Quel mostro di suocera

spleen

utente ?
Ah, boh..io non saprei. Quando sento parlare dell'impellenza dell'orologio biologico, (che in me non ticchetta nè mai lo ha fatto) immagino una necessità. Ma so che è una mia interpretazione e quindi ascolto chi quell'orologio lo sente. Capisco il tuo discorso, cioè che hai capito il valore dopo averlo sperimentato. Che è un ragionamento che viene a posteriori. E' il prima, che mi incuriosisce. Ho fatto un figlio perchè? E mi incuriosisce genuinamente. Io quel desiderio non ce l'ho . Quanto al grassetto, è una risposta ad @Arcistufo rispetto ad un suo post precedente. Lui diceva che ci sono coppie che "grazie" a lui han fatto il terzo figlio. Io ho risposto che se una coppia grazie a me decide di avere un figlio non mi perdonerei. Non è un qualcosa che mi renderebbe fiera di me. Anzi. Delle poche cose che ho capito del desiderio di avere un figlio è che il desiderio ha da nascere internamente. E non in risposta a questioni esterne.
Ciao, non credo vadano cercati solo motivi razionali nel fare figli o meno, non che i motivi razionali non contino, anzi, perchè comunque i figli hanno dei bisogni che vanno soddisfatti e sarebbe disumano non tenerne conto ma penso non dovrebbero essere tarpanti. I bambini arrivano perchè è nell' ordina naturale delle cose che arrivino, (non fraintendermi). Personalmente non sentivo vivo desiderio di avere figli ma lo accettavo, sapevo che sarebbe successo, l'unica cosa che sapevo per certo era che sarebbe stata una bellissima avventura, qual dopo si è effettivamente rivelata. Sarebbe stato come cominciare a leggere un romanzo, sai di quelli che quando arrivi alla fine senti una specie di vuoto dentro di te perchè sai che ti mancherà... Ecco. Mia moglie lo desiderava molto, lei adora i bambini e una delle immagini che resteranno per sempre impresse indelebilmente nella mia anima sarà quella del suo sguardo luminoso di luce interiore la sera che mi disse di essere incinta la prima volta._______________- Comincio a pensare invecchiando che accogliere la vita che viene sia una palestra per la nostra anima, una prova, dove semmai tutto quello che ci circonda avesse un minimo senso lo troverebbe e lo coronerebbe in ciò. E' legittimo anche pensarla diversamente, una coppia di carissimi amici non ha figli e non mi sono mai permesso di chiedere o commentare, la loro vita e le loro scelte sono loro e a loro appartengono. Cerco solo di spiegare cosa sono per me i miei figli, ecco. E' come essere innamorati di qualcuno, perchè quando non c'è, la casa ti sembra più vuota di quello che è, anche se non vivono più da te comunque in questa crosta di terra c'è qualcuno a cui hai dato la vita che vive, che agisce, che ama che studia, che impara. Ma questo non è un coronamento di te stesso, tu (generico) sparisci in queste considerazioni, ti importa di lui inteso come vita, perchè sei innamorato della vita, non di te o di lui soltanto......... Faccio fatica a spiegarei cose così intime, pensieri sparsi, la sera del venerdì...
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Stai buttando la nuovamente in coglionella :D
Nessuno ti ha detto che hai L'obbligo morale di figliare. Ho detto semplicemente che se non figli non sai mettendo su famiglia, stai facendo un'altra cosa che, per come la vedo io, potrebbe pure essere meglio, figurati. Ma Sostituire i legami di sangue, biologici o acquisiti, con altro tipo di legame non è fare famiglia. Per me. E non te lo dico perché io mi sia improvvisamente convertito a comunione e liberazione, te lo dico perché l'essenza stessa del mettere su famiglia sta esattamente in quello sforzo immenso che, focalizzato o no, fai su qualcuno per una quantità di tempo e con una intensità di intenti non ravvisabile altrove. La carriera, costruirsi una casa, tenere unito un gruppo di amici, la politica, le più varie attività che ti possono venire in mente. Ivi compresa la ricerca artistica che per me è quanto di più simile sia al tirarsi su un bambino. Semplicemente, non c'è paragone. E lo dico senza spocchia. Hai presente la scelta di 300 in cui gli Spartani costruiscono il muro usando le frattaglie dei Persiani come calce? Più o meno la stessa cosa. O hai costruito qualcosa che è veramente paragonabile ad un muro di pietre millenarie Impastato con sangue e carne, possibilmente la tua, destinato a rimanere per l'eternità oppure stai facendo altro.
Figurati se stavo svalutando l'interlocutore. Penso semplicemente che far comprendere la genitorialità a chi non ha figli, più o meno si sa come Far capire lo squirt a brunetta. :D
Non ho mai letto spocchia in te, lo sai. Anzi, mi ha sempre molto stupito come in te convivano due anime.
Fra le due quella che da quando ti leggo mi ha colpita di più è il tuo attaccamento alla famiglia. Il significato di eternità che dai alla famiglia.
E anche il tuo desiderio di eternità che convive con quello di estemporaneità.

