La mia fine ...

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zanna

Utente di lunga data

Nicka

Capra Espiatrice
Nocciola. Zabaione. Variegato Nutella. Crema..
Il TI AMO è stato il mio...ed è stato una conseguenza.
Mi spiego meglio. Dopo una cosa del genere la domanda che mi è venuta spontanea è stata "ma tu hai mai provato qualcosa per me?"
Quando mi ha detto NO (sì, mi ha detto no e basta...non ha detto altro) io gli ho risposto sorridendo che io invece lo avevo sempre amato.
Questo è stato...

Quando mi era sopra, quando mi schiacciava la faccia sul cuscino mi ha chiamata amore, che è una cosa assurda di per sè visto che il massimo dei nomignoli affettuosi è stato "ehi tu!". Quel che è certo è che amore prima di allora non mi ci aveva mai chiamata, ma manco tesoro!
 
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birba

Utente di lunga data
mannò, ha fatto bene a superare la cosa, e anche a perdonare, ma il perdono può benissimo essere un atto intimo e personale, da non comunicare a nessuno, nemmeno con i fatti
mi riferisco sempre al fatto che si vedano ancora, che non è necessario al perdono, secondo me
proprio tu hai detto che lei non vuole rendersi conto di chi ha davanti
ma a meno che tu nn la conosca da sempre, nn credo che tu lo possa dire
e nn credo neanche che superare una cosa del genere possa significare perdonare
il fatto che una volta l'anno prendano un caffè insieme nn mi sembra significativo
 

Joey Blow

Escluso
a parte che io ho letto diverse critiche e pure qualche offesa, ma a parte questo
ho notato un certo scetticismo di fondo in merito alle sue parole e anche a quelle della miss
come se fosse ritenuto impossibile che una donna possa essere abbastanza forte da farcela da sola
io personalmente credo che mi sarei armata di coltello e avrei fatto un bagno di sangue
ma non per questo mi metto a dire che avrebbero dovuto farlo anche loro o mi metto a sindacare sulle loro scelte
se le hanno fatte e hanno superato questa cosa io sono contenta per loro
e nel mentre auguro la morte atroce a quelle teste di cazzo
Ma non è farcela o non farcela da soli, è rimanere in rapporto e considerare amico, vedere e sentirsi con uno che t'ha combinato sto schifo. Amore o no che potesse esserci. Ma che è, scherziamo? Puttana eva. Una così non ce l'ha fatta e non ne è uscita manco per il cazzo. E poco importa che lei scriva il contrario.
 

Chiara Matraini

Senora de la Vanguardia
E infatti di tutto ho parlato meno che di romanticismo.

Bho. Vabbè famo finta che non ho scritto niente.

infatti ho commesso un errore di cui ti chiedo scusa. :)
la prima parte del mio post era rivolta a te
la seconda (da: perdonami) a sbriciolata

vi ho messi insieme nella mia testa perché avete avuto uno scambio di battute.
e forse non dovrei nemmeno affacciarmi a questo 3d perché solo a leggere il primo post, ieri, sono scoppiata a piangere
 

Nicka

Capra Espiatrice
Ma non è farcela o non farcela da soli, è rimanere in rapporto e considerare amico, vedere e sentirsi con uno che t'ha combinato sto schifo. Amore o no che potesse esserci. Ma che è, scherziamo? Puttana eva. Una così non ce l'ha fatta e non ne è uscita manco per il cazzo. E poco importa che lei scriva il contrario.
Vuoi prendere un caffè con me?
 
non eri uscito?
comunqueper contestare la violenza scrivi con meno violenza
Ma non è farcela o non farcela da soli, è rimanere in rapporto e considerare amico, vedere e sentirsi con uno che t'ha combinato sto schifo. Amore o no che potesse esserci. Ma che è, scherziamo? Puttana eva. Una così non ce l'ha fatta e non ne è uscita manco per il cazzo. E poco importa che lei scriva il contrario.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
stavo facendo alcune riflessioni fra me e me dopo aver letto quanto scritto. (quindi ormai un po' lo sapete, non sarò per niente breve:eek:...però mi sono impegnata per esserlo il più possibile:mrgreen:)

Riflettevo sul ruolo che gioca la mente nel tutelare attraverso lo spiegare. Mi pare fosse Sbriciolata che ha ben sottolineato che se guardi negli occhi il tuo violentatore te la puoi spiegare fin che vuoi, ma quelli sono contemporaneamente gli occhi di un qualcuno che conosci (spesso) e che contemporaneamente è uno straniero.
Non solo a te come individuo violato, ma è straniero alla sensazione di sicurezza e abbraccio che dal mondo dovrebbe venire.

