riprendo da dove non sono riuscita a rispondere...su quell'accenno al tumore che hai fatto. E' una similitudine interessante quella che hai dato.
Il tumore è, per dirla male, una sovraproduzione cellulare. La si sente come una invasione anche fisica di un qualcosa di esterno che entra ed invade...ma è dentro. Nel senso che le cellule sovraprodotte sono le proprie.
Si può affrontare, a livello emotivo, in diversi modi. O sentendosi vittima, e finendo in quei circoli che sono fra l'altro anche sconsigliati dai medici perchè portano per direttissima nella sindrome da fatigue, oppure si sceglie una strada un po' più in salita, ma che una volta preso il passo rende "padroni" di quel che sta accadendo.
Ossia ci si appropria emotivamente del tumore. Lo si rende una cosa di proprietà. Su cui si decide.
Quel che si può.
Che è la variabile dolorosa...e spaventosa. Perchè c'è sempre una parte di incognita.
E allora si discute coi medici delle condizioni, della cura, dei sostegni, delle difficoltà, del dolore, della paura...e ci si rende protagonisti di un avvenimento che essendo dentro, non può essere semplicemente buttato fuori mettendolo nelle mani di qualcun altro.
Questo intendevo con quello che ti ho scritto.
E' tua la decisione riguardo il "subire" il tumore oppure "prenderlo" e decidere la tua cura.
Tenendo conto delle variabili indipendenti di questo tipo di cure.
Io credo che la questione fondamentale del tradimento sia la non consensualità. Insieme alla menzogna...e la non consensualità mina profondamente la fiducia non solo nell'altro, ma anche in se stessi...proprio perchè, volenti o nolenti, ci si è in quella situazione. E non si può semplicemente decidere di chiudere il vaso delle emozioni che ha aperto e tirare dritto.
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twinpeaks ha parlato dell'ombra. Sono d'accordo. Questa sei costretto ad affrontare. La tua.
Prima ancora della sua.
Poi potrete decidere se condividere, ma prima di tutto ognuno deve guardarsi nello specchio e vedere il mostro.
Tu sei stato bravo. Ti sei gestito, hai controllato...adesso arriva il contraccolpo..perchè sei umano. E stai soffrendo. E il passaggio adesso è questo...accogliere il tuo dolore in te...accettare il tumore. (mi colpisce moltissimo questa tua similitudine).
Puoi decidere se quella rabbia, sotto cui c'è il dolore, la vuoi lasciar uscire o la vuoi schiacciare.
Schiacciarla è pericoloso. Per te innanzitutto, ma non soltanto. Che prima o poi, come una pentola a pressione, deve sfiatare...o esplodere...
Lasciarla uscire non è facile, ma è un buon modo per non soffocarsi da soli. Decidere come lasciarla uscire è un modo per far sfiatare in modo controllato, senza far esplodere la pentola.
Il modo per lasciarla uscire è
verbalizzarla. Parlarne. Raccontarla. Anche a lei. Insieme al dolore.
Senza farle sconti. Anche duramente. Ma dicendo. Se tieni dentro...ti fai male tu.
Ed è anche questo un modo per valutare chi hai davanti.
Quanto è capace di prendersi cura del dolore che ti ha inferto?
Quanto è affidabile in questo passaggio?
Quanto ti sa stare vicino e ti sa prendere e tenere dopo averti fatto male?
In questo misuri la sua effettiva capacità di cura, senso di responsabilità.
Io di mio lascerei fuori i giudizi e le prove di forza...nessuno dei due è uno zerbino.
E' un giudizio del cazzo. Che sia rivolto ad un uomo o ad una donna.
Ed è uno di quei condizionamenti per cui se uno soffre non è forte.
E invece soffrire richiede una grande forza. E una grande resistenza. Non è da tutti, saper soffrire trasformando il dolore in opportunità di crescita. Aver cura e rispetto del proprio dolore, non averne vergogna...richiede fierezza, senso di responsabilità e anche onore.
Lei ti ha preso a sprangate. Indirettamente. Ma l'ha fatto. E si è presa il suo divertimento e il suo piacere.
Adesso valuta quanto sa farsi carico di averlo fatto, infliggerti dolore intendo, e quanto è affidabile nell'aftercare.
Perchè è in questo primo passaggio che una qualche forma della fiducia può trovare nutrimento e non morire completamente di fame.
Non è un passaggio facile...farvi magari aiutare nelle prime fasi, in cui è tutto confuso, da qualcuno che faccia "passerella" e traduzione quando voi non riuscite a sentirvi, potrebbe essere un modo per attutire e riprendere un po' di lucidità e di fiato.
Anche per condividere quel puttana che pensi. Che pensi urlato. Pieno di sdegno e disprezzo per lei.
Se non trovi il modo per condividerlo...mah...diventa difficile ricomporre una puttana (non con te) con la moglie e la madre. Pensaci...