Che cosa mi devo aspettare?

Irrisoluto

Utente di lunga data
Ma non ne facevo infatti nessuna questione di insulti. Però dubito che tu ad @Arcistufo abbia iniziato a dare del voi... Peraltro io più che pietismo leggo proprio buonismo , che è un po' la differenza che corre tra chi vede un animale ferito in mezzo alla strada e passa oltre pensando tristemente al padrone che lo ha lasciato incustodito, e chi passa oltre sperando che si sposti al bordo della strada. E se raccontando l'incontro qualcuno si azzarda a dire che sti animali agonizzanti sono (come in sé sono) anche un pericolo per la sicurezza della strada e' uno che giudica senza capire un cazzo.
Arci si era allineato sul discorso di Ipazia, per questo mi sono rivolto ad entrambi.
Tu fai un discorso più concreto e riesco a seguirti meglio. Certo che se c'è un problema pratico da regolare, lo si regola, mica la vita è un gioco al massacro.
In realtà quello che dico è molto semplice: o siamo tutti resposabili, allora anche i deficienti cognitivi sono responsabili della propria deficienza, oppure sospendiamo il giudizio per tutti e ci atteniamo solo al mantenimento dell'ordine.
Questo è il piano del mio discorso e non mi interessa spostarmi da questo
 

Foglia

utente viva e vegeta
Arci si era allineato sul discorso di Ipazia, per questo mi sono rivolto ad entrambi.
Tu fai un discorso più concreto e riesco a seguirti meglio. Certo che se c'è un problema pratico da regolare, lo si regola, mica la vita è un gioco al massacro.
In realtà quello che dico è molto semplice: o siamo tutti resposabili, allora anche i deficienti cognitivi sono responsabili della propria deficienza, oppure sospendiamo il giudizio per tutti e ci atteniamo solo al mantenimento dell'ordine.
Questo è il piano del mio discorso e non mi interessa spostarmi da questo
Ma cosa vuol dire "sospendere" il giudizio? Che finché non capita la disgrazia sul gobbo di qualcun altro e' opportuno negare il problema? Qui si parla tanto di propensione al tradimento e di opportunità di evitare chi mostra familiarità con certi comportamenti, e poi si passa sopra a uno che "poverino, ogni tanto pippa ma non capisce cosa fa"?
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Ma cosa vuol dire "sospendere" il giudizio? Che finché non capita la disgrazia sul gobbo di qualcun altro e' opportuno negare il problema? Qui si parla tanto di propensione al tradimento e di opportunità di evitare chi mostra familiarità con certi comportamenti, e poi si passa sopra a uno che "poverino, ogni tanto pippa ma non capisce cosa fa"?
Perfetto, mi aiuti a chiarire meglio cosa voglio dire.
Non si tratta di far finta di nulla, anzi.
Ma di trattare il problema solo nella misura in cui è dannoso, eventualmente anche prevenendo, ma senza dare giudizi del tipo "un conto è essere depressi e non riuscire a uscire di casa, altro conto è farsi d'eroina".
Insomma, il mio discorso non porta per nulla a dire "lasciamoli fare poverini".
Ma solo a non giudicarli.
Perché la differenza tra uno che ha problemi cognitivi e uno che non riesce a smettere di distruggersi il cervello, nessuno la puo' fare.
 

Martes

Utente di lunga data
Perfetto, mi aiuti a chiarire meglio cosa voglio dire.
Non si tratta di far finta di nulla, anzi.
Ma di trattare il problema solo nella misura in cui è dannoso, eventualmente anche prevenendo, ma senza dare giudizi del tipo "un conto è essere depressi e non riuscire a uscire di casa, altro conto è farsi d'eroina".
Insomma, il mio discorso non porta per nulla a dire "lasciamoli fare poverini".
Ma solo a non giudicarli.
Perché la differenza tra uno che ha problemi cognitivi e uno che non riesce a smettere di distruggersi il cervello, nessuno la puo' fare.
Mi sono stufata di mettere dei like: sono perfettamente d'accordo con tutto il tuo discorso
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Mi sono stufata di mettere dei like: sono perfettamente d'accordo con tutto il tuo discorso
Infatti qui é soggetti giudicanti contro soggetti non giudicanti. Peccato che i soggetti non giudicanti tout court siano una presa per il culo.
 

