Io provo piacere nel suo dolore, sapessi che è morto suo padre o sua madre le telefonerei per rallegrarmi, per
farla stare così male da farla cadere nei peggiori incubi, perchè quanto morì suo nonno chiese una mano a me e lei fu senza dignità alcuna a farlo, visto che mi aveva tradito...ma non lo sapevo.
la dignità di una persona è relativa alla sua coerenza, se incoerente non si chiama dignità la sua, ma orgoglio, che non è mai un sentimento positivo. Orgoglio ferito, fare gli orgogliosi e via dicendo non è mai una cosa bella di una persona, anzi è motivo di litigi più o meno forti.
Io che faccio? Sono stato piegato dal suo orgoglio dopo che per colpa sua e per aver visto suo nonno morto e il giorno stesso aver scoperto di essere cornuto, non so il perchè questo mi ha portato alla mente una immagine che non doveva tornare, quella di mio padre morto, che io ho visto.
Ci sono cose che non puoi dimenticare, ma puoi mettere in un cassetto nascosto e mai più tirarle fuori, ma eventi particolari e loro somme possono portarli fuori, la mia insonnia successiva a queste cose, il mio fare incubi le poche volte che dormivo e tutto il resto ne erano l'indicatore. Io stavo male e per lei ero solo un rompipalle. Un rompipalle però che ha subito troppo da lei, più di quanto umanamente potevo accettare, e non ditemi che una violenza interiore così grande, del dover vivere quel morto ogni notte sia una cosa bella e ripeto...lei sapeva che per me morti e shock potevano essere fatali, e conscia di questo ha preferito giocarsi la mia vita piuttosto che soffrire lei.
Io sono già stato da psicologi e psichiatri, gli ultimi non posso toccarli, perchè sono altamente allergico a molti farmaci, compresi moltissimi antidolorifici (io se ho male devo tenermelo il più delle volte), le mie reazioni sono al limite del sovradosaggio con quantità degne di un infante. Mi spiace, adesso devo lavorare e mi serve la macchina per farlo e mi serve non dormire per 12 ore consecutive, quindi le azioni da fare sono dal lato prettamente attivo, di eliminare quel senso di ingiustizia che io porto dentro di me facendo sentire a lei una vera ingiustizia.
Io godo nel farle del male, ci godo e non lo nascondo.