La scelta

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Oddio ma queste persone estraggono le risposte da un pool già pronto?
Diceva pure: non eravamo compatibili?
No quello no, ma che le scelte della vita avessero scelto per noi quella l'ho sentita spesso. Onestamente a volte l'avrei anche detta io, però me la sono sempre tenuta per non sembrare patetico.
 

bettypage

Utente acrobata
Lui controllante? È una persona ferita nella fiducia che non ha visto segnali di ricongiungimento attivo da parte di lei oltre a quell oretta in terapia. Ha voluto vedere se veniva preso nuovamente in giro e ha avuto la prova (l' ennesima) che la moglie non è pronta a cedere su nulla, nemmeno sulle uscite in cui è presente l uomo con cui ha tradito. Prima del tradimento lui era all estero e a quella di stanza c era poco da controllare, finchè non ha iniziato a notare un cambiamento. Io non lo definirei controllante ma solo una persona che non vuole essere ritenuta un fesso ripetutamente.
Ognuno è condizionato dal proprio vissuto, (o proiezioni). Non vorrei personalizzare troppo la questione ma. C'è un luogo comune che riscontro: se l'uomo si occupa economicamente della famiglia diventa l'eroe al fronte, e la moglie, a casa, la mantenuta viziata. Difatto occuparti di bambini dipendenti da te 24h è una mansione devastante e sottovalutata. Io ho avuto 2 gravidanze, cercate, a breve distanza. Nessuno ti spiega che la ragazza di prima è morta per lasciare il posto ad una donna con un carico mentale enorme. E non c'entra un cazzo il benessere economico. Non è una giustificazione "lo faccio per noi", perché il lavoro diventa identità sociale e quando al parco ero con nonni e babysitter non mi riconoscevo più. Mio marito ha sempre vestito i panni di quello responsabile, protettivo, presente. È diventato un riferimento solido anche per la mia famiglia di origine. È chiaro che poi questo essere iper vigile ha avuto ricadute anche sulla sfera sessuale. Io sono entrata qui proprio in quel momento della mia vita. Volevo il reset e cercavo conferme nel sentirmi ancora donna. Cioè, non è che ti risvegli all'improvviso con un estraneo in casa. Qualche pezzo se lo sarà perso anche @PrimaVoce nel file excel della sua vita.
 
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Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Ognuno è condizionato dal proprio vissuto, (o proiezioni). Non vorrei personalizzare troppo la questione ma. C'è un luogo comune che riscontro: se l'uomo si occupa economicamente della famiglia diventa l'eroe al fronte, e la moglie, a casa, la mantenuta viziata. Difatto occuparti di bambini dipendenti da te 24h è una mansione devastante e sottovalutata. Io ho avuto 2 gravidanze, cercate, a breve distanza. Nessuno ti spiega che la ragazza di prima è morta per lasciare il posto ad una donna con un carico mentale enorme. E non c'entra un cazzo il benessere economico. Non è una giustificazione "lo faccio per noi", perché il lavoro diventa identità sociale e quando al parco ero con nonni e babysitter non mi riconoscevo più. Mio marito ha sempre vestito i panni di quello responsabile, protettivo, presente. È diventato un riferimento solido anche per la mia famiglia di origine. È chiaro che poi questo essere iper vigile ha avuto ricadute anche sulla sfera sessuale. Io sono entrata qui proprio in quel momento della mia vita. Volevo il reset e cercavo conferme nel sentirmi ancora donna. Cioè, non è che ti risvegli all'improvviso con un'estraneo in casa. Qualche pezzo se lo sarà perso anche @PrimaVoce nel file excel della sua vita.
Sì, ci mancherrebbe. Infatti per me è stata una scelta sbagliata quella di accettare un lavoro all'estero.
Però l'hanno scelto in due. Io al mio partner avrei detto che la cosa avrebbe sicuramente avuto delle ripercussioni importanti per me.
 

