La mia fine ...

Stato
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Nicka

Capra Espiatrice
probabile che sia stato già scritto,visto che non ho letto tutto il 3d.

ma a sensazione lui può aver cercato di farsi odiare da te facendo qualcosa di imperdonabile. perchè non sapeva come altro fare per allontanarsi da te e farti allontanare da lui.

ha cercato una frattura che non potesse essere sanata in eterno.

tu puoi aver capito questo istintivamente e per questo lo hai perdonato. l'idea spiegherebbe anche le sue lacrime a distanza di tempo.

My 2 Cents,as usual
Ok...:)
Sì per certi versi si è preso in considerazione...ed è sempre stata una mia sensazione abbastanza forte questa...
Devo solo capire se sia una sottospecie di auto-consolazione o una probabilità vera...cose che in ogni caso non cambierebbero di una virgola quello che è stato...
 

Nicka

Capra Espiatrice
E tu non sei una tua persona?

Ogni gesto ha un suo significato. E' vero. Ogni gesto è comunicazione.

Ma alcune comunicazioni sono semplicemente da rifiutare. Non nel senso di negarle, nasconderle.

Nel senso di rimandarle al mittente con il chiaro messaggio che quel tipo di comunicazione non è accettabile.
Mai. Per nessun motivo.

Per estremo, anche un serial killer ha delle sue motivazioni che possono essere comprese.
Le si può comprendere. Le si può analizzare. Ma questa è soltanto un'operazione mentale.

E ha la funzione di tranquillizzare. Familiari e società.

Spiego, capisco. Inserisco in una cornice l'inspiegabile.
E in questo modo mi creo la possibilità di riconoscerlo se lo incontro, magari di evitarlo.

Affronto la banalità del male rendendolo più umano.

Ma questo è un percorso che nulla a che vedere con la considerazione delle conseguenze.
E con la considerazione che un comportamento comunicativo come una violenza da parte di un uomo adulto è una scelta. E è una scelta che si tradotta in azione non ha altro verbo per esprimerla che violentare.

Sono operazioni separate.

E fra l'altro, come dici bene tu, sarebbe bene che a farle, chi ha subito, non sia solo, proprio perchè non c'è il giusto distacco. Non per mancanza di capacità.
Ma perchè quando si guarda da troppo vicino non si vede niente.
Se non quello che si vuole vedere.

E spesso quello che si vuole vedere è, giustamente, un rifugio da una situazione dolorosa.

Comprendo molto bene anche la non denuncia.
Ma penso che sia importante lo stesso arrivarci. Se si può. Se si riesce.

Ma, ti ripeto, comprendo davvero bene il non arrivarci proprio per niente.

Già arrivare a chiamare certe violenze con il loro nome è una vittoria di incalcolabile valore.
Inestimabile valore.
Certo che io sono mia...e mi sono fatta forte proprio di questo! Per questo ho reagito e l'ho fatto a seconda di quello che era il mio sentire del momento...senza contare quello che gli ho detto l'attimo dopo...
Bisogna parlare lo stesso linguaggio per capirsi...ora cercherò di spiegarmi meglio...
Quell'ex della mia amica per capire aveva bisogno che gli alzassi le mani, che si reagisse fisicamente a quello che faceva, capiva quel linguaggio...
Nel mio caso specifico il linguaggio che dovevo usare per fargli capire non era fisico, checchè lui abbia messo un punto nella maniera più fisica e animale che più si può...
Il linguaggio che dovevo utilizzare era solo a livello psicologico...lui mi ha fatto molto male, io gliene ho fatto altrettanto dicendogli quello che gli ho detto...e poi negandomi per un lungo periodo.
Lui aveva sempre saputo che io ero lì, con quello che ha fatto si è completamente giocato la mia presenza nella sua vita, presenza che indiscutibilmente era importante. E' stato come se mi avesse eliminata e io da eliminata mi sono fatta di nebbia.
Non esistevo più. Le chiamate rimanevano senza risposta. Se lo vedevo cambiavo strada. I messaggi rimanevano senza risposta. Non ero arrabbiata, semplicemente non esistevo più. Ha voluto annullarmi? C'è riuscito. Questo è stato il mio modo per farlo ragionare...
Parole a nastro giusto per parlare di comunicazione tra persone...:)

E il fatto di essere io stessa una mia persona è il fulcro di tutto, non avrei potuto reagire diversamente in quel frangente...più forte di quel che sono stata non potevo esserlo...