Io non ho mai desiderato l'eternità Arci.
Non ho mai desiderato un progetto che contenesse promesse che afferissero a quell'ordine di idee.
Non ho mai pronunciato quelle promesse. Non solo per principio eh. Per quanto non neghi che da più giovane fosse una forma di idealismo la mia. Ma sotto l'idealismo c'ero io.

E l'eternità non mi è mai interessata.

Ho sempre avuto un buon rapporto con la morte (che è poi quella sfumatura che tu ogni tanto cogli quando mi leggi EDIT: misantropa (non misogina) e algida). Mi piace la morte e sono storicamente affascinata dalla morte.

E penso che da qui discendano le diverse visioni che abbiamo di famiglia.

Io sono stata una senza patria e una senza dio da che ho ricordi di me.
Tu ti descrivi molto legato alla tua famiglia. A partire da quella di origine.
Ti senti portatore di quel nome.
Io non mi sento portatrice di quel nome. E non ho il desiderio di tramandarlo.
Ho il desiderio di tramandare il modo in cui porto quel nome. Ossia come guardiana.

E il punto è che io mi sento appartenente non alla mia famiglia specifica.
Anzi. é intenzione essere appartenente alla famiglia di origine.
Io mi sento appartenente, volendo sì buttarla un po' in coglionella, alla famiglia delle bestie mammifere. :D

Tu trovi spinta e motivazione nella costruzione di un qualcosa da lasciare a qualcuno di tuo.
Io mi spengo in quella spinta.
Mentre mi accendo quando posso disperdere (nel senso di lasciar andare senza vincoli) quel che è mio.

Unisci tutto questo al fatto che fin da bambina piccola, molto piccola, non ho mai nè compreso nè condiviso la struttura sociale come è impostata e ne esce il fatto che per me famiglia è legato alla spazio temporaneo e non all'eternità.
E non è legato ad una idea di casata che tramanda il suo essere. Il suo permanere attraverso il tempo.

La genitorialità ha molteplici livelli.
Nella genitorialità c'è tutto un carico emotivo, di condizionamento, di cultura, che chi non aderisce sono concorde, non può capire.
Ma nella genitorialità c'è anche tutto un aspetto di dinamiche relazionali che proprio chi è fuori può cogliere con estrema facilità, maggiore di chi è coinvolto come genitore.

A mio parere, più che lo squirt :D, è più una difficoltà di comprendere la visione di chi è genitore da parte di chi non lo (in termini di quotidiano intendo. Io guardo la mia amica e quello che fa come madre...neanche se mi fustigassero io ne avrei il desiderio) e viceversa di far comprendere a chi è genitore lo sguardo familiare di chi genitore non è (ricadendo nello stereotipo mainstrem per cui se non hai figli non hai senso della tua stessa vita)

Io ritengo che invece, come dicevo, essendo famiglia ogni legame che lega a prescindere dal tempo in un'ottica di costruzione, mescolare gli sguardi sia una risorsa.
Non a caso mi rifacevo al fatto che è naturale il fatto che non tutti figlino in un gruppo.
Non è casuale.
Servono entrambi per la costituzione di un gruppo familiare allargato (e per allargato non intendo la mia famiglia+ la famiglia di chi sta con me. Intendo la società e mi riferisco alla corresponsabilità sociale).

