Certo che io sono mia...e
mi sono fatta forte proprio di questo! Per questo ho reagito e l'ho fatto a seconda di quello che era il mio sentire del momento...senza contare quello che gli ho detto l'attimo dopo...
Bisogna parlare lo stesso linguaggio per capirsi...ora cercherò di spiegarmi meglio...
Quell'ex della mia amica per capire aveva bisogno che gli alzassi le mani, che si reagisse fisicamente a quello che faceva, capiva quel linguaggio...
Nel mio caso specifico il linguaggio che dovevo usare per fargli capire non era fisico, checchè lui abbia messo un punto nella maniera più fisica e animale che più si può...
Il linguaggio che dovevo utilizzare era solo a livello psicologico...lui mi ha fatto molto male, io gliene ho fatto altrettanto dicendogli quello che gli ho detto...e poi negandomi per un lungo periodo.
Lui aveva sempre saputo che io ero lì, con quello che ha fatto si è completamente giocato la mia presenza nella sua vita, presenza che indiscutibilmente era importante. E' stato come se mi avesse eliminata e io da eliminata mi sono fatta di nebbia.
Non esistevo più. Le chiamate rimanevano senza risposta. Se lo vedevo cambiavo strada. I messaggi rimanevano senza risposta. Non ero arrabbiata, semplicemente non esistevo più. Ha voluto annullarmi? C'è riuscito. Questo è stato il mio modo per farlo ragionare...
Parole a nastro giusto per parlare di comunicazione tra persone...
E il fatto di essere io stessa una mia persona è il fulcro di tutto, non avrei potuto reagire diversamente in quel frangente...
più forte di quel che sono stata non potevo esserlo...
La denuncia non l'ho mai presa in considerazione. Una denuncia mette in mezzo tante, troppe persone. Quella era una cosa esclusivamente tra me e lui, nata e morta in quel momento...sviluppata in non so quanto, ma a mio sentire circostanziata...
Cara Nicka, sei stata molto forte. E' verissimo. E lo sei anche adesso.
Ovviamente sono cose intime tue.
Quale è stato il percorso tuo interiore dopo le prime reazioni per superare trasformando una morte in una rinascita.
E quello è un percorso che si interseca e a volte si sovrappone alla comprensione.
Ma non è semplicemente comprensione.
Come hai detto bene un fatto accaduto non lo si può cambiare.
Ma i fatti cambiano noi.
E ci cambiano sulla lunga distanza. Non parlo di mesi, parlo di anni.
E i cambiamenti sono talmente lenti e graduali, che neanche ce ne si rende conto.
Un po' come la rana nella pentola che non fugge e muore se la temperatura dell'acqua nella pentola viene fatta salire con la giusta gradualità. :condom:
A volte si incaglia tutto nella fossa delle Marianne.
A volte no. Basta una corrente diversa e tutto risale.
Certi fatti, seppur compresi e accomodati con la mente, se non ricongiunti con il sentire profondo che hanno provocato lavorano strisciando in profondità. In silenzio.
Ha colpito molto anche me quella cosa che colpendo il tuo corpo non ha fatto tanto male quanto se avesse colpito il tuo essere.
Sono la prima a dire che le ferite del corpo svaniscono.
Ma il nostro corpo siamo noi, e alcune ferite arrivano all'anima tramite il corpo.
Lo trapassano, e arrivano a fondo.
Il dolore immediato è talmente forte che a volte non si sente più nulla di quello che succede poi.
Ma anche se non lo si sente succede.
Congiungere quelle ferite è l'operazione di elaborazione di cui diceva Brunetta.
E, come ha detto Fiammetta, la nostra mente smussa gli angoli quando sono troppo appuntiti.
E la mente può fare splendidi lavori di smussamento

...ma gli angoli restano angoli nello spirito.
Scindere le ferite del corpo dalle ferite dello spirito usando la mente come mediatore...non è una bella operazione.
Per la mia esperienza.
Non è bella non perchè è brutta, ma perchè spezzetta l'esperienza che invece ha colpito tutta insieme e ha colpito tutto. Corpo, mente e spirito.
Rispetto alla denuncia...come ti dicevo comprendo.
Ma denunciare è il cantare di cui si dice nel link che avevo messo qualche post fa.
Poi esistono modi diversi di cantare...è vero.
L'importante è cantare. Dare voce ad un atto che non va nè sminuito nè amplificato.
Una violenza resta una violenza.
E, come già ti avevo scritto, è una cicatrice che tira al cambio del tempo.
Non si può andar oltre.
Perchè non è semplicemente possibile lasciare indietro parti di sè.
Io almeno la vedo così.

