Ostaggi di noi stessi.

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Penso di aver capito il senso del tuo discorso, ma non sono d'accordo... si può sentire il bisogno di cambiare, l'inquietudine del mancato appagamento a qualunque età. Non è mai troppo tardi per rimettersi in cammino e cercare una nuova strada, quando si avverte che quella su cui si sta camminando non ha più cuore.
Castaneda...:inlove:
 

danny

Utente di lunga data
anzi. soprattutto a metà vita succede ancora più spesso.
però con presupposti e aspettative differenti rispetto a quelle da cui parti da ragazzo.non escludo l'entusiasmo , per carpirci ma sei sempre messo di fronte all'età che hai che ha per forza di cose il suo peso e va considerato.
se non lo fai tu saranno gli altri e la vita a farlo.
Per molte cose è vero.
Se tu desideri avere figli è una considerazione da fare.
Per esempio.
Non è detto che tutti lo desiderino, però.
E' il proporre un modello unico, universale che non mi trova d'accordo.
E te lo dico da persona che ha un'alta valutazione dello stare in coppia e fare una famiglia.
Ma non posso pensare che siano tutti come me.
 
Ultima modifica:
Per molte cose è vero.
Se tu desideri avere figli è una considerazione da fare.
Per esempio.
Non è detto che tutti lo desiderino, però.
E' il proporre un modello unico, universale che non mi trova d'accordo.
E te lo dico da persona che ha un'alta valutazione dello stare in coppia e fare una famiglia.
Ma non posso pensare che siano tutti come me.
lo penso anche io.
ad un certo punto dovresti trovarti ad aver costruito, cosa lo decidi tu; lasciandoti dietro la sensazione di essere "figlio" diventando genitore, magari solo di te stesso
 

Foglia

utente viva e vegeta
lo penso anche io.
ad un certo punto dovresti trovarti ad aver costruito, cosa lo decidi tu; lasciandoti dietro la sensazione di essere "figlio" diventando genitore, magari solo di te stesso
Straquoto e verde.

Cioè... secondo me, al di là di sentirsi ostaggi di se stessi, sta la soddisfazione (o la insoddisfazione) di quel che siamo.
Perché sennò è facile dire che noi siamo il mondo. O incentrare il mondo su di noi. Non funge così. Siamo noi, in mezzo agli altri. E gli altri interagiscono con e "su" noi, eccome. Sicché non è solo di noi e delle nostre idee che siamo ostaggi.
Ed è un discorso che comprendo benissimo. Sono madre ma - nella mia situazione - mi sento ancora per molti versi "figlia".
 

Brunetta

Utente di lunga data
Quando si vive relazione molto coinvolgente, quando non funziona o finisce resta il dolore. Abbandonare il dolore fa temere di non provare più niente.
Sono le emozioni e i sentimenti che ci fanno sentire vivi.
Ma è come dopo aver mangiato piccante che sembra che non si sentiranno più altri sapori, ma invece poi si tornano a gustare anche delicate differenze.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Quando si vive relazione molto coinvolgente, quando non funziona o finisce resta il dolore. Abbandonare il dolore fa temere di non provare più niente.
Sono le emozioni e i sentimenti che ci fanno sentire vivi.
Ma è come dopo aver mangiato piccante che sembra che non si sentiranno più altri sapori, ma invece poi si tornano a gustare anche delicate differenze.
Se lo si vuole, anzitutto. Ma non si può dire che basta la nostra volontà. Ci vuole sempre il sapore nel palato, e non credo che basti la idea che abbiamo di quel sapore. Fosse così basteremmo per davvero a noi stessi.