La denuncia non l'ho mai presa in considerazione. Una denuncia mette in mezzo tante, troppe persone. Quella era una cosa esclusivamente tra me e lui, nata e morta in quel momento...sviluppata in non so quanto, ma a mio sentire circostanziata...
 

Tubarao

Escluso
Il male si insinua nelle persone normali e miti come banalità quando le condizioni storiche, culturali, sociali lo fanno considerare non male ma condotta appunto normale.
E' successo per il nazismo lo vediamo anche adesso come affermazioni razziste che susciterebbero onde di indignazione della maggioranza se rivolte verso una categoria, non suscitano che indifferenza o approvazione nei confronti di altre categorie.

Io mi domando quanto il pensiero e il linguaggio violento sia diffuso tra gli uomini al punto da poter far considerare a qualcuno di loro possibile, normale essere violenti in determinate circostanze in cui si sentono giustificati o almeno di avere valide attenuanti.
Per il neretto consiglio uno dei tanti capolavori di Marco Paolini: Ausmerzen. Penso sul tubo si riesca a trovare in versione integrale.

Sul non neretto, ho conosciuto uomini che non avrebbero esitato a lasciarti sputare sangue per terra, prendersi schiaffi in faccia da una donna e non fare niente per evitarlo.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Certo che io sono mia...e mi sono fatta forte proprio di questo! Per questo ho reagito e l'ho fatto a seconda di quello che era il mio sentire del momento...senza contare quello che gli ho detto l'attimo dopo...
Bisogna parlare lo stesso linguaggio per capirsi...ora cercherò di spiegarmi meglio...
Quell'ex della mia amica per capire aveva bisogno che gli alzassi le mani, che si reagisse fisicamente a quello che faceva, capiva quel linguaggio...
Nel mio caso specifico il linguaggio che dovevo usare per fargli capire non era fisico, checchè lui abbia messo un punto nella maniera più fisica e animale che più si può...
Il linguaggio che dovevo utilizzare era solo a livello psicologico...lui mi ha fatto molto male, io gliene ho fatto altrettanto dicendogli quello che gli ho detto...e poi negandomi per un lungo periodo.
Lui aveva sempre saputo che io ero lì, con quello che ha fatto si è completamente giocato la mia presenza nella sua vita, presenza che indiscutibilmente era importante. E' stato come se mi avesse eliminata e io da eliminata mi sono fatta di nebbia.
Non esistevo più. Le chiamate rimanevano senza risposta. Se lo vedevo cambiavo strada. I messaggi rimanevano senza risposta. Non ero arrabbiata, semplicemente non esistevo più. Ha voluto annullarmi? C'è riuscito. Questo è stato il mio modo per farlo ragionare...
Parole a nastro giusto per parlare di comunicazione tra persone...:)

E il fatto di essere io stessa una mia persona è il fulcro di tutto, non avrei potuto reagire diversamente in quel frangente...più forte di quel che sono stata non potevo esserlo...

La denuncia non l'ho mai presa in considerazione. Una denuncia mette in mezzo tante, troppe persone. Quella era una cosa esclusivamente tra me e lui, nata e morta in quel momento...sviluppata in non so quanto, ma a mio sentire circostanziata...

Cara Nicka, sei stata molto forte. E' verissimo. E lo sei anche adesso. :)

Ovviamente sono cose intime tue.
Quale è stato il percorso tuo interiore dopo le prime reazioni per superare trasformando una morte in una rinascita.

E quello è un percorso che si interseca e a volte si sovrappone alla comprensione.
Ma non è semplicemente comprensione.

Come hai detto bene un fatto accaduto non lo si può cambiare.

Ma i fatti cambiano noi.

E ci cambiano sulla lunga distanza. Non parlo di mesi, parlo di anni.
E i cambiamenti sono talmente lenti e graduali, che neanche ce ne si rende conto.
Un po' come la rana nella pentola che non fugge e muore se la temperatura dell'acqua nella pentola viene fatta salire con la giusta gradualità. :condom:

A volte si incaglia tutto nella fossa delle Marianne.
A volte no. Basta una corrente diversa e tutto risale.

