio, scritto da una ormai ex giornalista di uno dei giornali più quotati al mondo (fino a ieri perlomeno, almeno per me).
 

Brunetta

Utente di lunga data

Ecco, trovo esemplare questo articolo di addio, scritto da una ormai ex giornalista di uno dei giornali più quotati al mondo (fino a ieri perlomeno, almeno per me).
Però la sua accusa si basa sulla richiesta di una correttezza che è alla base del politicamente corretto.
È una situazione complessa.
Credo che riusciremo a “vederla” tra qualche decina d’anni.
 

Lara3

Utente di lunga data
Ma basta leggere i giornali online!
Sul sito di repubblica le parole clandestino, immigrato, straniero sono totalmente bandite, con l'esilarante effetto che leggi una notizia e capisci chi la riguarda per vie traverse. Oltrettutto i commenti online sono stati aboliti da un pezzo, sull' onda ritengo degli spropositi dei leoni da tastiera.
Se apri il sito dei giornali riferiti a destra invece abbondano le parole: Smaschera, scopre, umilia.... ed i commenti (abilitati) grondano di invettive ed insulti.
Una bella informazione, non c'è che dire....
Boh... Salvini e Meloni sui social usano termini pesanti che io trovo inopportuno. Secondo loro tutti gli altri sono scemi e non sanno fare.
Un po’ d‘umiltà non guasta visto che in politica sono da tanto tempo ma non mi sembra che abbiano fatto qualcosa. Di buono intendo.
 
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