O
Old natalia
Guest
Buongiorno a tutti.
Vi leggo da molto, ma solo ora trovo il coraggio di scrivere, dopo aver letto la storia di Uragano dell'Anima, che per un certo aspetto, anche se solo per quello, è molto simile alla mia.
Raccontarmi non sarà semplice e so che non riuscirò ad essere breve. Ringrazio fin da ora quanti avranno la pazienza di leggermi.
Ho 38 anni e sono mamma di uno splendido bambino di 9.
Sono stata assieme a suo padre 11 anni.
Quando ci siamo conosciuti, eravamo entrambi due spiriti liberi, entrambi convinti che non saremmo mai stati i tipi da mettere su famiglia.
Ma il senso di condivisione fra noi è stato molto forte fin da subito, tanto che, in barba alle convinzioni, siamo andati a convivere dopo solo 4 mesi che ci conoscevamo. Poi siamo cresciuti insieme, a poco a poco, e dopo qualche anno è nato il desiderio di avere un figlio. Detto fatto: il nostro piccolo non si è fatto attendere, e sono rimasta incinta. Così abbiamo deciso di sancire la nostra unione sposandoci, più che altro per quella che sentivamo una questione di rispetto verso il piccolo che portavo in grembo, perchè per quanto ci riguardava, eravamo già sposati dal momento in cui avevamo deciso di vivere insieme e di condividere tutto.
Poi è nato il nostro bambino, sono stati anni difficili (entrambi abbiamo sempre lavorato) ma meravigliosi. Lui si è rivelato il padre splendido che non avevo mai dubitato potesse essere. Il bambino è cresciuto forte e sereno, legatissimo ad entrambi.
Visti da fuori noi tre sembravamo la Famiglia Cuore, e vi assicuro che non era finzione, perchè il nostro legame non ha mai smesso di essere fortissimo.
Eppure io ho sempre saputo che il nostro non era, nè era mai stato, quell'amore passionale che dovrebbe legare una coppia. La passione, quella, non c'è mai stata. Mai, nemmeno all'inizio.
Com'è possibile? Mi chiederete.
Non lo so, non è facile da spiegare.
Ho avvertito da subito che lui era l'uomo giusto per me, eppure non l'ho mai desiderato. Avrei dato la vita per lui, eppure non ho mai provato le emozioni tipiche dell'amore, quelle che ti fanno sentire una persona esclusiva.
E' stato il mio compagno, il mio migliore amico, il mio adorato fratello, l'uomo che ho voluto come padre di mio figlio, ma mai il mio amante.
Anche nei momenti in cui fra noi c'era maggiore intimità, come all'inizio, non c'è mai stata una vera e propria attrazione. Facevamo l'amore poco, pochissimo, con grandi affetto e dolcezza, ma mai con passione. Mai.
Com'è possibile? Mi chiedo anch'io.
Ancora oggi non riesco a spiegarlo. Forse è che sono sempre stata abbastanza cinica su certi argomenti (io credevo realista) e ho sempre guardato in modo un pò sprezzante a quelli che mi parlavano di grandi passioni, sentimenti che credevo ampollosi e fasulli, destinati inesorabilmente a migrare lasciando solo un pò di vuoto dentro e di amaro in bocca, mentre le cose importanti in un rapporto dovevano essere altre. Come la convinzione che quella persona era il padre migliore del mondo per mio figlio, ad esempio.
Così siamo andati avanti. Crescendo il nostro bambino, lavorando, divertendoci insieme, sostenendoci a vicenda, sempre più amici fraterni e sempre meno amanti. Tanto che quell'aspetto, se prima era sempre stato molto ai margini, piano piano è scomparso del tutto. Negli ultimi quattro anni della nostra relazione non abbiamo più fatto l'amore nemmeno una volta. Eppure non abbiamo mai smesso di essere legatissimi, dal più profondo del cuore.
Sembra assurdo, vero?
Mi rendo conto, eppure è così che eravamo noi.
Poi, in una notte di primavera di due anni fa, è successo: ho incontrato il mio grande amore, l'uomo che ha abbattuto nel giro di un istante tutto il mio cinismo e le convinzioni di una vita intera. La passione cocente, e tutto il resto, tutto insieme in un'unica soluzione.
L'ho conosciuto una sera che ero fuori a fare baldoria con mio marito ed alcuni amici, come sempre al venerdì sera, per tradizione la serata che il nostro bambino passa coi nonni da quando l'ho svezzato.