spleen

utente ?
Per me il punto è proprio che questa distinzione non so in base a cosa la fate, concretamente.
Pensate che chi ai vostri occhi si crogiola nel dolore lo fa perché lo vuole? perché è un coglione? perché è un irresponsabile?
Io sono convinto invece che anche chi voi pensate si stia crogiolando, semplicemente non può fare altrimenti, ed è quindi equiparabile a chi ha limiti cognitivi o fisici.
Il punto è proprio questo: io contesto proprio questa distinzione, anche voi ve ne servite per ristabilire, secondo me, la vecchia distinzione buoni/cattivi.
Continuo a non capire cosa caspita c'entri il pietismo o il buonismo.
Qua non si divide il mondo in buoni o cattivi, l'asilo lo abbiamo finito tutti da un pezzo. Qua si vuole far percepire la differenza di merito e di sostanza che sta nel giudicare le persone piuttosto che le idee e le azioni.
Posto che non è possibile fare la cosa per le prime, per difetto di conoscenza, è altrettanto vero che posso eccome giudicare nel mio (mio generico) metro personale le seconde, per la ricaduta reale che hanno sulla vita personale e di tutti.
Detto per inciso trovo piuttosto surreale parlare di assenza o sospensione di giudizio parlando dei comportamenti quando già il solo linguaggio ed il processo mentale di ciascuno, nessuno escluso, non se ne può sottrarre.

La responsabilità non è un valore quantistico assoluto ed indivisibile, è una cosa che attiene a ciscuno a seconda delle sue capacità ed è per questo che è distinta anche negli ordinamenti giuridici.
Paragonare un incapace oggettivo a un incapace soggettivo è sbagliato, nel primo manca la potenzialità di correzione o autocorrezione che il secondo ha.

Il pietismo più grande che si possa provare è nei confronti di se stessi, basta da solo a giustificare una larga percentuale delle autoassolutorie e vittimistiche cazzate che ciascuno fa. E non mi sembra che anche qui dentro manchino gli esempi per poterlo capire.
 

spleen

utente ?
Sono d’accordo con te. Siamo tutti pronti a trovare deboli coloro che non si liberano di dipendenze diverse dalle nostre. Così come è facile disprezzare un homeless dal caldo o fresco di casa nostra.
Ma la vita degli altri non la conosciamo.
Sto imparando ogni giorno a essere grata per i genitori che ho avuto.
Nondimeno una dipendenza è oggettivamente una dipendenza, mia o degli altri. E non credo che la condivisione o la sua giustificazione la faccia automaticamente diventare una cosa positiva.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Qua non si divide il mondo in buoni o cattivi, l'asilo lo abbiamo finito tutti da un pezzo. Qua si vuole far percepire la differenza di merito e di sostanza che sta nel giudicare le persone piuttosto che le idee e le azioni.
Posto che non è possibile fare la cosa per le prime, per difetto di conoscenza, è altrettanto vero che posso eccome giudicare nel mio (mio generico) metro personale le seconde, per la ricaduta reale che hanno sulla vita personale e di tutti.
Detto per inciso trovo piuttosto surreale parlare di assenza o sospensione di giudizio parlando dei comportamenti quando già il solo linguaggio ed il processo mentale di ciascuno, nessuno escluso, non se ne può sottrarre.

La responsabilità non è un valore quantistico assoluto ed indivisibile, è una cosa che attiene a ciscuno a seconda delle sue capacità ed è per questo che è distinta anche negli ordinamenti giuridici.
Paragonare un incapace oggettivo a un incapace soggettivo è sbagliato, nel primo manca la potenzialità di correzione o autocorrezione che il secondo ha.

