Quel mostro di suocera

Se delle persone non capiscono quello che dici e come lo dici (nn mi riferisco alla lingua ma ai concetti) e concludono che è meglio isolarti ed escluderti per non essere turbati nelle loro granitiche certezze per me non è un problema. I problemi nascono quando pretendono di insegnarti o importi delle cose alle quali nè io nè la loro figlia crede e pensa, io non pretendo di essere amico di nessuno poichè ognuno è libero di vivere come crede, ma anch'io voglio vivere come penso sia meglio per me, specie se questo atteggiamento iniziale perdura e si consolida nel tempo. Quando mi sono messo con la loro figlia sua madre si mise di mezzo e andò a piagnucolare dal suo ex moroso, perchè io ero diverso e non mi capiva, lui sì invece, povero amicone era di casa, non importa se gliene aveva combinate di cotte e di crude (non so se hai capito di cosa sto parlando, a titolo di esempio.....).
ti chiedo scusa perchè avevo colto tutt'altro
 

Divì

Utente senza meta
Ci ho pensato, ma...no.
Il rapporto con il figlio maschio e la figlia femmina è diverso.
Con la figlia è come un’altra me. Una me migliore.
Con il maschio è innamoramento.
Ma ho saputo o loro hanno saputo o abbiamo saputo distaccarci il giusto.
Fino da piccoli hanno avuto uno zainetto. Portavano le loro cose. Non so se si capisce la metafora.
Gli ho sempre riconosciuto una loro autonomia.
È quel che dicevo: ad un certo punto il figlio "sano" si stacca dall'abbraccio mortifero della madre e lei - se sana e intelligente - ne favorisce il distacco. Ma credo che per farlo occorre accettare, riconoscere che si tratta di un innamoramento. E poche ne sento farlo.

Sulle femmine ci credo, ma sono mamma di maschi e non so. :)
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ridi allora. Se tu avessi una pallida idea di come sono stato spesso trattato la voglia di ridere ti passerebbe.
Beh, Magari questa sarebbe da spiegare. Essere trattato male perché sei troppo prestante fisicamente fa un po' ridere. Se invece parli del fatto che hai fatto pesare il GAP culturale, la reazione del popolino che si chiude a riccio abbarbicandosi all'analfabetismo funzionale, e la storia più vecchia del mondo. Pure tu non mi dire che la cosa non è largamente prevedibile.

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Se delle persone non capiscono quello che dici e come lo dici (nn mi riferisco alla lingua ma ai concetti) e concludono che è meglio isolarti ed escluderti per non essere turbati nelle loro granitiche certezze per me non è un problema. I problemi nascono quando pretendono di insegnarti o importi delle cose alle quali nè io nè la loro figlia crede e pensa, io non pretendo di essere amico di nessuno poichè ognuno è libero di vivere come crede, ma anch'io voglio vivere come penso sia meglio per me, specie se questo atteggiamento iniziale perdura e si consolida nel tempo. Quando mi sono messo con la loro figlia sua madre si mise di mezzo e andò a piagnucolare dal suo ex moroso, perchè io ero diverso e non mi capiva, lui sì invece, povero amicone era di casa, non importa se gliene aveva combinate di cotte e di crude (non so se hai capito di cosa sto parlando, a titolo di esempio.....).
Scusa non avevo capito che il problema era che sei negro :D

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
io e il mio compagno siamo famiglia.
No, siete una coppia. Su questo mi dispiace ma non la sfanghi. Sì e famiglia quando quello che stai facendo, progettando, strutturando, si cristallizza in qualcosa che diventa transgenerazionale. Non per forza in linea diretta, non per forza in linea di sangue, ma pensare di chiamare famiglia qualcosa radicata Nel presente e che vive nel presente o al massimo nello spazio di una vita umana non è famiglia. È altro. Magari pure meglio, ma è altro.
Se quello che sei, quello che veramente è stato determinante della tua esistenza, se tutti i percorsi che hai fatto per portare nel mondo qualcosa che lasciasse la tua impronta muore con te, non hai una famiglia.
Ma davvero pensi che uno si sobbarcherebbe tutto il carico di lavoro aggratise, sacrifici frustrazioni e sofferenza che comporta fare famiglia se dall'altra parte non ci fosse la ragionevole certezza che le migliori parti di te (la mia personalissima rassegna stampa) alla fine non ti sopravviveranno?

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
No, siete una coppia. Su questo mi dispiace ma non la sfanghi. Sì e famiglia quando quello che stai facendo, progettando, strutturando, si cristallizza in qualcosa che diventa transgenerazionale. Non per forza in linea diretta, non per forza in linea di sangue, ma pensare di chiamare famiglia qualcosa radicata Nel presente e che vive nel presente o al massimo nello spazio di una vita umana non è famiglia. È altro. Magari pure meglio, ma è altro.
Se quello che sei, quello che veramente è stato determinante della tua esistenza, se tutti i percorsi che hai fatto per portare nel mondo qualcosa che lasciasse la tua impronta muore con te, non hai una famiglia.
Ma davvero pensi che uno si sobbarcherebbe tutto il carico di lavoro aggratise, sacrifici frustrazioni e sofferenza che comporta fare famiglia se dall'altra parte non ci fosse la ragionevole certezza che le migliori parti di te (la mia personalissima rassegna stampa) alla fine non ti sopravviveranno?

