grazie per il grassetto
sinceramente non so nemmeno io come ho potuto
è stato un percorso lento, lungo circa 2 anni
i miei "anni orribili"
i dubbi
la rivelazione
il dolore di credere (perchè io ci credetti) che un'altra donna fosse l'amore dell'uomo che amavo
la sensazione di essere d'ostacolo alla loro felicità
il tentativo di tutelare i miei figli
il tentativo di tenermi tutto dentro, di non trascinare nel mio dolore nessuno che mi volesse bene e di non ricevere consigli
le montagne russe emozionali, terribili
e ancora dubbi e dolore che esplodevano ogni volta che credevo di cominciare a vedere la luce
la rabbia
contro di lui, contro di lei
contro me stessa
quando ebbi conferma di che persona era lei si aggiunse anche la sofferenza che lui avesse potuto credersene innamorato
alla fin fine credo che nessuna delle follie di lei potessero ferirmi come lo facevano i miei stessi pensieri
ed è rispetto a tutto questo che non saprei dire come ho potuto
ricordo che nei primi mesi dopo aver saputo cadevo in continuazione, come se il mio corpo si rifiutasse di andare avanti
non riuscivo mai a "chiudere" un respiro, ero sempre in debito d'aria
ogni volta che pensavo qualcosa i pro e i contro si affollavano nella mia testa
mi sembrava che ci fossero sempre 2 me che parlavano e si davano sulla voce nella mia testa
ricordo che elaborai questo pensiero:
era giusto pensare, riflettere, ma dovevo fidarmi del mio istinto
fare il passo (anche e soprattutto quello metaforico) guardando dove mettevo il piede,
poi un altro e un altro ancora
e via andare
e se cadevo mi sarei rialzata
e se sbagliavo strada avrei corretto la rotta
così feci
e ogni volta che sentivo di non farcela più, mi dicevo "ancora un passo" e trovavo con me stessa un modo, una scusa per riuscire a farlo