"Stai cominciando gli allenamenti per fare i p...?", prof delle medie finisce a processo

Brunetta

Utente di lunga data
è il modo di vivere, di una famiglia. Se in fondo non accade nulla di male, non credo che i servizi sociali possano fare nulla.
Io sono molto “borghese” e già il tatuaggio di un fiorellino non mi piace.
Però non bisogna confondere ciò che non ci piace, perché fuori dai propri gusti, con ciò che è sbagliato.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Certo!!

Se non ricordo male, di un amore che superava ogni barriera, anche quella del tempo, due anime gemelle che si erano ritrovate in due corpi che non rappresentavano la loro sintonia e complicità, la comprensione l'intimità e la vicinanza....solo lui, 15enne mi pare, la capiva, sapeva starle vicino e sostenerla, amarla per come era...

e se all'anagrafe hai 30 e rotti anni, ma poi emotivamente ne hai 15 scarsi mica neanche stai dicendo cazzate.

E' proprio vero. Nella tua percezione.

Mica è l'unica concia così eh...a voja :D

E poi diciamocelo, essù, quell'amore che supera tutte le dimensioni del tempo e dello spazio...fa gola a un bel po' di gente!!
Anche se non si scopano gente minorenne.

Un sacco di stronzate fra adulti avvengono esattamente sotto la stessa spinta.
Solo che anagraficamente hanno la stessa età.
Il problema è che fanno figli...minchia.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Certo!!

Se non ricordo male, di un amore che superava ogni barriera, anche quella del tempo, due anime gemelle che si erano ritrovate in due corpi che non rappresentavano la loro sintonia e complicità, la comprensione l'intimità e la vicinanza....solo lui, 15enne mi pare, la capiva, sapeva starle vicino e sostenerla, amarla per come era...

e se all'anagrafe hai 30 e rotti anni, ma poi emotivamente ne hai 15 scarsi mica neanche stai dicendo cazzate.

E' proprio vero. Nella tua percezione.

Mica è l'unica concia così eh...a voja :D

E poi diciamocelo, essù, quell'amore che supera tutte le dimensioni del tempo e dello spazio...fa gola a un bel po' di gente!!
Anche se non si scopano gente minorenne.

Un sacco di stronzate fra adulti avvengono esattamente sotto la stessa spinta.
Solo che anagraficamente hanno la stessa età.
Il problema è che fanno figli...minchia.
tu trascuri sempre l'aspetto dimensionale ed educativo. c'è chi a 15 anni c'ha un tronco di pino nei pantaloni. e lei voleva solo istruirlo su come usarlo bene.

poi le cose hanno preso una piega a 90 gradi.....
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
tu trascuri sempre l'aspetto dimensionale ed educativo. c'è chi a 15 anni c'ha un tronco di pino nei pantaloni. e lei voleva solo istruirlo su come usarlo bene.

poi le cose hanno preso una piega a 90 gradi.....
Uh...l'altruismo...giusto!!

che sbadata!!
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Il parallelo è centrato se non ci si riferisce al contenuto ma al meccanismo.

Ed al meccanismo io mi riferivo.

Se questo professore vien lasciato a casa perchè ha parlato di pompini e non viene lasciato a casa per tutto il resto, di ben più strutturato e problematico che l'ha portato a rispondere ad una provocazione con una provocazione (a prescindere dal contenuto) è l'ennesimo fallimento dell'istituzione scuola. Che guarda il dito e non la luna ed è corresponsabile del suo fallimento.

Questo ha parlato di pompini, se ne ha parlato, perchè probabilmente ha raggiunto il suo punto di ebollizione mentale, ma se ci si ferma alla superficie non si rilevano tutti quelli che non sanno condurre un gruppo classe come sarebbero chiamati a fare perchè non sanno gestire l'asimmetria educativo necessaria al loro ruolo. Quelli che si mettono a scrivere in facebook ai loro studenti e a fare gli amiconi. E potrei andare avanti ma mi fermo qui.

Il punto è che se tu adulto in primis e educatore immediatamente poi non hai una tua identità individuata e ti "mescoli", nel senso che non sai gestire la demarcazione dell'asimmetria relazionale sei un incompetente educativamente e formativamente parlando.

E in questo non conta l'età.

L'età conta negli agiti che si possono fare, e legalmente oppure no.
consensualmente oppure no.

E questo agito del professore è inadeguato mica per i pompini. E mica per i pompini andrebbe licenziato.
Ma semplicemente perchè se sei un fornaio e non sai cuocere il pane non vendi il pane, se sei un insegnante e non sai gestire le dinamiche della prima adolescenza lavorare con gli adolescenti non è il tuo lavoro.

Allo stesso modo se sei un insegnante e vai in piazza a farti fotografare mentre impugnando la birra da un litro e sbraiti urlando contro gli sbirri come una adolescente che non sa contenere le sue personali frustrazioni il problema non è che hai detto sbirri morite, ma che ti sei dimenticata che nel momento in cui ti pubblichi non pubblichi solo quel momento ma tutto quello che di te è pubblico.