Certi fatti, seppur compresi e accomodati con la mente, se non ricongiunti con il sentire profondo che hanno provocato lavorano strisciando in profondità. In silenzio.

Ha colpito molto anche me quella cosa che colpendo il tuo corpo non ha fatto tanto male quanto se avesse colpito il tuo essere.

Sono la prima a dire che le ferite del corpo svaniscono.

Ma il nostro corpo siamo noi, e alcune ferite arrivano all'anima tramite il corpo.
Lo trapassano, e arrivano a fondo.
Il dolore immediato è talmente forte che a volte non si sente più nulla di quello che succede poi.

Ma anche se non lo si sente succede.

Congiungere quelle ferite è l'operazione di elaborazione di cui diceva Brunetta.
E, come ha detto Fiammetta, la nostra mente smussa gli angoli quando sono troppo appuntiti.
E la mente può fare splendidi lavori di smussamento:D...ma gli angoli restano angoli nello spirito.

Scindere le ferite del corpo dalle ferite dello spirito usando la mente come mediatore...non è una bella operazione.
Per la mia esperienza.
Non è bella non perchè è brutta, ma perchè spezzetta l'esperienza che invece ha colpito tutta insieme e ha colpito tutto. Corpo, mente e spirito.

Rispetto alla denuncia...come ti dicevo comprendo.
Ma denunciare è il cantare di cui si dice nel link che avevo messo qualche post fa.
Poi esistono modi diversi di cantare...è vero.

L'importante è cantare. Dare voce ad un atto che non va nè sminuito nè amplificato.

Una violenza resta una violenza.

E, come già ti avevo scritto, è una cicatrice che tira al cambio del tempo.
Non si può andar oltre.
Perchè non è semplicemente possibile lasciare indietro parti di sè.

Io almeno la vedo così. :):)
 

morfeo78

Utente di lunga data
Sei riuscita a spiegarti benissimo...e vorrei dire una cosa.
Il grande errore in casi come questi è proprio la colpevolizzazione personale.
Non mi sono mai detta " se fossi stata più furba avrei..., se fossi stata più attenta..., se avessi capito che avevo davanti..., ho sbagliato a dire quella cosa..., ho sbagliato ad andare con lui...,etc. etc.".
Ho sempre avuto ben chiaro il fatto che io non ho sbagliato nulla in quel frangente...non mi sono caricata di nessuna responsabilità, mai!
E credo che questa consapevolezza mi abbia portata a gestire una cosa simile con un certo distacco se vogliamo, seppur il fatto abbia colpito molto a fondo...
Capendo che da parte mia non c'era nessun errore ho razionalizzato che l'errore, grande come un grattacielo, era solo suo...e sono gli errori che si perdonano...
Questa consapevolezza è proprio una gran bella cosa. :)
 

feather

Utente tardo
Io sono convinto che non esista una giustificazione per uno stupro, mai e in nessuna circostanza. Neppure attenuanti.
Poteva trovare mille altri modi per comunicare quello che aveva dentro. Ha scelto l'unico ingiustificabile.
Io non potrei essere amico di una persona così, per il semplice fatto che non riuscirei a provare un minimo di stima.
Il mancato controllo di sé, il gesto e i valori morali che lo hanno reso possibile.. tutto sbagliato.
Io non so cosa lui ti abbia dato in questi anni, ma è tutto all'ombra di quel gesto.
Denuncia o no non mi pare rilevante. Ormai il danno è fatto. Se ti fa stare meglio per carità.. Ma come tu possa stimare una persona così non lo comprendo.

Ho letto a saltoni, magari ho ripetuto cose già dette. Me ne scuso.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Per il neretto consiglio uno dei tanti capolavori di Marco Paolini: Ausmerzen. Penso sul tubo si riesca a trovare in versione integrale.