Il pietismo più grande che si possa provare è nei confronti di se stessi, basta da solo a giustificare una larga percentuale delle autoassolutorie e vittimistiche cazzate che ciascuno fa. E non mi sembra che anche qui dentro manchino gli esempi per poterlo capire.
Innanzitutto, io qui sono sempre stato accusato di essere proprio un esempio tipico di questo vittimismo. Quando invece analizzavo semplicemente i miei limiti.
La prova, e chi mi segue da anni lo sa, è che alla fine dopo mille pippe e contorsioni autoderisorie, nei limiti delle mie energie mi sono sempre dato da fare per vivere al meglio.

Detto cio', giriamo a vuoto attorno al problema. Mi spiego:

Io sono d'accordissimo con quello che dici.

Contesto solo una cosa e lo faccio con forza:
che si possa distinguere chi gli "incapaci oggettivi" dagli "incapaci soggettivi".

E lo faccio anche in base alla mia esperienza.
Da bambino mi sono ritrovato spesso a riflettere su quanto fosse ingiusta questa distinzione.
Alle elementari in ogni classe c'era un handicappato DOC, rispettato e coccolato da tutti.
E poi c'era una massa di mezzi scemi, che prendevano mazzate da tutti, dagli insegnanti come dai compagni, alcuni solo dagli insegnanti, altri solo dai compagni.
E pensavo: ma se uno di questi bambini avesse chiesto la "certificazione" di mezzo scemo, non avrebbe trovato un suo equilibrio?

Da bambino desideravo la certificazione.

Oggii credo che la soluzione sia non certificare nessuno, ma solo rispettare le differenze.

Non ci sono scemi oggettivi e scemi soggettivi, ma solo infinite sfumature e tipi di intelligenza.

Quelli che portano danni alla società, vanno semplicemente arginati, oltre che compresi e rispettati come chiuqnue altro.

E questo si puo' fare, anzi in parte lo facciamo tutti, quando il "mezzo scemo" fa parte della nostra famiglia.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Nondimeno una dipendenza è oggettivamente una dipendenza, mia o degli altri. E non credo che la condivisione o la sua giustificazione la faccia automaticamente diventare una cosa positiva.
Io non giustifico mai nessuno, anche perché non sono un giudice. Posso capire o non capire.
Le dipendenze si innestano su strutture fragili. Poi sarebbe bello che tutti riuscissero responsabilmente a non avere dipendenze, soprattutto con ricadute sugli altri. Sarebbe bello.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Innanzitutto, io qui sono sempre stato accusato di essere proprio un esempio tipico di questo vittimismo. Quando invece analizzavo semplicemente i miei limiti.
La prova, e chi mi segue da anni lo sa, è che alla fine dopo mille pippe e contorsioni autoderisorie, nei limiti delle mie energie mi sono sempre dato da fare per vivere al meglio.

Detto cio', giriamo a vuoto attorno al problema. Mi spiego:

Io sono d'accordissimo con quello che dici.

Contesto solo una cosa e lo faccio con forza:
che si possa distinguere chi gli "incapaci oggettivi" dagli "incapaci soggettivi".

E lo faccio anche in base alla mia esperienza.
Da bambino mi sono ritrovato spesso a riflettere su quanto fosse ingiusta questa distinzione.
Alle elementari in ogni classe c'era un handicappato DOC, rispettato e coccolato da tutti.
E poi c'era una massa di mezzi scemi, che prendevano mazzate da tutti, dagli insegnanti come dai compagni, alcuni solo dagli insegnanti, altri solo dai compagni.
E pensavo: ma se uno di questi bambini avesse chiesto la "certificazione" di mezzo scemo, non avrebbe trovato un suo equilibrio?

Da bambino desideravo la certificazione.

Oggii credo che la soluzione sia non certificare nessuno, ma solo rispettare le differenze.

Non ci sono scemi oggettivi e scemi soggettivi, ma solo infinite sfumature e tipi di intelligenza.

