Intanto grazie per L’esaustiva risposta e il riferimento a Kant che non ho mai digerito benissimo

So bene che il rispetto può essere passivo ma può essere attivo. È un sentimento di stima o di dovere. Nel caso di cui parliamo dovrebbero starci sia stima che dovere quindi sia attivo che passivo. Forse ho una visione limitata e quindi per me l’idea di cura è implicita nel rispetto se è sentito nelle due forme sopradette. Tu invece hai nettamente distinto questi due aspetti come separati. Farò comunque una riflessione su quanto hai scritto.
In realtà non li considero separati. Li ho solo descritti separatamente.
La mia riflessione nasce proprio dal chiedermi se il rispetto, da solo, basti a descrivere una relazione. Io credo di no.
Il rispetto è una categoria morale: esprime un orientamento, un principio, qualcosa che riconosco come giusto.
Ma una categoria morale, da sola, rischia di non stare in piedi.
Può rimanere un'intenzione, un ideale o un'affermazione di principio, senza trovare un reale riscontro nel modo in cui vivo le relazioni.
La Cura, invece, descrive il modo concreto in cui quel valore prende forma nella realtà.
È sempre attiva: si manifesta nelle scelte, nei confini che custodisco, nelle priorità che do e nel modo in cui abito le relazioni.
Per questo non vedo la Cura come qualcosa di separato dal rispetto, ma come la sua condizione di possibilità.
È nella cura che il rispetto diventa visibile e acquista consistenza e valore (distinguendosi dall'ipocrisia e aprendo la scelta all'ipocrisia sociale, che come sia io considero necessaria).
A dirti il vero io mi chiedo se il rapporto non sia addirittura inverso rispetto a come lo immagini tu.
Se io non ho Cura di me, posso davvero dire di rispettare l'altro?
Se non ho cura dell'ordine della mia vita, delle priorità dei miei investimenti affettivi e dei confini tra uno spazio relazionale e l'altro, finirò inevitabilmente per mancare di rispetto a tutti, compreso me stesso.
Non necessariamente perché lo voglio, ma perché
il disordine con cui vivo le relazioni finirà per riflettersi nelle mie azioni.
È in questo senso che penso alla
Cura come condizione di possibilità del rispetto.
Senza Cura, il rispetto rischia di rimanere un principio astratto o un'intenzione.
Con la Cura, invece, il rispetto trova una forma concreta nelle scelte quotidiane.
Forse la differenza tra noi è proprio questa: tu attribuisci al concetto di rispetto anche questa dimensione concreta e operativa.
Io preferisco distinguerla, perché ho bisogno di una categoria che non dica solo ciò che ritengo giusto, ma anche e soprattutto come quel valore prende corpo nella realtà. Per me quella categoria è la Cura.