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk

La transgenerazionalità, che condivido, si esprime in moltissimi modi.
Che sia un progetto che sopravvive alla coppia (intesa come vita degli individui che la compongono) che sia come un lascito, di qualunque genere a chi vien dopo. E per chi vien dopo non intendo figli di sangue. Non necessariamente almeno.

Io non ho intenzione di trasmettere nessuno e niente di me per linea di sangue.
Il mio compagno concorda.

Questo non significa che il nostro "lavoro", il nostro impegno, i frutti del nostro fare aggiunti a quelli del nostro essere non siano patrimonio che resta.
Semplicemente è qualcosa di più allargato della famiglia tradizionale. :)

Siamo inoltre famiglia uno per l'altro.
Ossia persone su cui contare. (non nei termini del mutuo soccorso, sia chiaro. Modalità che trovo comunque disfunzionale anche nelle famiglie riconosciute tali.)

Ci sono molti modi per lasciare la propria impronta.
E tutti partono dal fatto che, per quanto siamo null'altro che granellini di polvere, è impossibile non lasciare una impronta del proprio passaggio. Nel bene o nel male, sia chiaro.

Altro discorso è la visibilità di quell'impronta.

Mi capita di riconoscere parti di me in chi mi circonda. A volte è netta la sensazione che abbiano semplicemente assorbito ma non saprebbero riconoscerne la fonte.
Sorrido fra me e me riconoscendomi.

Mi piace il riconoscimento.
Ma torniamo al prendere doni. Il riconoscimento mi piace da chi è consapevole di quel che ha preso, da dove si è originato, dove si è collocato e che dona la condivisione di quel vissuto preso per sè.
Però ecco. Questa è cosa dell'intimità. E non visibilità.

Se mi guardo indietro ese guardo anche nel presente (che è poi l'unico luogo in cui esistono le cose), arci, io ho una famiglia numerossima stando a quel che descrivi come famiglia. Pensa che il primo figlio di un mio ex ha il mio nome. Sono tanti i modi della famiglia, tanti i padri, tante le madri, tanti i figli. :)
 
Ultima modifica:

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
La transgenerazionalità, che condivido, si esprime in moltissimi modi.
Che sia un progetto che sopravvive alla coppia (intesa come vita degli individui che la compongono) che sia come un lascito, di qualunque genere a chi vien dopo. E per chi vien dopo non intendo figli di sangue. Non necessariamente almeno.

Io non ho intenzione di trasmettere nessuno e niente di me per linea di sangue.
Il mio compagno concorda.

Questo non significa che il nostro "lavoro", il nostro impegno, i frutti del nostro fare aggiunti a quelli del nostro essere non siano patrimonio che resta.
Semplicemente è qualcosa di più allargato della famiglia tradizionale. :)

Siamo inoltre famiglia uno per l'altro.
Ossia persone su cui contare. (non nei termini del mutuo soccorso, sia chiaro. Modalità che trovo comunque disfunzionale anche nelle famiglie riconosciute tali.)

Ci sono molti modi per lasciare la propria impronta.
E tutti partono dal fatto che, per quanto siamo null'altro che granellini di polvere, è impossibile non lasciare una impronta del proprio passaggio. Nel bene o nel male, sia chiaro.

Altro discorso è la visibilità di quell'impronta.

Mi capita di riconoscere parti di me in chi mi circonda. A volte è netta la sensazione che abbiano semplicemente assorbito ma non saprebbero riconoscerne la fonte.
Sorrido fra me e me riconoscendomi.

Mi piace il riconoscimento.
Ma torniamo al prendere doni. Il riconoscimento mi piace da chi è consapevole di quel che ha preso, da dove si è originato, dove si è collocato e che dona la condivisione di quel vissuto preso per sè.
Però ecco. Questa è cosa dell'intimità. E non visibilità.

Se mi guardo indietro ese guardo anche nel presente (che è poi l'unico luogo in cui esistono le cose), arci, io ho una famiglia numerossima stando a quel che descrivi come famiglia. Pensa che il primo figlio di un mio ex ha il mio nome. Sono tanti i modi della famiglia, tanti i padri, tante le madri, tanti i figli. :)
Altro passaggio che non condivido amica mia, è quello della famiglia a la carte. C'è un sacco di gente a cui ho cambiato la vita. Non sono famiglia per me né lo sono io per loro. E gli ho davvero cambiato l'esistenza. Ci sono un paio di persone che conosco che hanno avuto il terzo figlio grazie a me. Quel bambino mi deve la sua esistenza, altro che il nome. Ma non è famiglia né lo sono io per lui. L'unico modo che esiste per costruire una famiglia e mettere al mondo o adottare qualcuno prima che sia formato come essere umano e formarlo come dici tu. A tutto il resto puoi dare altri nomi, ma non quello di famiglia. Tu e il tuo compagno siete una coppia. Che per molti versi è meglio di una famiglia ma non è la stessa cosa. Proprio perché la famiglia, nostro malgrado, oggettivizza. Non ci permette di utilizzare tutte le categorie logiche che usiamo al di fuori della famiglia. Ti sembrerò un po' rigido tra me e te c'è una grossa asimmetria in questo. Io ho provato entrambe le situazioni fino in fondo, tu no. " se non hai figli non puoi capire" È un'espressione vuota e banale finché un figlio non te la riempie. E per fortuna che è vuota, perché si riempie talmente tanto, con una sedimentazione incessante in cui più fatti accadono, più c'è sforzo intellettuale per riorganizzare tutta quella mole di dati situazioni e sentimenti che altrimenti si impazzirebbe.
Comunque no, io, te e miciomao non è una famiglia. L'unica evidenza oggettiva che posso fornire a chi non abbia figli come te e di guardare chi è intorno ai 50 55 anni. Guarda chi è invecchiato per qualcun altro e chi è invecchiato per sé stesso. Per come vivo io, non c'è partita. :)