A me, per certi versi, piacerebbe, eh :)
 

Nobody

Utente di lunga data
anzi. soprattutto a metà vita succede ancora più spesso.
però con presupposti e aspettative differenti rispetto a quelle da cui parti da ragazzo.non escludo l'entusiasmo , per carpirci ma sei sempre messo di fronte all'età che hai che ha per forza di cose il suo peso e va considerato.
se non lo fai tu saranno gli altri e la vita a farlo.
Questo si... ma d'altronde la vita, almeno per come la vedo io, è un continuo "confronto" tra il mondo che ti circonda e quello che senti dentro e che vuoi realizzare. La nostra parte più reale, più vitale paradossalmente è l'immagine di noi stessi che ci figuriamo, non quello che siamo diventati. L'aspirazione a renderla reale, la volontà che ci mettiamo sopra è quello che ci rende davvero vivi. E vale a qualunque età.
Non so però se riesco a spiegarmi...
 

Ridosola

Utente di lunga data
Secondo me non in tutti i casi si è ostaggi di se stessi, non in tutti i casi questa è paura, e non è solo sofferenza quello che si prova.
Per Trinità io scorgo anche il piacere.
Un piacere inquieto, certo, pieno di dubbi, ignaro della propria capacità di saper resistere al tempo.
Oscuro, credo che tu abbia mollato quando quel piacere non lo hai avvertito più e si sei trovato a sopportare solo il peso di quel che restava.
Trinità a quel punto non è ancora arrivato.
E' quel piacere di fumare le sigarette anche se ti dicono che fanno male.
Di mangiare ingordamente per gola sapendo che nulla di quel che assapori ora farà bene alla lunga al tuo fisico.
E' un piacere il cui dolore futuro è annunciato.
Ma a cui ora non sai resistere.
Concordo pienamente.
Se si decide di rimanere è perchè si sà già che ci farà male, ma non abbastanza da rinunciarci... e quando si decide di andare è perchè il piacere nel restare non è più abbastanza per ripagare il dolore.
Ma la domanda allora è: in entrambi i casi, si è schiavi o si è liberi?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Questo si... ma d'altronde la vita, almeno per come la vedo io, è un continuo "confronto" tra il mondo che ti circonda e quello che senti dentro e che vuoi realizzare. La nostra parte più reale, più vitale paradossalmente è l'immagine di noi stessi che ci figuriamo, non quello che siamo diventati. L'aspirazione a renderla reale, la volontà che ci mettiamo sopra è quello che ci rende davvero vivi. E vale a qualunque età.
Non so però se riesco a spiegarmi...
Assolutamente sì.

A me sinceramente quel che ha colpito leggendo questo 3d è stato la parola "ostaggio". E la parola "libero" intesa come assenza da dipendenza, prima da un'altra, poi da una idea, ed infine da se stesso. Sempre nella propria percezione. Quasi che quei due mondi - interno ed esterno - di cui tu parli non fossero in confronto, ma sempre in netto antagonismo. Quasi che il mondo "interno" dovesse necessariamente prevalere, e quando ciò non si verifichi ecco che si diventa necessariamente ostaggio. E torno pure al discorso dei sapori fatto prima con Brunetta.

Cioè, leggendo qui, e qui mi rivolgo direttamente ad oscuro :):


