La mamma totale chiama le corna?

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ciao ! :)

Penso che il neretto rappresenti la " risposta " alle considerazioni che hai espresso.... partendo dal presupposto che la ratio - a mio avviso - certe risposte non potrà mai darcele ( in linea di massima ) ma, al contrario, un uso costante della stesssa potrebbe sortire effetti negativi o contrari alle tue aspettative ( ancorchè latenti, ma sempre presenti.... ) . In ogni caso - e molto in generale - " mettere le cose dove voglio che siano " parzializzerebbe molto la visione del " quadro " , se non addirittura compromettere la stessa.
:) :)

Sì, è come dici.

Pensavo in questi giorni che l'altro, intendo un altro "intimo", Qualcuno e non chiunque, sia Qualcuno e lo divenga ogni giorno un po' di più, scambiandosi lo sguardo in queste circostanze.

Che altro non è che affidamento, e forse anche appartenenza.
Ti ricordi di quando parlavamo dei lupi? Di come vanno a caccia?

E' una forma della caccia anche quel non tornare indietro e impegnarsi a lasciare che il quadro si dispieghi.
O anche provare a tornare indietro - credo sia una delle strade in cui perdersi è più probabile quella dell'andare indietro alla ricerca di ciò che si è rimasto, e credo sia uno di quei percorsi infidi in cui il rischio di ritrovare qualcosa che non c'è è più elevato - e ascoltare il richiamo nella nebbia.

Ma senza affidamento e appartenenza?

solo che poi, come si fa ad affidarsi a qualcuno, ad appartenere ad un luogo comune, se in primis non ci si affida a se stessi? se non si appartiene a se stessi?

E ragionavo che affidarsi a se stessi, appartenere a se stessi è esattamente la relativizzazione della ratio e includendo l'ascolto di quel senso sottile, quel correre al buio senza vedere.

Come fa un luogo a diventare comune se ognuno - individualmente - non ci mette il "suo" luogo?

Pensavo ai lupi...corrono ognun per sè, ognuno al suo posto in connessione con il posto dell'altro.
E' roba complessa.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Se io e te siamo in relazione e tu esplori i miei blocchi, o il consenso è costantemente rinnovato o non basta il fantomatico amore per averlo confermato.
Io ho la sensazione invece che per molti la "costante conferma" del consenso coincida con la conferma del legame.

Quindi se io e te si convive e si sta insieme, se io ti rompo i coglioni un giorno si e l'altro si su un tuo blocco, la costante conferma al consenso io ce la avrei nel fatto che che si continua a stare insieme e a convivere

Ecco.. Il giorno che trovassi le tue valigie alla porta di casa, probabilmente avrei forse la percezione che la "costante conferma" si è interrotta

Non ho altre spiegazioni razionali a certe forme di insistenza.

Anche perché in che forma potrei riconfermarti di spintonare dopo averti appena detto che da dove sono non desidero spostarmi?

"ti ho detto e ti ripeto che il culo non te lo do.. Però stasera è San Valentino, mi raccomando tu insisti eh?"
 

abebis

Utente di lunga data
Ciao gente!

Sì, sono io: abebe.

Io che, come un idiota e come ho spiegato agli admin, mentre cambiavo la password al mio account ho fatto un piccolo casino che mi impedisce di riaccedere a quell'account. Ok: compatitemi pure! :eek:

Ho spiegato questo, dicevo, ma ovviamente (e giustamente anche, direi) non mi hanno creduto e non mi hanno consegnato chiavi in mano le credenziali di abebe; però mi hanno lasciato reiscrivere "in chiaro" dato che sono convinto che la mia "voce" mi identificherà più delle mie impronte digitali... ;)

PS: per gli admin: se la mia prossima risposta (che ho dovuto spezzare, perché non entrava in un unico messaggio! :eek:) vi convince, per favore levatemi il controllo sulle risposte, che il lag è veramente fastidioso. Please.




E quindi... iniziamo con una "rispostina" a @ipazia.

Un breve riassunto per chi è intollerante ai pipponi: "Ipazia, sono essenzialmente d'accordo con te".

Per chi invece non ha niente di meglio da fare che leggere 'ste robe...
 