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Altro passaggio che non condivido amica mia, è quello della famiglia a la carte. C'è un sacco di gente a cui ho cambiato la vita. Non sono famiglia per me né lo sono io per loro. E gli ho davvero cambiato l'esistenza. Ci sono un paio di persone che conosco che hanno avuto il terzo figlio grazie a me. Quel bambino mi deve la sua esistenza, altro che il nome. Ma non è famiglia né lo sono io per lui. L'unico modo che esiste per costruire una famiglia e mettere al mondo o adottare qualcuno prima che sia formato come essere umano e formarlo come dici tu. A tutto il resto puoi dare altri nomi, ma non quello di famiglia. Tu e il tuo compagno siete una coppia. Che per molti versi è meglio di una famiglia ma non è la stessa cosa. Proprio perché la famiglia, nostro malgrado, oggettivizza. Non ci permette di utilizzare tutte le categorie logiche che usiamo al di fuori della famiglia. Ti sembrerò un po' rigido tra me e te c'è una grossa asimmetria in questo. Io ho provato entrambe le situazioni fino in fondo, tu no. " se non hai figli non puoi capire" È un'espressione vuota e banale finché un figlio non te la riempie. E per fortuna che è vuota, perché si riempie talmente tanto, con una sedimentazione incessante in cui più fatti accadono, più c'è sforzo intellettuale per riorganizzare tutta quella mole di dati situazioni e sentimenti che altrimenti si impazzirebbe.
Comunque no, io, te e miciomao non è una famiglia. L'unica evidenza oggettiva che posso fornire a chi non abbia figli come te e di guardare chi è intorno ai 50 55 anni. Guarda chi è invecchiato per qualcun altro e chi è invecchiato per sé stesso. Per come vivo io, non c'è partita. :)

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
:rotfl::rotfl:

invecchiamo tutti per noi stessi. La differenza è dove si dirige lo sguardo.
Ad abbracciare più o meno spazio fuori di noi a diradare la sensazione della vita che scorre fra le dita. Il senso della morte che apparentemente si avvicina, ma che in realtà è in ogni passo vien compiuto.

Non ho mai pensato fosse vuota quell'affermazione. Anzi.
La vedo tanto piena quanto il corrispettivo, ossia "tu hai figli, non puoi capire il non averne".

Semplicemente penso che il fare figli non sia l'unico modo per riempire alcune affermazioni di sè.

Per mia fortuna, nessuno ha mai fatto figli grazie a me: Non me lo sarei potuta perdonare. Dico davvero.

L'esempio del nome non era tanto riguardo il figlio, quanto le motivazioni che lui ha usato per se stesso nell'utilizzo di quel nome.
Ed è la visibilità del mio lascito a lui (padre). Lascito che lui ha preso per sè, in modi che io neanche credevo possibili. (e questo è riconoscimento)

E' famiglia? Per certi versi sì.
E' uno dei luoghi in cui ci sono "resti" di me. Mie impronte.

Per altri versi non lo è.
Non lo è sicuramente nella cristallizzazione di quelle mie impronte.

Che è poi una delle cose che a me non piace della famiglia tradizionale.
Riempirla della necessità di esserci. Ricerca di eternità.
Non mi piace e non la ricerco.

Adoro la mia caducità. E spero che le impronte che lascio dietro di me, nel tempo, si confondano, e diventino altro da ciò che erano in origine. Che si trasformino e siano concretamente patrimonio per il muoversi nel fluire di una vita.

Questo per me è famiglia.

Che, lo riconosco, è cosa ben diversa dalla concezione per cui la famiglia è il luogo del "mantenimento" di ciò che è stato.

Non capisco davvero la necessità di proseguire la propria esistenza attraverso un figlio.
Quindi quella fra se per me è perfetta.
Per quanto io sia consapevole che è esattamente questo che mi ha portata qui. :)

Capisco invece la necessità di una definizione diffusa e riconoscibile di famiglia.
Non ritengo necessario che le mie definizioni siano però allineate con le definizioni diffuse.