Sul non neretto, ho conosciuto uomini che non avrebbero esitato a lasciarti sputare sangue per terra, prendersi schiaffi in faccia da una donna e non fare niente per evitarlo.
Buongiorno, OT adoro PAolini FINE OT
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Certo che io sono mia...e mi sono fatta forte proprio di questo! Per questo ho reagito e l'ho fatto a seconda di quello che era il mio sentire del momento...senza contare quello che gli ho detto l'attimo dopo...
Bisogna parlare lo stesso linguaggio per capirsi...ora cercherò di spiegarmi meglio...
Quell'ex della mia amica per capire aveva bisogno che gli alzassi le mani, che si reagisse fisicamente a quello che faceva, capiva quel linguaggio...
Nel mio caso specifico il linguaggio che dovevo usare per fargli capire non era fisico, checchè lui abbia messo un punto nella maniera più fisica e animale che più si può...
Il linguaggio che dovevo utilizzare era solo a livello psicologico...lui mi ha fatto molto male, io gliene ho fatto altrettanto dicendogli quello che gli ho detto...e poi negandomi per un lungo periodo.
Lui aveva sempre saputo che io ero lì, con quello che ha fatto si è completamente giocato la mia presenza nella sua vita, presenza che indiscutibilmente era importante. E' stato come se mi avesse eliminata e io da eliminata mi sono fatta di nebbia.
Non esistevo più. Le chiamate rimanevano senza risposta. Se lo vedevo cambiavo strada. I messaggi rimanevano senza risposta. Non ero arrabbiata, semplicemente non esistevo più. Ha voluto annullarmi? C'è riuscito. Questo è stato il mio modo per farlo ragionare...

Parole a nastro giusto per parlare di comunicazione tra persone...:)

E il fatto di essere io stessa una mia persona è il fulcro di tutto, non avrei potuto reagire diversamente in quel frangente...più forte di quel che sono stata non potevo esserlo...

La denuncia non l'ho mai presa in considerazione. Una denuncia mette in mezzo tante, troppe persone. Quella era una cosa esclusivamente tra me e lui, nata e morta in quel momento...sviluppata in non so quanto, ma a mio sentire circostanziata...
È un modo di reagire che conosco benissimo :D sparire fa sempre un effetto choc, per me era la norma :)
 

Nobody

Utente di lunga data
Non sono riuscita a non urlare:(. E rileggendo tullio mi sono resa conto che forse vis a vis non mi sarebbe venuta così voglia di saltargli al collo.

E a dirti la verità mi piacerebbe che nella comunicazione fra uomini e donne, anzi, fra individui ci fosse spazio anche per gli urli. Perchè a volte urlare fa bene. E a volte non farlo fa male.
Urlo riconosciuto ed utilizzato come espressione.
Ma forse si è talmente poco abituati ed allenati ad urlare che si urla solo per dolore o per rabbia.

E' difficilissimo urlare. :eek:

E penso che la violenza sia un problema.
Non degli e non delle donne.
Ma degli uomini e delle donne insieme.


E quel passo, quei passi ci possono essere solo dando il nome. Sono fissata sul dare il nome. Ma penso che le se le parole devono essere mezzi comunicativi, allora devono fare riferimento a ben precisi significati che a loro volta devono ben rispecchiare l'azione concreta.

Senza nominare nello stesso le stesse cose, io non penso si riesca a comunicare.

Prima di comunicare serve proprio un vocabolario comune. Sennò si finisce per perdere tutta l'energia per spiegarsi ogni cosa.
verissimo.
 

lolapal

Utente reloaded
Certo che io sono mia...e mi sono fatta forte proprio di questo! Per questo ho reagito e l'ho fatto a seconda di quello che era il mio sentire del momento...senza contare quello che gli ho detto l'attimo dopo...
Bisogna parlare lo stesso linguaggio per capirsi...ora cercherò di spiegarmi meglio...
Quell'ex della mia amica per capire aveva bisogno che gli alzassi le mani, che si reagisse fisicamente a quello che faceva, capiva quel linguaggio...
Nel mio caso specifico il linguaggio che dovevo usare per fargli capire non era fisico, checchè lui abbia messo un punto nella maniera più fisica e animale che più si può...
Il linguaggio che dovevo utilizzare era solo a livello psicologico...lui mi ha fatto molto male, io gliene ho fatto altrettanto dicendogli quello che gli ho detto...e poi negandomi per un lungo periodo.
Lui aveva sempre saputo che io ero lì, con quello che ha fatto si è completamente giocato la mia presenza nella sua vita, presenza che indiscutibilmente era importante. E' stato come se mi avesse eliminata e io da eliminata mi sono fatta di nebbia.
Non esistevo più. Le chiamate rimanevano senza risposta. Se lo vedevo cambiavo strada. I messaggi rimanevano senza risposta. Non ero arrabbiata, semplicemente non esistevo più. Ha voluto annullarmi? C'è riuscito. Questo è stato il mio modo per farlo ragionare...
Parole a nastro giusto per parlare di comunicazione tra persone...:)

E il fatto di essere io stessa una mia persona è il fulcro di tutto, non avrei potuto reagire diversamente in quel frangente...più forte di quel che sono stata non potevo esserlo...