Lei ha usato il termine bestie. Io non lo uso, perchè le bestie rispondono a istinti. Noi umani SCEGLIAMO.

Ed è un buon rifugio la mente, dopo. Non subito dopo. Dopo un po'.
E' calda, ti sa dire tante cose. Ti sa tranquillizzare, mettendo ordine nel disordine. Si sta bene nella mente. Ti abbraccia. Ti fa sentire di poter ancora dire la tua, ti fa sentire che esisti.

Siamo comunque figli del cogito ego sum..

Ma il sentire profondo è un altro discorso dal cogitare.

E quel sentire si innesta sulla percezione di sè nel mondo che si è precedentemente acquisita.

Ecco perchè diventa importante parlarne.

Una violenza scatena dei mostri che magari se ne sarebbero stati relativamente buoni per il resto della vita.
Una violenza arriva a colpire talmente a fondo l'intimità di un individuo da cambiarne davvero l'assetto.
E la relazione con se stesso e col mondo.

Cantare la storia, far sì che esistano testimoni in grado di ripeterla quando tu non riesci più a farlo è fondamentale in un processo di guarigione.

In questo la nostra cultura non aiuta chi denuncia.
La nostra cultura è più centrata al comprendere che al cantare e ripetere.

Come se il comprendere esorcizzasse la paura archetipa che un evento del genere scatena in chi lo ascolta.
Come se comprendere aiutasse ad andare oltre.

Io non mi stancherò mai e poi mai di ripetere che non si può andare oltre una violenza.

Una violenza è un sentire che definisce chi l'ha subita innanzitutto.
Ma anche chi l'ha agita e il contesto sociale in cui è avvenuta.
Non si va oltre.
Ci si immerge semplicemente nel nuovo sentire che è il risultato dell'aver incontrato la violenza nella sua esplicitazione più inspiegabile ed immotivata.

Comprendere è un bisogno di chi ascolta. Un bisogno collettivo di sicurezza.

Ma la vittima ha bisogno di qualcuno che canti per lei quando lei non può. La vittima ha bisogno di tante voci.
Perchè se anche lei riesce a cantare questo è un canto che non può essere fatto in solitudine.

Qualcuno che canti il sentire. Quello profondo. Pulito dai meccanismi del pensiero.

Non il comprendere, da cui derivano il perdono e tutte quelle storie che sono solo prodotti culturali.

I genitori dovrebbero essere i primi ripetitori, i primi ad unirsi al canto.
Perchè la figlia violentata viene dai genitori e il figlio che ha violentato viene da genitori.
Una figlia non è una monade.

Certe relazioni impediscono alle figlie di andare dalle madri.
Certe relazioni, a loro volta incentrate sulla fiducia tradita, diventano un brodo in cui la violenza vive e prolifera.
E sono quelle relazioni a mantenere la cultura della vergogna e del segreto.

Una figlia che non riesce a parlare con la madre, e la responsabilità relazionale è di entrambe perchè della dinamica si è coprotagoniste, rischia di rimanere invischiata con se stessa.
Manifestandolo in mille modi, nella relazione col cibo per dire. Ma anche con l'autolesionismo, con la "paura" dell'acqua del toccarsi nell'acqua per ripulirsi (e anche questo è un archetipo ben radicato, basta guardare i riti della chiesa legati all'acqua).

Penso sia ancora lungo il percorso da fare per riuscire a non dover perdonare.

E penso che sia ancora lungo il percorso da fare per non sentire l'esigenza di essere assolti.

Quando penso alla violenza, alla fatica che si fa a nominarla, chiamarla col suo nome, ai tentativi di ridurla ai minimi termini, di categorizzarla...mi viene una tristezza infinita.

Per chi la subisce. Per chi la agisce. Per chi suo malgrado è costretto ad ascoltare e vedere.

Parlo di figlie violentate. Ma anche dei figli violentati.
Parlo del violentatore. Ma anche delle violentatrici.
 

