Amante single

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Intanto grazie per L’esaustiva risposta e il riferimento a Kant che non ho mai digerito benissimo 😁
So bene che il rispetto può essere passivo ma può essere attivo. È un sentimento di stima o di dovere. Nel caso di cui parliamo dovrebbero starci sia stima che dovere quindi sia attivo che passivo. Forse ho una visione limitata e quindi per me l’idea di cura è implicita nel rispetto se è sentito nelle due forme sopradette. Tu invece hai nettamente distinto questi due aspetti come separati. Farò comunque una riflessione su quanto hai scritto.
In realtà non li considero separati. Li ho solo descritti separatamente.

La mia riflessione nasce proprio dal chiedermi se il rispetto, da solo, basti a descrivere una relazione. Io credo di no.

Il rispetto è una categoria morale: esprime un orientamento, un principio, qualcosa che riconosco come giusto.
Ma una categoria morale, da sola, rischia di non stare in piedi.
Può rimanere un'intenzione, un ideale o un'affermazione di principio, senza trovare un reale riscontro nel modo in cui vivo le relazioni.

La Cura, invece, descrive il modo concreto in cui quel valore prende forma nella realtà.
È sempre attiva: si manifesta nelle scelte, nei confini che custodisco, nelle priorità che do e nel modo in cui abito le relazioni.

Per questo non vedo la Cura come qualcosa di separato dal rispetto, ma come la sua condizione di possibilità.
È nella cura che il rispetto diventa visibile e acquista consistenza e valore (distinguendosi dall'ipocrisia e aprendo la scelta all'ipocrisia sociale, che come sia io considero necessaria).

A dirti il vero io mi chiedo se il rapporto non sia addirittura inverso rispetto a come lo immagini tu.
Se io non ho Cura di me, posso davvero dire di rispettare l'altro?
Se non ho cura dell'ordine della mia vita, delle priorità dei miei investimenti affettivi e dei confini tra uno spazio relazionale e l'altro, finirò inevitabilmente per mancare di rispetto a tutti, compreso me stesso.
Non necessariamente perché lo voglio, ma perché il disordine con cui vivo le relazioni finirà per riflettersi nelle mie azioni.

È in questo senso che penso alla Cura come condizione di possibilità del rispetto.
Senza Cura, il rispetto rischia di rimanere un principio astratto o un'intenzione.
Con la Cura, invece, il rispetto trova una forma concreta nelle scelte quotidiane.

Forse la differenza tra noi è proprio questa: tu attribuisci al concetto di rispetto anche questa dimensione concreta e operativa.
Io preferisco distinguerla, perché ho bisogno di una categoria che non dica solo ciò che ritengo giusto, ma anche e soprattutto come quel valore prende corpo nella realtà. Per me quella categoria è la Cura.
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Quando avevi tu quell’eta, cioe se sei del 74 oggi ne hai 52, quindi parliamo di quasi trent’anni fa.
In questi trent’anni la percezione e la considerazione del sesso e dei piaceri che da esso ne derivano nei ragazzi e‘ cambiata molto.
Vero che trattasi sempre di cazzo figa, ma oggi si scopa mediamente a 16 anni.
Purtroppo è una media, e una media e’ fatta anche di picchi.
Non è anormale oggi vedere 12 enni con borsetta, trucco pesante, cosce e tette di fuori.
Trentanni fa si sarebbe dato loro delle troie, oggi quando giro per Palermo, Milano, Torino, Napoli, Brescia, vedo che la media delle “bambine” si presenta così e non mi viene di dar loro delle troie.
Magari ad altri si.
Non è anormale pertanto che una 25 enne sbavi per un cinquantenne.
Lo vedo anche quando vado in club prive.
L’eta media delle coppie ufficiali (conosciute di persona), si è molto abbassata.
Ventanni fa i club prive erano frequentati tutti da coppie di mezza età in cerca di stimoli differenti oppure vecchietti con puttane al seguito.
Oggi, le succitate categorie vi sono ancora, con aggiunta di Infedeli vari e gruppi di amici in età universitaria che si ritrovano lì per scopare in gruppo anche con coppie di mezza età come lo siamo noi.
Abbiamo dialogato nudi in camera da letto con adulti di 20, 19, 23, 25 anni.
Quando io e te eravamo bambini usavamo spesso la frase: quando sarò vecchio ed avrò 40 anni ecc ecc ecc.
Oggi ventenni scopano serenamente con cinquantenni, complice anche il fatto che il cinquantenne oggi si cura molto di più di allora.
Se poi ci aggiungi esperienza e qualche pasticca, fai una strage.
Si si, tutto vero...resto comunque dell'idea che i giovani dovrebbero restare con i giovani... è un mio pensiero.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Più che l'età anagrafica, conta la fase della vita. Venti anni di differenza tra una 25enne e un 45enne spesso si percepiscono, perché a 25 anni si è ancora in un percorso di maturazione personale. Tra una donna di 40 anni e un uomo di 60, invece, quella distanza può quasi annullarsi: entrambi hanno già un'identità e un'esperienza di vita consolidate, e non è affatto raro che una quarantenne sia più matura di un sessantenne. Insomma, dopo una certa età i numeri contano molto meno della maturità delle persone.
Quando mi sono messo con la mia ex io avevo quasi 39 anni e lei quasi 27
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Sinceramente?
La qualità a 20 anni dipende da tanti fattori e alcuni uomini e alcune donne a quell'età fanno ugualmente cagare.
E' la mancanza di esperienza e l'innamoramento a farti vedere bello tutto.
Se la mettiamo sul piano del sesso un 40enne può giocarsela alla grande con uno più giovane.
Fra 40 e 50 ce ne sono 10 di anni e fanno molta differenza....ragazzi lo so che non è piacevole sentirsi dire che alla nostra età siamo in decadimento ma questo è...potete raccontarvela come volete ma con un fisico giovane ci perdete sempre.
 