Nicky

Utente di lunga data
Sì, ci mancherrebbe. Infatti per me è stata una scelta sbagliata quella di accettare un lavoro all'estero.
Però l'hanno scelto in due. Io al mio partner avrei detto che la cosa avrebbe sicuramente avuto delle ripercussioni importanti per me.
Ma secondo me prima non lo sai. Si sceglie sempre alla cieca.
Il punto è che ora può risolversela solo con sè stessa, è andata troppo oltre, credo, per riuscire a condividere il percorso con il marito.
 

bettypage

Utente acrobata
Sì, ci mancherrebbe. Infatti per me è stata una scelta sbagliata quella di accettare un lavoro all'estero.
Però l'hanno scelto in due. Io al mio partner avrei detto che la cosa avrebbe sicuramente avuto delle ripercussioni importanti per me.
Ma si è sempre in due, anche nella separazione. Lui non sta subendo la scelta.
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Si sceglie sempre alla cieca.
Dipende dai casi. Io per motivi di studio ho avuto due relazioni a distanza e ho ben capito che queste non mi soddisfano e si creano dinamiche che non mi piacciono. Quindi il primo requisito (per me) per la prossima è che la relazione non sia a distanza. Seconda cosa, anche se non avessi mai avuto una relazione a distanza, se per me è importante il lavoro, ci si organizza in modo (se possibile) da avere una genitorialità condivisa e non "bisettimanale" e che poi io poi mi reinserisco a lavoro. Terza cosa, se le esigenze organizzative cambiano, si dovrebbe discutere e rimettere in gioco tutto. Quest'ultima cosa dovrebbe precedere il tradimento.,
 
Ultima modifica:

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ognuno è condizionato dal proprio vissuto, (o proiezioni). Non vorrei personalizzare troppo la questione ma. C'è un luogo comune che riscontro: se l'uomo si occupa economicamente della famiglia diventa l'eroe al fronte, e la moglie, a casa, la mantenuta viziata. Difatto occuparti di bambini dipendenti da te 24h è una mansione devastante e sottovalutata. Io ho avuto 2 gravidanze, cercate, a breve distanza. Nessuno ti spiega che la ragazza di prima è morta per lasciare il posto ad una donna con un carico mentale enorme. E non c'entra un cazzo il benessere economico. Non è una giustificazione "lo faccio per noi", perché il lavoro diventa identità sociale e quando al parco ero con nonni e babysitter non mi riconoscevo più. Mio marito ha sempre vestito i panni di quello responsabile, protettivo, presente. È diventato un riferimento solido anche per la mia famiglia di origine. È chiaro che poi questo essere iper vigile ha avuto ricadute anche sulla sfera sessuale. Io sono entrata qui proprio in quel momento della mia vita. Volevo il reset e cercavo conferme nel sentirmi ancora donna. Cioè, non è che ti risvegli all'improvviso con un'estraneo in casa. Qualche pezzo se lo sarà perso anche @PrimaVoce nel file excel della sua vita.
Sì, ma non ne farei una questione maschi contro femmine.

Il problema è il modello.

Ci raccontano che la famiglia sia sempre più della somma delle sue parti. Poi scopri che, spesso, avere qualcuno in mezzo ai coglioni che decide con te, su di te, intorno a te, ti costa tempo, risorse, spazio mentale, desiderio, identità.

Vale per tutti.

Lei diventa madre, agenda, poppate, scuola, merende, pediatra, recite, ansia, corpo che cambia, ragazza precedente sepolta sotto il passeggino. Lui diventa stipendio, protezione, funzione, problem solver, bancomat emotivo, uomo affidabile che a forza di reggere tutto smette di essere interessante perfino a sé stesso.

A quel punto il reset dentro la coppia è difficilissimo, con l’amante invece resetti più facile. L'amante non ha il mutuo addosso. Non ha la chat della scuola, la lavatrice, la cena coi tuoi, il pediatra, il commercialista, la stanchezza accumulata in dieci anni di “lo faccio per noi”. L’amante ti trova fuori dal museo delle funzioni.