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abebis

Utente di lunga data
E' un approccio positivo, quello dell'arrivarci fino ad un certo punto.

Si potrebbe aprire una querelle infinita su questa questione.

Che somiglia un po' a quel che accade a volte a scuola: se il prof. mi propone questo esercizio, significa che è possibile che io lo possa svolgere.

Ma questa possibilità non significa necessariamente che si sarà in grado di svolgerlo.

Che è una ragionata piuttosto sofisticata, perchè porta a definire il possibile attraverso una doppia negazione: questa cosa è possibile perchè non può essere impossibile. E si entra a ragionare nella sfera del possibile, che è ben più ampia di quella del probabile.

Attenzione: questa è ESATTAMENTE la distinzione che c'è tra studio e ricerca. Quello che adesso è un esercizio per lo studente è stato ricerca per qualcuno prima di lui.
Solo che per quel qualcuno non era chiara la risolubilità di quel problema. Una volta risolto, per gli altri (che hanno le adeguate conoscenze) quello diventa esercizio, più o meno difficile, in quanto è certificata la sua risolubilità ed è questa certificazione che definisce un esercizio come tale.

Quanto all'esercizio in sé, mica è facile per un professore proporre un esercizio adeguato: se è troppo semplice, non stimola - è solo ripetizione. Se è troppo difficile, frustra - e quindi non fa evolvere.
Il miglior esercizio, IMHO, è quello che ti riesce... quasi! Ché a quel punto, quando vai dal prof a chiedere quel pezzetto che ti mancava, il suggerimento ti scatena un'epifania che ti illumina lo spirito.
Il problema è che non siamo educati a questo perché nelle scuole siamo abituati a vedere esercizi altamente ripetitivi che, al più, aumentano in complessità tecnica.

Ovviamente il concetto di "esercizio adeguato" è altamente soggettivo e dipende dalle conoscenze e attitudini dello studente, ça va sans dire!

In definitiva, trasportare questo paradigma ai rapporti interpersonali è... sottile. In primo luogo perché non è chiaro se siamo nel campo degli esercizi o della ricerca.


Quindi è possibile entrare negli assiomi altrui perchè non può essere impossibile non riuscirci.

In secondo luogo perché per alcuni può essere un esercizio comunque irrisolubile... :)

Altro che ragazzo semplice ;):)



Comunque, semplificando, non penso che la media sia bassa, penso che la competenza di incontrare la diversità senza cadere nelle urla di stupore e orrore che scattano nella nostra mente, sia un esercizio poco praticato fin dall'infanzia.

Si cresce alla ricerca di punti di riferimento stabili, in cui sentirsi solidi ed identificati. (non uso appositamente "riconosciuti". Per quello serve ben altro)

Ed è esattamente questo che l'educazione (mala educazione) insegna. Identificare punti di riferimento, preferibilmente esterni in cui trovare rifugio.

Dico mala educazione, perchè e-ducare ha un significato ben preciso. A livello etimologico ed a livello pedagogico.

Significato che viene spesso sbandierato nella pubblicità delle buone prassi, ma raramente applicato nel concreto.
Più che si cresce alla ricerca di punti di riferimento stabili, a me pare che si cresca per mezzo di punti di riferimento stabili e poi si tenda ad ancorarsi a quelli.

Io la vedo così: secondo me ci sono essenzialmente due modi possibili di educare (o forse più precisamente di far crescere) un bambino/ragazzo.

Il primo è quello di fornire punti di riferimento da principio stabilissimi e poi via via più incerti, fino a quando sarà in grado di correre agilmente con le proprie gambe.

È il modo che segue la maggior parte della gente.
Il problema (del mainstream) è quando lo si segue acriticamente e/o egoisticamente: in questo caso non si è in grado di allentare gradualmente le corde e chi cresce si ritrova imprigionato in schemi che gli sono stati imposti.
A quel punto, chi se ne rende conto abbastanza presto si ribella e manda tutti a cagare, affermando il proprio io.
Gli altri continuano a mettere un passo dietro l'altro come è stato loro insegnato e restano imprigionati in schemi altrui fino a quando non sbroccano malamente. Oppure alla fine schiattano senza aver mai sbroccato, avendo sempre vissuto nel modo che era stato insegnato loro, prigionieri in una prigione di cui non sono neanche consapevoli.

