La mia fine ...

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Nausicaa

sfdcef
Perché "cancellare" chi è il primo oggetto d'amore, anche se è malato-sbagliato crudele, lascia a te conseguenze tragiche.
Ti porta a cercare altri oggetti d'amore di cui fidarsi, affidandoti in modo infantile e malsano, ti porta a non riuscire a costruire relazioni durature, ti porta a cercare partner sbagliati (psicotici), ti porta a distruggere i rapporti che sembrano funzionare, ti porta ad avere comportamenti autodistruttivi di vario genere. Basta leggere qualcosa dell'ampia letteratura sull'argomento, sulle devianze giovanili, a esempio, o di psicoanalisi da Melanie Klein.
I primi oggetti d'amore padre e madre, ma soprattutto la madre vanno in qualche modo recuperati, bisogna ritrovare la madre buona, almeno dentro di sé, per poter avere una vita affettiva un minimo equilibrata.
Inventarsi qualcosa che non c'è mi sembra malsano anzichenó. Ma non sono una esperta.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Inventarsi qualcosa che non c'è mi sembra malsano anzichenó. Ma non sono una esperta.
Non è inventarsi. E' una cosa complessa che porta a riscoprirsi oggetto d'amore e capace di amare.
Prima lo si fa, prima si riesce ad amare e lasciarsi amare davvero.

A volte c'è una resistenza a intraprendere una terapia, del tutto ingiustificata, adducendo che è lunga (una dieta dura anni!) o di non averne bisogno (e intanto si vivono rapporti conflittuali o umilianti o violenti o effimeri) o non credendoci (ma non è una religione e neppure una magia che agisce contro la nostra volontà) o che si ha diritto a non omologarsi (a cosa? stare bene è essere omologati?).
Se si è vissuto un'infanzia difficile, se si sono vissute relazioni distruttive, rifiutare di seguire un percorso terapeutico mi pare sciocco.
 

Nausicaa

sfdcef
Non è inventarsi. E' una cosa complessa che porta a riscoprirsi oggetto d'amore e capace di amare.
Prima lo si fa, prima si riesce ad amare e lasciarsi amare davvero.

A volte c'è una resistenza a intraprendere una terapia, del tutto ingiustificata, adducendo che è lunga (una dieta dura anni!) o di non averne bisogno (e intanto si vivono rapporti conflittuali o umilianti o violenti o effimeri) o non credendoci (ma non è una religione e neppure una magia che agisce contro la nostra volontà) o che si ha diritto a non omologarsi (a cosa? stare bene è essere omologati?).
Se si è vissuto un'infanzia difficile, se si sono vissute relazioni distruttive, rifiutare di seguire un percorso terapeutico mi pare sciocco.
Come questo percorso debba portare a voler bene a chi magari bene non ce ne vuole anzi ha passato la vita ad esprimere disprezzo e una forma di odio, sfruttando il suo potere su un essere indifeso, sarà un mio limite ma continuo a non capirlo. Cmq. Mai stata contro analisti e terapie.
ma ci si va se si sente di averne bisogno, altrimenti è assolutamente inutile. Se non hai il desiderio di andare è inutile.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Come questo percorso debba portare a voler bene a chi magari bene non ce ne vuole anzi ha passato la vita ad esprimere disprezzo e una forma di odio, sfruttando il suo potere su un essere indifeso, sarà un mio limite ma continuo a non capirlo. Cmq. Mai stata contro analisti e terapie.
ma ci si va se si sente di averne bisogno, altrimenti è assolutamente inutile. Se non hai il desiderio di andare è inutile.
Non si vuole bene a chi ci ha fatto male ma a noi stessi.
Certo che si va in terapia quando si vuole! A volte non si vuole e sarebbe invece un bene.
Dipende.
Bisognerebbe essere contenti della propria vita per rifiutarla.
 

