Ho messo un "Io" davanti alla frase quindi evidentemente ho portato la mia esperienza nella quale c'è chi può riconoscersi e chi invece no.
Anch'io mi ero innamorata, è stato l'unico a cui ho detto "ti amo".
C'è però un momento fatale in cui ti rendi conto di come è veramente una persona, di cosa ti offre realmente e a questo punto, se l'andare avanti della storia procura prevalentemente dolore, se quella persona ci fa soprattutto soffrire, c'è da chiedersi se questo sia lottare per Amore (e se questo sia Amore) o se sia l'agire di una "nostalgia" per qualcosa che immaginavamo (solo noi) potesse essere, per qualcosa che avremmo voluto (solo noi) si realizzasse. Secondo me continuare, magari per anni, a restare in una situazione di sofferenza senza uscita, di adattamento continuato alle esigenze altrui, non ha a che fare con l'amore e tantomeno con il rispetto di sè.
Nel mio caso, nel tempo ho recuperato una visione più realistica di quel che è stato e il fatto di riconoscere che non era amore non è un voler sminuire o prendere le distanze da un'esperienza, è stato casomai l'entrare in contatto con la "dark side of the moon" di me stessa.
La passione può essere folle, l'amore è tanto più forte quanto più è consapevole.