Il secondo modo di crescere un bambino è quello di buttarlo nella fossa dei leoni e vedere se impara a scappare subito... ma tipicamente questo non è un modo che viene scelto scientemente: sono piuttosto i casi (bastardi) della vita che lo impongono al bambino/ragazzo.
Di quelli che si ritrovano dentro la fossa dei leoni, pochi riescono a scappare: i più vengono mangiati. E quei pochi che riescono a scappare più che a correre in genere imparano, appunto, a... scappare!



Semplificando molto, e torniamo ai condizionamenti e all'esserne consapevoli, l'allenamento a cercare dentro invece che fuori le domande e non le risposte è ridotto ai minimi termini.

Pensare è pesante. Confrontarsi è pesante.

Entrare in conflitto è pesante.

Più che altro, il difficile è fare queste cose in modo costruttivo ;)


Si cerca una apparente leggerezza, che a mio parere altro non è che girare a largo dall'immergersi in se stessi.



E tornando a bomba, si tende a preferire gli specchi.

Ma non quello di Alice...:)



Io mi sento Alice.

Saltellando qui e là attraverso lo specchio ho avuto l'onore e la fortuna di incontrare parecchi Humpty Dumpty, da cui ho potuto imparare. Ad essere meno rigida.

Pur restando rigida ho iniziato a considerare il fraintendimento come aspetto essenziale della comunicazione.



Non è casuale che ogni disciplina fondi un suo vocabolario specifico (anche giocando sull'esotericità per creare spazi di riconoscimento di ruoli e funzioni) al cui interno si muove chi può "pagare".



Quel che io trovo stupefacente, è che questo tipo di elementi, esotericità, celebrazione, ritualità, considerazione di fraintendimento e verifica, vengano scarsamente considerati in un ambito definito esclusivo da un patto formale ma non esclusivo dal punto di vista della sua fondazione.



E mi sembra ancora più stupefacente che per un qualcosa che davvero riguarda Alice, il gatto, il brucaliffo, humpty dumpty, uno spazio fantastico (nel senso di fantasie ed immaginari il più delle volte inesplorati pure per chi li "possiede"), per uno spazio esoterico e atavico come una relazione intima, ci si affidi alla forma dando per scontate domande e risposte.



Ancor più stupefacente trovo il fatto che il pagamento dell'intimità sia un tabù. Come lo è l'usarsi per scambiare.
Forse lo trovi stupefacente perché hai passato il tuo tempo a scappare: quando sei in moto costante, anche chi sta fermo inchiodato a terra ti sembra che si muova. Per accorgerti che è fermo, devi quanto meno rallentare parecchio.
Peggio ancora se ti muovi costantemente e neanche di moto uniforme: allora sì che è un casino rendersi conto di come si muovono o non si muovono gli altri... :)

Per chi viaggia su un calcinculo, l'unica cosa fissa dell'universo è il seggiolino su cui è seduto!

Mi sto spiegando?
Non saprei: sto capendo?

E da questo mi lego a quell'esempio della preparazione o meno ad un rapporto anale.

Perchè fa cadere la fantasia confrontarsi del corpo in quanto corpo fisico e non in quanto immagine del corpo?



Perchè il punto è che la fantasia cade quando il corpo prende fisicità.

E quindi odore, tatto, sapore. Fuor dalla vista. O vedendo a occhi chiusi.
Boh... se la fantasia cadesse quando il corpo prende fisicità, tutti si fermerebbero nel momento in cui appoggiano l'uccello al buco!

A me pare invece (o, piuttosto, la mia esperienza mi suggerisce) che il problema sia che la fisicità si scontra con il mito della spontaneità: il prepararsi fa cadere l'immaginario che il sesso bollente nasce così... sul momento... sull'onda di un impulso imprevedibile e irresistibile che ti fa perdere il controllo!