E proprio questione di ebollizione delle sinapsi, mica di altro. E adeguatezza della regolazione emozionale oltre che di competenze nella gestione dei registri comunicativi.
Condivido.
Quell' "asimmetria relazionale" di cui giustamente parli tu è forse ancora più difficile da gestire quando si ha a che fare con giovani adulti.
 

abebe

Utente di lunga data
Oggi tema.

Traccia.

Sono d'accordo con quel che scrivi.
Svolgimento.

Il mio non era un riferimento alle colpe, di questo o quello.
E' una mia idiosincrasia, frutto sia del mio vissuto personale sia di quello professionale.
Penso sia del tutto inutile ragionare in termini di colpe, ragionare nei termini della clpa significa finire irrimediabilmente a parare in un una qualche giustificazione alla colpa stessa.
E non amo neppure le giustificazioni.

Sono della scuola per cui se mi hai rotto il vaso, mi puoi chiedere scusa pure in aramaico, ma il vaso resta rotto.
Mi puoi pure spiegare i perchè e i percome. Capirò la dinamica. La non intenzionalità. Ma il vaso è rotto uguale.
E anche se non lo volevi fare apposta, il vaso è rotto uguale. :)

Quindi, o hai proposte alternative, sai aggiustare il vaso o sei in grado di tornare indietro del tempo e correggere anticipatamente il fatto oppure per me non vale la pena neanche parlarne. Oltre a rompere il vaso, mi fai pure perder tempo a giustificare un fatto.
Che in quanto fatto non è giustificabile e neppure colpevolizzabile.

Se se ne parla, è per trasformare il problema in risorsa.

E il riferimento alle proiezioni dei genitori sui figli, che ho intenzionalmente legato alla rottura del patto sociale, era in questi termini.

La storia del bambino è interessante da questo punto di vista.
Fino a inizio novecento fa il bambino era fondamentalmente considerato una tabula rasa.
Gli esordi della psicologia evolutiva sono parecchio interessanti da questo punto di vista.
E' piuttosto recente il considerare il bambino come un essere "senziente" a tutti gli effetti.

In questo velocissimo passaggio si è finiti a, generalizzo, considerare il bambino il contenitore del progetto adulto.
Con tutte le ondulazioni del caso.
Piccoli tiranni maleducati e inabituati alla frustrazione e a emozioni negative da cui devono essere protetti (mica si vuol proteggere loro, chiariamoci, sono i genitori che non vogliono a nessun costo veder ombre sul loro progetto personale). E ne esce il casino per cui ai colloqui di lavoro, mica a scuola, si presentano i genitori ad accompagnare il ragazzo.

E' un falso amore, per me vomitevole, che ha come unico scopo il proteggere il progetto che si vomitato nel bambino durante le sue fasi di crescita.

Quindi non è questione di colpa.
E' proprio questione di inconsapevolezza del ruolo genitoriale e prima ancora adulto.

E in questo la società non è una entità astratta ma è, come dici tu, un tutto in cui la somma del totale è ben maggiore della somma delle singole parti.
Quelle singole parti sono gli individui adulti che hanno ruolo educativo, e tutti gli adulti lo hanno, tanto che se per caso ti capita di essere al parco e vedere un bambino solo come adulto presente e che vede sei tenuto ad avvisare chi di dovere e ciò che fa superare la loro somma sono le interazioni fra le parti. (non la faccio lunga su circolarità, retroazione e compagnia cantante).

Gli adulti non sanno lasciare i loro bambini mica perchè ci tengono ai loro bambini, non sanno lasciare la parte bambina che mettono nei loro bambini. La scuola non può che prenderne atto. Provare a fare controcultura.
Ma la scuola stessa è composta da adulti che a mio parere non sanno bene quale sia il loro ruolo.

La presunta frase del professore fa inorridire...ma a me fa inorridire pure vedere insegnanti che sovrappongono un ruolo formativo ed educativo con un ruolo affettivo e genitoriale (materno in particolare) Per cui nella scuola, primaria e secondaria, si trovano mamme e nonne che fanno le maestre senza spesso rendersi conto che stanno facendo sovrapposizioni incredibili che discendono dal non riconoscere in loro stesse la differenza.
A me fa inorridire la maestra che chiama il bambino o la bambina "tesoro".
Perchè non è quello il ruolo e neppure la funzione.

Si dice che l'apprendimento sia affetto.
E lo è.
Ma non è mica l'affetto della mamma e del papà (che grazie a questa confusione tipica anche degli operatori della scuola poi si permettono di andare dall'insegnante a prescrivere il lavoro...roba che vai dal medico dicendogli che antibiotico darti) è l'affetto inteso come sguardo amorevole che vede la risorsa nel problema e che sa e-ducere e indicare la strada per far emergere ciò che è dentro il bambino.
Nel rispetto delle singole individualità. E delle singole diversità.
E l'affetto di mammà serve ad un cazzo in questi termini. Perchè agli occhi di mammà ogni figlio è il migliore di tutti (detta male, ma se no non la finisco più di scrivere).