La famiglia è anche un sentire. Un luogo dell'emozione e del sentimento.
Ed è estremamente presente. Non ha passato e non ha futuro. In sè.

Il passato e il futuro è dato dai legami che si costruiscono in quel presente e dai risvolti che quei legami hanno per chi li tesse.
A prescindere che si sia spettatori o meno di quegli stessi risvolti.

Sono declinazioni a mio parere. Di un concetto che è anche istituzione.

In fondo, se ben ci pensi, si possono usare un sacco di nomi.

Se ci si mette d'accordo, al posto di famiglia possiamo usare cappuccino. E, se siamo d'accordo, ci intendiamo.

Per me famiglia è il sentire che sostiene un'alleanza. A prescindere dalla durata di quell'alleanza.
Una motivazione al fare compromessi.

Che è fondamentalmente lo stesso sentire e la stessa motivazione che porta te nella tua idea di famiglia che concretizzi.

Poi sono diversi i percorsi e gli obiettivi che conducono me e te nelle nostre scelte.
 
Ultima modifica:

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
:rotfl::rotfl:

invecchiamo tutti per noi stessi. La differenza è dove si dirige lo sguardo.
Ad abbracciare più o meno spazio fuori di noi a diradare la sensazione della vita che scorre fra le dita. Il senso della morte che apparentemente si avvicina, ma che in realtà è in ogni passo vien compiuto.

Non ho mai pensato fosse vuota quell'affermazione. Anzi.
La vedo tanto piena quanto il corrispettivo, ossia "tu hai figli, non puoi capire il non averne".

Semplicemente penso che il fare figli non sia l'unico modo per riempire alcune affermazioni di sè.

Per mia fortuna, nessuno ha mai fatto figli grazie a me: Non me lo sarei potuta perdonare. Dico davvero.

L'esempio del nome non era tanto riguardo il figlio, quanto le motivazioni che lui ha usato per se stesso nell'utilizzo di quel nome.
Ed è la visibilità del mio lascito a lui (padre). Lascito che lui ha preso per sè, in modi che io neanche credevo possibili. (e questo è riconoscimento)

E' famiglia? Per certi versi sì.
E' uno dei luoghi in cui ci sono "resti" di me. Mie impronte.

Per altri versi non lo è.
Non lo è sicuramente nella cristallizzazione di quelle mie impronte.

Che è poi una delle cose che a me non piace della famiglia tradizionale.
Riempirla della necessità di esserci. Ricerca di eternità.
Non mi piace e non la ricerco.

Adoro la mia caducità. E spero che le impronte che lascio dietro di me, nel tempo, si confondano, e diventino altro da ciò che erano in origine. Che si trasformino e siano concretamente patrimonio per il muoversi nel fluire di una vita.

Questo per me è famiglia.

Che, lo riconosco, è cosa ben diversa dalla concezione per cui la famiglia è il luogo del "mantenimento" di ciò che è stato.

Non capisco davvero la necessità di proseguire la propria esistenza attraverso un figlio.
Quindi quella fra se per me è perfetta.
Per quanto io sia consapevole che è esattamente questo che mi ha portata qui. :)

Capisco invece la necessità di una definizione diffusa e riconoscibile di famiglia.
Non ritengo necessario che le mie definizioni siano però allineate con le definizioni diffuse.

La famiglia è anche un sentire. Un luogo dell'emozione e del sentimento.
Ed è estremamente presente. Non ha passato e non ha futuro. In sè.

Il passato e il futuro è dato dai legami che si costruiscono in quel presente e dai risvolti che quei legami hanno per chi li tesse.
A prescindere che si sia spettatori o meno di quegli stessi risvolti.

Sono declinazioni a mio parere. Di un concetto che è anche istituzione.

In fondo, se ben ci pensi, si possono usare un sacco di nomi.

Se ci si mette d'accordo, al posto di famiglia possiamo usare cappuccino. E, se siamo d'accordo, ci intendiamo.

Per me famiglia è il sentire che sostiene un'alleanza. A prescindere dalla durata di quell'alleanza.
Una motivazione al fare compromessi.

Che è fondamentalmente lo stesso sentire e la stessa motivazione che porta te nella tua idea di famiglia che concretizzi.

Poi sono diversi i percorsi e gli obiettivi che conducono me e te nelle nostre scelte.
Guarda che si capisce quando la butti in coglionella. Un approccio dogmatico e analitico alla coglionella non la rende meno coglionella :D
 