La denuncia non l'ho mai presa in considerazione. Una denuncia mette in mezzo tante, troppe persone. Quella era una cosa esclusivamente tra me e lui, nata e morta in quel momento...sviluppata in non so quanto, ma a mio sentire circostanziata...
Cara Nicka, :) ho imparato ad apprezzare i tuoi interventi da quando sei arrivata e reputo che tu sia una donna matura e intelligente e hai avuto coraggio a raccontare questa storia qui, con la lucidità che dimostri.
In tutto questo parlare, c'è un nodo importante, per il quale io sono in totale accordo con ipazia: il perdono.
Anche comprendendo tutte le "attenuanti" del caso, anche comprendendo il non voler denunciare, la forza del sentimento che cinque minuti prima tu comunque provavi per lui... io non potrei perdonare, mai.
Non so, è una mia sensazione, ma dietro questo perdono c'è una tua estrema razionalità, una difesa alzata da parte tua, un modo per "giustificare" il sentimento che hai provato per lui.
Non è perdonabile, a mio avviso, che una persona voglia troncare una relazione in questa maniera...
Io non potrei mai perdonare: lui si laverebbe in qualche modo la coscienza, mentre io mi porterei dietro quest'abuso per sempre...
 

zanna

Utente di lunga data
Ci sono molti modi per finire una relazione, che sia d’amore, d’amicizia o clandestina.
Si può parlare, si può discutere e lanciare piatti, ci si può semplicemente allontanare pian piano fino a perdersi totalmente.
Chi mi conosce bene sa come è finita la mia storia da amante, non è una cosa che ho mai raccontato pubblicamente, ma non so…magari può essere di qualche aiuto, di qualche conforto per qualche donna che potrebbe leggere qualcosa che conosce nel suo intimo, semplicemente per dire che si supera...

La mia storia è finita in un pomeriggio di metà settembre.
Già da qualche mese le cose non andavano bene, si vedeva che c’era qualcosa che non andava, del resto dopo anni e anni di uscite quasi quotidiane ci si conosce molto bene e noi prima che amanti eravamo amici.


E prima di iniziare sottolineo che amici siamo rimasti.


Certo, è passato un po’ di tempo, ho dovuto metabolizzare, ha dovuto metabolizzare, ma abbiamo trovato un nostro equilibrio amichevole e di affetto. Gli voglio ancora oggi molto bene e so che la cosa è ricambiata…
Quando ci vediamo non è più per salire in casa sua, è per prendere un caffè e parlare come vecchi tonni (come si dice qui!) di lavoro, di salute, di stronzate…


La mia storia è finita con il peggior tradimento che una donna possa subire.
Quando una donna si mette letteralmente nelle mani di un uomo spera che la fiducia sia ben riposta, spera di essere al sicuro, spera che le urla siano di piacere e non di dolore.