Quelli che portano danni alla società, vanno semplicemente arginati, oltre che compresi e rispettati come chiuqnue altro.

E questo si puo' fare, anzi in parte lo facciamo tutti, quando il "mezzo scemo" fa parte della nostra famiglia.
Siamo tutti mezzi scemi. Quindi inutile ogni certificazione.
Bisogna solo accettare di esserlo e le frustrazioni derivanti dai nostri limiti.
 

spleen

utente ?
Innanzitutto, io qui sono sempre stato accusato di essere proprio un esempio tipico di questo vittimismo. Quando invece analizzavo semplicemente i miei limiti.
La prova, e chi mi segue da anni lo sa, è che alla fine dopo mille pippe e contorsioni autoderisorie, nei limiti delle mie energie mi sono sempre dato da fare per vivere al meglio.

Detto cio', giriamo a vuoto attorno al problema. Mi spiego:

Io sono d'accordissimo con quello che dici.

Contesto solo una cosa e lo faccio con forza:
che si possa distinguere chi gli "incapaci oggettivi" dagli "incapaci soggettivi".

E lo faccio anche in base alla mia esperienza.
Da bambino mi sono ritrovato spesso a riflettere su quanto fosse ingiusta questa distinzione.
Alle elementari in ogni classe c'era un handicappato DOC, rispettato e coccolato da tutti.
E poi c'era una massa di mezzi scemi, che prendevano mazzate da tutti, dagli insegnanti come dai compagni, alcuni solo dagli insegnanti, altri solo dai compagni.
E pensavo: ma se uno di questi bambini avesse chiesto la "certificazione" di mezzo scemo, non avrebbe trovato un suo equilibrio?

Da bambino desideravo la certificazione.

Oggii credo che la soluzione sia non certificare nessuno, ma solo rispettare le differenze.

Non ci sono scemi oggettivi e scemi soggettivi, ma solo infinite sfumature e tipi di intelligenza.

Quelli che portano danni alla società, vanno semplicemente arginati, oltre che compresi e rispettati come chiuqnue altro.

E questo si puo' fare, anzi in parte lo facciamo tutti, quando il "mezzo scemo" fa parte della nostra famiglia.
Ma è per questo che io sostengo con altrettanta forza e da sempre (puoi verificare) che il metro di giudizio non si deve applicare alle persone ma bensì ai comportamenti. Per quelli non serve une certificazione per capire se sono da parte di uno scemo, un mezzo scemo o un incapace deduttivo, non so se mi spiego.
A prescindere da come venga tu giudicato qui, non è quello che mi spinge a scrivere, non ho niente contro di te, in fondo sono affaracci tuoi....
Il punto che rimane in sospeso è comunque quello che ho scritto prima, perchè nessuno (o pochi) si chiedono la ragione delle proprie dipendenze? Questo rimane il fulcro del problema.
 
Ultima modifica:

spleen

utente ?
Siamo tutti mezzi scemi. Quindi inutile ogni certificazione.
Bisogna solo accettare di esserlo e le frustrazioni derivanti dai nostri limiti.
Dire che siamo tutti scemi è come dire che non lo è nessuno e non mi piace vivere in una società che nega l'esistenza delle differenze e dei problemi connessi, a prescindere dalla dignità - D o v u t a - a ciascuno. Fino a modificare il linguaggio in una sorta di farisaica soluzione alla cosa. Un sordo rimane tale anche se lo chiamiamiamo diversamente udente. E ciò non risolve i suoi problemi percettivi.
Claudio Appio Cieco Da funzionario fece costruire l'Appia antica, si faceva chiamare Cieco e Claudio che significa storpio. Non aveva nessun timore di giudizio di merito nè nessuna volontà di nascondere..... I Romani!
 