Restando "in tema", poi c'è da capire perché il sesso anale sia così cercato mentre la coprofilia sia così demonizzata.
Io non cerco spasmodicamente l'uno, non demonizzo l'altra. L'uno se c'è va bene, se non c'è amen. L'altra semplicemente non mi interessa: non riesco ad attribuire nessun valore sessuale alla merda perché per me la merda è... merda: banalmente, il residuo biologico di quello che ho mangiato, guardando il quale capisco se ho mangiato bene o male, se il mio intestino funziona bene o male.
Ed è anche un materiale piuttosto nobile in quanto servirebbe (in una società più sana...) a produrre altro cibo... :)
Dopo che la mattina ho attentamente osservato il resto di quello che ho mangiato il giorno prima, sono ben sereno nel tirare lo sciacquone senza la minima tentazione o fantasia di spalmarla addosso a me o a chi mi dorme vicino. :)

Ahhhh... mi sa proprio che aveva tanta tanta ragione Gianni Rodari quando teorizzava l'esorcizzazione della cacca con i bambini!!! :)

Io forse non ho bisogno di esorcizzarla perché nessuno me l'ha mai demonizzata, anzi: mi ci hanno sempre fatto convivere serenamente.

Ho fatto quell'esempio perchè piuttosto comune. E collegato ad una pratica che, mainstream, pare essere estrema. Dal punto di vista della penetrazione dell'intimità.
Estrema...: parliamone! Quando una volta le brave ragazze eran tutte figlie di Maria, ogni culo era galleria! :)

Certo, poi dopo il matrimonio ricresceva immediatamente l'imene al culo, ma questa è un'altra storia... ;)

Ancor più estrema, mainstream, lo è a parti invertite, ossia quando il culo è maschile e chi penetra il femminile.

E lì le immagini si moltiplicano in potenza.
Questo è meno mainstream, te lo concedo... ;)
 
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abebis

Utente di lunga data
Trovo stupefacente che le fantasie siano legate alla forma e non alla sostanza.

Anche se questo spiega bene quel che accade quando il noi vien trasformato in spazio in cui si trova fusione e non compenetrazione e condivisione, o l'amore diviene concretizzazione di una idea di esclusività che non è sostenuta dalla possibilità di pagamento della costruzione di quell'intimità e restano i patti - forme generalizzate - a definire il particolare.


I muri di gomma nascono quando uno o entrambi non desiderano entrare dentro e cercano fuori.
Oppure non desiderano entrare dentro e restano chiusi su se stessi. Non è necessario cercare fuori: può essere una cosa passiva.

E torneremmo alla falsa, a mio parere, necessità di sovrapporsi negli assiomi. Che mi sembra un bell'alibi per non fare altro: ossia partire ognuno dai propri assiomi, esporsi nudi col cappotto e condividerli in consapevolezza dei condizionamenti e dei giudizi che li dominano.



E torneremmo anche all'educere a cui facevo riferimento.



Fra l'altro, se ci si pensa, ducere è un termine che rappresenta potere.

E non casualmente, l'educazione, è un percorso sofisticato di gestione del potere nella relazione.

E della violenza.

Compresa la delicatezza a cui facevi riferimento.
Se avessi saputo che con due banali parole accostate avrei scatenato una tale tempesta di bit...
Miiiiinchia! :)

Ed è una scelta di onore fra vessazione e conduzione condivisa e reciproca.

Certo...se si esclude il potere dalla relazione, se si esclude il fatto che in qualunque relazione esiste un aspetto di educazione - come minimo di sè all'altro - allora tutto questo decade, come decade la ricchezza della parola e la possibilità di trovare punti di snodo in cui scambiare "potere".

Dove "potere" è anche informazione" di sè per l'altro.



E la violenza qui trova casa accogliente.

La sua declinazione, in accettazione della sua presenza trova spazio nel "ne vale la pena".

Ne vale la pena modulare la violenza relazionale dell'espressione dei miei desideri?