Era un pomeriggio di metà settembre quando mi ha invitata a casa e io come sempre sono andata.
Lo sapevo cosa avremmo fatto, sapevo che avremmo scherzato…anche se meno rispetto al passato, sapevo che lui sarebbe stato sulla soglia di camera sua e io in corridoio e giocare col gatto e lo avrei guardato come a dirgli “eh bè, mò che vuoi!?”, sapevo che mi si sarebbe avvicinato e mi avrebbe presa per mano oppure mi avrebbe abbracciata e baciata lì prima di prendermi in braccio per portarmi sul letto. C’erano giorni in cui ci si divertiva col solletico e giorni in cui giocavamo a fare la lotta, le solite schermaglie di due cretini.
Quel pomeriggio ho suonato e sono entrata in casa ed era seduto sul letto.
Non ha detto molto, mi sono seduta accanto a lui e vedevo che era strano…qualche giorno prima mi aveva detto che dovevamo parlare e già sapevo cosa voleva dirmi. Quando una persona ti dice che ti vuole parlare non è mai per una cosa bella.
Ero lì accanto a lui come sempre e non mi ha guardata in faccia, mi ha solo spogliata velocemente strappandomi di dosso le cose…gli ho detto di fermarsi, gliel’ho urlato di fermarsi, non mi sentiva.
Mi sono trovata sotto di lui senza che riuscissi a divincolarmi e cominciavo a piangere, cercavo di guardarlo negli occhi per farlo smettere. Di tutta risposta mi ha girata di peso e mi ha spinto la faccia sul cuscino, così da soffocare le mie urla, mi teneva stretta per i capelli, non riuscivo a respirare, cercavo di serrare le gambe, ma lui è entrato con forza e in quel momento ho sentito solo una lama che mi trafiggeva.
Una delle cose più piacevoli sulla faccia della terra era diventata all’improvviso un dolore indescrivibile.
Non riesco a spiegarlo in altro modo, è stata una vera e propria coltellata, fisicamente e psicologicamente.
Il coltello lo ha girato nella piaga quando per la prima volta in 6 anni, mentre mi nascondeva la faccia contro il cuscino e sentivo i capelli tirati mi ha chiamata amore, rendendosi conto all’improvviso di cosa aveva detto e dicendo “ma che cazzo ti chiamo amore”. E allo stesso modo per la prima volta in 6 anni mi è venuto dentro, quasi con disprezzo. E per la prima volta non è stato accanto a me a farmi le coccole, ma mi ha lasciata lì sul letto con dolori ovunque, la faccia impiastricciata di lacrime e quella cosa che distingue una donna da un uomo completamente violata ed è andato a farsi una doccia dicendo solo “rivestiti”.
Quando è tornato ha continuato a non guardarmi, si è seduto di fianco a me che continuavo a piangere e ha detto che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo toccati.

L’unica cosa che ho avuto il coraggio di chiedergli è stata se avesse mai provato qualcosa per me, mi ha risposto semplicemente “no”. Mi ha detto che amava la sua ragazza e l'avrebbe sposata.
Ed è stata la prima volta che guardandolo in faccia gli ho detto che lo amavo. Con un sorriso, nonostante continuassi a piangere.
Lo sguardo a quelle parole lo ricorderò finchè campo. Probabilmente in quel momento gli ho fatto male io.
Sapevo che lo avevo perdonato in quello stesso momento, sapevo che forse non aveva mai avuto il coraggio di chiudere con me e nella sua debolezza e incapacità ha pensato che fosse l’unico modo per mettere la parola fine, non mettendo in conto che non era mai stato il sesso a legarci.

A 25 anni sono stata violentata dalla persona che amavo, che quello stesso giorno ha scelto definitivamente un’altra.


A 25 anni ho smesso di giocare.

Senza tante pippe ... un abbraccio forte (come forte sei stata)
:abbraccio:
 