Però, tieni presente che io non sento mio nessuno. Tranne me.
Gli altri semmai mi piace mi diano del loro. Se lo desiderano.

Un figlio questa scelta non ce l'ha. E neppure un genitore.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ciao, non credo vadano cercati solo motivi razionali nel fare figli o meno, non che i motivi razionali non contino, anzi, perchè comunque i figli hanno dei bisogni che vanno soddisfatti e sarebbe disumano non tenerne conto ma penso non dovrebbero essere tarpanti. I bambini arrivano perchè è nell' ordina naturale delle cose che arrivino, (non fraintendermi). Personalmente non sentivo vivo desiderio di avere figli ma lo accettavo, sapevo che sarebbe successo, l'unica cosa che sapevo per certo era che sarebbe stata una bellissima avventura, qual dopo si è effettivamente rivelata. Sarebbe stato come cominciare a leggere un romanzo, sai di quelli che quando arrivi alla fine senti una specie di vuoto dentro di te perchè sai che ti mancherà... Ecco. Mia moglie lo desiderava molto, lei adora i bambini e una delle immagini che resteranno per sempre impresse indelebilmente nella mia anima sarà quella del suo sguardo luminoso di luce interiore la sera che mi disse di essere incinta la prima volta._______________- Comincio a pensare invecchiando che accogliere la vita che viene sia una palestra per la nostra anima, una prova, dove semmai tutto quello che ci circonda avesse un minimo senso lo troverebbe e lo coronerebbe in ciò. E' legittimo anche pensarla diversamente, una coppia di carissimi amici non ha figli e non mi sono mai permesso di chiedere o commentare, la loro vita e le loro scelte sono loro e a loro appartengono. Cerco solo di spiegare cosa sono per me i miei figli, ecco. E' come essere innamorati di qualcuno, perchè quando non c'è, la casa ti sembra più vuota di quello che è, anche se non vivono più da te comunque in questa crosta di terra c'è qualcuno a cui hai dato la vita che vive, che agisce, che ama che studia, che impara. Ma questo non è un coronamento di te stesso, tu (generico) sparisci in queste considerazioni, ti importa di lui inteso come vita, perchè sei innamorato della vita, non di te o di lui soltanto......... Faccio fatica a spiegarei cose così intime, pensieri sparsi, la sera del venerdì...
Io ho capito quello che intendi.

In particolare il grassetto.

E ti ringrazio, perchè mi dai l'opportunità di sintetizzare il fatto che quell'innamoramento nei confronti della Vita (che condivido) si esplica sì attraverso i figli ma non esclusivamente attraverso i figli.

Quello stesso sentimento di innamoramento io lo sento nei progetti con G.
Cosa che non sentivo col mio ex, per dire.
E' uno degli elementi che mi fa sentire serena nell'affermare che la sua presenza mi arricchisce.

Tanto che con G. mi sento a posto descrivendomi famiglia, proprio per quel sentire che nasce in me e, a quanto dice, in lui.
Col mio ex non mi sono mai sognato di definirci famiglia. Non nasceva in me quel desiderio.

Per me avere figli è sempre stato sì nell'ordine delle cose, ma non un ordine obbligato.
In particolare nei gruppi umani.

EDIT: concordo anche sul fatto che un figlio non sia un qualcosa di razionale, ma la "creazione" di un desiderio.
Quando ci ho ragionato mi sono chiesta se ci fosse quel desiderio in me. Senza quel desiderio non penso sia "creazione" ma "risposta comportamentale". In me, quel desiderio non lo rintraccio. E non rintraccio nemmeno l'immagine di famiglia costituita da genitori + figli. Famiglia è qualcosa di molto più grande della famiglia nucleare ed allargata. E sarebbe interessante farsi un giretto in cosa ha portato la famiglia a divenire nucleare....e dove la porterà esserlo.
 
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Ah, boh..io non saprei. Quando sento parlare dell'impellenza dell'orologio biologico, (che in me non ticchetta nè mai lo ha fatto) immagino una necessità.

Ma so che è una mia interpretazione e quindi ascolto chi quell'orologio lo sente.