Scaredheart

Romantica sotto copertura
Come questo percorso debba portare a voler bene a chi magari bene non ce ne vuole anzi ha passato la vita ad esprimere disprezzo e una forma di odio, sfruttando il suo potere su un essere indifeso, sarà un mio limite ma continuo a non capirlo. Cmq. Mai stata contro analisti e terapie.
ma ci si va se si sente di averne bisogno, altrimenti è assolutamente inutile. Se non hai il desiderio di andare è inutile.
Lo pensavo anche io, ma in realtà come si è letto, la mamma di Miss se non sbaglio, o comunque la mia mamma (per esser certi:D) hanno avuto genitori simili a loro, e la mia dottoressa mi ha chiarito che non è un "non voler bene", è che non sanno come dimostrarlo, cioè in quel momento ripetono quel che è stato fatto a loro, perchè è l'unica comunicazione che hanno appreso!

Io l'ho testato su me stessa. Mia mamma è molto aggressiva e io dopo anni non rispondevo più!

Beh si litiga e io incasso i colpi e sto zitta, peggiora la situazione.

Si litiga e io la tratto peggio di uno zerbino, e lei mi apprezza e mi chiede pure scusa... :confused: sono rimasta senza parole... Non è che non c'è amore, è un amore malsano, da riportare, se si può (perchè sono molto pessimista), sui giusti binari!
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Lo pensavo anche io, ma in realtà come si è letto, la mamma di Miss se non sbaglio, o comunque la mia mamma (per esser certi:D) hanno avuto genitori simili a loro, e la mia dottoressa mi ha chiarito che non è un "non voler bene", è che non sanno come dimostrarlo, cioè in quel momento ripetono quel che è stato fatto a loro, perchè è l'unica comunicazione che hanno appreso!

Io l'ho testato su me stessa. Mia mamma è molto aggressiva e io dopo anni non rispondevo più!

Beh si litiga e io incasso i colpi e sto zitta, peggiora la situazione.

Si litiga e io la tratto peggio di uno zerbino, e lei mi apprezza e mi chiede pure scusa... :confused: sono rimasta senza parole... Non è che non c'è amore, è un amore malsano, da riportare, se si può (perchè sono molto pessimista), sui giusti binari!
Non è detto che sia possibile.
Però bisogna salvarsi senza fuggire.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Come questo percorso debba portare a voler bene a chi magari bene non ce ne vuole anzi ha passato la vita ad esprimere disprezzo e una forma di odio, sfruttando il suo potere su un essere indifeso, sarà un mio limite ma continuo a non capirlo. Cmq. Mai stata contro analisti e terapie.
ma ci si va se si sente di averne bisogno, altrimenti è assolutamente inutile. Se non hai il desiderio di andare è inutile.


Mi intrometto solo per dire che un percorso fatto bene non porta affatto ad un "dover voler bene".

Ma anzi, è proprio il contrario. Se ben fatto, aiuta proprio a riconoscersi il diritto di "non dover".
Un percorso ben fatto aiuta a riconoscere l'altro per quello che è.

A dirsi razionalmente, permettendosi anche di sentirlo liberamente, che tua madre è stata una madre terribile.
Che quella madre non ti ha dato l'amore di cui avevi bisogno.

E quel sapere connesso pacificamente con il sentire non è per nulla scontato.

A volte la testa riconosce, lo dice. E il sentire si tace di fronte ai fatti.
Poi il sentire si risveglia, entra in conflitto con la testa e comincia a picchiare duro, con la rabbia, con i sensi di colpa per quello che ha detto la testa, con il dolore.
E il sentire ti riporta al dover voler bene, pur sapendo che quel voler bene non è come si vorrebbe che fosse. Che è un dover.
Ma paradossalmente quel voler bene, anche mettendosi via, pacifica. Solo che è un legaccio.

Vivere, viaggiando alternativamente da una parte all'altra è da dare di testa al muro.