Poi c’è una cosa che ho toccato con mano sulle differenza uomodonna: il risveglio della donna-femmina spesso arriva quando i figli recuperano un minimo di autonomia. Uomini che tradiscono con moglie incinta o figli piccolissimi ne senti a secchiate. Donne molto meno. Di solito arrivano dopo: figli più grandi, ménage consolidato, marito diventato struttura familiare, presenza utile, figura necessaria, ma erotica quanto il libretto della caldaia.

I fuffaguru di internet la vendono agli incel dicendo che “le donne trasformano gli uomini in ciò da cui poi non sono più attratte”.

Secondo me non sono le donne. È il modello familiare consolidato. La famiglia prende maschi e femmine e li trasforma in funzioni. Prima reggeva perché il tradimento femminile costava socialmente molto più di quello maschile. L’uomo aveva più sfogo, la donna più gabbia.

Adesso con la parità dei diritti, dei soldi, degli spazi, delle occasioni, il giocattolo si è rotto.

Quindi sì, qualche pezzo nel file Excel della sua vita @PrimaVoce se lo sarà perso. Ma non perché ha lavorato, protetto, organizzato, fatto il suo dovere.

Perché a forza di chiamare “progetto” una macchina che divora identità, poi non puoi stupirti se qualcuno, a un certo punto, cerca fuori una stanza dove tornare persona.

La mia partita sta tutta sul come lei lo abbia fatto: demmerda, perché è una da due soldi.
 

bettypage

Utente acrobata
Sì, ma non ne farei una questione maschi contro femmine.

Il problema è il modello.

Ci raccontano che la famiglia sia sempre più della somma delle sue parti. Poi scopri che, spesso, avere qualcuno in mezzo ai coglioni che decide con te, su di te, intorno a te, ti costa tempo, risorse, spazio mentale, desiderio, identità.

Vale per tutti.

Lei diventa madre, agenda, poppate, scuola, merende, pediatra, recite, ansia, corpo che cambia, ragazza precedente sepolta sotto il passeggino. Lui diventa stipendio, protezione, funzione, problem solver, bancomat emotivo, uomo affidabile che a forza di reggere tutto smette di essere interessante perfino a sé stesso.

A quel punto il reset dentro la coppia è difficilissimo, con l’amante invece resetti più facile. L'amante non ha il mutuo addosso. Non ha la chat della scuola, la lavatrice, la cena coi tuoi, il pediatra, il commercialista, la stanchezza accumulata in dieci anni di “lo faccio per noi”. L’amante ti trova fuori dal museo delle funzioni.

Poi c’è una cosa che ho toccato con mano sulle differenza uomodonna: il risveglio della donna-femmina spesso arriva quando i figli recuperano un minimo di autonomia. Uomini che tradiscono con moglie incinta o figli piccolissimi ne senti a secchiate. Donne molto meno. Di solito arrivano dopo: figli più grandi, ménage consolidato, marito diventato struttura familiare, presenza utile, figura necessaria, ma erotica quanto il libretto della caldaia.

I fuffaguru di internet la vendono agli incel dicendo che “le donne trasformano gli uomini in ciò da cui poi non sono più attratte”.

Secondo me non sono le donne. È il modello familiare consolidato. La famiglia prende maschi e femmine e li trasforma in funzioni. Prima reggeva perché il tradimento femminile costava socialmente molto più di quello maschile. L’uomo aveva più sfogo, la donna più gabbia.

Adesso con la parità dei diritti, dei soldi, degli spazi, delle occasioni, il giocattolo si è rotto.

Quindi sì, qualche pezzo nel file Excel della sua vita @PrimaVoce se lo sarà perso. Ma non perché ha lavorato, protetto, organizzato, fatto il suo dovere.

Perché a forza di chiamare “progetto” una macchina che divora identità, poi non puoi stupirti se qualcuno, a un certo punto, cerca fuori una stanza dove tornare persona.