Ecco cosa siamo,ecco cosa son stato.
La richiesta di aiuto di trinità mi ha fatto riflettere.
Ostaggio di una lei,ostaggio di un lui,sofferenza,tormento,il solito refrain.
Si,sono stato ostaggio anche io di una lei,e dopo essere stato suo ostaggio,sono stato ostaggio del suo fantasma,per giorni,mesi,anni.....
La vita prosegue altre storie,altre sofferenze,poi cominci a capire.
Non sono stato ostaggio di nessuna donna forse ,sono stato ostaggio di me stesso.
Ostaggio delle mie paure passate,delle mie insicurezze,delle mie aspettative,delle aspettative di chi avevo intorno,ostaggio di abitudini,di rivalse,di un ideale,di un progetto di vita pensato insieme alla mia lei di turno,ostaggio di un sentimento più o meno ricambiato,di una dipendenza sessuale,ma sempre ostaggio di me stesso.
Ecco questo mi è stato chiaro dopo,pensiamo di essere ostaggi di una persona...in realtà siamo ostaggi di tutto quello che quella persona rappresenta per noi,ostaggi di noi stessi appunto.
Ma la vita è il nostro viaggio non il viaggio di qualcuno che cammina con noi.
E allora Trintà si chiede:e se torna anche stavolta cosa faccio?
La domanda sarebbe:cosa voglio fare a prescindere,di cosa ho paura?perchè voglio lei a prescindere dalle sofferenze che mi procura?
L'ultima volta che ho pensato di essere stato ostaggio di una lei...ès tato 13 anni fà...l'avevo lasciata per l'ennesima volta,un sabato sera di luglio...
La domenica mattina mia aspettavano amici al mare..passai sotto casa sua,ero indeciso.Come tante altre volte...ma quella volta scelsi me...ingranai la prima e via....
Via verso una nuova vita,verso l'ignoto,lei tornò...ma non mi trovò più,avevo scelto di non essere ostaggio di me stesso...di essere libero.
... mi viene poi da domandarmi: va benissimo che la vita è la nostra, e che possiamo farne quel che vogliamo. Ma è vero anche che il mondo non gira intorno a noi, e va da sé che, specialmente ad un certo punto della vita (ma non solo... io direi a qualsiasi età... certo più avanti si va più la questione diviene concreta), non è facile non farsi "tangere" dagli altri. Nel bene e nel male. E non parlo solo di storie amorose, ma di tutto quel che si è costruito. Ecco.... e a volte, di fronte a quel che si è costruito, non si può ingranare la prima. O pensare solo alla propria vita. E dico di più... a volte il cammino di un altro per noi diventa "importante" (è un termine improprio, lo so) tanto quanto il nostro, se non di più. Parlo ad esempio di un figlio. E lì, devi pensarci davvero bene, prima di ingranare la prima.

Cioè... quel "costruire" di cui parla Minerva.... è un qualcosa che più facciamo più ci fa sentire ostaggi. O artefici: parola che mi piace di più, e meglio si addice al nostro costruire. E più si costruisce più si riflette sulla opportunità di ingranare quella famosa prima. E' innegabile che a quel punto l'universo, il nostro cammino... bé sarà nostro ma non è fatto solo di noi :)
 

MariLea

Utente di lunga data
Ecco cosa siamo,ecco cosa son stato.
La richiesta di aiuto di trinità mi ha fatto riflettere.
Ostaggio di una lei,ostaggio di un lui,sofferenza,tormento,il solito refrain.
Si,sono stato ostaggio anche io di una lei,e dopo essere stato suo ostaggio,sono stato ostaggio del suo fantasma,per giorni,mesi,anni.....
La vita prosegue altre storie,altre sofferenze,poi cominci a capire.
Non sono stato ostaggio di nessuna donna forse ,sono stato ostaggio di me stesso.
Ostaggio delle mie paure passate,delle mie insicurezze,delle mie aspettative,delle aspettative di chi avevo intorno,ostaggio di abitudini,di rivalse,di un ideale,di un progetto di vita pensato insieme alla mia lei di turno,ostaggio di un sentimento più o meno ricambiato,di una dipendenza sessuale,ma sempre ostaggio di me stesso.
Ecco questo mi è stato chiaro dopo,pensiamo di essere ostaggi di una persona...in realtà siamo ostaggi di tutto quello che quella persona rappresenta per noi,ostaggi di noi stessi appunto.
Ma la vita è il nostro viaggio non il viaggio di qualcuno che cammina con noi.
E allora Trintà si chiede:e se torna anche stavolta cosa faccio?
La domanda sarebbe:cosa voglio fare a prescindere,di cosa ho paura?perchè voglio lei a prescindere dalle sofferenze che mi procura?
L'ultima volta che ho pensato di essere stato ostaggio di una lei...ès tato 13 anni fà...l'avevo lasciata per l'ennesima volta,un sabato sera di luglio...
La domenica mattina mia aspettavano amici al mare..passai sotto casa sua,ero indeciso.Come tante altre volte...ma quella volta scelsi me...ingranai la prima e via....
Via verso una nuova vita,verso l'ignoto,lei tornò...ma non mi trovò più,avevo scelto di non essere ostaggio di me stesso...di essere libero.
L'hai descritto molto bene, con la chiarezza di chi ha superato e vede bene dal di fuori...
Siamo tutti il risultato del nostro vissuto e delle nostre scelte, il "non so stare con te né senza di te" capita a molti e non c'è età... non so stare con te perché sto male, né senza di te perché mi sento cadere nel vuoto e mi assale l'angoscia... La scelta poi dipende da ognuno di noi, certo è che l'aiuto di un amico/a fa sempre bene.
Ho apprezzato molto le parole che hai dedicato a Trinità ;)
Spesso non si parla con gli amici... ma serve un sostegno nei momenti di debolezza (siamo esseri umani e ne abbiamo tutti) e la bellezza di questo forum è che ne ha la capacità, sarebbe un peccato sprecarla.
Ecco perché sono molto affezionata ai vecchi utenti con cui ho condiviso tanti anni qui... una di quei quattro che hai attaccato l'altro giorno ed io mi sono un po' seccata, forse non lo sai xkè tu non c'eri ancora, ha passato anni di dolore... poi si è ammalata e ora non c'è più. Ha somatizzato quell'infelicità? Mah... chi può dirlo.
L'unica cosa certa è che dobbiamo scegliere sempre di star bene anche se all'inizio è dura, ma l'unica cosa certa è che poi si sta bene e la vita all'improvviso sa sorprenderci piacevolmente :)
 