Barebow

Utente di lunga data
Si si, tutto vero...resto comunque dell'idea che i giovani dovrebbero restare con i giovani... è un mio pensiero.
Sono d'accordo anche se a 57 anni ho avuto una relazione con una ragazza di 29 anni e devo dire che è una cosa potente, mi sono nutrito della sua giovinezza.
 

Klavier

Utente di lunga data
In realtà non li considero separati. Li ho solo descritti separatamente.

La mia riflessione nasce proprio dal chiedermi se il rispetto, da solo, basti a descrivere una relazione. Io credo di no.

Il rispetto è una categoria morale: esprime un orientamento, un principio, qualcosa che riconosco come giusto.
Ma una categoria morale, da sola, rischia di non stare in piedi.
Può rimanere un'intenzione, un ideale o un'affermazione di principio, senza trovare un reale riscontro nel modo in cui vivo le relazioni.

La Cura, invece, descrive il modo concreto in cui quel valore prende forma nella realtà.
È sempre attiva: si manifesta nelle scelte, nei confini che custodisco, nelle priorità che do e nel modo in cui abito le relazioni.

Per questo non vedo la Cura come qualcosa di separato dal rispetto, ma come la sua condizione di possibilità.
È nella cura che il rispetto diventa visibile e acquista consistenza e valore (distinguendosi dall'ipocrisia e aprendo la scelta all'ipocrisia sociale, che come sia io considero necessaria).

A dirti il vero io mi chiedo se il rapporto non sia addirittura inverso rispetto a come lo immagini tu.
Se io non ho Cura di me, posso davvero dire di rispettare l'altro?
Se non ho cura dell'ordine della mia vita, delle priorità dei miei investimenti affettivi e dei confini tra uno spazio relazionale e l'altro, finirò inevitabilmente per mancare di rispetto a tutti, compreso me stesso.
Non necessariamente perché lo voglio, ma perché il disordine con cui vivo le relazioni finirà per riflettersi nelle mie azioni.

È in questo senso che penso alla Cura come condizione di possibilità del rispetto.
Senza Cura, il rispetto rischia di rimanere un principio astratto o un'intenzione.
Con la Cura, invece, il rispetto trova una forma concreta nelle scelte quotidiane.