La mia partita sta tutta sul come lei lo abbia fatto: demmerda, perché è una da due soldi.
Sono molto d'accordo e trovo pessimo usare le figlie come copertura.
 

Nicky

Utente di lunga data
Dipende dai casi. Io per motivi di studio ho avuto due relazioni a distanza e ho ben capito che queste non mi soddisfano e si creano dinamiche che non mi piacciono. Quindi il primo requisito (per me) per la prossima è che la relazione non sia a distanza. Seconda cosa, anche se non avessi mai avuto una relazione a distanza, se per me è importante il lavoro, ci si organizza in modo (se possibile) da avere una genitorialità condivisa e non "bisettimanale" e che poi io poi mi reinserisco a lavoro. Terza cosa, se le esigenze organizzative cambiano, si dovrebbe discutere e rimettere in gioco tutto. Quest'ultima cosa dovrebbe precedere il tradimento.,
Hai straragione, ma è coniscere sè stessi e immaginarsi che è difficile.
O forse alcuni di noi non vogliono farlo, perchè vogliono essere "come si deve", soprattutto da giovani.
Non mi riferisco solo alla coppia, ma a tutte quelle scelte con cui costruisci la tua vita, alle aspettative che hai su te stesso.
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Hai straragione, ma è coniscere sè stessi e immaginarsi che è difficile.
O forse alcuni di noi non vogliono farlo, perchè vogliono essere "come si deve", soprattutto da giovani.
Non mi riferisco solo alla coppia, ma a tutte quelle scelte con cui costruisci la tua vita, alle aspettative che hai su te stesso.
Si magari io conosco questa parte di me e non altre. Alla fine il problema con il quale nel tempo ti scontri arriva per forza senza che lo avevi preventivato.
Magari alcuni ci arrivano senza essere sposati e con figli, come nel mio caso, e quindi sicuramente è più facile poi ripartire. Anche se in generale sono queste le esperienze che ti portano a una conoscenza profonda di te, e quindi segnano un prima e un dopo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Adesso sull'altra finestra aggancio una su Tinder poi vado stasera, siccome morosa é impegnata, poi a morosa dico che ho agito in questo modo, ma non so perché, non era meditato! Poi se domani sono senza domicilio mi trovi tu un mono/bilocale a Parma e mi paghi affitto a tempo indeterminato. Ok?
Hai ben capito cosa intendevo.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Risalire a like di anni è penoso.
e condivido la conta penosa dei likes. Lui mi pare anelastico e controllante per molti aspetti)
Ma non e' che i like fossero di anni fa.
I like sono di adesso: lei ha poche foto profilo, quindi scrollando le prime due o tre e' stato immediato vedere che quest'uomo aveva messo i cuori a ogni foto risalendo in breve tempo fino ad anni fa (e lo ha fatto per esplicitare il suo interesse, che va benissimo).

Non e' l'interesse che mi ha infastidito, e' il mettere in mezzo le bambine a una situazione ambigua in un momento delicato raccontando loro che stiamo uscendo per "far giocare i bambini insieme".
E la situazione e' cosi evidente che mi preoccupa di più' il dire "non l'avevo riconosciuta" rispetto al "me ne sono fregata".

Io non ho proprio controllato un bel niente, pur avendo capito benissimo e' stata la mia figlia più' grande (7 anni) che quando l'ho messa a letto si e' sentita in dovere di dirmi: "quei bambini non li conoscevo, ci hanno invitati perché' il loro papa' e' un amico di mamma".
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma non e' che i like fossero di anni fa.
I like sono di adesso: lei ha poche foto profilo, quindi scrollando le prime due o tre e' stato immediato vedere che quest'uomo aveva messo i cuori a ogni foto risalendo in breve tempo fino ad anni fa (e lo ha fatto per esplicitare il suo interesse, che va benissimo).