Ultima modifica:

spleen

utente ?
Io non giustifico mai nessuno, anche perché non sono un giudice. Posso capire o non capire.
Le dipendenze si innestano su strutture fragili. Poi sarebbe bello che tutti riuscissero responsabilmente a non avere dipendenze, soprattutto con ricadute sugli altri. Sarebbe bello.
Si invece che sei un giudice, lo siamo tutti. E' la nostra forma mentale che ci induce a farlo, è la nostra natura. La differenza sta nel giudicare gli atti o le persone, questa è la differenza. E non è differenza da poco.

Detto ciò tutti abbiamo delle debolezze e delle fragilità, sono strutturali quanto il metro di giudizio. Il problema non è cercare di non averne affatto ma la comprensione da cosa derivino, questo solo dà strumenti per intervenire o meno, per capire la loro gravità e dove ci porteranno.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Dire che siamo tutti scemi è come dire che non lo è nessuno e non mi piace vivere in una società che nega l'esistenza delle differenze e dei problemi connessi, a prescindere dalla dignità - D o v u t a - a ciascuno. Fino a modificare il linguaggio in una sorta di farisaica soluzione alla cosa. Un sordo rimane tale anche se lo chiamiamiamo diversamente udente. E ciò non risolve i suoi problemi percettivi.
Claudio Appio Cieco Da funzionario fece costruire l'Appia antica, si faceva chiamare Cieco e Claudio che significa storpio. Non aveva nessun timore di giudizio di merito nè nessuna volontà di nascondere..... I Romani!
Non rispondevo a te, ma Irrisoluto che vedeva una media di mezzi scemi. Ma tutti lo siamo in quel senso, perché tutti non capiamo qualcosa e non riusciamo in qualcosa.
Non è un alibi per richiedere per tutti indulgenza. Esattamente quello che dici tu.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Si invece che sei un giudice, lo siamo tutti. E' la nostra forma mentale che ci induce a farlo, è la nostra natura. La differenza sta nel giudicare gli atti o le persone, questa è la differenza. E non è differenza da poco.

Detto ciò tutti abbiamo delle debolezze e delle fragilità, sono strutturali quanto il metro di giudizio. Il problema non è cercare di non averne affatto ma la comprensione da cosa derivino, questo solo dà strumenti per intervenire o meno, per capire la loro gravità e dove ci porteranno.
Infatti.
Quando qualcuno dice che non vuole giudizi vuole invece un giudizio indulgente, vuole l’assoluzione. E se volesse solo le attenuanti per il suo caso sarebbe anche comprensibile, in realtà vuole la depenalizzazione per gli atti compiuti!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
@Irrisoluto ho trovato esattamente cosa mi dava fastidio quando ti scrisse che per me sei un viscido. Mi serviva di metterlo a fuoco. Grazie zia Ipa.
Prego :)

Io però non ci trovo viscidità.
La viscidità comporta la piena consapevolezza e più che altro l'intenzionalità.
E per certi versi potrei pure ammirarla una viscidità finalizzata e portata a compimento a testa alta.
Ci vedrei pienezza, paradossalmente.

Però comprendo l'obliquità che rilevi, credo almeno, utilizzando la parola viscido.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Figurati, se mi sentissi attaccato per i toni, avrei resistito non più di un paio di giorni su questo forum :)
Però è vero che ti capisco fino a un certo punto.

A volte ho l'impressione che anche tu proietti sugli altri ciò di cui hai bisogno per dialettizzare il tuo edificio discorsivo.

Ad esempio, pensarmi invischiato nella logica della colpa e della pietà, ti serve per sviluppare la tua idea di un aldilà da questo schema.

Per convincersi di essere totalmente immuni da certe categorie, può essere molto utile vedere negli altri una schiavitù totale da queste stesse categorie.

Io non gioco così con l'ordine del discorso, sono consapevole della concretezza dei concetti, del fatto cioè che alcuni di essi, per quanto io possa cercare di criticarli, rimangono invischiati nei miei umori, circolano nel mio sangue.

