Sarei anche arrivato io, la mia vita potrebbe terminare qui, ora, in questo istante.
Ho vissuto, goduto, sofferto, imparato, cresciuto, amato, educato.
Finisse ora, di netto, senza sbavature salutistiche trascinate, si potrebbe dire io abbia dato alla società più di quanto la società mi avrebbe restituito da anziano, quando diventerò un peso per tutti, un qualcosa da gestire, in attesa dell’uscita di scena.
Io ho paura.
Voi non avete paura?
Di cosa?
Dell’avvicinarsi alla fine, perdendo poco per volta, se se ne vanno prima loro di me i miei affetti e piano piano si giunge alla conclusione della consapevolezza che presto toccherà anche a me.
Prendiamo medicine per procrastinare, ma il senso?
Voi il senso lo capite?
Un tempo mi dicevo, visto che di là ci devi comunque andare, tanto vale stare di qua il più a lungo possibile.
Ma ora non sono più così convinto, la vita è in salita, in tutto ed io comincio ad avere il fiatone.
Mi è stato risposto che dovrei guardare meno in grande e concentrarmi di più sulle piccole cose e goderne, che ne ho tante.
Ma basta sempre questa risposta?
A voi basterebbe?