Forse la differenza tra noi è proprio questa: tu attribuisci al concetto di rispetto anche questa dimensione concreta e operativa.
Io preferisco distinguerla, perché ho bisogno di una categoria che non dica solo ciò che ritengo giusto, ma anche e soprattutto come quel valore prende corpo nella realtà. Per me quella categoria è la Cura.
Direi che diciamo e pensiamo più o meno le stesse cose solo che io non sono stato accurato come te nell’esposizione del mio pensiero. Grazie per la risposta
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Noi maschi invecchiamo meglio. È un dato di fatto incontrovertibile.
Altrimenti non si capisce come mai le quarantenni avrebbero paura delle ventenni.
Ma ci hai mai parlato con una ventenne? Te la puoi scopare sicuramente, ma è un accollo infinito di problemi che per te sono - volendo usare un dolce eufemismo - roba della preistoria.
E senza la modalità figura paterna che ti sistema una ventenne sana di mente non te la scopi.
Conosco un uomo che si è scopato il mondo, ha sempre detto che meglio tenere un basso scarto di età.... altrimenti rischi di fare la figura di 💩...e con queste ventenni che hanno già visto tutto iniziando a fare sesso molto presto rischi di farcela ancora di più...occhio che vi rigirano come calzini e voi restate dell'idea di averle fregate voi 🤣🤣🤣🤣
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Intanto grazie per L’esaustiva risposta e il riferimento a Kant che non ho mai digerito benissimo 😁
So bene che il rispetto può essere passivo ma può essere attivo. È un sentimento di stima o di dovere. Nel caso di cui parliamo dovrebbero starci sia stima che dovere quindi sia attivo che passivo. Forse ho una visione limitata e quindi per me l’idea di cura è implicita nel rispetto se è sentito nelle due forme sopradette. Tu invece hai nettamente distinto questi due aspetti come separati. Farò comunque una riflessione su quanto hai scritto.

L'altro motivo per cui ho distinto questi due concetti riguarda proprio il 3d.

@Pastorello666 dice che non fa differenza il luogo, perché il rispetto sarebbe già venuto meno nel momento del tradimento.

Ed è proprio qui, secondo me, che emerge il disordine relazionale di cui parlavo: perché il ragionamento si ferma alla parola "rispetto" e alla sua dimensione astratta.

Il rispetto, quando viene inteso solo come principio morale violato o rispettato, rischia di perdere la capacità di orientare le azioni concrete e, in alcuni casi, può trasformarsi in una forma di giustificazione.

Nel momento in cui il ragionamento diventa: "ho già mancato di rispetto tradendo, quindi che differenza fa se questo avviene in un luogo piuttosto che in un altro?", si compie un passaggio pericoloso: una trasgressione già avvenuta viene utilizzata per annullare ogni ulteriore differenza qualitativa tra le azioni.

Ma il fatto che un confine sia già stato oltrepassato non significa che tutti i confini successivi siano equivalenti, né che ogni scelta abbia lo stesso significato.

Esistono diversi modi di prendersi Cura o di non prendersi cura di una relazione, anche dentro una situazione già compromessa.

Ed è proprio qui che vedo il valore della categoria della Cura: perché impedisce di fermarsi alla constatazione astratta di aver mancato un principio e obbliga a guardare il modo concreto in cui continuiamo ad agire.

Altrimenti il rispetto rischia di diventare una forma di rassegnazione autoassolvente: "ormai ho sbagliato, quindi non c'è più differenza".

La Cura, invece, mantiene aperta la responsabilità del presente: anche quando una situazione è complessa o contraddittoria, rimane la possibilità di interrogarsi su come si stanno trattando le persone coinvolte, gli spazi, i legami e se stessi.

E forse è proprio qui che si separano in modo radicale le esperienze del traditore e del tradito.

Chi tradisce può arrivare a pensare: "la violazione è già avvenuta, ora posso solo gestire il modo in cui vivo questa situazione". È una permanenza nel presente, una ricerca di equilibrio dentro una contraddizione già accettata.

Chi viene tradito, invece, spesso vive qualcosa di diverso: non percepisce soltanto una perdita del futuro, ma una trasformazione del passato. La scoperta del tradimento modifica il significato di ciò che era stato vissuto e conosciuto fino a quel momento.

Per questo le due esperienze difficilmente coincidono: uno può pensare alla gestione del presente, l'altro si trova a fare i conti con una riscrittura della propria storia. Il traditore e il tradito abitano due strutture temporali diverse perché attribuiscono significati diversi agli eventi.
 
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