Rosarose

Utente di lunga data
Altro passaggio che non condivido amica mia, è quello della famiglia a la carte. C'è un sacco di gente a cui ho cambiato la vita. Non sono famiglia per me né lo sono io per loro. E gli ho davvero cambiato l'esistenza. Ci sono un paio di persone che conosco che hanno avuto il terzo figlio grazie a me. Quel bambino mi deve la sua esistenza, altro che il nome. Ma non è famiglia né lo sono io per lui. L'unico modo che esiste per costruire una famiglia e mettere al mondo o adottare qualcuno prima che sia formato come essere umano e formarlo come dici tu. A tutto il resto puoi dare altri nomi, ma non quello di famiglia. Tu e il tuo compagno siete una coppia. Che per molti versi è meglio di una famiglia ma non è la stessa cosa. Proprio perché la famiglia, nostro malgrado, oggettivizza. Non ci permette di utilizzare tutte le categorie logiche che usiamo al di fuori della famiglia. Ti sembrerò un po' rigido tra me e te c'è una grossa asimmetria in questo. Io ho provato entrambe le situazioni fino in fondo, tu no. " se non hai figli non puoi capire" È un'espressione vuota e banale finché un figlio non te la riempie. E per fortuna che è vuota, perché si riempie talmente tanto, con una sedimentazione incessante in cui più fatti accadono, più c'è sforzo intellettuale per riorganizzare tutta quella mole di dati situazioni e sentimenti che altrimenti si impazzirebbe.
Comunque no, io, te e miciomao non è una famiglia. L'unica evidenza oggettiva che posso fornire a chi non abbia figli come te e di guardare chi è intorno ai 50 55 anni. Guarda chi è invecchiato per qualcun altro e chi è invecchiato per sé stesso. Per come vivo io, non c'è partita. :)

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
Puoi approfondire che mi incuriosisce?
Io in genere vedo che chi non ha avuto figli ed è in coppia verso così i 50 e più, comincia o continua ad inseguire in un modo non del tutto sano l'eterna giovinezza, mi sembra che le coppie con figli accettino e convivano meglio con il trascorrere del tempo. Inoltre mi sembra che gli si accentuino le spinte egoiste e poco empatiche.
Molto incentrati su se stessi insomma, che poi penso sia logico che il figlio insegni ad uscire dall'ottica dell io io o noi noi, per entrare in quella lui lui!
Poi non so se [MENTION=5159]ipazia[/MENTION] abbia spiegato la sua scelta di non avere figli, anche questo mi incuriosisce. Io che li ho desiderati molto.


Inviato dal mio SM-G960F utilizzando Tapatalk
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Puoi approfondire che mi incuriosisce?
Io in genere vedo che chi non ha avuto figli ed è in coppia verso così i 50 e più, comincia o continua ad inseguire in un modo non del tutto sano l'eterna giovinezza, mi sembra che le coppie con figli accettino e convivano meglio con il trascorrere del tempo. Inoltre mi sembra che gli si accentuino le spinte egoiste e poco empatiche.
Molto incentrati su se stessi insomma, che poi penso sia logico che il figlio insegni ad uscire dall'ottica dell io io o noi noi, per entrare in quella lui lui!
Poi non so se [MENTION=5159]ipazia[/MENTION] abbia spiegato la sua scelta di non avere figli, anche questo mi incuriosisce. Io che li ho desiderati molto.


Inviato dal mio SM-G960F utilizzando Tapatalk
[MENTION=5159]ipazia[/MENTION] é egoista. E pure fifona :D però lo é in modo consapevole.
Sul resto la tua analisi è assolutamente esatta.
Una cosa è invecchiare portandosi appresso le inevitabili frustrazioni che derivano dall'aver fatto delle scelte e per conseguenza non averne fatte delle altre, cosa che capita a tutti. Con il piccolissimo particolare che mentre chi si è riprodotto a una scusa più che valida per aver orientato le proprie scelte e modificato le proprie priorità, chi non ha avuto nemmeno i figli si ritrova con le stesse frustrazioni, la stessa voglia di non invecchiare mai per avere sempre tutta la vita davanti, e le stesse incazzature per rughe, tette cadenti e capelli diradati con il piccolissimo particolare che aver dedicato la vita a se stessi, a 144 cani, alla carriera, dopo un po' rompe i coglioni. Rimani prigioniero di un loop di abitudini. Tra le quali ci può essere tranquillamente pure l'orgetta del giovedì, ma sempre di abitudini si tratta. Pensa poi quando si rimane prigionieri della propria pigrizia, che è pure peggio. Dei propri egoismi, delle abitudini rarefatte, alla fine secondo me dentro muori molto prima.
 
Ultima modifica:
:rotfl::rotfl:

invecchiamo tutti per noi stessi. La differenza è dove si dirige lo sguardo.
Ad abbracciare più o meno spazio fuori di noi a diradare la sensazione della vita che scorre fra le dita. Il senso della morte che apparentemente si avvicina, ma che in realtà è in ogni passo vien compiuto.

Non ho mai pensato fosse vuota quell'affermazione. Anzi.
La vedo tanto piena quanto il corrispettivo, ossia "tu hai figli, non puoi capire il non averne".

Semplicemente penso che il fare figli non sia l'unico modo per riempire alcune affermazioni di sè.

Per mia fortuna, nessuno ha mai fatto figli grazie a me: Non me lo sarei potuta perdonare. Dico davvero.

L'esempio del nome non era tanto riguardo il figlio, quanto le motivazioni che lui ha usato per se stesso nell'utilizzo di quel nome.
Ed è la visibilità del mio lascito a lui (padre). Lascito che lui ha preso per sè, in modi che io neanche credevo possibili. (e questo è riconoscimento)

E' famiglia? Per certi versi sì.
E' uno dei luoghi in cui ci sono "resti" di me. Mie impronte.