In questa confusione dell'affetto poi c'è quello che su vecchie riviste di quando ero giovincella veniva chiamato l'operatore in pantaloncini corti.
Ossia quell'operatore che lavorava con i minori che per entrare in relazione con loro si metteva i pantaloncini corti. Andava a travestirsi per essere riconosciuto e accettato. (vomitando, in maniera assolutamente incontrollata e non professionale sugli utenti i suoi desideri e le sue aspettative nascoste: ossia quel "essere bravo" di infantile memoria...ne ho visti parecchi di personaggi così, e han fatto danni incredibili pur senza richiamare alcun pompino. E sono i danni peggiori quelli che passano dalla confusione nella asimmetria relazionale).

Un insegnante che se ne esce come un pari in termini di registro comunicativo, ma giocando sporco perchè ha fatto quattro trombate in più è squallido a diversi livelli, anche personali.
A livello professionale non è un professionista.

Tu metti insieme in società genitori che sono rimasti bambini e hanno messo nei loro bambini il loro bambino incomunicato e insegnanti che fanno la stessa cosa e non è nè triste nè felice che il patto sia rotto. E' solo l'ovvia conseguenza di una classe adulta inconsistente dal punto di vista educativo.

Lo si vede in politica, lo si vede nelle arti, lo si vede nei negozi e nei supermercati.

L'età dell'autonomia si è innalzata per il semplice motivo che gli adulti non sono autonomi.
E non solo non sono autonomi, ma sono costantemente in competizione. E la competizione spesso si combatte sui corpi e gli animi dei bambini o comunque di quelle frange sociali che sono impotenti. (devianti, malati, disabili, etc etc).

Io applicherei pure qui il codice americano.
Ma pagherei anche gli insegnanti decentemente.
Eliminerei i concorsi finti.
Garantirei un turn over ogni dieci anni. Che ti si fotte il cervello a forza di stare con un certo target di utenti se non sei attento.
Renderei obbligatoria una supervisione psicologica e pedagogica e verificherei lo stato mentale del corpo insegnante. (non solo degli insegnanti).

La professione insegnanti è una delle più esposte al burn out.

E a riguardo circa 25 anni fa, si scrivevano interessanti articoli che riguardavano il "prendere dall'utenza" con cui si lavora (che è uno dei rischi per i professionisti del sociale). Non è casuale che uno a forza di stare con gli adolescenti diventi adolescente pure lui.
Il problema è che, come la rana, quando l'acqua bolle, è troppo tardi per saltar fuori.

Lasciar a casa questo insegnante, se accadrà e se ha risposto anche solo alla provocazione con una provocazione senza dire la faccenda dei pompini che fa tanto scandalo ma è dal mio punto di vista solo lo specchio del perbenismo imperante, un guardare il dito e non la luna, è fargli un piacere. Una cura per la sua salute mentale. SE risponde alle provocazioni con le provocazioni significa semplicemente che ha raggiunto il suo punti di ebollizione nella scuola ed è ora che cambi aria. Per se stesso prima ancora che per i ragazzini.
Chapeau.
 

abebe

Utente di lunga data
Certo che sono tutte vere.
E anche di più.


:D
No, ma non vale: questo è un colpo sotto la cintura! Tu solletichi il fanciullino che è in me e che ancora non sono riuscito a strozzare! :cry:

Ministro della Giustizia: Brawndo ha quello che vogliono le piante!
Joe Bauers [esasperato]: Cazzo, no...
Segretario dell'Energia: Sì, ha gli elettroliti!
Joe Bauers: Che cosa sono gli "elettroliti"?!? Lo sapete, almeno?!
Segretario di Stato: Sono... quelli... che usano per fare Brawndo!
Joe Bauers: Sì, ma per quale ragione li usano per fare Brawndo!?
Segretario della Difesa: Perché Brawndo ha gli elettroliti...
Narratore: Alla fine, dopo ore, Joe rinunciò a usare la logica e la ragione e disse semplicemente al Gabinetto che lui era in grado di parlare con le piante e che loro volevano l'acqua.
(cit).
E qui mi dispiace ma non sono d'accordo: il Presidente Camacho è ormai passato alla storia come uno dei più grandi statisti degli ultimi secoli, visti quelli che si sono avvicendati in seguito, in particolare l'ultimo!

