Anche nel mio mondo ha una prevalenza, e non da poco. Direi anzi che per me è fondamentale. Non le pratiche in sè, di cui mi interessa per il semplice divertimento e sperimentazione (tipo assaggiare cibi nuovi).
Ma proprio come espressione di me nella comunicazione con l'altro.
E infatti, uno degli indicatori che mi avevano portata a mettere in discussione la mia relazione decennale era proprio il sesso scialbo, piatto e non appagante.
Magari era soddisfacente in termini fisici.
Ma a me non basta. Mi soddisfo da sola a quel punto.
E l'intensità me la vado a prendere in giro, che fra l'altro mi viene anche più facile vivere pienamente certe intensità con sconosciuti che con un compagno.
Mi aveva intristita e allarmata e quando avevo provato a parlarne mi ero pure presa della troia, fra le altre cose.
E non che la cosa mi abbia offesa eh. Solo che a me sarebbe piaciuto moltissimo condividere il mio essere troia con il mio uomo. Che spesso nella testa considero come la mia puttana.
Se vado per il romanticismo, mi viene in mente circe che trasformava i maschi in maiali...ecco...se il desiderio di me e con me, non "trasforma" il maschio che ho vicino in maiale, a tutti i livelli, io mi sperdo e non sono più appagata. E inizio a sentire forte la mancanza di quella parte di comunicazione. La coppia si "interrompe" per me.
E l'altro inizia a diventarmi un impegno. Una responsabilità.
E sono devota fra l'altro al rispetto degli impegni e delle responsabilità. Ma sulla lunga, prevale il mio desiderio di me. Di vita. E non riesco a permanere in una relazione tutta aggrovigliata su responsabilità e impegno e non su comunicazione profonda, compresa quella sessuale.
Forse credo ancora nel mulino bianco nel senso che la mia utopia (o distopia) è una relazione in cui entrambi cercano quello. Ognuno a suo modo ovviamente. Ma che lo cercano. E quindi cerco comunque chiarezza, onesta, trasparenza. Consensualità.
E cerco che il potere sia messo apertamente in mezzo, per poterne fare le cessioni che più appagano.
Non ce l'ho, invece, nei termini di un progetto di relazione stile matrimonio, non fa per me. non mi ci riconosco. Ha presupposti che non mi bastano. E che mi fanno sentire soffocata. A partire dai figli, che non desidero, per quanto mi diverta molto fare la zia.
Di mio fra l'altro non ho il ruolo della moglie come mitologia.
Per citare @
twinpeaks, io desidero essere l'etera del mio compagno. Non la moglie. E la prostituta è un qualcosa che soddisfa unicamente me, è autoreferenziale, un gioco con me stessa.
Finisco su una sorta di piedistallo in cui i maschi che subiscono l'influsso della prostituta perdono di stimabilità ai miei occhi, e li considero esseri inferiori. Con cui mi è impossibile relazionarmi alla pari.
Però per me il tradimento, e ho tradito molto, non è mai stato veniale.
L'ho sempre tenuto molto separato dalla relazione principale. E ho sempre seguito una sorta di "manuale", di regole per cui il mio tradire sarebbe rimasto separato dalla relazione. E è sempre stata presente in me la tutela dell'altro che tradivo. Salvo che da ragazzetta giovane e inesperta, i miei tradimenti sono sempre rimasti un qualcosa fra me e me. Che è un trucco in realtà. Ma tant'è, mi ha dato l'illusione di non creare troppa sofferenza. Anche se poi ho fatto lo stesso soffrire...perchè sono sempre finita a mollare tutti e stare per i fatti miei.
Quindi faccio molta fatica a comprendere il compromesso del "cerco soddisfazione fuori" e tengo il dentro.
Forse perchè quando mi accorgo che il dentro non mi basta più, non riesco a rimanerci a lungo. Mi sento ingabbiata e devo, devo proprio, andarmene.
Per mulino bianco io intendo l'usare la scusa dell'amore per permanere in situazioni non appaganti. Senza dirselo. O dicendoselo in parte.
Usare la stampella delle regole comuni anzichè la propria testa.
Poi probabilmente un po' sto invecchiando...che mi sto rendendo conto che è più un mio problema il considerare in modo dispregiativo l'uso delle stampelle...ma in fondo se servono non c'è nulla di male a farlo.