Per altri versi non lo è.
Non lo è sicuramente nella cristallizzazione di quelle mie impronte.

Che è poi una delle cose che a me non piace della famiglia tradizionale.
Riempirla della necessità di esserci. Ricerca di eternità.
Non mi piace e non la ricerco.

Adoro la mia caducità. E spero che le impronte che lascio dietro di me, nel tempo, si confondano, e diventino altro da ciò che erano in origine. Che si trasformino e siano concretamente patrimonio per il muoversi nel fluire di una vita.

Questo per me è famiglia.

Che, lo riconosco, è cosa ben diversa dalla concezione per cui la famiglia è il luogo del "mantenimento" di ciò che è stato.

Non capisco davvero la necessità di proseguire la propria esistenza attraverso un figlio.
Quindi quella fra se per me è perfetta.

Per quanto io sia consapevole che è esattamente questo che mi ha portata qui. :)

Capisco invece la necessità di una definizione diffusa e riconoscibile di famiglia.
Non ritengo necessario che le mie definizioni siano però allineate con le definizioni diffuse.

La famiglia è anche un sentire. Un luogo dell'emozione e del sentimento.
Ed è estremamente presente. Non ha passato e non ha futuro. In sè.

Il passato e il futuro è dato dai legami che si costruiscono in quel presente e dai risvolti che quei legami hanno per chi li tesse.
A prescindere che si sia spettatori o meno di quegli stessi risvolti.

Sono declinazioni a mio parere. Di un concetto che è anche istituzione.

In fondo, se ben ci pensi, si possono usare un sacco di nomi.

Se ci si mette d'accordo, al posto di famiglia possiamo usare cappuccino. E, se siamo d'accordo, ci intendiamo.

Per me famiglia è il sentire che sostiene un'alleanza. A prescindere dalla durata di quell'alleanza.
Una motivazione al fare compromessi.

Che è fondamentalmente lo stesso sentire e la stessa motivazione che porta te nella tua idea di famiglia che concretizzi.

Poi sono diversi i percorsi e gli obiettivi che conducono me e te nelle nostre scelte.
non so se è una necessità.per quanto mi riguarda senza la nascita di mia figlia non avrei mai capito cosa questo significhi per me
ma non è il proseguimento della mia vita, in realtà...proprio perché al momento in cui l'ho messa al mondo sono cambiate tutte le mie priorità
non desideri figli, ok una scelta legittima. non penso che ci sia bisogno di esasperare concetti .."per fortuna.., non me lo sarei potuta perdonare"
anzi non esasperare..ipaziare:D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Guarda che si capisce quando la butti in coglionella. Un approccio dogmatico e analitico alla coglionella non la rende meno coglionella :D
Non l'ho buttata in coglionella.

Semplicemente penso che si invecchia a prescindere - e personalmente l'invecchiare mi piace parecchio - e penso inoltre di non essere comparsa su questa terra per figliare.

In qualunque gruppo di mammiferi c'è chi figlia e chi no.

Io sono nel gruppo dei no :)

Come appartenente al gruppo umano ho facoltà di scelta, a differenza degli altri mammiferi.

In ogni società basata sul branco (che poi lo si chiami branco, gruppo, famiglia, sono solo nomi ad uso dogmatico) esistono ruoli e funzioni di ruolo.

Penso piuttosto che sia piuttosto radicato, in particolare nella nostra società con le sue millenarie influenza, il fatto che il ruolo discenda dal figliare in termini di valore.

In qualunque altro gruppo, chi figlia ha un ruolo e le discendenti funzioni, chi non figlia ha un ruolo e le discendenti funzioni.

A me pare piuttosto lineare. :)

C'è anche da dire che io mi sento appartenente alla vita (e ai suoi cicli) a prescindere dal valore che mi viene assegnato (da me o da altri poco conta) dal merito, dalle prestazioni, etc etc.

Io ho amici 50/60enni con e senza figli.

La reale differenza la fa la testa con cui si affronta il processo di invecchiamento.
Vedo, giusto per guardar tutta la medaglia, 50/60enni tutti girati sui loro figli perdendosi il bello dello scorrere delle diverse fasi della vita. Tutti aggrappati ad una idea di giovinezza irreale, poriettata attraverso la transegenerazionalità (con quel che questo comporta sulle generazioni successive alla loro)...e di piccoletti fuori di capoccia perchè investiti del progetto degli adulti (progetto di eternità egocentrato fondamentalmente) ne vedo parecchi. E per parecchi, intendo parecchi :)

Questo non significa che una posizione abbia ragione e l'altra no.

Io credo che ognuno debba (questo lo ritengo un dovere) collocarsi dove si riconosce di più.
Peccato veder spesso che quel "riconoscersi di più" discenda da un pedissequo seguire il grande libro della vita senza neppure domandarsi chi l'ha scritto e perchè.