Capisco il tuo discorso, cioè che hai capito il valore dopo averlo sperimentato. Che è un ragionamento che viene a posteriori.
E' il prima, che mi incuriosisce.

Ho fatto un figlio perchè?

E mi incuriosisce genuinamente. Io quel desiderio non ce l'ho .

Quanto al grassetto, è una risposta ad @Arcistufo rispetto ad un suo post precedente.
Lui diceva che ci sono coppie che "grazie" a lui han fatto il terzo figlio.

Io ho risposto che se una coppia grazie a me decide di avere un figlio non mi perdonerei. Non è un qualcosa che mi renderebbe fiera di me. Anzi.

Delle poche cose che ho capito del desiderio di avere un figlio è che il desiderio ha da nascere internamente. E non in risposta a questioni esterne.
io ero giovanissima e mai avrei pensato di volere un figlio.ero superconcentrata su di me , convinta di essere al centro dell'universo.
ho incontrato quest'uomo (diventato mio marito molto dopo) e boh, come se ci fosse quest'esigenza di radicare nel mio utero l'esplosione che sentivamo dentro.
detto....fatto
magari era una roba pensata con incoscienza ma presa istantaneamente in parola.ed è stata l'incoscienza meravigliosa che mi ha cambiato la vita.
prima di allora facevo quella "io figli mai" , che tristezza le coppie in carrozzina e via dicendo
 

Rosarose

Utente di lunga data
Stai buttando la nuovamente in coglionella :D
Nessuno ti ha detto che hai L'obbligo morale di figliare. Ho detto semplicemente che se non figli non sai mettendo su famiglia, stai facendo un'altra cosa che, per come la vedo io, potrebbe pure essere meglio, figurati. Ma Sostituire i legami di sangue, biologici o acquisiti, con altro tipo di legame non è fare famiglia. Per me. E non te lo dico perché io mi sia improvvisamente convertito a comunione e liberazione, te lo dico perché l'essenza stessa del mettere su famiglia sta esattamente in quello sforzo immenso che, focalizzato o no, fai su qualcuno per una quantità di tempo e con una intensità di intenti non ravvisabile altrove. La carriera, costruirsi una casa, tenere unito un gruppo di amici, la politica, le più varie attività che ti possono venire in mente. Ivi compresa la ricerca artistica che per me è quanto di più simile sia al tirarsi su un bambino. Semplicemente, non c'è paragone. E lo dico senza spocchia. Hai presente la scelta di 300 in cui gli Spartani costruiscono il muro usando le frattaglie dei Persiani come calce? Più o meno la stessa cosa. O hai costruito qualcosa che è veramente paragonabile ad un muro di pietre millenarie Impastato con sangue e carne, possibilmente la tua, destinato a rimanere per l'eternità oppure stai facendo altro.
Figurati se stavo svalutando l'interlocutore. Penso semplicemente che far comprendere la genitorialità a chi non ha figli, più o meno si sa come Far capire lo squirt a brunetta. :D
Mi piace molto la sottolineatura che fai tra crescere un figlio e la creazione artistica!
Effettivamente crescere un figlio mettendoci la testa e il cuore è un'attività molto creativa, rigeneratrice per chi ne sa cogliere tutte le sfumature.
È un'uscire da se per rientrarci rigenerati, ecco perché chi ha figli può invecchiare meglio, non per quello che dice [MENTION=5159]ipazia[/MENTION] che vede una proiezione della propria vita in quella del figlio, questo porterebbe a volersi realizzare nelle cose che il figlio fa o farà, ma no! è proprio come la creazione artistica, lavorare ad un pezzo unico, avere il piacere, unito certo alla fatica, di realizzare qualcosa che parla di te ma non sei tu!
E quando lo guardi sei entusiasta pieno di gioia e soddisfatto!

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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mi piace molto la sottolineatura che fai tra crescere un figlio e la creazione artistica!
Effettivamente crescere un figlio mettendoci la testa e il cuore è un'attività molto creativa, rigeneratrice per chi ne sa cogliere tutte le sfumature.
È un'uscire da se per rientrarci rigenerati, ecco perché chi ha figli può invecchiare meglio, non per quello che dice @ipazia che vede una proiezione della propria vita in quella del figlio, questo porterebbe a volersi realizzare nelle cose che il figlio fa o farà, ma no! è proprio come la creazione artistica, lavorare ad un pezzo unico, avere il piacere, unito certo alla fatica, di realizzare qualcosa che parla di te ma non sei tu!
E quando lo guardi sei entusiasta pieno di gioia e soddisfatto!