Non e' l'interesse che mi ha infastidito, e' il mettere in mezzo le bambine a una situazione ambigua in un momento delicato raccontando loro che stiamo uscendo per "far giocare i bambini insieme".
E la situazione e' cosi evidente che mi preoccupa di più' il dire "non l'avevo riconosciuta" rispetto al "me ne sono fregata".

Io non ho proprio controllato un bel niente, pur avendo capito benissimo e' stata la mia figlia più' grande (7 anni) che quando l'ho messa a letto si e' sentita in dovere di dirmi: "quei bambini non li conoscevo, ci hanno invitati perché' il loro papa' e' un amico di mamma".
Io metto like a caso e a caso li mettono a me.
Vedere una partita di tennis, per chi gioca a tennis, è un passatempo piacevole. Mi pare che tu voglia aggiungere comportamenti perfidi, come se non bastasse il tradimento.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?
Quello che e’ emerso e’ stata una maternita’ vissuta con molta fatica e anche dolore, tutto questo accadeva qualche anno fa. Non abbiamo fatto il salto necessario per ricongiungerlo ai giorni nostri, ma penso che la perdita di identita’ all’interno del ruolo di madre/moglie sia stato il primo tassello del domino.

Per me il dispiacere piu’ grande e’ stato che non siamo riusciti a parlarne quando eravamo ancora in tempo, che lei non si sia sentita di chiedermi aiuto e che io non sia riuscito a vedere che lei lo aveva.

Tu… ho avuto difficoltà a trovare un interprete così gelido, teso più che a ricostruire e chiedere limiti e sanzioni come precondizioni. Insomma più preoccupato di ottenere un risarcimento (questo spiega anche il ricorso alla giudiziale, come strumento di condanna simbolico, che per non dare un mantenimento economico.)
Per carità tu sei mosso da una ferita profonda, quindi il tuo atteggiamento è comprensibile.
Ma non pensare di avere fatto il possibile.
Il mio linguaggio emotivo e’ in costruzione, per storia familiare e personale mi manca e ho iniziato a lavorarci da poco in terapia individuale. Non mi stupisce quindi non essere riuscito a farlo passare: ma il mio intento in terapia era proprio la ricostruzione di un rapporto nuovo, piu’ libero e consapevole - ben sapendo che la mia parte di cambiamento sarebbe stata necessaria.

Anche cio’ che tu chiami limiti e sanzioni come precondizioni, non avevano un intento punitivo ma erano un mio bisogno di sentirmi al sicuro, sapendo di non essere preso in giro nel frattempo che la fiducia si ricostruiva. Sarebbero poi facilmente venute meno a fiducia ricostruita.

Ma nel frattempo che un percorso cosi fragile si stava ricomponendo, era necessario proteggerlo. Se il mio spazio mentale viene occupato interamente dai pensieri negativi di saperti fuori con anche l’ex-amante oppure sapendoti mentre lo guardi durante il corso (e’ l’insegnante) – come posso pensare di fare spazio a quei pensieri e quelle emozioni che possono guidare un percorso di ricostruzione?

Io ho fatto tutto cio’ che (mi) era possibile, con i miei limiti umani.

Non ho fatto cio’ che (mi) era impossibile: rimanere nel percorso, rinunciare alla giudiziale senza vedere del movimento che mi confermasse la volonta’ e l’impegno dell’altra persona alla ricostruzione.

Ed effettivamente questa volonta’ non c’era o quantomeno, per dirlo con parole sue: “Lo vorrei ma non ci riesco”. E quindi a quel punto io ho scelto di fermarmi.

Io non volevo semplicemente “tenere insieme” una relazione. Volevo costruirne una nuova, diversa, migliore. Non cambiare persona, ma cambiare le dinamiche tra noi. Crescere entrambi dentro qualcosa che avevamo scelto profondamente e che, proprio per questo, pensavo meritasse di essere difeso fino in fondo.