Un buon percorso aiuta a darsi il permesso non solo di dire, ma anche di sentire che tua madre è stata terribile.
Con te. E lo è stata non perchè sei tu sbagliata. Lo è stata e basta. Senza perchè.

Quelli vengono dopo, dopo essersi date il permesso di sentire.

Un buon percorso ti dovrebbe dare la possibilità di scegliere se rimanere, allontanandoti dal desiderio di avere una madre amabile, riconoscendo di essere un'orfana dal punto di vista emotivo e avvicinandoti però alla donna che anche è una madre, o andare, ma andando in pace.
Perchè allontanarsi in guerra non è andare , è fuggire.
E la bambina che desidera la madre che non ha avuto rimane ferita. La bambina non fugge e ritorna sempre indietro. Portandosi con sè la donna e legandola in un legame doloroso e inutile.

Un buon percorso aiuta a vedere le cose come stanno, nominarle ripulendole dalla rabbia dei desideri traditi, e viverle in modo libero.
Per non portarsi dentro la paura, mai o mal confessata, di esserselo in fondo meritato quell'amore mancato.
E quella paura non affrontata è strettamente connessa al darsi il diritto di esistere ed essere.

Un buon percorso è quel contenitore sicuro in cui ti puoi dire che quell'amore è davvero mancato, e davvero manca, senza giustificare o spiegare i perchè o i percome, è il contenitore in cui puoi soffrire e abbracciare quella bambina e la donna che la bambina crescendo è diventata.
E' lo spazio che può permettere di partorirsi e diventare madri di se stesse.
E questo lo si può fare solo se si riesce a riconoscere che si è orfane.
Senza distribuire colpe o giustificazioni.

aggiungo: un buon percorso dipende, per un buon 60%, secondo me, dal desiderio di chi lo svolge di arrivare in fondo, non al percorso, ma al proprio dolore. Il terapista, se è un buon terapista, non ha altra funzione che quella maieutica.
 
Ultima modifica:

Apollonia

Utente di lunga data
sto scrivendo una lettera che pubblichero.
una lettera a mia madre.

voi lo sapetr cosa vuol dire diventare delle bruttissime persone e tutto per colpa di vostra madre?
ed e' ancora piu brutto quando uno se ne rende conto.
non importa se stava male, se era malata. per me non e' una giustificazione.
e tutto per cosa? un tradimento. beh forse piu di uno ma cmq....
io non riesco a vederla come la donna che mi ha donato la vita, ma come quella che me l ha distrutta, distrutta dentro. mi ha insegnato la violenza e l odio.
l amore l ho imparato per conto mio, e forse anche in modo sbagliato.
mi chiedo davvero come una madre possa fare questo senza rendersi conto che poi.....e' per sempre....
per colpa sua nulla e' piu importante nella mia vita...
tutto puo facilmente passare ....lei no, non passa mai....
penso che il giorno che non ci sara' piu moriro anche io. ma dentro una parte di me si sentira' sollevata. e amcora li non sara' finita....perche il segno l ha lasciato....ed e' per sempre.
vaffanculo mamma.
A me è successo. Con mio padre. E non ho dovuto neanche elaborare il lutto, perchè per me era morto molto prima che morisse veramente.

si penso di si....devo accettare che lei non l ha fatto con cattiveria....ma non riesco ad accettarlo...e' impossobile....non so come fare
Si riesce ad accettare se tu ti ami. Che non è cosa facile. Ma una buona terapia aiuta eccome.

Tu devi essere madre di te stessa.
Hai seguito una terapia?
Sì, sono d'accordo. DEVI prenderti cura della tua bambina. E te lo scrive una che ha una bambina molto sofferente, ma che piano piano sta lottando per essere felice. Se puoi economicamente, fai terapia. Possibilmente con una terapeuta donna.