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Per la verità io mi sono riferita ai due estremi (stereotipati necessariamente e che implicano una necessarietà, oltre che una contrapposizione)

Non faccio figlio invecchio male sempre vero.
Faccio figli invecchio bene tramite loro sempre vero.

In mezzo ci sono miriadi di sfumature...oserei dire 7 miliardi di sfumature ;)

Ecco, il figlio come creazione artistica a me fa venire un po' di brividi invece. L'implicazione che sia uno spazio in cui mettere parti di sè.

Per il semplice motivo che non solo non c'è bisogno - non è un bisogno del bambino ma è un bisogno dell'adulto - di mettercele quelle parti, ci sono naturalmente. E' fisiologico e biologico, oltre che evolutivo.
E poi perchè implica uno spazio vuoto da riempire (che mi fa venire in mente la tabula rasa o l'anfora vuota che ha governato la pedagogia per anni e anni. Anni in cui il bambino non era considerato propriamente un individuo, ma una proprietà. )

Questa per esempio esprime quello che intendo con questa sottolineatura.

I vostri figli non sono figli vostri... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.

K. Gibran



 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
io ero giovanissima e mai avrei pensato di volere un figlio.ero superconcentrata su di me , convinta di essere al centro dell'universo.
ho incontrato quest'uomo (diventato mio marito molto dopo) e boh, come se ci fosse quest'esigenza di radicare nel mio utero l'esplosione che sentivamo dentro.
detto....fatto
magari era una roba pensata con incoscienza ma presa istantaneamente in parola.ed è stata l'incoscienza meravigliosa che mi ha cambiato la vita.
prima di allora facevo quella "io figli mai" , che tristezza le coppie in carrozzina e via dicendo

Grazie :)

E' bello questo racconto di te.

Sto ragionando sul radicare nell'utero. Questa è una cosa che io non ho mai percepito in me.
Ho desiderato che qualcuno ci passasse dentro del tempo (non mi sto riferendo al sesso). Ma che ci fossero dentro radici che non fossero le mie, non l'ho mai desiderato

A me piacciono quelli che si portano a giro la carrozzina.
Come mi piacciono le donne col pancione.
Come mi è piaciuto assistere al parto della mia amica. E condividere la commozione di suo marito.

Semplicemente non ho il minimo desiderio di essere io a farlo.

Assistere al parto, essere lì è stata una esperienza bellissima e commovente.
Eppure, sai che neanche per un momento ho desiderato attraversare quell'esperienza?
Mi piaceva proprio guardarla accadere. Commuovermi. Condividere la commozione. La fatica e il dolore.
Mi ha gratificata l'incoraggiarla e incoraggiare il marito. Fumarci insieme la sigaretta.

Forse in questo la mia parte maschile ha una netta prevalenza su quella femminile.
Pur riconoscendo nella mia femminilità il potere di dare la vita (e toglierla).
 

Rosarose

Utente di lunga data
Per la verità io mi sono riferita ai due estremi (stereotipati necessariamente e che implicano una necessarietà, oltre che una contrapposizione)

Non faccio figlio invecchio male sempre vero.
Faccio figli invecchio bene tramite loro sempre vero.

In mezzo ci sono miriadi di sfumature...oserei dire 7 miliardi di sfumature ;)

Ecco, il figlio come creazione artistica a me fa venire un po' di brividi invece. L'implicazione che sia uno spazio in cui mettere parti di sè.

Per il semplice motivo che non solo non c'è bisogno - non è un bisogno del bambino ma è un bisogno dell'adulto - di mettercele quelle parti, ci sono naturalmente. E' fisiologico e biologico, oltre che evolutivo.
E poi perchè implica uno spazio vuoto da riempire (che mi fa venire in mente la tabula rasa o l'anfora vuota che ha governato la pedagogia per anni e anni. Anni in cui il bambino non era considerato propriamente un individuo, ma una proprietà. )

Questa per esempio esprime quello che intendo con questa sottolineatura.