Questo e’ il motivo per il quale sono entrato in terapia con lei quando me lo ha proposto e sono contento di averlo fatto – nonostante l’esito non sia stato quello che avevo desiderato.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Quello che e’ emerso e’ stata una maternita’ vissuta con molta fatica e anche dolore, tutto questo accadeva qualche anno fa. Non abbiamo fatto il salto necessario per ricongiungerlo ai giorni nostri, ma penso che la perdita di identita’ all’interno del ruolo di madre/moglie sia stato il primo tassello del domino.

Per me il dispiacere piu’ grande e’ stato che non siamo riusciti a parlarne quando eravamo ancora in tempo, che lei non si sia sentita di chiedermi aiuto e che io non sia riuscito a vedere che lei lo aveva.



Il mio linguaggio emotivo e’ in costruzione, per storia familiare e personale mi manca e ho iniziato a lavorarci da poco in terapia individuale. Non mi stupisce quindi non essere riuscito a farlo passare: ma il mio intento in terapia era proprio la ricostruzione di un rapporto nuovo, piu’ libero e consapevole - ben sapendo che la mia parte di cambiamento sarebbe stata necessaria.

Anche cio’ che tu chiami limiti e sanzioni come precondizioni, non avevano un intento punitivo ma erano un mio bisogno di sentirmi al sicuro, sapendo di non essere preso in giro nel frattempo che la fiducia si ricostruiva. Sarebbero poi facilmente venute meno a fiducia ricostruita.

Ma nel frattempo che un percorso cosi fragile si stava ricomponendo, era necessario proteggerlo. Se il mio spazio mentale viene occupato interamente dai pensieri negativi di saperti fuori con anche l’ex-amante oppure sapendoti mentre lo guardi durante il corso (e’ l’insegnante) – come posso pensare di fare spazio a quei pensieri e quelle emozioni che possono guidare un percorso di ricostruzione?

Io ho fatto tutto cio’ che (mi) era possibile, con i miei limiti umani.

Non ho fatto cio’ che (mi) era impossibile: rimanere nel percorso, rinunciare alla giudiziale senza vedere del movimento che mi confermasse la volonta’ e l’impegno dell’altra persona alla ricostruzione.

Ed effettivamente questa volonta’ non c’era o quantomeno, per dirlo con parole sue: “Lo vorrei ma non ci riesco”. E quindi a quel punto io ho scelto di fermarmi.

Io non volevo semplicemente “tenere insieme” una relazione. Volevo costruirne una nuova, diversa, migliore. Non cambiare persona, ma cambiare le dinamiche tra noi. Crescere entrambi dentro qualcosa che avevamo scelto profondamente e che, proprio per questo, pensavo meritasse di essere difeso fino in fondo.

Questo e’ il motivo per il quale sono entrato in terapia con lei quando me lo ha proposto e sono contento di averlo fatto – nonostante l’esito non sia stato quello che avevo desiderato.
E se avessi visto quello che volevi vedere, come avresti fatto a sapere se era sincero e non conseguenza ad esempio della paura da minaccia di una giudiziale?
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Perché a forza di chiamare “progetto” una macchina che divora identità, poi non puoi stupirti se qualcuno, a un certo punto, cerca fuori una stanza dove tornare persona.
Sono d'accordo con l'intero commento, penso che hai fatto un'analisi molto vera.

Però credo anche che quella “stanza” non debba necessariamente esistere fuori dalla relazione o contro di essa.
Penso possa esistere dentro la relazione stessa.

Per me il “progetto” non dovrebbe essere una macchina che divora identità, ma qualcosa che include anche il sostegno reciproco all’auto-realizzazione, alla crescita individuale e allo stare bene. Una coppia sana dovrebbe riuscire ad affiancare una vita passionale, libertà personali e un progetto condiviso, senza che queste dimensioni si escludano a vicenda.

Anzi, credo che le esperienze più profonde e rare nascano proprio lì: quando due persone riescono contemporaneamente a scegliersi, sostenersi e lasciarsi spazio per diventare pienamente sé stesse.