Certo la pietà, la colpa, per carità, roba bruttissima.
Ma io sono fermamente convinto che nessuno che sia cresciuto nella nostra cultura possa dirsene immunizzato.
Mi risponderai probabilmente che infatti no, ma tu lotti ogni giorno per liberartene mentre io mi ci gongolo beatamente.
Ma no, semplicemente non è vero.

E se vuoi parlare di concretezza, io non ho mai lavorato con i tossici, ma ho avuto qualche dipendenza nella mia vita e mi sono anche sentito spesso vicino alla categoria dei ritardati lievi.

Riguardo alla dipendenze, non capisco in cosa il tuo discorso dovrebbe contraddire il mio: ci sono persone che non se ne liberano e non vanno giudicate moralmente per questo. Mica ho detto che non vanno arginate.

Riguardo ai ritardi, io non ho una soluzione, ma ho messo in risalto una contraddizione tra i danni concreti subiti e la mancanza di riconoscimento dell'handicap. E ho aggiunto che a volte ho avuto il desiderio di essere riconosciuto nella mia disabilità (reale o immaginaria che fosse). Non capisco dove sia la contraddizione.
Sono contenta che mi leggi per il verso che intendo proporre. Grazie :)

Tutti proiettiamo.
La chiave di volta è riconoscere di volta in volta le proprie proiezioni e usarle per impararsi e non per sollevarsi.

Parto dal fondo, perchè davvero irri, non riesco a leggerlo.
Sentirsi disabile, per un qualsiasi motivo, non è minimamente paragonabile ad essere disabile.

E' la differenza fondamentale fra limiti soggettivi (che possono anche essere spostati) e limiti oggettivi (che con tutto quel che si vuole, quelli sono).

SE ti senti zoppo ti senti zoppo, magari cammini pure zoppo perchè ti sei convinto che sia bene così per te, che per te è vantaggioso.
Se sei zoppo, cammini zoppo perchè semplicemente non non puoi ma non hai idea del fatto che può essere diversamente.
La vedi la differenza?

Uso un altro esempio.
L'imbarazzo, idiota, di chi non dice ai ciechi che sono ciechi.
E a me ogni volta che mi capita il genio mi vien da chiedergli "ma sei scemo???"
Un cieco non sa cosa significhi vedere. Se non tramite i racconti altrui.
Di che cazzo ti imbarazzi? (e non è imbarazzo eh...non è voler essere delicati...è ben altro.)

E' davvero vero che l'imbarazzo deriva dalla comprensione dell'altro?
O non è forse una forma distorta e obliqua di compassione che scarica sul cieco la paura di essere ciechi?

E sto cazzo di cieco, oltre a non vederci un cazzo, si ritrova pure circondato da imbecilli che si cagano sotto di fronte alla cecità e pur di non affrontare quella paura in sè la vomitano addosso ad uno che del sole potrà dire un miliardo di cose, ma non di che colore è.

La diversità, il riconoscimento della diversità, è la ricollocazione della propria percezione del limite. Della propria conoscenza del limite.
Il riconoscimento della diversità è smettere di usare se stessi e la norma come parametro. In una pelosa empatia.

E questo critico chiamandolo pietismo. E buonismo.
Quando mi girano i coglioni, ipocrisia benpensante.

Quindi, quel che sottolinei, ossia il fatto che anche la mancanza di volontà è una malattia deriva da quella famosa linea di demarcazione che a priori definisce ciò che è sano e ciò che è malato (a uso rassicuratorio di chi si colloca fra i sani o i guariti) e che quindi quel limite è indice di malattia.

Invece io sto sostenendo che se sei malato, e non sai/vuoi/puoi curarti. Ok.
Per me non sei semplicemente autonomo. Ti manca proprio una parte fondante il partecipare attivamente ad un sistema sociale dando il tuo personale contributo.
Ergo ti metto in condizione di dare il tuo PERSONALE contributo accettando chi sei, con i tuoi limiti ma non compatendoli e non normalizzandoli.

A bomba.
Sei un depresso e non riesci/vuoi/puoi curarti?
Perfetto.
Non sei però neppure in grado di assumerti la responsabilità di altre vite.