Ho provato a parlarle di tutto. Nega. Dice che stava male e sono stronza se tiro fuori l argomento.
Io ho paura che se dovesse capitare a me quello che è successo a lei ip non avrei altri esempi oltre a lei per rapportarmi ai mieo figli. Mi ricorderò di come lei ha fatto con noi...e forse farei uguale.
Lei non fa nulla per aiutarmi a perdonarla...finche rinnega quello che è successo...lei non è una vera mamma. Non con me. Lo è con kia sorella questo si. E di questo aono felice e gia ki aiuta tanto a non odiarla piu del dovuto.
Questo è vero, ma solo in parte. Noi apprendiamo i comportamenti affettivi ed emotivi da chi ci ha cresciuto.
E ci comportiamo alla stessa identica maniera. Ma se qualcuno ti correggerà, (vedi terapeuta) ti assicuro che cambierai, e di conseguenza cambierà il tuo atteggiamento verso eventuali figli.
Miss, io non so che età tu abbia, ma io sto incominciando a capire questa storia a 52 anni. Avessi fatto terapia 20 anni fa, adesso starei decisamente meglio. E sono solo 5 mesi che sono in cura.
Trovane una brava!

Perché "cancellare" chi è il primo oggetto d'amore, anche se è malato-sbagliato crudele, lascia a te conseguenze tragiche.
Ti porta a cercare altri oggetti d'amore di cui fidarsi, affidandoti in modo infantile e malsano, ti porta a non riuscire a costruire relazioni durature, ti porta a cercare partner sbagliati (psicotici), ti porta a distruggere i rapporti che sembrano funzionare, ti porta ad avere comportamenti autodistruttivi di vario genere. Basta leggere qualcosa dell'ampia letteratura sull'argomento, sulle devianze giovanili, a esempio, o di psicoanalisi da Melanie Klein.
I primi oggetti d'amore padre e madre, ma soprattutto la madre vanno in qualche modo recuperati, bisogna ritrovare la madre buona, almeno dentro di sé, per poter avere una vita affettiva un minimo equilibrata.
Sono d'accordissimo sul neretto. Io ho odiato mio padre, ma un giorno, mentre stiravo, ho incominciato a a capirlo, non a perdonarlo, ma a capirlo. E per me è stato illuminante.


Lo pensavo anche io, ma in realtà come si è letto, la mamma di Miss se non sbaglio, o comunque la mia mamma (per esser certi:D) hanno avuto genitori simili a loro, e la mia dottoressa mi ha chiarito che non è un "non voler bene", è che non sanno come dimostrarlo, cioè in quel momento ripetono quel che è stato fatto a loro, perchè è l'unica comunicazione che hanno appreso!
Esatto! E' L'UNICA!!!! Ma ne esistono altre. Bisogna impararle, però.

Io l'ho testato su me stessa. Mia mamma è molto aggressiva e io dopo anni non rispondevo più!

Beh si litiga e io incasso i colpi e sto zitta, peggiora la situazione.

Si litiga e io la tratto peggio di uno zerbino, e lei mi apprezza e mi chiede pure scusa... :confused: sono rimasta senza parole... Non è che non c'è amore, è un amore malsano, da riportare, se si può (perchè sono molto pessimista), sui giusti binari!
Sì, e se tale rimane, ti rovina l'esistenza!
Se puoi , leggi il libro che ho citato nel post di Scared.
 

Nausicaa

sfdcef
Mi intrometto solo per dire che un percorso fatto bene non porta affatto ad un "dover voler bene".

Ma anzi, è proprio il contrario. Se ben fatto, aiuta proprio a riconoscersi il diritto di "non dover".
Un percorso ben fatto aiuta a riconoscere l'altro per quello che è.

A dirsi razionalmente, permettendosi anche di sentirlo liberamente, che tua madre è stata una madre terribile.
Che quella madre non ti ha dato l'amore di cui avevi bisogno.

E quel sapere connesso pacificamente con il sentire non è per nulla scontato.

