Hai spiegato bene come avvengono: i genitori rifiutano la possibilità che il “proprio bambino“ possa essere cattivo.
Sin dalle elementari, forse anche prima, i bambini tendono ad assumere atteggiamenti diversi in ambienti diversi.
A scuola possono essere in un modo e a casa in un altro. È un naturale adattamento alle dinamiche ambientali.
Dipende da ciò che viene “premiato“.
Ad esempio a casa può essere apprezzato e rafforzato il carattere mite e l’affettuosità, A scuola è difficile che possa essere apprezzato. A scuola generalmente viene apprezzato dai compagni chi è brillante, chi fa ridere ed è in grado di farsi valere con gli insegnanti, facendo perdere tempo. Tra i compagni chi appare forte e gradevole per le ragazze.
Poi c’è il gruppo dei pari nello sport o del muretto.
In ognuno di questi contesti un ragazzo (o una ragazza) è diverso.
È noto che, soprattutto nel passato, i genitori degli adolescenti erano preoccupati delle “cattive compagnie“.
Lo sport viene sempre consigliato perché può rassicurare le insicurezze integrandole nella squadra.
Io penso che gli adulti responsabili, gli insegnanti o gli allenatori o gli educatori, non debbano rivolgersi ai genitori.
Salvo casi eccezionali, i genitori non incoraggiano i figli a prevaricare, al massimo a difendersi. Ma il difendersi porta al sapone nella merenda…
Comunque i genitori non possono proprio vedere il figlio come prevaricatore, perché quel ragazzo a scuola è un’altra persona.
Sono i responsabili dei vari ambienti che devono essere in grado di gestire le situazioni e la degenerazione del bisogno di amicizia e di riconoscimento presso i coetanei.