Ultima modifica:

spleen

utente ?
Ecco cosa siamo,ecco cosa son stato.
La richiesta di aiuto di trinità mi ha fatto riflettere.
Ostaggio di una lei,ostaggio di un lui,sofferenza,tormento,il solito refrain.
Si,sono stato ostaggio anche io di una lei,e dopo essere stato suo ostaggio,sono stato ostaggio del suo fantasma,per giorni,mesi,anni.....
La vita prosegue altre storie,altre sofferenze,poi cominci a capire.
Non sono stato ostaggio di nessuna donna forse ,sono stato ostaggio di me stesso.
Ostaggio delle mie paure passate,delle mie insicurezze,delle mie aspettative,delle aspettative di chi avevo intorno,ostaggio di abitudini,di rivalse,di un ideale,di un progetto di vita pensato insieme alla mia lei di turno,ostaggio di un sentimento più o meno ricambiato,di una dipendenza sessuale,ma sempre ostaggio di me stesso.
Ecco questo mi è stato chiaro dopo,pensiamo di essere ostaggi di una persona...in realtà siamo ostaggi di tutto quello che quella persona rappresenta per noi,ostaggi di noi stessi appunto.
Ma la vita è il nostro viaggio non il viaggio di qualcuno che cammina con noi.

E allora Trintà si chiede:e se torna anche stavolta cosa faccio?
La domanda sarebbe:cosa voglio fare a prescindere,di cosa ho paura?perchè voglio lei a prescindere dalle sofferenze che mi procura?
L'ultima volta che ho pensato di essere stato ostaggio di una lei...ès tato 13 anni fà...l'avevo lasciata per l'ennesima volta,un sabato sera di luglio...
La domenica mattina mia aspettavano amici al mare..passai sotto casa sua,ero indeciso.Come tante altre volte...ma quella volta scelsi me...ingranai la prima e via....
Via verso una nuova vita,verso l'ignoto,lei tornò...ma non mi trovò più,avevo scelto di non essere ostaggio di me stesso...di essere libero.
Condivido, soprattutto il neretto.
Con una osservazione: Stare con qualcuno puo avere in definitiva due significati, diversissimi. Stare bene perchè quel qualcuno ti aiuta a crescere, oppure stare bene con qualcuno che ti aiuta a stordirti.
Perchè tante persone hanno bisogno solo di altri per stordirsi, per non sentire quel dolore dell'esistenza che hanno dentro, per questo non "vedono" in fondo all'altro, per questo vivono il rapporto con insana dipendenza.
Ed è questo che distingue il rapporto sano da quello malato, secondo me.
Se è così bisogna avere il coraggio di fuggire.
 