Che dici: è arrivato il momento di una bella guerra termonucleare per resettare il pianeta e farlo ripartire su basi più dignitose? ;)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Condivido.
Quell' "asimmetria relazionale" di cui giustamente parli tu è forse ancora più difficile da gestire quando si ha a che fare con giovani adulti.
L'asimmetria relazionale è un fondamento dal punto di vista pedagogico.
Ed è legata, e sostenuta dalla co-costruzione del setting educativo. Co-costruzione che si crea con l'utenza, anche stabilendo un patto educativo-formativo chiaro.
Questo per farla semplice semplice.

Detto questo l'adulto, formato per fare questo, gestisce semplicemente le diverse traduzioni delle variabili che concorrono alla co-costruzione del setting e del patto.
I contenuti sono strumenti.

Purtroppo spesso e volentieri si confondo i contenuti con fini. E decade parzialmente o completamente tutto il resto.

Ma questo non è minimamente imputabile all'età dell'utenza.
Quanto piuttosto alla formazione pedagogica, sociologica, psicologica, antropologica e anche spirituale dell'educatore/formatore.

Più si sale più gli insegnanti sono mirati ai contenuti. E non alla formazione di individui.
E la formazione degli individui è invece il compito specifico di ogni ordine e grado di scuola, comprese le università.

Te (generale) puoi essere un genio della matematica, ma questo non significa minimamente che tu sia in grado di insegnare matematica.
Per la mia esperienza gli insegnanti spesso e volentieri non hanno nè la formazione pedagogica nè quella mentale nè quella emotiva per lavorare come insegnanti.

Il compito di un insegnante è far nascere domande. Non dare risposte.
Per il semplice motivo che il compito di ogni studente è dare risposta alle domande attraverso lo studio e la ricerca, di cui gli insegnanti hanno il dovere di passare i diversi metodi tenendo conto delle specificità degli stili di apprendimento di ogni individuo. (a saperli identificare i diversi stili...e se non li si sa identificare non si è in grado di diversificare la didattica con quel che ne consegue).

Non per caso si inizia ad insegnare il metodo di studio in terza alla scuola primaria.
(con scarsi risultati, direi, visti i risultati nei seguenti ordini di scuole.)

Purtroppo la scuola, non so da te, ma in Italia direi proprio di sì, non è più da tempo un luogo in cui si scambiano competenze e conoscenze ma è diventato un luogo di prestazione.
Sorvolo sulle politiche all'istruzione degli ultimi decenni. Sulle politiche di assunzione degli insegnanti e anche dei dirigenti. Sui percorsi di formazione (assolutamente ridicoli) per gli insegnanti. Sorvolo anche sugli interventi dei sindacati al grido "tutti dentro".

Nelle università è ancora peggio.
Professori che fanno gli amiconi, che hanno il profilo facebook e usano i social alla cazzo per comunicare.
O che se ne stanno nel loro bozzolo dorato a rimirare la loro accademicità lustrando le conoscenze che hanno accumulato, come paperon de paperoni accumulava monete.

Magari trovare degli insegnanti che sanno stare in cattedra, che quello è il loro posto.
E che legnano gli studenti.
Cosa che non possono più fare per questioni economiche e politiche, oltre che per incompetenza. Che saper legnare in modo proattivo uno studente è un'arte ed è mestiere. Non da tutti.

Il problema, per concludere, mica è del fatto che sono giovani adulti.

Il problema è che gli insegnanti stessi non hanno piena consapevolezza non solo della asimmetria e dei metodi (scientifici) per gestirla, ma manco sanno gestire la distanza relazionale e men che meno hanno chiaro in testa che stanno formando individui. A diversi livelli. Di cui quello delle conoscenze è solo una variabile.
E questo a prescindere dagli ordini e gradi di scuola.

Se non si è formati, seriamente, pedagogicamente ma anche personalmente, non si insegna.
Semmai si fa un travaso di conoscenze con ambigui risultati.
E poi ci si lamenta che i ragazzi sono difficili.

Di certo non è semplice lavorare in un contesto storico in cui il ruolo non è più dato dal ruolo ma dal modo in cui si impersona il ruolo e dal modo in cui si esplicano le funzioni legate a quel ruolo.

E qui si aprirebbe tutto il solito discorso fra me e te, ossia la posizione dell'individuo rispetto al sociale.

E' ovvio, che con la tua idea di individuo, ti risulti difficile gestire la asimmetria e la distanza relazionale e che tu veda la difficoltà collocata nell'età anzichè nella traduzione alle diverse età.
Ma il problema, ripeto, non è nei giovani adulti.

Per come la vedo io, per esempio, è molto più semplice collocarsi rispetto a dei giovani adulti che rispetto agli adolescenti di oggi.
Anche solo rispetto al fatto che si lavora con maggiorenni e non con minorenni.
E questo aspetto, rispetto alle responsabilità civili e penali, non è di poco conto nel conteggio delle energie che si dispensano.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
No, ma non vale: questo è un colpo sotto la cintura! Tu solletichi il fanciullino che è in me e che ancora non sono riuscito a strozzare! :cry:



E qui mi dispiace ma non sono d'accordo: il Presidente Camacho è ormai passato alla storia come uno dei più grandi statisti degli ultimi secoli, visti quelli che si sono avvicendati in seguito, in particolare l'ultimo!