Questo pero' richiede maturità, comunicazione e una capacità enorme di stare nelle difficoltà senza scappare o nascondersi.
"Il vero amore è eccezionale, due o tre volte in un secolo all'incirca. Per il resto, vanità o noia. - Albert Camus"
 
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PrimaVoce

Utente di lunga data
E se avessi visto quello che volevi vedere, come avresti fatto a sapere se era sincero e non conseguenza ad esempio della paura da minaccia di una giudiziale?
Se avessi sentito quello che desideravo, ci avrei creduto - magari sbagliando.
La certezza della sincerita' di un'altra persona non possiamo averla, ma possiamo sentirci o meno di darla
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Sono d'accordo con l'intero commento, penso che hai fatto un'analisi molto vera.

Però credo anche che quella “stanza” non debba necessariamente esistere fuori dalla relazione o contro di essa.
Penso possa esistere dentro la relazione stessa.

Per me il “progetto” non dovrebbe essere una macchina che divora identità, ma qualcosa che include anche il sostegno reciproco all’auto-realizzazione, alla crescita individuale e allo stare bene. Una coppia sana dovrebbe riuscire ad affiancare una vita passionale, libertà personali e un progetto condiviso, senza che queste dimensioni si escludano a vicenda.

Anzi, credo che le esperienze più profonde e rare nascano proprio lì: quando due persone riescono contemporaneamente a scegliersi, sostenersi e lasciarsi spazio per diventare pienamente sé stesse.

Questo pero' richiede maturità, comunicazione e una capacità enorme di stare nelle difficoltà senza scappare o nascondersi.
"Il vero amore è eccezionale, due o tre volte in un secolo all'incirca. Per il resto, vanità o noia. - Albert Camus"
Ce mancava Camus :LOL: :LOL: :LOL:
Ma la pianti? Sei un povero stronzo che ha fatto il giro che fanno tutti. E tua moglie è una poraccia con un cervello da criceto.
Sempre per come la gestito il tradimento e continua a gestirlo nel post.
Sul fatto del tradimento in sè, se piove ti bagni. Fine.
Hai voglia a dire, ma io non piovevo...
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Ce mancava Camus :LOL: :LOL: :LOL:
Ma la pianti? Sei un povero stronzo che ha fatto il giro che fanno tutti. E tua moglie è una poraccia con un cervello da criceto.
Sempre per come la gestito il tradimento e continua a gestirlo nel post.
Sul fatto del tradimento in sè, se piove ti bagni. Fine.
Hai voglia a dire, ma io non piovevo...
Penso che tutti piovano - anche io.
E anche la mia quasi-ex-moglie ha i suoi limiti.
Noi come tanti non siamo riusciti a farla funzionare e siamo finiti malamente come siamo finiti.

Rispetto alla tua analisi e visione della vita / rapporto di coppia, abbiamo visioni diverse e lo accetto.
Ma qui mi fermo perché battagliare sul nulla a colpi di insulti da tastiera non fa per me.

1779576025671.png
 
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Delfi1999

Utente di lunga data
Se avessi sentito quello che desideravo, ci avrei creduto - magari sbagliando.
.... e putroppo non hai sentito quello che desideravi e mi dispiace per te. Ero curioso di vedere se con la terapia di coppia sareste riusciti a ricucire un rapporto, perchè sindalle prime battute di questo 3D mi sembrava evidente che il comportamemto di tua moglie non fosse in sintonia con il comportamento di chi vuole ricucire un rapporto con il partner tradito. E' una persona in perfetta crisi identitaria che farebbe bene ad andare lei sola in terapia. Penso che, come altri utenti hanno scritto, ti debba preoccupare delle tue figlie che rischiano di rimanere in balia di una madre fuori di testa e ti faccio i miei migliori auguri di uscire da questa suituazione al più presto, per te e per le tue figlie che non meritano una situazione del genere.
 
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