Oppure esercito la violenza di rifiutare i miei stessi desideri - che questo sia lasciando che l'altro li calpesti nelle urla di stupore ed orrore e nel giudizio oppure che sia proponendo aut aut o vessazione per realizzarli -?
Già: troppo spesso in una coppia ci si impone di ignorare che l'affermazione acritica del proprio diritto al rifiuto si trasforma nell'imposizione della frustrazione altrui! (lasciamo perdere la violenza, va'... ;) )

Perché sia chiaro che se ho ricevuto un rifiuto acritico, l'unica alternativa che considero rispetto al mettersi a parlare anche dolorosamente è la propria frustrazione: l'aut aut o la vessazione sono risposte che mi fanno orrore!
Non le consideravo sensate quando avevo diciassette anni, figurati ora che continuo ad averne diciassette! :)


Guarda che la questione della delicatezza sarebbe qualcosa di cui parlare ampiamente. E altrettanto da sperimentare.



Non a caso è entrata in gioco la violenza. :)



Se io e te siamo in relazione e tu esplori i miei blocchi, o il consenso è costantemente rinnovato o non basta il fantomatico amore per averlo confermato.

E confermare il consenso significa essere consapevoli che la delicatezza ha diverse esplicitazioni.

Tanto che a volte delicatezza diventa non usar delicatezza.
Been there, done that.

Pensavo facesse parte del crescere della coppia, sto scoprendo che ho fatto da inconsapevole terapeuta sessuale a me e alla mia coppia. E sto capendo perché tante coppie scoppiano... ;)

Lo spingere delicatamente l'altro.

E' quello che a mio parere da il senso di una relazione.

Roba che compone il "ne vale la pena".
Concordo

Una relazione in cui non ci si spinge delicatamente "di là" dal mio punto di vista è morta.
Concordo

E' la concretizzazione del mantenimento di un ideale.

L'amore è un buon optional per barricarsi.
Concordo

Oppure, una forte motivazione ad andare. A fidarsi.

A riconoscere dentro di sè le forme della delicatezza.

Proporle e riceverle reciprocamente.
Concordo

Che la delicatezza non è qualcosa di scolpito nella pietra e nemmeno di immutabile.

Dipende da infinite variabili: genere, età, storia culturale e storia personale, conoscenze, elaborazioni, difese, solo per citarne alcune.
Concordo (uffa che palle! :) )

Certo è che parlare di delicatezza senza parlare di limiti, senza distinguere fra limiti oggettivi e limiti soggettivi, attese e aspettative, immaginari e fantasie (e mi lego all'esempio della penetrazione anale che esclude ogni riferimento al corpo fisico e alle esigenze legate a quel corpo fisico da entrambe le parti) diviene semplicisticamente andare a parare in ciò che per ciascuno è tollerato oppure no.

E anche di questo è complesso parlare se non ci si parla riguardo i bisogni e il percorso che porta a riconoscere che spesso e volentieri quel che si vuole non ha nulla a che vedere con quello di cui si ha bisogno.

E dell'offerta reciproca di tutto questo.
Ecco, questo è complicato: premesso e concordato che i limiti sono soggettivi e variano anche per la stessa persona nelle varie fasi della sua vita, come riconoscerli? Basta un no? Basta un no ragionato? Per alcune cose basta un no ragionato mentre per altre anche un no ragionato è irragionevole? E chi le decide, eventualmente, quali sono queste cose?

È un bel casino...
 
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abebis

Utente di lunga data
In tutto questo, dove si colloca l'esclusività? ;)

In tutto questo l'esclusività si colloca come compagna spontanea di quello che, per me, è il principio fondante della coppia, da cui segue tutto il resto come corollario: la condivisione.

Se io faccio qualsiasi cosa, anche da solo (che magari a te non piace), poi comunque te la racconto, la condivido con te e la condivisione rende l'esperienza comune e unisce la coppia. E viceversa.
Per dire: a me piace il cinema, tu ti addormenti sulle poltroncine; a te piace ballare, io sembro la brutta copia di Theresa May che fa la Dancing Queen.
Bene: io mi vado a vedere Takeshi Kitano al cineclub con a seguire dibattito spaccacoglioni, tu ti vai a fare le tue sudate in balera.
Poi ce le raccontiamo a vicenda, magari davanti ad una bottiglia di buon vino, e condividiamo le nostre emozioni.