Che dici: è arrivato il momento di una bella guerra termonucleare per resettare il pianeta e farlo ripartire su basi più dignitose? ;)
Non strozzarlo il fanciullino...vien buono sulla lunga ;)

...se Camacho si presentasse...lo voterei. Sarebbe una speranza. :D

Beh...la nostra storia è costellata di guerre. Hanno la loro funzione.
Credo che non manchi molto.
Finanziariamente ed economicamente parlando sarebbe una soluzione a buona parte delle questioni attuali e funzionale a dar spinta alla stagnazione.

Non sono così convinta che potrebbe porre basi più dignitose...fino ad ora in questi termini non ha funzionato.
Si faceva pulizia e poi si ripartiva.
Il sapiens dimentica in fretta.

Confido piuttosto in una sana estinzione di massa.
Anche quella, nei tempi terrestri, è periodicamente un evento funzionale.
E di solito resetta in maniera più efficace di quanto non sia mai riuscito a fare il sapiens. ;):)
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
L'asimmetria relazionale è un fondamento dal punto di vista pedagogico.
Ed è legata, e sostenuta dalla co-costruzione del setting educativo. Co-costruzione che si crea con l'utenza, anche stabilendo un patto educativo-formativo chiaro.
Questo per farla semplice semplice.

Detto questo l'adulto, formato per fare questo, gestisce semplicemente le diverse traduzioni delle variabili che concorrono alla co-costruzione del setting e del patto.
I contenuti sono strumenti.

Purtroppo spesso e volentieri si confondo i contenuti con fini. E decade parzialmente o completamente tutto il resto.

Ma questo non è minimamente imputabile all'età dell'utenza.
Quanto piuttosto alla formazione pedagogica, sociologica, psicologica, antropologica e anche spirituale dell'educatore/formatore.

Più si sale più gli insegnanti sono mirati ai contenuti. E non alla formazione di individui.
E la formazione degli individui è invece il compito specifico di ogni ordine e grado di scuola, comprese le università.

Te (generale) puoi essere un genio della matematica, ma questo non significa minimamente che tu sia in grado di insegnare matematica.
Per la mia esperienza gli insegnanti spesso e volentieri non hanno nè la formazione pedagogica nè quella mentale nè quella emotiva per lavorare come insegnanti.

Il compito di un insegnante è far nascere domande. Non dare risposte.
Per il semplice motivo che il compito di ogni studente è dare risposta alle domande attraverso lo studio e la ricerca, di cui gli insegnanti hanno il dovere di passare i diversi metodi tenendo conto delle specificità degli stili di apprendimento di ogni individuo. (a saperli identificare i diversi stili...e se non li si sa identificare non si è in grado di diversificare la didattica con quel che ne consegue).

Non per caso si inizia ad insegnare il metodo di studio in terza alla scuola primaria.
(con scarsi risultati, direi, visti i risultati nei seguenti ordini di scuole.)

Purtroppo la scuola, non so da te, ma in Italia direi proprio di sì, non è più da tempo un luogo in cui si scambiano competenze e conoscenze ma è diventato un luogo di prestazione.
Sorvolo sulle politiche all'istruzione degli ultimi decenni. Sulle politiche di assunzione degli insegnanti e anche dei dirigenti. Sui percorsi di formazione (assolutamente ridicoli) per gli insegnanti. Sorvolo anche sugli interventi dei sindacati al grido "tutti dentro".

Nelle università è ancora peggio.
Professori che fanno gli amiconi, che hanno il profilo facebook e usano i social alla cazzo per comunicare.
O che se ne stanno nel loro bozzolo dorato a rimirare la loro accademicità lustrando le conoscenze che hanno accumulato, come paperon de paperoni accumulava monete.

Magari trovare degli insegnanti che sanno stare in cattedra, che quello è il loro posto.
E che legnano gli studenti.
Cosa che non possono più fare per questioni economiche e politiche, oltre che per incompetenza. Che saper legnare in modo proattivo uno studente è un'arte ed è mestiere. Non da tutti.

Il problema, per concludere, mica è del fatto che sono giovani adulti.

Il problema è che gli insegnanti stessi non hanno piena consapevolezza non solo della asimmetria e dei metodi (scientifici) per gestirla, ma manco sanno gestire la distanza relazionale e men che meno hanno chiaro in testa che stanno formando individui. A diversi livelli. Di cui quello delle conoscenze è solo una variabile.
E questo a prescindere dagli ordini e gradi di scuola.

Se non si è formati, seriamente, pedagogicamente ma anche personalmente, non si insegna.
Semmai si fa un travaso di conoscenze con ambigui risultati.
E poi ci si lamenta che i ragazzi sono difficili.