I vostri figli non sono figli vostri... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.

K. Gibran



Bellissime parole queste di Gibran!
Certo non riempiamo un essere vuoto, ma lavoriamo perché la freccia possa andare lontano, e fare un volo che sia il più bello ed elegante per la struttura della freccia. E' un'accompagnare, un'affiancare, è cercare di essere migliori per dare un'esempio ed essere un punto di riferimento. È un'avventura, e molto altro ancora..

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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Bellissime parole queste di Gibran!
Certo non riempiamo un essere vuoto, ma lavoriamo perché la freccia possa andare lontano, e fare un volo che sia il più bello ed elegante per la struttura della freccia. E' un'accompagnare, un'affiancare, è cercare di essere migliori per dare un'esempio ed essere un punto di riferimento. È un'avventura, e molto altro ancora..

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Bellissime vero?
Piacciono molto anche a me.

Un genitore non è l'arciere.
Il genitore è l'arco, che ha da essere stabile e strutturato perchè l'Arciere (ossia la forza vitale) possa scagliare la freccia.
E' l'Arciere a tenere tesi, a discriminare quel volo.
E in questo il bello ed elegante non è l'arco a deciderlo.

L'arco è un mezzo.

Condivido molto questa lettura del ruolo genitoriale.

E non in termini romantici.

Credo che un genitore possa donare la libertà di volare, e che lo possa fare nella sua robustezza di mezzo, che è poi la consapevolezza che non c'è un "proprio" progetto che tenga per il proprio figlio.
Il dono è la libertà e le possibilità di progettarsi.
Ed è la consapevolezza che l'Arciere non è possibile controllarlo. Non ci si può che affidare.

Che è poi l'esempio fondamentale da parte di un adulto per un bambino: insegnare che la Vita non è al nostro comando. Ma noi ne siamo parte. Che non è controllabile, non più di quanto lo sia un temporale.
Ma che può essere meravigliosa. Ed al contempo estremamente crudele.

Educare, è una bellissima parola. Bistrattata per decenni.

Deriva da e-ducere ossia condur fuori quel che è dentro (l'altro).
E significa letteralmente questo.
Avere quello spazio vuoto in cui è "la creatura" a creare se stessa. L'arco.
Avere quella distanza (da sè) che permette di tradurre quel che è dentro (l'altro) non alla propria luce ma il più possibile alla luce dell'altro.

EDIT: se fossi una madre, la mia tensione sarebbe all'esser la miglior traduttrice possibile di,per, con mi* figli*.
 
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Bellissime vero?
Piacciono molto anche a me.

Un genitore non è l'arciere.
Il genitore è l'arco, che ha da essere stabile e strutturato perchè l'Arciere (ossia la forza vitale) possa scagliare la freccia.
E' l'Arciere a tenere tesi, a discriminare quel volo.
E in questo il bello ed elegante non è l'arco a deciderlo.

L'arco è un mezzo.

Condivido molto questa lettura del ruolo genitoriale.

E non in termini romantici.

Credo che un genitore possa donare la libertà di volare, e che lo possa fare nella sua robustezza di mezzo, che è poi la consapevolezza che non c'è un "proprio" progetto che tenga per il proprio figlio.
Il dono è la libertà e le possibilità di progettarsi.
Ed è la consapevolezza che l'Arciere non è possibile controllarlo. Non ci si può che affidare.

Che è poi l'esempio fondamentale da parte di un adulto per un bambino: insegnare che la Vita non è al nostro comando. Ma noi ne siamo parte. Che non è controllabile, non più di quanto lo sia un temporale.
Ma che può essere meravigliosa. Ed al contempo estremamente crudele.

Educare, è una bellissima parola. Bistrattata per decenni.

Deriva da e-ducere ossia condur fuori quel che è dentro (l'altro).
E significa letteralmente questo.
Avere quello spazio vuoto in cui è "la creatura" a creare se stessa. L'arco.
Avere quella distanza (da sè) che permette di tradurre quel che è dentro (l'altro) non alla propria luce ma il più possibile alla luce dell'altro.