Rebecca

Utente di lunga data
Ecco cosa siamo,ecco cosa son stato.
La richiesta di aiuto di trinità mi ha fatto riflettere.
Ostaggio di una lei,ostaggio di un lui,sofferenza,tormento,il solito refrain.
Si,sono stato ostaggio anche io di una lei,e dopo essere stato suo ostaggio,sono stato ostaggio del suo fantasma,per giorni,mesi,anni.....
La vita prosegue altre storie,altre sofferenze,poi cominci a capire.
Non sono stato ostaggio di nessuna donna forse ,sono stato ostaggio di me stesso.
Ostaggio delle mie paure passate,delle mie insicurezze,delle mie aspettative,delle aspettative di chi avevo intorno,ostaggio di abitudini,di rivalse,di un ideale,di un progetto di vita pensato insieme alla mia lei di turno,ostaggio di un sentimento più o meno ricambiato,di una dipendenza sessuale,ma sempre ostaggio di me stesso.
Ecco questo mi è stato chiaro dopo,pensiamo di essere ostaggi di una persona...in realtà siamo ostaggi di tutto quello che quella persona rappresenta per noi,ostaggi di noi stessi appunto.
Ma la vita è il nostro viaggio non il viaggio di qualcuno che cammina con noi.
E allora Trintà si chiede:e se torna anche stavolta cosa faccio?
La domanda sarebbe:cosa voglio fare a prescindere,di cosa ho paura?perchè voglio lei a prescindere dalle sofferenze che mi procura?
L'ultima volta che ho pensato di essere stato ostaggio di una lei...ès tato 13 anni fà...l'avevo lasciata per l'ennesima volta,un sabato sera di luglio...
La domenica mattina mia aspettavano amici al mare..passai sotto casa sua,ero indeciso.Come tante altre volte...ma quella volta scelsi me...ingranai la prima e via....
Via verso una nuova vita,verso l'ignoto,lei tornò...ma non mi trovò più,avevo scelto di non essere ostaggio di me stesso...di essere libero.
Mi sto forse facendo un'idea di perchè poi tu a volte sia così feroce con chi è ostaggio di se stesso...
Però non sono certa che tu lo faccia per dare una scossa.
 

oro.blu

Never enough
Ecco cosa siamo,ecco cosa son stato.
La richiesta di aiuto di trinità mi ha fatto riflettere.
Ostaggio di una lei,ostaggio di un lui,sofferenza,tormento,il solito refrain.
Si,sono stato ostaggio anche io di una lei,e dopo essere stato suo ostaggio,sono stato ostaggio del suo fantasma,per giorni,mesi,anni.....
La vita prosegue altre storie,altre sofferenze,poi cominci a capire.
Non sono stato ostaggio di nessuna donna forse ,sono stato ostaggio di me stesso.
Ostaggio delle mie paure passate,delle mie insicurezze,delle mie aspettative,delle aspettative di chi avevo intorno,ostaggio di abitudini,di rivalse,di un ideale,di un progetto di vita pensato insieme alla mia lei di turno,ostaggio di un sentimento più o meno ricambiato,di una dipendenza sessuale,ma sempre ostaggio di me stesso.
Ecco questo mi è stato chiaro dopo,pensiamo di essere ostaggi di una persona...in realtà siamo ostaggi di tutto quello che quella persona rappresenta per noi,ostaggi di noi stessi appunto.
Ma la vita è il nostro viaggio non il viaggio di qualcuno che cammina con noi.
E allora Trintà si chiede:e se torna anche stavolta cosa faccio?
La domanda sarebbe:cosa voglio fare a prescindere,di cosa ho paura?perchè voglio lei a prescindere dalle sofferenze che mi procura?
L'ultima volta che ho pensato di essere stato ostaggio di una lei...ès tato 13 anni fà...l'avevo lasciata per l'ennesima volta,un sabato sera di luglio...
La domenica mattina mia aspettavano amici al mare..passai sotto casa sua,ero indeciso.Come tante altre volte...ma quella volta scelsi me...ingranai la prima e via....
Via verso una nuova vita,verso l'ignoto,lei tornò...ma non mi trovò più,avevo scelto di non essere ostaggio di me stesso...di essere libero.
Mi sa che sei ancora ostaggio di te stesso. Come ognuno lo è di un suo ideale. Chi ci convive più serenamente e chi si massacra.
L'importante sarebbe credere in quello che si è ora. Tu ci credi. Ma sei ancora fortemente legato a quello che eri, la porta non è del tutto chiusa e credo quella persona ti faccia tenerezza. Una parte di te senza orgoglio che un po ti manca, perché alle volte con troppo orgoglio si rischia di non vedere delle sfumature che dovrebbero essere viste.
 