A volte la testa riconosce, lo dice. E il sentire si tace di fronte ai fatti.
Poi il sentire si risveglia, entra in conflitto con la testa e comincia a picchiare duro, con la rabbia, con i sensi di colpa per quello che ha detto la testa, con il dolore.
E il sentire ti riporta al dover voler bene, pur sapendo che quel voler bene non è come si vorrebbe che fosse. Che è un dover.
Ma paradossalmente quel voler bene, anche mettendosi via, pacifica. Solo che è un legaccio.

Vivere, viaggiando alternativamente da una parte all'altra è da dare di testa al muro.

Un buon percorso aiuta a darsi il permesso non solo di dire, ma anche di sentire che tua madre è stata terribile.
Con te. E lo è stata non perchè sei tu sbagliata. Lo è stata e basta. Senza perchè.

Quelli vengono dopo, dopo essersi date il permesso di sentire.

Un buon percorso ti dovrebbe dare la possibilità di scegliere se rimanere, allontanandoti dal desiderio di avere una madre amabile, riconoscendo di essere un'orfana dal punto di vista emotivo e avvicinandoti però alla donna che anche è una madre, o andare, ma andando in pace.
Perchè allontanarsi in guerra non è andare , è fuggire.
E la bambina che desidera la madre che non ha avuto rimane ferita. La bambina non fugge e ritorna sempre indietro. Portandosi con sè la donna e legandola in un legame doloroso e inutile.

Un buon percorso aiuta a vedere le cose come stanno, nominarle ripulendole dalla rabbia dei desideri traditi, e viverle in modo libero.
Per non portarsi dentro la paura, mai o mal confessata, di esserselo in fondo meritato quell'amore mancato.
E quella paura non affrontata è strettamente connessa al darsi il diritto di esistere ed essere.

Un buon percorso è quel contenitore sicuro in cui ti puoi dire che quell'amore è davvero mancato, e davvero manca, senza giustificare o spiegare i perchè o i percome, è il contenitore in cui puoi soffrire e abbracciare quella bambina e la donna che la bambina crescendo è diventata.
E' lo spazio che può permettere di partorirsi e diventare madri di se stesse.
E questo lo si può fare solo se si riesce a riconoscere che si è orfane.
Senza distribuire colpe o giustificazioni.

aggiungo: un buon percorso dipende, per un buon 60%, secondo me, dal desiderio di chi lo svolge di arrivare in fondo, non al percorso, ma al proprio dolore. Il terapista, se è un buon terapista, non ha altra funzione che quella maieutica.
Questo mi sa già di molto più sensato.
 

Brunetta

Utente di lunga data
I genitori sono degli adulti e per un bambino sono perfetti e se si comportano male il bambino pensa che è solo perché lui se lo merita.
Arriva sempre nella vita un momento in cui si è più vecchi di quanto erano i genitori di quando eravamo bambini e ne comprendiamo la finitezza, la giovinezza, l'impreparazione, l'immaturità e ci viene quasi da vederli dall'alto. Questo anche se sono stati ottimi genitori. E in quel momento proviamo tenerezza e siamo più indulgenti con loro.
 

@lex

Escluso
I genitori sono degli adulti e per un bambino sono perfetti e se si comportano male il bambino pensa che è solo perché lui se lo merita.
Arriva sempre nella vita un momento in cui si è più vecchi di quanto erano i genitori di quando eravamo bambini e ne comprendiamo la finitezza, la giovinezza, l'impreparazione, l'immaturità e ci viene quasi da vederli dall'alto. Questo anche se sono stati ottimi genitori. E in quel momento proviamo tenerezza e siamo più indulgenti con loro.
non sempre
 

lolapal

Utente reloaded
Mi intrometto solo per dire che un percorso fatto bene non porta affatto ad un "dover voler bene".

Ma anzi, è proprio il contrario. Se ben fatto, aiuta proprio a riconoscersi il diritto di "non dover".
Un percorso ben fatto aiuta a riconoscere l'altro per quello che è.