Che è un po' come dire che la ragazza down che potrei essere che non è in grado di accendere i fornelli senza dar fuoco alle tende, magari non le do i fornelli e la metto in condizione di cucinare in altri modi. O di non cucinare proprio.

Se però vuoi essere considerato responsabile e autonomo DEVI, proprio DEVI, essere in grado di assolvere gli stessi compiti di chi lo è.

Quindi se sei malato, ti curi. E ti sbatti a mille per farlo.

A ogni fatto, la sua diretta conseguenza.
Che non è un castigo.
E' prendere la realtà dei fatti, fuori di giudizio per la persona che ha valore e dignità a prescindere dal suo limite, e proprio in considerazione di questo prendere quel limite e non fargli sconto di alcun genere.

Se no, siccome la down è tanto carina e simpatica poveretta, le faccio accendere i fornelli e dar fuoco alla casa.
Poverina, già è down, le tolgo pure i fornelli?

Che in comunità era esemplificato in un piccolissimo intervento:
il tossico di turno voleva schivare giornata (letteralmente) stando a letto dandosi malato.
Perfetto. Sei malato?
Da malati non si fuma, si sta a letto, si riposa e minestrina.
Ti credo. Ti considero e ti accetto in quel che dimostri di te. interamente e senza mediazioni.
Come si fa con chi è autonomo nell'assumersi la responsabilità di sè.

(di solito un buon 80% resuscitava...il restante 20% stava davvero male).

E' semplicissimo dire che corrisponde al fare.
Coerenza interna. Che è qualcosa di ben diverso da quella esterna.

Mi spiego meglio così?:)
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Innanzitutto, io qui sono sempre stato accusato di essere proprio un esempio tipico di questo vittimismo. Quando invece analizzavo semplicemente i miei limiti.
La prova, e chi mi segue da anni lo sa, è che alla fine dopo mille pippe e contorsioni autoderisorie, nei limiti delle mie energie mi sono sempre dato da fare per vivere al meglio.

Detto cio', giriamo a vuoto attorno al problema. Mi spiego:

Io sono d'accordissimo con quello che dici.

Contesto solo una cosa e lo faccio con forza:
che si possa distinguere chi gli "incapaci oggettivi" dagli "incapaci soggettivi".

E lo faccio anche in base alla mia esperienza.
Da bambino mi sono ritrovato spesso a riflettere su quanto fosse ingiusta questa distinzione.
Alle elementari in ogni classe c'era un handicappato DOC, rispettato e coccolato da tutti.
E poi c'era una massa di mezzi scemi, che prendevano mazzate da tutti, dagli insegnanti come dai compagni, alcuni solo dagli insegnanti, altri solo dai compagni.
E pensavo: ma se uno di questi bambini avesse chiesto la "certificazione" di mezzo scemo, non avrebbe trovato un suo equilibrio?

Da bambino desideravo la certificazione.

Oggii credo che la soluzione sia non certificare nessuno, ma solo rispettare le differenze.

Non ci sono scemi oggettivi e scemi soggettivi, ma solo infinite sfumature e tipi di intelligenza.

Quelli che portano danni alla società, vanno semplicemente arginati, oltre che compresi e rispettati come chiuqnue altro.

E questo si puo' fare, anzi in parte lo facciamo tutti, quando il "mezzo scemo" fa parte della nostra famiglia.
Ti leggo e continuo a pensare che leggi tanti libri.

Ma forse dovresti iniziare ad andare davvero per strada.

E non con gli occhi del bambino che vedeva coccole dove in realtà si stava chiedendo al mongolo doc mille e mille volte oltre.
Oppure, peggio ancora, che lo si lasciava in quel limbo di coccole materne del cazzo senza permettergli di esprimere le sue potenzialità.

Ma davvero sei ancora ancorato al fatto che la coccolina sia un riconoscimento di affettività?

Ed è esattamente quella coccolina che fa danni.