Di certo non è semplice lavorare in un contesto storico in cui il ruolo non è più dato dal ruolo ma dal modo in cui si impersona il ruolo e dal modo in cui si esplicano le funzioni legate a quel ruolo.

E qui si aprirebbe tutto il solito discorso fra me e te, ossia la posizione dell'individuo rispetto al sociale.

E' ovvio, che con la tua idea di individuo, ti risulti difficile gestire la asimmetria e la distanza relazionale e che tu veda la difficoltà collocata nell'età anzichè nella traduzione alle diverse età.
Ma il problema, ripeto, non è nei giovani adulti.

Per come la vedo io, per esempio, è molto più semplice collocarsi rispetto a dei giovani adulti che rispetto agli adolescenti di oggi.
Anche solo rispetto al fatto che si lavora con maggiorenni e non con minorenni.
E questo aspetto, rispetto alle responsabilità civili e penali, non è di poco conto nel conteggio delle energie che si dispensano.
Credo anch'io che per un insegnante sia più semplice rapportarsi ai giovani adulti che agli adolescenti.
Intendevo dire che nel caso specifico dell'asimmetria relazionale, con i giovani adulti sia più difficile da gestire perché si gioca su un piano meno evidente - meno evidente a me e a loro.
Il discorso sulla formazione, davanti a una platea di ventenni, è più delicato.

Ho sempre trovato ridicola l'attenzione data alla "formazione degli insegnanti".
Io ho avuto ottimi e pessimi docenti, dalle elementari all'università, e la differenza qualitativa tra i migliori e i peggiori non passava certo per il numero di crediti di formazione in didattica.
Essere capaci di insegnare è qualcosa che si costruisce a partire da una certa indole innata, sulla quale poi si innesta la volontà, lo studio, la passione, l'evoluzione, ecc.
Ma di sicuro dipende solo in minima parte dall'aver ricevuto degli insegnamenti su come insegnare.
Chi ha bisogno di studiare didattica, ha già un problema.
E aggiungo: anche chi sente bisogno di studiare un metodo.
Nessuno a me ha ma insegnato metodologia della ricerca, che oggi va molto di moda.
E nessuno dei miei insegnanti, che sono ottimi ricercatori, aveva mai avuto bisogno di studiare metolodogia.
Il metodo è contenuto nella disciplina stessa, te ne appropri studiando i testi stessi, non gli schemi metodologici tratti da quei testi.
E lo stesso vale per l'insegnamento: meno didattica, più esperienza.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Credo anch'io che per un insegnante sia più semplice rapportarsi ai giovani adulti che agli adolescenti.
Intendevo dire che nel caso specifico dell'asimmetria relazionale, con i giovani adulti sia più difficile da gestire perché si gioca su un piano meno evidente - meno evidente a me e a loro.
Il discorso sulla formazione, davanti a una platea di ventenni, è più delicato.

Ho sempre trovato ridicola l'attenzione data alla "formazione degli insegnanti".
Io ho avuto ottimi e pessimi docenti, dalle elementari all'università, e la differenza qualitativa tra i migliori e i peggiori non passava certo per il numero di crediti di formazione in didattica.
Essere capaci di insegnare è qualcosa che si costruisce a partire da una certa indole innata, sulla quale poi si innesta la volontà, lo studio, la passione, l'evoluzione, ecc.
Ma di sicuro dipende solo in minima parte dall'aver ricevuto degli insegnamenti su come insegnare.
Chi ha bisogno di studiare didattica, ha già un problema.
E aggiungo: anche chi sente bisogno di studiare un metodo.
Nessuno a me ha ma insegnato metodologia della ricerca, che oggi va molto di moda.
E nessuno dei miei insegnanti, che sono ottimi ricercatori, aveva mai avuto bisogno di studiare metolodogia.
Il metodo è contenuto nella disciplina stessa, te ne appropri studiando i testi stessi, non gli schemi metodologici tratti da quei testi.
E lo stesso vale per l'insegnamento: meno didattica, più esperienza.
Sai che non sono d'accordo?

Se l'asimmetria relazionale, che è data dal ruolo - o meglio, dalla consapevolezza dell'individuo che indossa quel ruolo - e dalle funzioni di ruolo, diventa meno evidente a chi ne è portatore è il portatore di quel ruolo che ha da lavorare - su se stesso - per delinearla.

Uno dei (tanti) motivi della difficoltà della demarcazione dell'asimmetria con gli adolescenti è che stanno attraversando fasi evolutive in cui stanno mettendo in discussione autorevolezza e autorità e ruoli precostituiti, oltre che la figura adulta in sè.
E con loro la costruzione del ruolo, della prossemica relazionale è particolarmente complessa anche per questioni di comunicazione e linguaggio (uno degli aspetti splendidi dell'adolescenza - e portatrice di dolore per l'adolescente spesso - è proprio la rifondazione di una comunicazione e di un linguaggio in cui l'individuo sempre più si distacca dal modello familiare per fondarne uno personale).
Quindi, per far sintesi, se è un adolescente in salute, è proprio l'asimmetria che sta discutendo e combattendo.
Un po' come le bestie giovani che tentano la scalata sociale.

