non scrivo da tanto.......

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Old angelodelmale

Guest
Anche a me interessa la risposta. Spesso le amanti si perdono nelle LORO sofferenze (vedi quante volte BellaStronza ha sottolineato quanto piange) e nel dire quanto amano, mai amato così, blablabla, ma si perde di vista LUI. Allora il paragone del gioco d'azzardo diventa perfetto.

non mi pare siano solo le amanti a farlo
 
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Old Vulvia

Guest
Ogni storia è diversa.
Da parte mia c'era Amore ma non sto qui a convincere nessuno.
Sono qui a scrivere con le osse rotte è vero, piena di ferite che si rimargineranno, ma non ero in nessun vortice ne dimensione,
Qualcosa di folle l'hai detto tu stessa, e l'amore è follia.
Ho messo un "Io" davanti alla frase quindi evidentemente ho portato la mia esperienza nella quale c'è chi può riconoscersi e chi invece no.

Anch'io mi ero innamorata, è stato l'unico a cui ho detto "ti amo".
C'è però un momento fatale in cui ti rendi conto di come è veramente una persona, di cosa ti offre realmente e a questo punto, se l'andare avanti della storia procura prevalentemente dolore, se quella persona ci fa soprattutto soffrire, c'è da chiedersi se questo sia lottare per Amore (e se questo sia Amore) o se sia l'agire di una "nostalgia" per qualcosa che immaginavamo (solo noi) potesse essere, per qualcosa che avremmo voluto (solo noi) si realizzasse. Secondo me continuare, magari per anni, a restare in una situazione di sofferenza senza uscita, di adattamento continuato alle esigenze altrui, non ha a che fare con l'amore e tantomeno con il rispetto di sè.
Nel mio caso, nel tempo ho recuperato una visione più realistica di quel che è stato e il fatto di riconoscere che non era amore non è un voler sminuire o prendere le distanze da un'esperienza, è stato casomai l'entrare in contatto con la "dark side of the moon" di me stessa.
La passione può essere folle, l'amore è tanto più forte quanto più è consapevole.
 
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Old Vulvia

Guest
Anche a me interessa la risposta. Spesso le amanti si perdono nelle LORO sofferenze (vedi quante volte BellaStronza ha sottolineato quanto piange) e nel dire quanto amano, mai amato così, blablabla, ma si perde di vista LUI. Allora il paragone del gioco d'azzardo diventa perfetto.
Tutti ci perdiamo prevalentemente nelle nostre sofferenze. Possiamo leggere anche qui molti esempi di traditi e traditori..

Sul fatto che si perda di vista LUI/LEI sono d'accordo, nel senso però che secondo me si rimane fatalmente (e in certi casi tenacemente) attaccati ad un abbaglio iniziale. E' da questa suggestione dei primi tempi che non si riesce a staccarsi malgrado la realtà di un rapporto spesso insoddisfacente e di per sè irrealistico perchè non sperimentato sul campo della vita di tutti i giorni.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Ho messo un "Io" davanti alla frase quindi evidentemente ho portato la mia esperienza nella quale c'è chi può riconoscersi e chi invece no.

Anch'io mi ero innamorata, è stato l'unico a cui ho detto "ti amo".
C'è però un momento fatale in cui ti rendi conto di come è veramente una persona, di cosa ti offre realmente e a questo punto, se l'andare avanti della storia procura prevalentemente dolore, se quella persona ci fa soprattutto soffrire, c'è da chiedersi se questo sia lottare per Amore (e se questo sia Amore) o se sia l'agire di una "nostalgia" per qualcosa che immaginavamo (solo noi) potesse essere, per qualcosa che avremmo voluto (solo noi) si realizzasse. Secondo me continuare, magari per anni, a restare in una situazione di sofferenza senza uscita, di adattamento continuato alle esigenze altrui, non ha a che fare con l'amore e tantomeno con il rispetto di sè.
Nel mio caso, nel tempo ho recuperato una visione più realistica di quel che è stato e il fatto di riconoscere che non era amore non è un voler sminuire o prendere le distanze da un'esperienza, è stato casomai l'entrare in contatto con la "dark side of the moon" di me stessa.
La passione può essere folle, l'amore è tanto più forte quanto più è consapevole.
Sposami ...sarò consapevole.
 