Mentre mio marito e gli altri rimanevano nel locale a bere e a chiacchierare, sono andata a fare una passeggiata con lui nei dintorni. Non chiedetemi perchè l'ho fatto, lui era nè più nè meno che uno sconosciuto appena incontrato in un discopub. Mi ha invitato fuori e io come un ebete l'ho seguito, tutto qui. Abbiamo chiacchierato del più e del meno come se ci conoscessimo da una vita, poi mi ha baciata. Mi è sembrata la cosa più naturale del mondo. E nel frattempo mio marito, il padre di mio figlio, mi aspettava in un locale dove eravamo andati insieme!!!
Dopo quel bacio, come una Cenerentola stordita ho detto che dovevo scappare, lui si è fermato a parlare con alcuni conoscenti che sostavano fuori dal locale, non prima di avermi lasciato il suo numero pregandomi di chiamarlo. Io, nonappena aperta la porta del locale e visto da lontano il viso sorridente di mio marito che chiacchierava con i nostri amici, sono rientrata in me. E' stata esattamente questa la sensazione. Ne sono seguiti i classici "Ma che cavolo ho fatto?!?", ne ho risolto che era colpa di quel bicchiere di vino in più. Ma nemmeno troppo in fondo sapevo bene che il vino non c'entrava niente, e tutto continuava a sembrarmi assurdamente normale. Il suo numero non l'ho mai segnato. La mattina dopo mi sono svagliata come se niente fosse successo, ma avvertendo una strana sensazione, come se attorno a me l'aria si fosse rarefatta, come quella quiete innaturale e sospesa che i nostri sensi avvertono prima di un temporale.
E' passata una settimana, con la vita di sempre.
Poi, un sabato mattina, mi sono svegliata con la sua voce nelle orecchie, e quel numero di telefono che mi martellava in testa. E l'ho chiamato. Abbiamo chiacchierato, mi ha chiesto subito di vederci ma gli ho detto di no, avevo impegni per il week-end con la mia famiglia.
Ci siamo visti il martedì successivo. E da lì è cominciato tutto.
La vita che conoscevo, e che mi sembrava l'unica possibile, che si sgretolava piano piano e tutta d'un colpo, sostituita da qualcosa che non avevo idea esistesse. Il grande amore, il desiderio, la passione, l'amore assoluto, la sensazione di avere ritrovato qualcosa che avevo smarrito nella notte dei tempi, la felicità estrema e il non capacitarmi di essere stata così fortunata, perchè quella sera potevo essere altrove e non ritrovarlo mai più, perchè in fondo la vita è breve.
E dall'altra parte le lacrime, la disperazione, il non sapere come gestire tutto quello che fino ad allora aveva rappresentato tutta la mia vita.
Vi risparmio tutto quello che è successo in questi due anni, faccio solo un sunto che non rende giustizia agli eventi e passo a dire della situazione attuale.
Lui non è mai stato il mio amante: saremo usciti in sordina si e no cinque volte, poi ho detto tutto a mio marito.
Lacrime, disperazione, poi il cercare di ragionare insieme sul da farsi, poi di nuovo lacrime, poi ancora disperazione che piano piano cede il passo all'accettazione.
E ancora il nostro non sapere come comportarci per tutti gli aspetti legati al nostro bambino, consapevoli che la nostra separazione gli avrebbe spezzato il cuore, a lui che vive per mamma e papà, papà e mamma, e che non accetterebbe mai alternative, in barba a tutte le possibilità di affidamenti congiunti e separazioni consensuali.
Poi il tempo che passa e che, per quella che è la sua parte, risolve molto di quello che trova incapaci noi. Ma non tutto ovviamente.
Ora, oggi. Io e il mio compagno abbiamo preso casa insieme.
Lui e il mio ormai ex-marito sono diventati qualcosa di molto simile ad amici.
Io e mio marito abbiamo avviato le pratiche per la separazione.
Condividiamo ancora una casa che è la casa di nostro figlio, in cui continuiamo a crescerlo con tutto l'amore possibile, cercando, per ora con successo, di mantenerlo sereno.
In sostanza, io ho due case: quella col mio compagno, e quella col mio bambino.
Inutile dire i salti mortali che faccio per barcamenarmi cercardo di non far mancare niente a nessuno, oltretutto continuando a lavorare con un ruolo molto impegnativo.