Tubarao

Escluso
Il TI AMO è stato il mio...ed è stato una conseguenza.
Mi spiego meglio. Dopo una cosa del genere la domanda che mi è venuta spontanea è stata "ma tu hai mai provato qualcosa per me?"
Quando mi ha detto NO (sì, mi ha detto no e basta...non ha detto altro) io gli ho risposto sorridendo che io invece lo avevo sempre amato.
Questo è stato...

Quando mi era sopra, quando mi schiacciava la faccia sul cuscino mi ha chiamata amore, che è una cosa assurda di per sè visto che il massimo dei nomignoli affettuosi è stato "ehi tu!". Quel che è certo è che amore prima di allora non mi ci aveva mai chiamata, ma manco tesoro!


Ti Amo, o Amore, il concetto era quello.
 

birba

Utente di lunga data
Ma non è farcela o non farcela da soli, è rimanere in rapporto e considerare amico, vedere e sentirsi con uno che t'ha combinato sto schifo. Amore o no che potesse esserci. Ma che è, scherziamo? Puttana eva. Una così non ce l'ha fatta e non ne è uscita manco per il cazzo. E poco importa che lei scriva il contrario.
guarda che io comprendo benissimo la tua rabbia, io ripeto, avrei fatto un bagno di sangue
nn sarei stata capace di una reazione così "fredda" come ha avuto lei
ma questo perchè siamo appunto persone diverse
però scusa, ma dopo 7 anni, i tuoi sbotti di rabbia e le tue sequele di insulti nn servono a una bella sega
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
e aggiungo anche una cosa.

Non è un dovere essere forti.

Non è una croce al merito.

Lo si diventa perchè di necessità si fa virtù.

La realtà dietro la forza è che non ci sarebbe dovuta essere la necessità di esserlo.
 

Joey Blow

Escluso
guarda che io comprendo benissimo la tua rabbia, io ripeto, avrei fatto un bagno di sangue
nn sarei stata capace di una reazione così "fredda" come ha avuto lei
ma questo perchè siamo appunto persone diverse
però scusa, ma dopo 7 anni, i tuoi sbotti di rabbia e le tue sequele di insulti nn servono a una bella sega
Rabbia? Ma poi quale reazione fredda, che questa ne ha passate di cotte e di crude. Non si tratta di reazione fredda, ma di dipendenza da una persona. A mente fredda una cosa così non sarebbe accaduta. Il punto è che, appunto, non ragioni in termini nè oggettivi e con una parte di emotività che sicuramente non è sana (per te).
 

Nausicaa

sfdcef
Sì le mie parole sono state aspre e incredule.
Soprattutto incredule, perchè ogni minuscola particella di me si ribella al pensiero che questo uomo possa pensare di essere assolto per quello che ha fatto.
Cuore, anima, testa, corpo, ho un moto di rigetto a pensarlo.
Ma non è un pensiero contro Nicka.
 

zanna

Utente di lunga data
stavo facendo alcune riflessioni fra me e me dopo aver letto quanto scritto. (quindi ormai un po' lo sapete, non sarò per niente breve:eek:...però mi sono impegnata per esserlo il più possibile:mrgreen:)

Riflettevo sul ruolo che gioca la mente nel tutelare attraverso lo spiegare. Mi pare fosse Sbriciolata che ha ben sottolineato che se guardi negli occhi il tuo violentatore te la puoi spiegare fin che vuoi, ma quelli sono contemporaneamente gli occhi di un qualcuno che conosci (spesso) e che contemporaneamente è uno straniero.
Non solo a te come individuo violato, ma è straniero alla sensazione di sicurezza e abbraccio che dal mondo dovrebbe venire.

Lei ha usato il termine bestie. Io non lo uso, perchè le bestie rispondono a istinti. Noi umani SCEGLIAMO.

Ed è un buon rifugio la mente, dopo. Non subito dopo. Dopo un po'.
E' calda, ti sa dire tante cose. Ti sa tranquillizzare, mettendo ordine nel disordine. Si sta bene nella mente. Ti abbraccia. Ti fa sentire di poter ancora dire la tua, ti fa sentire che esisti.

Siamo comunque figli del cogito ego sum..

Ma il sentire profondo è un altro discorso dal cogitare.

E quel sentire si innesta sulla percezione di sè nel mondo che si è precedentemente acquisita.