Tulipmoon

Utente Coerente
Bel post...

e rispondendo ad alcune cose che ho letto in risposta. Io non ho capito perché si continui a dire alla gente che si deve superare il passato. O meglio mi pare che oscuro l'abbia superato, per quanto non lo conosco, ma non mi dà l'impressione di uno che non sta andando avanti. Non superare vuol dire non andare avanti, e i modi possono essere molteplici, tragici o non tragici.
Ma uno non deve dimenticare il passato. Di chi o di cosa o di quale situazione sia stato ostaggio. Io mi sveglio ogni giorno ricordando i pugni nello stomaco che mi sono presa, quelli che ho dato, le situazioni di cui sono stata ostaggio e quelle di cui lo sono tuttora. Se non le ricordassi ogni giorno dimenticherei chi sono, perché sono così, e cosa non devo più essere.
Rifarei gli stessi errori, o diventerei un'altra persona...una persona che non ha affrontato nulla o che non ha superato i suoi ostacoli nella vita in generale (relazioni deleterie in coppia e non).
No io voglio avere ben presente ogni giorno di cosa ero in ostaggio un tempo e i muri dentro di me che ho superato. Per cui anche io mi ancoro bene al mio passato, ma guardo avanti e me la trascino in avanti questa ancora.
 

Rebecca

Utente di lunga data
Bel post...

e rispondendo ad alcune cose che ho letto in risposta. Io non ho capito perché si continui a dire alla gente che si deve superare il passato. O meglio mi pare che oscuro l'abbia superato, per quanto non lo conosco, ma non mi dà l'impressione di uno che non sta andando avanti. Non superare vuol dire non andare avanti, e i modi possono essere molteplici, tragici o non tragici.
Ma uno non deve dimenticare il passato. Di chi o di cosa o di quale situazione sia stato ostaggio. Io mi sveglio ogni giorno ricordando i pugni nello stomaco che mi sono presa, quelli che ho dato, le situazioni di cui sono stata ostaggio e quelle di cui lo sono tuttora. Se non le ricordassi ogni giorno dimenticherei chi sono, perché sono così, e cosa non devo più essere.
Rifarei gli stessi errori, o diventerei un'altra persona...una persona che non ha affrontato nulla o che non ha superato i suoi ostacoli nella vita in generale (relazioni deleterie in coppia e non).
No io voglio avere ben presente ogni giorno di cosa ero in ostaggio un tempo e i muri dentro di me che ho superato. Per cui anche io mi ancoro bene al mio passato, ma guardo avanti e me la trascino in avanti questa ancora.
Mi inchino...
 

oscuro

Utente di lunga data
Ciao

Bel post...