Un paio di sere a settimana sto col mio compagno a casa nostra (una di queste - il venerdì - il bambino è come sempre dai nonni), un paio d'altre dormo a casa col piccolo, altre cerco di smettere prima al lavoro, sto con lui dopo le sue attività (sport, musica, ecc), preparo la cena, ceniamo io lui e il suo papà, lo metto a letto e vado a dormire a casa mia e del mio compagno.
Il mio ex-marito cerca di fare altrettanto, per ricostruirsi anche una vita personale pur se al momento non ha ancora una compagna fissa. Cerchiamo il più possibile di far coincidere le nostre serate con nostro figlio, per continuare a fargli sentire la presenza di entrambi.
Il w-e lo passiamo quasi sempre insieme, fatto salvo quando il bimbo è al mare coi nonni. Allora ne approfittiamo io per stare col mio uomo, lui per viversi la sua vita.
Talvolta capita che la domenica, insieme ad alcuni amici, il mio compagno venga a casa di mio figlio (ormai è così che la chiamiamo), passiamo il pomeriggio tutti insieme e si ferma a cena. Poi torna a casa nostra mentre io passo la notte col piccolo.
Lui, il mio bambino, ancora non sa niente.
Conosce il mio fidanzato solo come un amico a cui mamma vuole molto bene. Gli piace, sono amici, giocano insieme.
Non so come fare a spiegargli, a dirgli tutto. Il mio ex-marito nemmeno, eppure ci abbiamo speso notti su notti di veglia, ore su ore a parlarne, a cercare insieme una soluzione.
Non siamo così stolti, sappiamo bene che questa fa acqua da tutti i buchi, ma per ora non ne abbiamo trovata una migliore.
Vediamo il nostro bambino che continua a crescere sereno e questo ci rincuora, lenisce le nostre paure di sbagliare, eppure sappiamo bene che è sbagliato tenerlo allo scuro.
Ma sappiamo anche che vivere solo con mamma, o solo con papà, per quanto ci è legato, gli spezzerebbe il cuore.
Ci diciamo che in fondo quello che vede non è del tutto una bugia, perchè noi non siamo più una coppia ma continuiamo a volerci un bene immenso, e a portarci un grande rispetto, nonostante tutto quello che è successo.
Il resto, ci diciamo, verrà col tempo.
Saprà tutto, saprà che mamma ama un altro uomo e che non è più legata a papà "in quel senso" pur continuando a volergli tantissimo bene, quando sarà pronto ad affrontare questioni che per ora, alla sua età, gli sono aliene, e appena appena cominciano a far capolino nella sua vita attraverso qualche innocente battuta con i suoi compagnetti di classe.
Ancora qualche anno, ci diciamo.
Ma abbiamo paura.
Paura di rovinare tutti gli sforzi fatti in questi anni per crescerlo sereno e sicuro di sè, rispettoso di se stesso e degli altri.
Paura di scofessare così tutta la sincerità che ci siamo sempre impegnati a portargli, non facendo mai cadere una domanda, nemmeno una.
Abbiamo paura, ma non riusciamo a vedere un'alternativa nel prossimo futuro.
Tra poco saremo separati anche legalmente e lui non saprà ancora nulla. Lui, a cui abbiamo sempre detto tutta la verità, prima di sentirci costretti ad ometterla.
Nel frattempo, il mio compagno mi sostiene in tutto e per tutto, qualsiasi cosa riguardi mio figlio per lui non si tocca.
Ma ci soffre, inevitabilmente.
Soffre perchè quando io dormo a casa di mio figlio, sotto allo stesso tetto c'è anche suo padre, che è una persona che lui ammira e rispetta, ma è pur sempre anche il mio ex.
Soffre perchè teme che quando il bambino saprà tutto lo odierà. E di questo ho il terrore anch'io.
Mi ha chiesto di sposarlo, io lo farò nonappena la legge me lo consentirà. Passeranno tre anni se non sbaglio, sogno che per quel tempo sarà tutto sistemato.
Sogno il mio bambino sorridente e felice accanto a me, a noi, nel giorno più importante, e magari il suo splendido papà con una nuova compagna che lo ama e lo rende felice come si merita, come forse io non ho mai fatto.
Ora, se siete riusciti ad arrivare fino in fondo, bastonatemi pure.
Ma io spero che in mezzo alle bastonate arrivi anche qualche consiglio, perchè ne ho davvero bisogno.