Ecco perchè diventa importante parlarne.

Una violenza scatena dei mostri che magari se ne sarebbero stati relativamente buoni per il resto della vita.
Una violenza arriva a colpire talmente a fondo l'intimità di un individuo da cambiarne davvero l'assetto.
E la relazione con se stesso e col mondo.

Cantare la storia, far sì che esistano testimoni in grado di ripeterla quando tu non riesci più a farlo è fondamentale in un processo di guarigione.

In questo la nostra cultura non aiuta chi denuncia.
La nostra cultura è più centrata al comprendere che al cantare e ripetere.

Come se il comprendere esorcizzasse la paura archetipa che un evento del genere scatena in chi lo ascolta.
Come se comprendere aiutasse ad andare oltre.

Io non mi stancherò mai e poi mai di ripetere che non si può andare oltre una violenza.

Una violenza è un sentire che definisce chi l'ha subita innanzitutto.
Ma anche chi l'ha agita e il contesto sociale in cui è avvenuta.
Non si va oltre.
Ci si immerge semplicemente nel nuovo sentire che è il risultato dell'aver incontrato la violenza nella sua esplicitazione più inspiegabile ed immotivata.

Comprendere è un bisogno di chi ascolta. Un bisogno collettivo di sicurezza.

Ma la vittima ha bisogno di qualcuno che canti per lei quando lei non può. La vittima ha bisogno di tante voci.
Perchè se anche lei riesce a cantare questo è un canto che non può essere fatto in solitudine.

Qualcuno che canti il sentire. Quello profondo. Pulito dai meccanismi del pensiero.

Non il comprendere, da cui derivano il perdono e tutte quelle storie che sono solo prodotti culturali.

I genitori dovrebbero essere i primi ripetitori, i primi ad unirsi al canto.
Perchè la figlia violentata viene dai genitori e il figlio che ha violentato viene da genitori.
Una figlia non è una monade.

Certe relazioni impediscono alle figlie di andare dalle madri.
Certe relazioni, a loro volta incentrate sulla fiducia tradita, diventano un brodo in cui la violenza vive e prolifera.
E sono quelle relazioni a mantenere la cultura della vergogna e del segreto.

Una figlia che non riesce a parlare con la madre, e la responsabilità relazionale è di entrambe perchè della dinamica si è coprotagoniste, rischia di rimanere invischiata con se stessa.
Manifestandolo in mille modi, nella relazione col cibo per dire. Ma anche con l'autolesionismo, con la "paura" dell'acqua del toccarsi nell'acqua per ripulirsi (e anche questo è un archetipo ben radicato, basta guardare i riti della chiesa legati all'acqua).

Penso sia ancora lungo il percorso da fare per riuscire a non dover perdonare.

E penso che sia ancora lungo il percorso da fare per non sentire l'esigenza di essere assolti.

Quando penso alla violenza, alla fatica che si fa a nominarla, chiamarla col suo nome, ai tentativi di ridurla ai minimi termini, di categorizzarla...mi viene una tristezza infinita.

Per chi la subisce. Per chi la agisce. Per chi suo malgrado è costretto ad ascoltare e vedere.

Parlo di figlie violentate. Ma anche dei figli violentati.
Parlo del violentatore. Ma anche delle violentatrici.
Pant ... pant ... per la barba fuente di minerva ... :eek:ld:
 

free

Escluso
proprio tu hai detto che lei non vuole rendersi conto di chi ha davanti
ma a meno che tu nn la conosca da sempre, nn credo che tu lo possa dire
e nn credo neanche che superare una cosa del genere possa significare perdonare
il fatto che una volta l'anno prendano un caffè insieme nn mi sembra significativo
infatti è solo la mia opinione, ovvio
basta non scrivere niente e non arrivano opinioni, no? mica tutti abbiamo la stessa testa
 

birba

Utente di lunga data
Rabbia? Ma poi quale reazione fredda, che questa ne ha passate di cotte e di crude. Non si tratta di reazione fredda, ma di dipendenza da una persona. A mente fredda una cosa così non sarebbe accaduta. Il punto è che, appunto, non ragioni in termini nè oggettivi e con una parte di emotività che sicuramente non è sana (per te).
ma te che ne sai? la conosci? mi conosci? ma chi cazzo sei? gesù?
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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