A dirsi razionalmente, permettendosi anche di sentirlo liberamente, che tua madre è stata una madre terribile.
Che quella madre non ti ha dato l'amore di cui avevi bisogno.

E quel sapere connesso pacificamente con il sentire non è per nulla scontato.

A volte la testa riconosce, lo dice. E il sentire si tace di fronte ai fatti.
Poi il sentire si risveglia, entra in conflitto con la testa e comincia a picchiare duro, con la rabbia, con i sensi di colpa per quello che ha detto la testa, con il dolore.
E il sentire ti riporta al dover voler bene, pur sapendo che quel voler bene non è come si vorrebbe che fosse. Che è un dover.
Ma paradossalmente quel voler bene, anche mettendosi via, pacifica. Solo che è un legaccio.

Vivere, viaggiando alternativamente da una parte all'altra è da dare di testa al muro.

Un buon percorso aiuta a darsi il permesso non solo di dire, ma anche di sentire che tua madre è stata terribile.
Con te. E lo è stata non perchè sei tu sbagliata. Lo è stata e basta. Senza perchè.

Quelli vengono dopo, dopo essersi date il permesso di sentire.

Un buon percorso ti dovrebbe dare la possibilità di scegliere se rimanere, allontanandoti dal desiderio di avere una madre amabile, riconoscendo di essere un'orfana dal punto di vista emotivo e avvicinandoti però alla donna che anche è una madre, o andare, ma andando in pace.
Perchè allontanarsi in guerra non è andare , è fuggire.

E la bambina che desidera la madre che non ha avuto rimane ferita. La bambina non fugge e ritorna sempre indietro. Portandosi con sè la donna e legandola in un legame doloroso e inutile.

Un buon percorso aiuta a vedere le cose come stanno, nominarle ripulendole dalla rabbia dei desideri traditi, e viverle in modo libero.
Per non portarsi dentro la paura, mai o mal confessata, di esserselo in fondo meritato quell'amore mancato.
E quella paura non affrontata è strettamente connessa al darsi il diritto di esistere ed essere.

Un buon percorso è quel contenitore sicuro in cui ti puoi dire che quell'amore è davvero mancato, e davvero manca, senza giustificare o spiegare i perchè o i percome, è il contenitore in cui puoi soffrire e abbracciare quella bambina e la donna che la bambina crescendo è diventata.
E' lo spazio che può permettere di partorirsi e diventare madri di se stesse.
E questo lo si può fare solo se si riesce a riconoscere che si è orfane.
Senza distribuire colpe o giustificazioni.

aggiungo: un buon percorso dipende, per un buon 60%, secondo me, dal desiderio di chi lo svolge di arrivare in fondo, non al percorso, ma al proprio dolore. Il terapista, se è un buon terapista, non ha altra funzione che quella maieutica.
Quoto, soprattutto il neretto... :smile:
Non avrei saputo spiegarlo così bene...

Vorrei solo aggiungere che alla fine resta solo la compassione... almeno così è per me...
 