e rispondendo ad alcune cose che ho letto in risposta. Io non ho capito perché si continui a dire alla gente che si deve superare il passato. O meglio mi pare che oscuro l'abbia superato, per quanto non lo conosco, ma non mi dà l'impressione di uno che non sta andando avanti. Non superare vuol dire non andare avanti, e i modi possono essere molteplici, tragici o non tragici.
Ma uno non deve dimenticare il passato. Di chi o di cosa o di quale situazione sia stato ostaggio. Io mi sveglio ogni giorno ricordando i pugni nello stomaco che mi sono presa, quelli che ho dato, le situazioni di cui sono stata ostaggio e quelle di cui lo sono tuttora. Se non le ricordassi ogni giorno dimenticherei chi sono, perché sono così, e cosa non devo più essere.
Rifarei gli stessi errori, o diventerei un'altra persona...una persona che non ha affrontato nulla o che non ha superato i suoi ostacoli nella vita in generale (relazioni deleterie in coppia e non).
No io voglio avere ben presente ogni giorno di cosa ero in ostaggio un tempo e i muri dentro di me che ho superato. Per cui anche io mi ancoro bene al mio passato, ma guardo avanti e me la trascino in avanti questa ancora.
Grazie di questo post.Questo è esattamente quello che ho scritto io,quello che sento io,quello che voleva essere il mio messaggio.
Devo dare atto a te e banshee di aver capito esattamente cosa volevo intendere.
Purtroppo ancora faccio fatica a capire cosa posso c'entrare maurizio merli in un 3d del genere,adoro le provocazioni intelligenti e goliardiche,quelle di minerva sono vuote quanto stupide.
A tutti noi piace pensare di essere migliori di quello che siamo,nel caso di minerva la distanza fra quello che pensa di essere e quello che dimostra di essere è abissale.
Continuo a maggior ragione a pensare che minerva stia qui dentro solo per creare polemiche,litigi,discussioni,spesso quando due utenti discutono si infila lei, e non è mai per gettare acqua sul fuoco come giorni fra fra due utentesse,o si infila per riprendere qualcuno per un refuso di scrittura,questi sono i contributi di questa demente,ci si aspetterebbe qualcosa di più da una che è abbastanza in la con gli anni.Questa è,questa dimostra di essere.
Comunqe grazie tulip.:up:
 
Ultima modifica:

oscuro

Utente di lunga data
Ciao

L'hai descritto molto bene, con la chiarezza di chi ha superato e vede bene dal di fuori...
Siamo tutti il risultato del nostro vissuto e delle nostre scelte, il "non so stare con te né senza di te" capita a molti e non c'è età... non so stare con te perché sto male, né senza di te perché mi sento cadere nel vuoto e mi assale l'angoscia... La scelta poi dipende da ognuno di noi, certo è che l'aiuto di un amico/a fa sempre bene.
Ho apprezzato molto le parole che hai dedicato a Trinità ;)
Spesso non si parla con gli amici... ma serve un sostegno nei momenti di debolezza (siamo esseri umani e ne abbiamo tutti) e la bellezza di questo forum è che ne ha la capacità, sarebbe un peccato sprecarla.
Ecco perché sono molto affezionata ai vecchi utenti con cui ho condiviso tanti anni qui... una di quei quattro che hai attaccato l'altro giorno ed io mi sono un po' seccata, forse non lo sai xkè tu non c'eri ancora, ha passato anni di dolore... poi si è ammalata e ora non c'è più. Ha somatizzato quell'infelicità? Mah... chi può dirlo.
L'unica cosa certa è che dobbiamo scegliere sempre di star bene anche se all'inizio è dura, ma l'unica cosa certa è che poi si sta bene e la vita all'improvviso sa sorprenderci piacevolmente :)
Vedi mailea io ero qui da molto prima di te,da non registrato,scrivevo come "leone"
Li conoscevo bene anche io gli utenti ai quali tu eri affezionata,e mi ricordo bene quali son stati i loro comportamenti.
Siamo in disaccordo totale,quella è stata la gestione più schifosa e demente che ho visto qui dentro,clientelare per dire mafiosa.
é un fatto che sono stati presi tutti a calci nel culo.
Per quanto riguarda verena,con me si comportò malissimo anche lei,anche lei faceva parte di quella cricca milanese che aveva scambiato questo posto per il salotto di casa propria.
Mi piacerebbe aggiungere particolari su queste fantastiche "penne d'autore"alcuni particolari che molti di voi non sanno,ma non spetta a me farlo.Il giorno che PERPLESSO deciderà di farlo,ci sarà da ridere,su quelli che erano 4 0 5 delinquenti morali,nulla di più.
 
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