Sì, è la vecchia scuola: ricondurre la devianza dentro un perimetro socialmente tollerato, purché non metta in crisi l’ordine complessivo.
Quando la priorità è il gruppo e non l’individuo, la morale non nasce per rendere felici le persone, ma per rendere stabile la struttura. E in una struttura gerarchica tradizionale la distribuzione dei ruoli non è negoziabile: fedeltà femminile come garanzia di certezza della discendenza, libertà sessuale maschile come estensione del potere. Non perché “giusto”, ma perché funzionale a quel modello.
Per millenni è stato così. In società agricole, tribali, aristocratiche o schiavistiche, la gerarchia era l’asse portante: il maschio adulto proprietario sopra, tutti gli altri sotto. Donne comprese. Non è romanticismo nero, è semplice analisi storica. La morale sessuale non era un valore etico universale, ma un ingranaggio dell’ordine sociale.
Il cosiddetto delitto d’onore non nasce dal nulla: è il riflesso giuridico di una concezione proprietaria della famiglia. La fedeltà femminile garantiva paternità, eredità, trasmissione dei beni. Il tradimento maschile, invece, raramente minacciava la linea ereditaria, quindi veniva assorbito nel sistema come “deviazione fisiologica”.
E quando una donna conquistava spazio di potere in contesti tradizionali, spesso le veniva richiesto di neutralizzare la propria dimensione sessuale: verginità rituale, vedovanza perpetua, castità politica. Non per misoginia folkloristica, ma perché il potere era codificato come maschile. Per accedervi, dovevi diventare “non-donna” secondo i parametri del tempo.
Il punto però è un altro: che qualcosa abbia funzionato a lungo non significa che fosse ottimale, ma solo che era coerente con l’assetto economico e produttivo dell’epoca. Cambi l’economia, cambia la struttura familiare. Cambia la struttura familiare, cambia la morale. È sempre stato così.
L’errore contemporaneo non è criticare il passato. È fingere che il passato fosse un gigantesco malinteso morale anziché un sistema coerente con le sue condizioni materiali. E l’errore opposto è idealizzarlo come se fosse un Eden di ordine e chiarezza.
Le regole sessuali non sono tavole scolpite nel marmo: sono strumenti di organizzazione sociale. Ieri servivano a proteggere patrimonio e lignaggio. Oggi, in società individualiste e ad alta mobilità, il baricentro si è spostato sull’autonomia personale.
Il problema nasce quando si pretende di applicare la grammatica di un mondo agricolo-patriarcale a una società post-industriale. Oppure, al contrario, quando si giudica il mondo antico con la morale di Instagram.
La storia non è un tribunale. È un manuale di funzionamento dei sistemi. E i sistemi cambiano quando cambiano gli incentivi. Sempre.