E non mi dispiace per i 50/60 enni eh...mi dispiace per quel che si sta costruendo.
Ma questo è un altro discorso.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
non so se è una necessità.per quanto mi riguarda senza la nascita di mia figlia non avrei mai capito cosa questo significhi per me
ma non è il proseguimento della mia vita, in realtà...proprio perché al momento in cui l'ho messa al mondo sono cambiate tutte le mie priorità
non desideri figli, ok una scelta legittima. non penso che ci sia bisogno di esasperare concetti .."per fortuna.., non me lo sarei potuta perdonare"
anzi non esasperare..ipaziare:D
Ah, boh..io non saprei. Quando sento parlare dell'impellenza dell'orologio biologico, (che in me non ticchetta nè mai lo ha fatto) immagino una necessità.

Ma so che è una mia interpretazione e quindi ascolto chi quell'orologio lo sente.

Capisco il tuo discorso, cioè che hai capito il valore dopo averlo sperimentato. Che è un ragionamento che viene a posteriori.
E' il prima, che mi incuriosisce.

Ho fatto un figlio perchè?

E mi incuriosisce genuinamente. Io quel desiderio non ce l'ho .

Quanto al grassetto, è una risposta ad @Arcistufo rispetto ad un suo post precedente.
Lui diceva che ci sono coppie che "grazie" a lui han fatto il terzo figlio.

Io ho risposto che se una coppia grazie a me decide di avere un figlio non mi perdonerei. Non è un qualcosa che mi renderebbe fiera di me. Anzi.

Delle poche cose che ho capito del desiderio di avere un figlio è che il desiderio ha da nascere internamente. E non in risposta a questioni esterne.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Puoi approfondire che mi incuriosisce?
Io in genere vedo che chi non ha avuto figli ed è in coppia verso così i 50 e più, comincia o continua ad inseguire in un modo non del tutto sano l'eterna giovinezza, mi sembra che le coppie con figli accettino e convivano meglio con il trascorrere del tempo. Inoltre mi sembra che gli si accentuino le spinte egoiste e poco empatiche.
Molto incentrati su se stessi insomma, che poi penso sia logico che il figlio insegni ad uscire dall'ottica dell io io o noi noi, per entrare in quella lui lui!
Poi non so se @ipazia abbia spiegato la sua scelta di non avere figli, anche questo mi incuriosisce. Io che li ho desiderati molto.


Inviato dal mio SM-G960F utilizzando Tapatalk
E' facile la mia motivazione.

Non li ho mai desiderati. :)

Poi potrei dilungarmi analizzando da dove nasce il non desiderio.
Ma il fulcro è che in me quel desiderio non c'è mai stato.

Non ho mai giocato a fare la mamma.
Non ho mai sognato il matrimonio.
Non ho mai sognato la famiglia tradizionale con figli al seguito.
Sono una solitaria fin da bambina e non amo particolarmente che si entri troppo e per troppo tempo nei miei spazi.
Non ho mai sentito la pressione del fare famiglia, non mi sono mai riconosciuta in quel tipo di realizzazione di me.

Ho sempre sognato e desiderato altro per me.

Che è fondamentalmente riassumibile in "desidero viaggiare a valigia leggera. Ribaltare ogni tavolo io desideri ribaltare. Andare sola o accompagnata. E non rompere il cazzo ad altri che non sono io con le mie storie."
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
@ipazia é egoista. E pure fifona :D però lo é in modo consapevole.
Sul resto la tua analisi è assolutamente esatta.
Una cosa è invecchiare portandosi appresso le inevitabili frustrazioni che derivano dall'aver fatto delle scelte e per conseguenza non averne fatte delle altre, cosa che capita a tutti. Con il piccolissimo particolare che mentre chi si è riprodotto a una scusa più che valida per aver orientato le proprie scelte e modificato le proprie priorità, chi non ha avuto nemmeno i figli si ritrova con le stesse frustrazioni, la stessa voglia di non invecchiare mai per avere sempre tutta la vita davanti, e le stesse incazzature per rughe, tette cadenti e capelli diradati con il piccolissimo particolare che aver dedicato la vita a se stessi, a 144 cani, alla carriera, dopo un po' rompe i coglioni. Rimani prigioniero di un loop di abitudini. Tra le quali ci può essere tranquillamente pure l'orgetta del giovedì, ma sempre di abitudini si tratta. Pensa poi quando si rimane prigionieri della propria pigrizia, che è pure peggio. Dei propri egoismi, delle abitudini rarefatte, alla fine secondo me dentro muori molto prima.
C'è un sacco di roba oltre la carriera (che fra l'altro non mi è mai interessata se non in termini economici)

A me piace studiare per esempio.
E con un figlio da crescere, col piffero che potrei permettermi, per dire, di studiare fino a sera tardi e poi magari dormire a lungo la mattina dopo.
Col piffero che i miei ritmi resterebbero miei. Mi dovrei adeguare, rinunciando a cose a cui non ho il desiderio di rinunciare.

E' egoismo il mio, sì.
Sano però. Io so che non ho il desiderio di ribaltare la mia vita in funzione di qualcun altro.

Se avessi avuto figli, molto probabilmente sarei rimasta col mio ex.
E non sarei quella che sono ora.