Con i giovani adulti è semplice questa gestione perchè, se stanno bene emotivamente, dovrebbero aver già attraversato quel passaggio evolutivo.
Ed in ogni caso, chi non l'ha attraversato non rappresenta la maggioranza della composizione dei gruppi di quell'età.
E la gestione richiesta riguarda più l'asse della comunicazione e della consapevolezza di sè.

Ovviamente, se non sai un cazzo di psicologia dell'età evolutiva per dire, e men che meno di didattica, queste cose non le sai e allora vengon difficili cose che sono l'abc dell'insegnamento.

Altro discorso è la difficoltà dell'insegnante a costituire in sè innanzitutto quella linea.
E questo aspetto riguarda la formazione dell'individuo e le sue competenze di collocazione in rapporto al sociale.

E mi lego alla seconda parte del tuo post che non mi trova minimamente d'accordo.
Che fra l'altro rimanda all'insegnamento come vocazione.
Emerita cazzata per tutta una serie di questioni, in particolare la vocazione femminile. E tenendo conto che il corpo docente, in particole nei gradi primari e secondari, è per la maggioranza composto da donne non è una questione di poco per le implicazioni che ha anche riguardo la relazione con le famiglie (che credono che la maestra- la professoressa sia una sorta di mamma aggiunta a cui delegare compiti che riguardano la famiglia e non la scuola e confondendo i piani).

Sorvolando però sulla questione della vocazione, l'insegnamento è principalmente una questione di metodo.
In particolare se lo si vuol fare con cognizione di causa e non semplicemente intendendolo come una celebrazione delle proprie competenze che si riversano nell'altro.
E' evidenza scientifica che esistono diversi stili di apprendimento - sorvolo sui dsa e sui vari bes che sennò diventa veramente troppo lunga e tecnica - non saper tradurre la didattica nei diversi stili non creare ambienti di apprendimento moderni è incompetenza (io licenzierei chi non è in grado di farlo sapendo giustificare scientificamente cosa fa e come lo fa).
Certo, se non si sa un cazzo di stili di apprendimento, strategie didattiche che permettono di utilizzarle nell'insegnamento, strumenti è un discorso che non sta in piedi.
Se poi il riferimento è la scuola di 60 anni fa quando l'insegnante entrava in classe, la classe si alzava in piedi e poi si sedeva lasciandosi riversare dentro il sapere - come se il sapere si potesse passare per infusione, ed in effetti allora era giustificato visto che le menti dei bambini erano considerate anfore da riempire - diventa molto ovvio che un professore non riesca a reggere il carico pedagogico.

Fra l'altro la didattica da sola non è neppure sufficiente, proprio per le cose che hai scritto tu. ( se pure manca :oops:)
Che ritieni difficile per esempio gestire l'asimmetria relazionale e la distanza prossemica.
non saper gestire semplicemente questi aspetti è la base e non è una cosa che si impara con la volontà.
E' un percorso intenzionale di formazione.

La descrizione di scuola che porti non forma individui.
E futuri cittadini.
Forma gente che è legata a quel contenuto specifico.
Che se gli vien bene è bravo ed è bravo il prof se non gli vien bene è poverino (che gli si chiede troppo)/cattivo e il prof poverino/cattivo.

Come dicevo, questo è specchio della tua visione del rapporto fra individuo e società.
Ma non è sicuramente fra i compiti che ha la scuola.
E' una tua visione personale.

Il compito primario di una scuola è agevolare la crescita di cittadini e individui consapevoli.

Fra l'altro, tenendo conto del fatto che le conoscenze ad oggi sono vecchie già nel momento in cui vengono esplicitate, a maggior ragione un docente che si limita ai contenuti e non ai metodi, alle tecniche di apprendimento e a come individuarle e guidarci dentro gli studenti è un insegnante vecchio e che non è al passo con un mondo in cui tutto va molto, molto più veloce di quanto si riesca a seguire.
E che è ben più complesso della specificità di un contenuto.

Lo slogan più esperienza e meno didattica mi fa venire in mente i geni delle ultime riforme. E personalmente mi fa venire l'orticaria.
Va bene per chi si limita a leggere i libri. E a raccontarli.
Camacho, di cui chiacchieravo con @abebe, per lo meno sapeva di dover trovare qualcuno di intelligente per risolvere problemi di cui sapeva di non capire la portata.