Grazie.
Vi leggo da molto, ma solo ora trovo il coraggio di scrivere, dopo aver letto la storia di Uragano dell'Anima, che per un certo aspetto, anche se solo per quello, è molto simile alla mia.
Raccontarmi non sarà semplice e so che non riuscirò ad essere breve. Ringrazio fin da ora quanti avranno la pazienza di leggermi.
Ho 38 anni e sono mamma di uno splendido bambino di 9.
Sono stata assieme a suo padre 11 anni.
Quando ci siamo conosciuti, eravamo entrambi due spiriti liberi, entrambi convinti che non saremmo mai stati i tipi da mettere su famiglia.
Ma il senso di condivisione fra noi è stato molto forte fin da subito, tanto che, in barba alle convinzioni, siamo andati a convivere dopo solo 4 mesi che ci conoscevamo. Poi siamo cresciuti insieme, a poco a poco, e dopo qualche anno è nato il desiderio di avere un figlio. Detto fatto: il nostro piccolo non si è fatto attendere, e sono rimasta incinta. Così abbiamo deciso di sancire la nostra unione sposandoci, più che altro per quella che sentivamo una questione di rispetto verso il piccolo che portavo in grembo, perchè per quanto ci riguardava, eravamo già sposati dal momento in cui avevamo deciso di vivere insieme e di condividere tutto.
Poi è nato il nostro bambino, sono stati anni difficili (entrambi abbiamo sempre lavorato) ma meravigliosi. Lui si è rivelato il padre splendido che non avevo mai dubitato potesse essere. Il bambino è cresciuto forte e sereno, legatissimo ad entrambi.
Visti da fuori noi tre sembravamo la Famiglia Cuore, e vi assicuro che non era finzione, perchè il nostro legame non ha mai smesso di essere fortissimo.
Eppure io ho sempre saputo che il nostro non era, nè era mai stato, quell'amore passionale che dovrebbe legare una coppia. La passione, quella, non c'è mai stata. Mai, nemmeno all'inizio.
Com'è possibile? Mi chiederete.
Non lo so, non è facile da spiegare.
Ho avvertito da subito che lui era l'uomo giusto per me, eppure non l'ho mai desiderato. Avrei dato la vita per lui, eppure non ho mai provato le emozioni tipiche dell'amore, quelle che ti fanno sentire una persona esclusiva.
E' stato il mio compagno, il mio migliore amico, il mio adorato fratello, l'uomo che ho voluto come padre di mio figlio, ma mai il mio amante.
Anche nei momenti in cui fra noi c'era maggiore intimità, come all'inizio, non c'è mai stata una vera e propria attrazione. Facevamo l'amore poco, pochissimo, con grandi affetto e dolcezza, ma mai con passione. Mai.
Com'è possibile? Mi chiedo anch'io.
Ancora oggi non riesco a spiegarlo. Forse è che sono sempre stata abbastanza cinica su certi argomenti (io credevo realista) e ho sempre guardato in modo un pò sprezzante a quelli che mi parlavano di grandi passioni, sentimenti che credevo ampollosi e fasulli, destinati inesorabilmente a migrare lasciando solo un pò di vuoto dentro e di amaro in bocca, mentre le cose importanti in un rapporto dovevano essere altre. Come la convinzione che quella persona era il padre migliore del mondo per mio figlio, ad esempio.
Così siamo andati avanti. Crescendo il nostro bambino, lavorando, divertendoci insieme, sostenendoci a vicenda, sempre più amici fraterni e sempre meno amanti. Tanto che quell'aspetto, se prima era sempre stato molto ai margini, piano piano è scomparso del tutto. Negli ultimi quattro anni della nostra relazione non abbiamo più fatto l'amore nemmeno una volta. Eppure non abbiamo mai smesso di essere legatissimi, dal più profondo del cuore.
Sembra assurdo, vero?
Mi rendo conto, eppure è così che eravamo noi.
Poi, in una notte di primavera di due anni fa, è successo: ho incontrato il mio grande amore, l'uomo che ha abbattuto nel giro di un istante tutto il mio cinismo e le convinzioni di una vita intera. La passione cocente, e tutto il resto, tutto insieme in un'unica soluzione.
L'ho conosciuto una sera che ero fuori a fare baldoria con mio marito ed alcuni amici, come sempre al venerdì sera, per tradizione la serata che il nostro bambino passa coi nonni da quando l'ho svezzato.
