esatto grande, proprio questo!!! Non farsi carico di impegni pratici che spetterebbero oggettivamente al padre, ma "pensieri", tipo un giochino che stimoli davvero la bimba, tipo, visto che ci sente bene ed è l'unico senso integro, portarmi un cd di quelli che ne trovi amigliaia in giro per bambini, portarmi una volta un articolo su una ricerca sui vari aspetti della disabilità magari con quell'entusiasmo un po' ingenuo di provare una terapia nuova, magari chiedermi che fine hanno fatto gli ausilii che aspetto da mesi e mesi, tipo magari chiedermi perchè non proviamo la comunicazione aumentata alternativa che mi ha proposto una terapueta, tipo magari cercare un articolo su questa comunicazione ....cose così ..ovvio poi che alla terapia ce la porto io, ovvio che la pago io ..ci mancherebbe ...ma il "progetto". Riesco a spiegarmi? così potrei amarlo. altrimenti no.
Certe volte odio questo "mezzo", il forum, per la sua limitatezza, ma poi mi rendo conto che è comunque un mezzo.
Finalmente ho sentito dire da Ellina quello che mancava al discorso iniziale.
La sua innata bonarietà l'ha portata inizialmente a parlare in maniera parziale tanto del comportamento del suo compagno quanto delle proprie aspettative, ecco però che finalmente sono venute fuori entrambe.
Alla luce di tutto questo anche a me, che sono duro di comprendonio, appare evidente l'inadeguatezza del compagno di Ellina con le oggettive necessità che nascono dalla piccina. Purtroppo non esiste un catalogo dei compagni, non esiste però neppure la formula "soddisfatti o rimborsati". Ellina ha ricevuto una "botta di energia" incontrando quest'uomo, e questo ha purtroppo fatto l'errore che facciamo in tanti, noi uomini, di impegnarci in cose più grandi di noi col rischio di scaricarne le conseguenze su chi ci sta vicino. Essere uomini non è una scusante, per carità, e la conseguenza per Ellina è stata la delusione di vedere che per quanto ci sia buona volontà, non c'è la sostanza. Dove trovarla? Purtroppo credo che la risposta sia tristemente evidente.
Tento ora di osservare le cose come se fossi io coinvolto. Che pensieri farei?
Di primo acchito mi porrei seriamente il dubbio se posso onestamente essere disposto - io "fortunato" a dividere il mio futuro con un vincolo così forte quale la piccina di Ellina impone. Non so come mi risponderei, ma sicuramente sarei combattuto tra la consapevolezza del "giusto" con la vergogna interiore che comporterebbe la rinuncia, ed il naturale egoismo. A ciò aggiungo il sincero timore di generare aspettative che poi magari non saprei appagare: aggiungerei danno al danno.
Mi chiederei quanto il desiderio di affrontare un problema del genere nasca da vera volontà e quanto dall'istinto tipicamente maschile della "sfida". Pericolosissimo.
Superato questo primo grosso ostacolo interiore (si spera con la dovuta onestà), credo che mi tornerebbe automatico dedicarmi per quanto possibile, come giustamente dice Ellina, ad una "progettualità", ad una ricerca. Al contempo mi sentirei a disagio nel porre la mia presenza in un mondo che Ellina potrebbe ritenere "proprio". La mia invadenza potrebbe fare più danno che bene, o potrebbe essere fraintesa. Potrebbe, ad esempio, essere interpretata come "pietà", e questo sarebbe devastante. Ma una decisione, in un senso o nell'altro, va presa.
Ellina ha ragione: la sua bimba può essere il perno di un grande insegnamento di vita, fonte di crescita, di maturazione, può essere davvero origine di una rivelazione interiore, ma questa deve essere desiderata, accettata, perseguita con l'umiltà che noi "fortunati" così difficilmente sappiamo praticare.
I suo compagno, forse, ha troppo da perdere, o magari è solo ingenuo, chissà. I suoi sono problemi seri, ma il desiderio di ridimensionarli in funzione di questa nuova vita deve essere suo e, soprattutto, naturale, non forzato né dagli altri né da sè stesso.
Chissà, veramente, come si è posto lui di fronte a quelle domande?