EDIT: se fossi una madre, la mia tensione sarebbe all'esser la miglior traduttrice possibile di,per, con mi* figli*.
condivido moltissimo .
ti accorgi però ...che non volendo figli ci stai facendo una lezione su come si devono educare?
sei forte:D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
condivido moltissimo .
ti accorgi però ...che non volendo figli ci stai facendo una lezione su come si devono educare?
sei forte:D
E pensa che qui ne dico gratis :D

Io vengo da una famiglia disfunzionale. Potevo scegliere se strutturare la disfunzione o destrutturarla e trasformarla in patrimonio.

Io ho scelto la seconda opzione.

Quel che ho scritto non è un pensiero e basta, una opinione.
È il sunto di studi e metodologie, unito a esperienze sul campo, da quasi due decenni ormai.

Come dicevo, chi è genitore ha il plus dell'essere direttamente coinvolto emotivamente (plus che se non governato diventa limite di visione) chi non è, come me, genitore ha il plus di uno sguardo lucido sulle dinamiche.

Incrociare gli sguardi è risorsa.

La famiglia non è solo questione di famiglia. Anche se purtroppo pare che sia considerato così.

La famiglia è una questione sociale centrale. Perché la nostra società è basata su quel l'istituzione. Nel bene e nel male.

Di genitori che si credono arcieri e scaricano con le migliori intenzioni sui figli la loro paura della morte (nelle diverse declinazioni che quella paura assume) ne ho visti e ne vedo parecchi.
Come dice un collega...una fabbrica di problemi.

Ai bambini fa semplicente male.

Lo dico da professionista, una famiglia in cui il figlio è progetto personale dei genitori, e non progetto sociale, è una famiglia che non sta funzionando per i compiti per cui è stata pensata istituzionalmente.
Le conseguenze sono piuttosto evidenti.
 

Max78

Utente di lunga data
Cosa ne pensate dei rapporti con la famiglia del partner?
Siete consapevoli delle vostre manie o di essere permalosi o ...i mostri sono sempre gli altri?
La mia suocera per me era la mia seconda mamma, mi voleva bene, ogni volta che andavo da lei era una festa, sapeva cosa mi piaceva mangiare, e puntualmente lo faceva, ma questo solo per dirne una....
Rispettosa cordiale dal primo giorno che lo conosciuta, non da meno mio suocero e cognati. Che dire sarà la lontananza?
Mia moglie non si è mai lamentata dei miei,
Anzi andavano molto d'accordo. Sara un caso raro!!! Dico questo perché ne ho sentiti di casi completamente opposti.

Scusate se tiro fuori queste vecchie discussioni, avrei voluto rispondere prima,
Ma mi limitavo a leggervi.
 

stany

Utente di lunga data
La mia suocera per me era la mia seconda mamma, mi voleva bene, ogni volta che andavo da lei era una festa, sapeva cosa mi piaceva mangiare, e puntualmente lo faceva, ma questo solo per dirne una....
Rispettosa cordiale dal primo giorno che lo conosciuta, non da meno mio suocero e cognati. Che dire sarà la lontananza?
Mia moglie non si è mai lamentata dei miei,
Anzi andavano molto d'accordo. Sara un caso raro!!! Dico questo perché ne ho sentiti di casi completamente opposti.

Scusate se tiro fuori queste vecchie discussioni, avrei voluto rispondere prima,
Ma mi limitavo a leggervi.
Eppure non è bastato.
... Molto spesso le interferenze dei genitori ,dei suoceri, producono uno sfaldamento nel rapporto della coppia. Tu confermi invece che quella non sia stata la vera motivazione. Probabilmente per la distanza che c'era tra di voi, che essendo in regioni molto distanti ha preservato una ingerenza che a volte diventa inevitabile.
Cosa che per esempio nel mio caso, nel primo matrimonio ,invece ha avuto una certa influenza negativa.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Eppure non è bastato.
... Molto spesso le interferenze dei genitori ,dei suoceri, producono uno sfaldamento nel rapporto della coppia. Tu confermi invece che quella non sia stata la vera motivazione. Probabilmente per la distanza che c'era tra di voi, che essendo in regioni molto distanti ha preservato una ingerenza che a volte diventa inevitabile.
Cosa che per esempio nel mio caso, nel primo matrimonio ,invece ha avuto una certa influenza negativa.
Ho passato l’infanzia a sentire mia madre lamentarsi di mia nonna. (Poi questa vecchissima megera è morta, aveva 72 anni. Ricordiamo la durata della vita fino a cinquant’anni fa).
Ma io non capivo perché si arrabbiasse per consigli sul minestrone o portasse rancore per frasi dette vent’anni prima. Da bambina precoce e riflessiva ho acquisito una modalità relazionale comprensiva.
Credo che le persone tendano a vedere malevolenza nei genitori propri e altrui.
 