Mentre mio marito e gli altri rimanevano nel locale a bere e a chiacchierare, sono andata a fare una passeggiata con lui nei dintorni. Non chiedetemi perchè l'ho fatto, lui era nè più nè meno che uno sconosciuto appena incontrato in un discopub. Mi ha invitato fuori e io come un ebete l'ho seguito, tutto qui. Abbiamo chiacchierato del più e del meno come se ci conoscessimo da una vita, poi mi ha baciata. Mi è sembrata la cosa più naturale del mondo. E nel frattempo mio marito, il padre di mio figlio, mi aspettava in un locale dove eravamo andati insieme!!!
Dopo quel bacio, come una Cenerentola stordita ho detto che dovevo scappare, lui si è fermato a parlare con alcuni conoscenti che sostavano fuori dal locale, non prima di avermi lasciato il suo numero pregandomi di chiamarlo. Io, nonappena aperta la porta del locale e visto da lontano il viso sorridente di mio marito che chiacchierava con i nostri amici, sono rientrata in me. E' stata esattamente questa la sensazione. Ne sono seguiti i classici "Ma che cavolo ho fatto?!?", ne ho risolto che era colpa di quel bicchiere di vino in più. Ma nemmeno troppo in fondo sapevo bene che il vino non c'entrava niente, e tutto continuava a sembrarmi assurdamente normale. Il suo numero non l'ho mai segnato. La mattina dopo mi sono svagliata come se niente fosse successo, ma avvertendo una strana sensazione, come se attorno a me l'aria si fosse rarefatta, come quella quiete innaturale e sospesa che i nostri sensi avvertono prima di un temporale.
E' passata una settimana, con la vita di sempre.
Poi, un sabato mattina, mi sono svegliata con la sua voce nelle orecchie, e quel numero di telefono che mi martellava in testa. E l'ho chiamato. Abbiamo chiacchierato, mi ha chiesto subito di vederci ma gli ho detto di no, avevo impegni per il week-end con la mia famiglia.
Ci siamo visti il martedì successivo. E da lì è cominciato tutto.
La vita che conoscevo, e che mi sembrava l'unica possibile, che si sgretolava piano piano e tutta d'un colpo, sostituita da qualcosa che non avevo idea esistesse. Il grande amore, il desiderio, la passione, l'amore assoluto, la sensazione di avere ritrovato qualcosa che avevo smarrito nella notte dei tempi, la felicità estrema e il non capacitarmi di essere stata così fortunata, perchè quella sera potevo essere altrove e non ritrovarlo mai più, perchè in fondo la vita è breve.
E dall'altra parte le lacrime, la disperazione, il non sapere come gestire tutto quello che fino ad allora aveva rappresentato tutta la mia vita.
Vi risparmio tutto quello che è successo in questi due anni, faccio solo un sunto che non rende giustizia agli eventi e passo a dire della situazione attuale.
Lui non è mai stato il mio amante: saremo usciti in sordina si e no cinque volte, poi ho detto tutto a mio marito.
Lacrime, disperazione, poi il cercare di ragionare insieme sul da farsi, poi di nuovo lacrime, poi ancora disperazione che piano piano cede il passo all'accettazione.
E ancora il nostro non sapere come comportarci per tutti gli aspetti legati al nostro bambino, consapevoli che la nostra separazione gli avrebbe spezzato il cuore, a lui che vive per mamma e papà, papà e mamma, e che non accetterebbe mai alternative, in barba a tutte le possibilità di affidamenti congiunti e separazioni consensuali.
Poi il tempo che passa e che, per quella che è la sua parte, risolve molto di quello che trova incapaci noi. Ma non tutto ovviamente.
Ora, oggi. Io e il mio compagno abbiamo preso casa insieme.
Lui e il mio ormai ex-marito sono diventati qualcosa di molto simile ad amici.
Io e mio marito abbiamo avviato le pratiche per la separazione.
Condividiamo ancora una casa che è la casa di nostro figlio, in cui continuiamo a crescerlo con tutto l'amore possibile, cercando, per ora con successo, di mantenerlo sereno.
In sostanza, io ho due case: quella col mio compagno, e quella col mio bambino.
Inutile dire i salti mortali che faccio per barcamenarmi cercardo di non far mancare niente a nessuno, oltretutto continuando a lavorare con un ruolo molto impegnativo.