E quel compresi e rispettati come chiunque.
Chiunque chi???

E non è neppure questione di arginare.
E' questione di fornire spazi e strumenti perchè ci sia espressione.

Arginare è comodo.

Lo sbattimento che deriva dal confrontarsi, conoscere, approfondire l'altro è ben altro.
E significa anche che se tu mongolo doc puoi dare 1, 1 ti chiedo.
Se tu mezzo scemo puoi dare 3, 3 ti chiedo.
E senza sconti.

Diceva uno che non c'è peggior ingiustizia che far parti uguali fra disuguali.

ED esistono non incapaci soggettivi e incapaci oggettivi, ma limiti oggettivi e limiti soggettivi sì.
E su quelli si avrebbe da ragionare.

Continui a sovrappore la persona con i suoi limiti.
E lo fai pure con te stesso.

Ma il limite è solo una delle espressione della persona.

Pensa ai savant che con un colpo d'occhio ti sanno disegnare una mappa particolareggiata.
E di quelli che sfarfallano davanti agli occhi e chi li guarda crede lo facciano per stereotipia. Pensa che capita di scoprire che semplicemente sono ipervisivi e lo fanno in modo funzionale per delimitare il campo visivo.

Limiti @Irrisoluto.

La persona è ben altro.

Mai letto Temple Grandin?
Se no, dovresti.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Arci si era allineato sul discorso di Ipazia, per questo mi sono rivolto ad entrambi.
Tu fai un discorso più concreto e riesco a seguirti meglio. Certo che se c'è un problema pratico da regolare, lo si regola, mica la vita è un gioco al massacro.
In realtà quello che dico è molto semplice: o siamo tutti resposabili, allora anche i deficienti cognitivi sono responsabili della propria deficienza, oppure sospendiamo il giudizio per tutti e ci atteniamo solo al mantenimento dell'ordine.
Questo è il piano del mio discorso e non mi interessa spostarmi da questo
Siamo tutti responsabili proporzionalmente alla individuale capacità di assumersi responsabilità.

Ergo, se non sei autonomo in questo, non è che sei meno responsabile di chi lo sa fare. Perchè ognuno, nei suoi limiti, è responsabile per sè.
(non a caso se il disabile prende a calci il compagno mica gli si da il premio perchè è disabile, poverino. E pensa che ci sono pure in giro geni che lo fanno, dimenticandosi che fin tanto che è un piccoletto è un discorso quando poi diventa adulto il discorso cambia parecchio)
Semplicemente il tuo limite va a pesare su chi ti sta intorno che si trova costretto a caricarsi della responsabilità che tu non ti prendi.
E altrettanto semplicemente non si tratta di mantenere l'ordine, ma di dire pane al pane e vino al vino.

Sei depresso e non sai aver cura del sistema in cui ti sei impegnato a stare?
Sei un peso. Questo è il fatto.
Neutro.
E sei un peso che fa pure danni a chi ti sta intorno.
Non è importante se è intenzionale oppure no. Li fai.

A questo fatto si possono trovare molteplici soluzioni.
Ma il fatto resta.

Oltre il fatto c'è il rispetto della persona.
Quindi se puoi dare 5, ti chiedo 5.
Se puoi dare 3, ti chiedo 3.
Ma non è che siccome, povero, puoi dare 5 allora ti chiedo 4 perchè già sei sfigato così.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Prego :)

Io però non ci trovo viscidità.
La viscidità comporta la piena consapevolezza e più che altro l'intenzionalità.
E per certi versi potrei pure ammirarla una viscidità finalizzata e portata a compimento a testa alta.
Ci vedrei pienezza, paradossalmente.

Però comprendo l'obliquità che rilevi, credo almeno, utilizzando la parola viscido.
Ormai un po' mi conosci. Riconosco l'utilità del girare attorno all'obiettivo, infatti spesso assumo gente con queste caratteristiche. Ma sul lavoro. Sui sentimenti mi pare tanto una presa per il culo.
 
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