stany

Utente di lunga data
Ho passato l’infanzia a sentire mia madre lamentarsi di mia nonna. (Poi questa vecchissima megera è morta, aveva 72 anni. Ricordiamo la durata della vita fino a cinquant’anni fa).
Ma io non capivo perché si arrabbiasse per consigli sul minestrone o portasse rancore per frasi dette vent’anni prima. Da bambina precoce e riflessiva ho acquisito una modalità relazionale comprensiva.
Credo che le persone tendano a vedere malevolenza nei genitori propri e altrui.
Non si tratta di cattiveria o malevolenza!
Ma di ingerenza quotidiana e tentativi di influenzare le scelte della coppia, per esempio.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non si tratta di cattiveria o malevolenza!
Ma di ingerenza quotidiana e tentativi di influenzare le scelte della coppia, per esempio.
Riesci a fare un esempio?
Essendo diventata suocera, voglio capire.
Ho già raccontato i rapporti conflittuali di mia suocera con l’altra nuora, ma dipendevano dalla nuora, per sua stessa ammissione, con me.
 

Max78

Utente di lunga data
Eppure non è bastato.
... Molto spesso le interferenze dei genitori ,dei suoceri, producono uno sfaldamento nel rapporto della coppia. Tu confermi invece che quella non sia stata la vera motivazione. Probabilmente per la distanza che c'era tra di voi, che essendo in regioni molto distanti ha preservato una ingerenza che a volte diventa inevitabile.
Cosa che per esempio nel mio caso, nel primo matrimonio ,invece ha avuto una certa influenza negativa.
Si confermo!!! Lei per motivi di lavoro stava 15 giorni su e 15 giorni con me, facciamo lo stesso lavoro... Questo anche prima del matrimonio. Avvolte andavo anch'io per trovare i suoi.
 

stany

Utente di lunga data
Riesci a fare un esempio?
Essendo diventata suocera, voglio capire.
Ho già raccontato i rapporti conflittuali di mia suocera con l’altra nuora, ma dipendevano dalla nuora, per sua stessa ammissione, con me.
Per esempio una incontenibile esigenza di controllo; sarà perché per comodità cinque volte la settimana eravamo a cena dai suoceri 🤔E non dirmi che non è normale o giusto, che già lo so!
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per esempio una incontenibile esigenza di controllo; sarà perché per comodità cinque volte la settimana eravamo a cena dai suoceri 🤔E non dirmi che non è normale o giusto, che già lo so!
😳 5/7?
Però non mi hai fatto esempi sul controllo.
Io li vedo due volte al mese. I figli anche più spesso, se hanno bisogno o sono liberi.
Ma non capisco il controllo, neanche da nuora. Non l’ho percepito.
 

stany

Utente di lunga data
😳 5/7?
Però non mi hai fatto esempi sul controllo.
Io li vedo due volte al mese. I figli anche più spesso, se hanno bisogno o sono liberi.
Ma non capisco il controllo, neanche da nuora. Non l’ho percepito.
Beh...è proprio forse,una delega che avevamo dato alla madre di lei, nel senso che per un periodo abbastanza lungo ,per il fatto di vedersi ed "approfittare" delle cene e nell'affrancarsi dalle incombenze della normalità di una vita in due in cui si lavorava entrambi, faceva comodo trovarsi "la pappa pronta". Questo nasceva da una problematica familiare dei miei suoceri,che non sto qui a spiegare, la quale, non è che obbligasse ad una frequentazione così stretta, ma comunque era gradita ed auspicata e quindi condizionante .
 
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