Un paio di sere a settimana sto col mio compagno a casa nostra (una di queste - il venerdì - il bambino è come sempre dai nonni), un paio d'altre dormo a casa col piccolo, altre cerco di smettere prima al lavoro, sto con lui dopo le sue attività (sport, musica, ecc), preparo la cena, ceniamo io lui e il suo papà, lo metto a letto e vado a dormire a casa mia e del mio compagno.
Il mio ex-marito cerca di fare altrettanto, per ricostruirsi anche una vita personale pur se al momento non ha ancora una compagna fissa. Cerchiamo il più possibile di far coincidere le nostre serate con nostro figlio, per continuare a fargli sentire la presenza di entrambi.
Il w-e lo passiamo quasi sempre insieme, fatto salvo quando il bimbo è al mare coi nonni. Allora ne approfittiamo io per stare col mio uomo, lui per viversi la sua vita.
Talvolta capita che la domenica, insieme ad alcuni amici, il mio compagno venga a casa di mio figlio (ormai è così che la chiamiamo), passiamo il pomeriggio tutti insieme e si ferma a cena. Poi torna a casa nostra mentre io passo la notte col piccolo.
Lui, il mio bambino, ancora non sa niente.
Conosce il mio fidanzato solo come un amico a cui mamma vuole molto bene. Gli piace, sono amici, giocano insieme.
Non so come fare a spiegargli, a dirgli tutto. Il mio ex-marito nemmeno, eppure ci abbiamo speso notti su notti di veglia, ore su ore a parlarne, a cercare insieme una soluzione.
Non siamo così stolti, sappiamo bene che questa fa acqua da tutti i buchi, ma per ora non ne abbiamo trovata una migliore.
Vediamo il nostro bambino che continua a crescere sereno e questo ci rincuora, lenisce le nostre paure di sbagliare, eppure sappiamo bene che è sbagliato tenerlo allo scuro.
Ma sappiamo anche che vivere solo con mamma, o solo con papà, per quanto ci è legato, gli spezzerebbe il cuore.
Ci diciamo che in fondo quello che vede non è del tutto una bugia, perchè noi non siamo più una coppia ma continuiamo a volerci un bene immenso, e a portarci un grande rispetto, nonostante tutto quello che è successo.
Il resto, ci diciamo, verrà col tempo.
Saprà tutto, saprà che mamma ama un altro uomo e che non è più legata a papà "in quel senso" pur continuando a volergli tantissimo bene, quando sarà pronto ad affrontare questioni che per ora, alla sua età, gli sono aliene, e appena appena cominciano a far capolino nella sua vita attraverso qualche innocente battuta con i suoi compagnetti di classe.
Ancora qualche anno, ci diciamo.
Ma abbiamo paura.
Paura di rovinare tutti gli sforzi fatti in questi anni per crescerlo sereno e sicuro di sè, rispettoso di se stesso e degli altri.
Paura di scofessare così tutta la sincerità che ci siamo sempre impegnati a portargli, non facendo mai cadere una domanda, nemmeno una.
Abbiamo paura, ma non riusciamo a vedere un'alternativa nel prossimo futuro.
Tra poco saremo separati anche legalmente e lui non saprà ancora nulla. Lui, a cui abbiamo sempre detto tutta la verità, prima di sentirci costretti ad ometterla.
Nel frattempo, il mio compagno mi sostiene in tutto e per tutto, qualsiasi cosa riguardi mio figlio per lui non si tocca.
Ma ci soffre, inevitabilmente.
Soffre perchè quando io dormo a casa di mio figlio, sotto allo stesso tetto c'è anche suo padre, che è una persona che lui ammira e rispetta, ma è pur sempre anche il mio ex.
Soffre perchè teme che quando il bambino saprà tutto lo odierà. E di questo ho il terrore anch'io.
Mi ha chiesto di sposarlo, io lo farò nonappena la legge me lo consentirà. Passeranno tre anni se non sbaglio, sogno che per quel tempo sarà tutto sistemato.
Sogno il mio bambino sorridente e felice accanto a me, a noi, nel giorno più importante, e magari il suo splendido papà con una nuova compagna che lo ama e lo rende felice come si merita, come forse io non ho mai fatto.
Ora, se siete riusciti ad arrivare fino in fondo, bastonatemi pure.
Ma io spero che in mezzo alle bastonate arrivi anche qualche consiglio, perchè ne ho davvero bisogno.
Grazie.