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Old giobbe

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Ho messo un "Io" davanti alla frase quindi evidentemente ho portato la mia esperienza nella quale c'è chi può riconoscersi e chi invece no.

Anch'io mi ero innamorata, è stato l'unico a cui ho detto "ti amo".
C'è però un momento fatale in cui ti rendi conto di come è veramente una persona, di cosa ti offre realmente e a questo punto, se l'andare avanti della storia procura prevalentemente dolore, se quella persona ci fa soprattutto soffrire, c'è da chiedersi se questo sia lottare per Amore (e se questo sia Amore) o se sia l'agire di una "nostalgia" per qualcosa che immaginavamo (solo noi) potesse essere, per qualcosa che avremmo voluto (solo noi) si realizzasse. Secondo me continuare, magari per anni, a restare in una situazione di sofferenza senza uscita, di adattamento continuato alle esigenze altrui, non ha a che fare con l'amore e tantomeno con il rispetto di sè.
Nel mio caso, nel tempo ho recuperato una visione più realistica di quel che è stato e il fatto di riconoscere che non era amore non è un voler sminuire o prendere le distanze da un'esperienza, è stato casomai l'entrare in contatto con la "dark side of the moon" di me stessa.
La passione può essere folle, l'amore è tanto più forte quanto più è consapevole.
Complimenti Vulvia, un'analisi molto lucida e profonda.
 

Old fatanera

Utente di lunga data
Ho messo un "Io" davanti alla frase quindi evidentemente ho portato la mia esperienza nella quale c'è chi può riconoscersi e chi invece no.

Anch'io mi ero innamorata, è stato l'unico a cui ho detto "ti amo".
C'è però un momento fatale in cui ti rendi conto di come è veramente una persona, di cosa ti offre realmente e a questo punto, se l'andare avanti della storia procura prevalentemente dolore, se quella persona ci fa soprattutto soffrire, c'è da chiedersi se questo sia lottare per Amore (e se questo sia Amore) o se sia l'agire di una "nostalgia" per qualcosa che immaginavamo (solo noi) potesse essere, per qualcosa che avremmo voluto (solo noi) si realizzasse. Secondo me continuare, magari per anni, a restare in una situazione di sofferenza senza uscita, di adattamento continuato alle esigenze altrui, non ha a che fare con l'amore e tantomeno con il rispetto di sè.
Nel mio caso, nel tempo ho recuperato una visione più realistica di quel che è stato e il fatto di riconoscere che non era amore non è un voler sminuire o prendere le distanze da un'esperienza, è stato casomai l'entrare in contatto con la "dark side of the moon" di me stessa.
La passione può essere folle, l'amore è tanto più forte quanto più è consapevole.

Sono pienamente d'accordo con te. La tua davvero è un visione giusta e reale con il senno del poi; come ho già detto in un'altra risposta io del punto di vista altrui ne faccio tesoro, e anche delle risposte che dò ad altri utenti, è come se leggessi la razionalità che attualmente mi manca.
Io mi trovo nel punto in cui tu chiami "fatale", mi sono resa conto che non mi darà mai nulla, che fondamentalmente non sa dare nulla. Mi sono trovata davanti a due strade, ho dovuto scegliere se continuare a volere le briciole pur di stargli accanto, o star male tanto ( perchè sto male senza lui) ma finirla con questo calvario che IO mi sono CONDANNATA a vivere.
Il fatto che lui non abbia tirato fuori le cosidette e abbia scelto me, non preclude che neppure io debba scegliermi.
 
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