Nicka

Capra Espiatrice
Cara Nicka, :) ho imparato ad apprezzare i tuoi interventi da quando sei arrivata e reputo che tu sia una donna matura e intelligente e hai avuto coraggio a raccontare questa storia qui, con la lucidità che dimostri.
In tutto questo parlare, c'è un nodo importante, per il quale io sono in totale accordo con ipazia: il perdono.
Anche comprendendo tutte le "attenuanti" del caso, anche comprendendo il non voler denunciare, la forza del sentimento che cinque minuti prima tu comunque provavi per lui... io non potrei perdonare, mai.
Non so, è una mia sensazione, ma dietro questo perdono c'è una tua estrema razionalità, una difesa alzata da parte tua, un modo per "giustificare" il sentimento che hai provato per lui.
Non è perdonabile, a mio avviso, che una persona voglia troncare una relazione in questa maniera...
Io non potrei mai perdonare: lui si laverebbe in qualche modo la coscienza, mentre io mi porterei dietro quest'abuso per sempre...
Lo stesso nodo importante è il non dimenticare. Con il mio averlo perdonato non ho accantonato quello che è successo, anzi. Fatto sta che ho riportato qui la mia storia, perchè indubbiamente è una cosa che non dimenticherò mai e che è parte di me. Questo mi ha portato a vivere con grosse difficoltà l'intimità con un uomo, ne avevo paura.
Non è che mi sono svegliata il giorno dopo e le cose erano sistemate, ho sofferto a lungo di questo, ho lavorato su me stessa "ri-violentandomi" per trovare un mio equilibrio. Ho avuto strascichi fisici e mentali per diverso tempo (con fisici intendo difficoltà a vivere il sesso, non mi ha picchiata o chissà cosa)
Non mi sono voluta giustificare un sentimento, quello c'era e c'era sempre stato. Il mio sentimento non dipendeva da lui, ma da me.
La razionalità non è una mia difesa, lo sarebbe stata se io non lo fossi mai stata razionale...invece è una mia caratteristica. Sono una persona decisamente ferma e riflessiva, uno dei pochi motti di irrazionalità è stata la mia reazione immediata. Se quello era il suo modo di chiudere il mio è stato quello di dirgli cose che in anni e anni non gli avevo detto...
Quello che abbia in coscienza non lo posso sapere, posso dirti quello che avverto io...il suo sguardo nei miei confronti è cambiato ed è lo sguardo del sentirsi in colpa. E forse si sente e si sentirà in colpa per sempre proprio per il mio affetto. L'affetto vero e profondo non merita violenza, mai.
Credo che il mio perdono sia stata la sua punizione...
 

danny

Utente di lunga data
Sapevo che lo avevo perdonato in quello stesso momento, sapevo che forse non aveva mai avuto il coraggio di chiudere con me e nella sua debolezza e incapacità ha pensato che fosse l’unico modo per mettere la parola fine, non mettendo in conto che non era mai stato il sesso a legarci.



Hai visto giusto.
Era l'unico modo che conosceva, brutale e terribile, per allontanarti e (forse) allontanarsi da te.
 

Joey Blow

Escluso
Hai visto giusto.
Era l'unico modo che conosceva, brutale e terribile, per allontanarti e (forse) allontanarsi da te.
No, allora: non ha visto giusto manco per un cazzo e con sta cazzo di dipendenza emotiva (perchè di quello si tratta) avete ampiamente rotto i coglioni giustificando l'ingiustificabile. Ou.
 

Nicka

Capra Espiatrice
da fiction da due soldi , forse si sentiva gabriel garko
A parte che ho pensato a Garko e sono morta...:rotfl: Mi basta solo che non usi l'accento siculo che a volte gli appioppano con risultati disastrosi...:rotfl:

Ma seriamente, perchè è tema ricorrente di fiction, libri, film? Perchè l'uomo, anche il più tranquillo, ha momenti di buio e decide di compiere gesti simili?
Cosa scatta? E' davvero un problema di comunicazione? Di incapacità? Di scelte talmente sbagliate che mandano fuori dai binari?
Non so, ne ho conosciuti di uomini, ne ho conosciuti anche di quelli che hanno alzato le mani sulle compagne e in quel caso li avverti...si sente che c'è qualcosa che non va, lo vedi in lui e soprattutto in lei...ma quelli sono uomini che conoscono solo la violenza.
Mi chiedo perchè uno che non ha mai alzato il tono nè la voce, che è stato la persona che mi ha toccata con più delicatezza possa aver fatto una cosa simile...sarebbe troppo facile dire "non era in lui" e sarebbe una grandissima paraculata, ma sicuramente era "spento"...
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per il neretto consiglio uno dei tanti capolavori di Marco Paolini: Ausmerzen. Penso sul tubo si riesca a trovare in versione integrale.

Sul non neretto, ho conosciuto uomini che non avrebbero esitato a lasciarti sputare sangue per terra, prendersi schiaffi in faccia da una donna e non fare niente per evitarlo.
Visto Paolini.:up:

Io parlavo di linguaggio violento nel parlare delle donne.
Magari lo fanno anche uomini miti che mai farebbero del male ma usano o tollerano il linguaggio.
 

danny

Utente di lunga data
Se davvero fosse così, è un disturbato mentale.

Un debole. Molto più semplicemente un debole.
Come ce ne sono tanti. Che poi in alcuni casi fanno anche gli stronzi, i prepotenti, le teste di cazzo.
Il ricorso alla psicologia in molti casi direi che è inutile.
 
Stato
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