Se anche non ci fossi rimasta, mi sarei trovata a 40 anni inguaiata a correre come una disperata fra lavoro e figlio.
non che pensi in questo non ci sia soddisfazione eh.
Ma non sarebbe soddisfacente per me.

E, di nuovo, non potrei essere quella che sono.
Non avrei semplicemente avuto il tempo materiale per dedicarmi a me e ai miei interessi come ho potuto fare da quando ho lasciato il mio ex.

Fifona?
Anche sì.

So come mi rapporto alle responsabilità. So come mi faccio carico.
E non ho la minima voglia di farmi carico a modo mio di un figlio.

E' una scelta eh. Di cui mi assumo responsabilità.

Se a 50 anni mi volterò indietro con le orecchie che rimbombano del ticchettio biologico, farò i conti con la me di adesso che ha deciso in una certa direzione.
Potrei trovarmi allo stesso modo 50enne con un figlio col pentimento addosso. In un modo o nell'altro. O cercando in un figlio la compensazione della paura di invecchiare male.
Anche in questo caso dovrei fare i conti con la me che ha scelto.

In un modo o nell'altro, a prescindere dalla scelta che si fa e dalle conseguenze, è con se stessi (invecchiati che si fanno i conti) e il rischio di guardarsi e non essere soddisfatti di sè c'è qualunque scelta si faccia.

Ecco, di questo rischio non ho timore :)
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Non l'ho buttata in coglionella.

Semplicemente penso che si invecchia a prescindere - e personalmente l'invecchiare mi piace parecchio - e penso inoltre di non essere comparsa su questa terra per figliare.

In qualunque gruppo di mammiferi c'è chi figlia e chi no.

Io sono nel gruppo dei no :)

Come appartenente al gruppo umano ho facoltà di scelta, a differenza degli altri mammiferi.

In ogni società basata sul branco (che poi lo si chiami branco, gruppo, famiglia, sono solo nomi ad uso dogmatico) esistono ruoli e funzioni di ruolo.

Penso piuttosto che sia piuttosto radicato, in particolare nella nostra società con le sue millenarie influenza, il fatto che il ruolo discenda dal figliare in termini di valore.

In qualunque altro gruppo, chi figlia ha un ruolo e le discendenti funzioni, chi non figlia ha un ruolo e le discendenti funzioni.

A me pare piuttosto lineare. :)

C'è anche da dire che io mi sento appartenente alla vita (e ai suoi cicli) a prescindere dal valore che mi viene assegnato (da me o da altri poco conta) dal merito, dalle prestazioni, etc etc.

Io ho amici 50/60enni con e senza figli.

La reale differenza la fa la testa con cui si affronta il processo di invecchiamento.
Vedo, giusto per guardar tutta la medaglia, 50/60enni tutti girati sui loro figli perdendosi il bello dello scorrere delle diverse fasi della vita. Tutti aggrappati ad una idea di giovinezza irreale, poriettata attraverso la transegenerazionalità (con quel che questo comporta sulle generazioni successive alla loro)...e di piccoletti fuori di capoccia perchè investiti del progetto degli adulti (progetto di eternità egocentrato fondamentalmente) ne vedo parecchi. E per parecchi, intendo parecchi :)

Questo non significa che una posizione abbia ragione e l'altra no.

Io credo che ognuno debba (questo lo ritengo un dovere) collocarsi dove si riconosce di più.
Peccato veder spesso che quel "riconoscersi di più" discenda da un pedissequo seguire il grande libro della vita senza neppure domandarsi chi l'ha scritto e perchè.

E non mi dispiace per i 50/60 enni eh...mi dispiace per quel che si sta costruendo.
Ma questo è un altro discorso.
Stai buttando la nuovamente in coglionella :D
Nessuno ti ha detto che hai L'obbligo morale di figliare. Ho detto semplicemente che se non figli non sai mettendo su famiglia, stai facendo un'altra cosa che, per come la vedo io, potrebbe pure essere meglio, figurati. Ma Sostituire i legami di sangue, biologici o acquisiti, con altro tipo di legame non è fare famiglia. Per me. E non te lo dico perché io mi sia improvvisamente convertito a comunione e liberazione, te lo dico perché l'essenza stessa del mettere su famiglia sta esattamente in quello sforzo immenso che, focalizzato o no, fai su qualcuno per una quantità di tempo e con una intensità di intenti non ravvisabile altrove. La carriera, costruirsi una casa, tenere unito un gruppo di amici, la politica, le più varie attività che ti possono venire in mente. Ivi compresa la ricerca artistica che per me è quanto di più simile sia al tirarsi su un bambino. Semplicemente, non c'è paragone. E lo dico senza spocchia. Hai presente la scelta di 300 in cui gli Spartani costruiscono il muro usando le frattaglie dei Persiani come calce? Più o meno la stessa cosa. O hai costruito qualcosa che è veramente paragonabile ad un muro di pietre millenarie Impastato con sangue e carne, possibilmente la tua, destinato a rimanere per l'eternità oppure stai facendo altro.
Figurati se stavo svalutando l'interlocutore. Penso semplicemente che far comprendere la genitorialità a chi non ha figli, più o meno si sa come Far capire lo squirt a brunetta. :D
 
Top