Sbriciolata

Escluso
Quello che io le recrimino è che abbia iniziato a far uscire l amore solo quandp lei è stata bene. Cioè da 3 anni a questa parte. Lo so che mi ama e mi ha sempre amata. Ma non posso passare sopra a quello che mi ha fatta quando dovevo formarmi e crescere perche i danni li vivo a desso . Cioe quando dovrei vivermi gli anni piu belli....
E lei mi ha rovinata a scoppio ritardato.
Adesso mi dimostra amore si preoccupa ...lo sento che è autentico...ma per me è un po come acqua a zucchero
Senti... c'è chi non ci è nato.
Nel senso: ci sono persone che non riescono a prendersi cura degli altri.
Non importa quali siano i motivi.
Per queste persone un figlio, fino a che non diventa adulto, è un peso immane, perchè i figli hanno bisogno di loro.
I figli hanno esigenze che vanno soddisfatte anche quando non abbiamo le forze per farlo: essere genitori vuol dire anche gestire i propri problemi senza dimenticare le esigenze dei figli.
Se non abbiamo le spalle sufficentemente larghe per questo, non ne dovremmo fare, perchè il continuo bisogno che i figli hanno di noi diventa un peso insostenibile.
Ma la natura non prevede una selezione in questo senso.
Io mi sono liberata da tante angosce quando ho realizzato che i miei, figli non ne avrebbero dovuti fare.
Meglio sarebbe stato se non si fossero mai incontrati, tiravano fuori il peggio l'uno dall'altra.
Forse sarebbero state persone anche migliori, avrebbero vissuto meglio.
Che mi abbiano messa al mondo non è una mia responsabilità.
Loro non potevano sapere che sarebbero stati genitori inadeguati, che la loro unione sarebbe stata una sorta di cataclisma, di uragano, in cui la normalità non esisteva ma doveva apparire all'esterno.
E' stata sfiga, li ho perdonati.
Ho perdonato meno chi ha visto da fuori, da vicino, e non ha mai mosso un dito, detto una parola.
Tranne una persona, che mi ha chiesto scusa, decenni dopo... e non sapeva neppure una frazione millesimale di quello che mi era toccato.
Se i miei fossero vivi oggi sono sicura che rimarrebbero sorpresi nel sentire certe mie affermazioni, sorpresi e offesi.
Ma non mi chiederei affatto la ragione di tanta sorpresa.
Questione di punti di vista.
 

Nausicaa

sfdcef
Ho letto un sacco di opinioni interessanti, davvero.

Un parametro da considerare però: il genitore in questione, è ancora in grado di fare del male al figlio oppure no?
Se no: ok, andiamo con analisi comprensione pena e quant'altro.
Se è ancora in grado di far del male, mi si perdoni ma meglio intanto fuggire, il tempo per le altre cose arriverà quando non si sarà più in pericolo.
 

Sbriciolata

Escluso
Ho letto un sacco di opinioni interessanti, davvero.

Un parametro da considerare però: il genitore in questione, è ancora in grado di fare del male al figlio oppure no?
Se no: ok, andiamo con analisi comprensione pena e quant'altro.
Se è ancora in grado di far del male, mi si perdoni ma meglio intanto fuggire, il tempo per le altre cose arriverà quando non si sarà più in pericolo.
sì.
 

lolapal

Utente reloaded
Ho letto un sacco di opinioni interessanti, davvero.

Un parametro da considerare però: il genitore in questione, è ancora in grado di fare del male al figlio oppure no?
Se no: ok, andiamo con analisi comprensione pena e quant'altro.
Se è ancora in grado di far del male, mi si perdoni ma meglio intanto fuggire, il tempo per le altre cose arriverà quando non si sarà più in pericolo.
Sì, è meglio fuggire... in linea teorica... io, nel mio personale, sono giunta alla conclusione che posso essere abbastanza forte da non farmi fare del male... poi, sempre nel mio personale, c'è una questione di "dovere e responsabilità" essendo entrambi anziani e malati... l'importante è che non facciano del male a mia figlia...
 

Nausicaa

sfdcef
nel dubbio spero di sì

Non so, sinceramente, cosa sia peggio.

Convincersi di non essere amati dai propri genitori, o da un genitore, oppure pensare di sì e aspettare invano una vita intera di vedere un gesto che confermi questa speranza. E stare lì a fare doppio percorso psicologico, per sè e pure per i genitori. Và.

Cmq, io penso di essere una stronza, e apprezzo molto di più la prima scelta. Trovo che liberi di fardelli più pesanti di quelli che carichi. Ma è un pensiero assolutamente personale, e non vorrei mai di convincere qualcuno che i suoi genitori non lo amano. Mi spiace se ho dato questa impressione!
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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