Se da qui rientriamo nel discorso diversità...è ancora più allucinante quello che si scrivi.
Lavorare e predisporre un lavoro per un dislessico, per un disgrafico o per un discalculico, farlo seriamente intendo a partire dalla conoscenza di un funzionamento e non di una malattia se non lo studi non lo inventi. E manco sai immaginarti cosa vede un dislessico su un foglio o perchè serve una certa dimensione e una certa luce e una certa posizione nello spazio.

Questo per rimanere nei facili.

Poi potremmo passare alle disabilità lievi.
E a quelle gravi.

Per forza che poi finisci a celebrare la sfiga di questi poveretti a cui poveretti vien chiesto più di quello che possono!!

Studiare un metodo, e questo è un altro aspetto che deriva dalla tua visione della società e del rapporto con l'individuo, non significa aderire al metodo in maniera dogmatica. Studiare I METODI significa saperli usare a seconda delle necessità che vengono rilevate di volta in volta ed in ricerca azione, valutando seriamente e rigorosamente gli step di percorso e muovendosi in modo euristico all'interno del percorso. E facendo valutazione in modo rigoroso e sostenuto da evidenze e non approssimativo. (si può, eh)

Un insegnante competente è un insegnante che sa cosa fare, come farlo e perchè.
A livello educativo. A livello formativo. A livello didattico. A livello sociologico e antropologico.
E che sa declinare a seconda di chi si trova di fronte, del setting, del contesto,dei bisogni rilevati (anche questi in modo rigoroso e non approsimativo) le sue competenze.

Però, il tuo discorso regge bene in ambito universitario.
Se non ti capita qualche asperger per dire.

E io mi auguro che asperger, autistici ad alto funzionamento, disabili lievi, iperattivi arrivino sempre più spesso alle università.
Perchè finalmente anche nelle università ci sarebbe la spinta a innovare e a svecchiare.

Un insegnante che non sa essere presenza significativa, non è un insegnante.
E' un operaio. Della fabbrica della conferma dei saperi dati.

Da qui al formare menti critiche - e questo sarebbe il compito delle università ormai decaduto da decenni - ce ne passa.

Essere bravi insegnanti non significa per niente esser bravi espositori.
Semmai fai il conferenziere. O l'accademico. O il ricercatore.

Esser un bravo insegnante, ossia compartecipare alla formazione di individui consapevoli e critici, non è roba per tutti. Lo ribadisco.

E finalmente la cosa comincia ad essere evidente.

Quel che scrivi a me fa venir in mente questa roba qui. Allo specchio. Coperta di pietismo e bontà pelosa, tesoro mio e povero cucciolo. Ma la meccanica è esattamente la stessa. Solo mattoncini nel muro di qualcun altro.
E si vede.

 
Ultima modifica:

abebe

Utente di lunga data
Non strozzarlo il fanciullino...vien buono sulla lunga ;)

...se Camacho si presentasse...lo voterei. Sarebbe una speranza. :D

Beh...la nostra storia è costellata di guerre. Hanno la loro funzione.
Credo che non manchi molto.
Finanziariamente ed economicamente parlando sarebbe una soluzione a buona parte delle questioni attuali e funzionale a dar spinta alla stagnazione.
Temo che se scoppi una guerra (una guerra vera, intendo, non una di quelle che servono a far vendere armi ai paesi produttori...) dopo non sarà come è stato dopo le guerre che l'hanno preceduta... :(

Non sono così convinta che potrebbe porre basi più dignitose...fino ad ora in questi termini non ha funzionato.
Si faceva pulizia e poi si ripartiva.
Il sapiens dimentica in fretta.

Confido piuttosto in una sana estinzione di massa.
Anche quella, nei tempi terrestri, è periodicamente un evento funzionale.
E di solito resetta in maniera più efficace di quanto non sia mai riuscito a fare il sapiens. ;):)
Io, che sono più ottimista, confido invece nel fatto che quei cioccolatai dei fisici abbiano sbagliato tutti i conti e il sole si trasformi in nana bianca molto prima di quanto non sia previsto! :)
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Però, il tuo discorso regge bene in ambito universitario.
Ipa, infatti mi riferivo solo all'ambito universitario.
E comunque forse mi hai un po' frainteso: anche all'università, non sono i contenuti che vanno trasmessi, ma il metodo.
Anche su questo sono d'accordissimo.
Dico solo che all'università, il metodo si impara studiando direttamente i testi, per estrapolazione e per familiarità con le tecniche di ricerca e di esposizione, e non dai manuali di metodo.
E anche lo spirito critico, lo si acquisisce principalmente leggendo autori che hanno sviluppato sistemi di pensiero critico.
Detto cio', hai ragione su tutto, e infatti mai ho pensato di insegnare al liceo.
Per quanto riguarda gli asperger all'università, per il momento quello che so è che nel privato mi è capitato di riuscire a stabilire una comunicazione. Ma certo, in aula sarebbe diverso e forse mi troverei spedito tra i dinosauri.
Poi chissà, magari se mi trovassi nella situazione, invece mi appassionerei allo studio della didattica.
 
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