La vedo difficile invece che io torno a casa e ti racconto della sensazione che ho provato a fare la spagnola con la mia collega che ha la quarta oppure tu che mi racconti che hai avuto difficoltà a ingoiare lo sperma di quel moretto perché prima aveva mangiato risotto agli asparagi...

Occhei, sto estremizzando, ovvio, però penso che il concetto sia chiaro: se non te lo posso raccontare, non c'è condivisione.

Aggiungo che all'interno dell'esclusività ci faccio tranquillamente rientrare un triangolo o un'orgia fatta insieme: se due vogliono fare queste cose, sono fatte insieme, pertanto sono condivise! Nessun problema, ovviamente.

Il punto focale, dicevo, è la condivisione: se non c'è condivisione, si crea distanza.
ANCHE se all'inizio non sembra!
Hai voglia a raccontarti la favoletta che la scopata fuori resta fuori, del tutto sconnessa dalla coppia... Crea distanza, c'è poco da fare!
E, nel lungo periodo, prima o poi quella distanza si farà sentire; probabilmente al primo momento di difficoltà della coppia, momento in cui sarebbe necessario sfoderare tutta la vicinanza possibile (sempre se... "ne vale la pena"... ;) ).
Se invece è stata creata quella distanza, in quel caso la coppia è in realtà solo un morto che cammina. Più o meno come Bill dopo che la sposa gli ha fatto la mossa delle cinque dita...

Occhio: non dico che debba essere necessariamente così. Se io avessi i coglioni per sopportare l'immagine delle tue scorribande sessuali con altri, e viceversa, nessun problema! Basta però chiarirlo in anticipo. E allora in quel caso, semplicemente, "l'uso del corpo" non è più tradimento.

Solo che te l'ho detto: sono un ragazzo semplice e io questi coglioni non ce li ho. Non ho problemi a riconoscerlo. Pertanto, gradisco che tu mi offra l'esclusività e, reciprocamente, ti offro la mia senza se e senza ma.
L'offerta incondizionata però presuppone che ci parliamo anche fino a farci male, se del caso!

Ed è esattamente in questo punto che il tuo ragionamento non lo trovo intellettualmente corretto: visto che tu e il tuo compagno invece quei coglioni ce li avete, trovo scorretto che tu qui disquisisca dell' "usare il corpo con un altro" con me come io invece dico "io vado al cinema tu a ballare"...
Capisci che, tornando al linguaggio, ci fa sembrare due persone che usano le stesse parole ma parlano due lingue diverse. Cioè: ne possiamo parlare, ma non puoi tramite quel concetto evidenziare una mia presunta debolezza nei confronti del concetto di tradimento, perché parliamo di una cosa che per me lo è ma per te no.
Insomma: chi concorda di trombare liberamente, trombando fuori casa non rientra in nessun senso nella categoria "fedifraghi". Così come non ci rientra chi si lancia (insieme!) in arditi esperimenti geometrici sui triangoli, i quadrilateri, ecc....

Penso che su questo siamo d'accordo, no?

In definitiva, l'equivoco di base è che "tradimento" (in una coppia) viene in genere tradotto in automatico con "scopare con altri": è una banalizzazione che racconta solo una parte della storia, e neanche necessariamente in modo corretto.

Perchè se l'esclusività diviene che non desidero altri all'infuori di te, oppure che non scopo altri all'infuori di te...io ci vedo una illusione che cerca realtà nella verità della forma senza occuparsi della sostanza.
Che io possa non desiderare altri all'infuori di te, è una cazzata intergalattica.

Che io possa non scopare con altri all'infuori di te, invece è cosa possibilissima (se io con te scopo bene E se "ne vale la pena").

Ma io, al contrario di te, questo lo vedo proprio come sostanza, non come forma: si ritorna al principio olistico della coppia per cui il tutto (la nostra coppia, il nostro vissuto, quello che abbiamo insieme, ecc) è maggiore della somma delle parti (le scopate che mi posso fare in giro con altri corpi), per cui scelgo una cosa piuttosto che l'altra.
Scelgo. Semplicemente perché tutte le possibilità non le posso avere: stante i nostri (della nostra coppia) assiomi, alcune cose sono incompatibili con altre, quindi una scelta è inevitabile.

È un gioco pericoloso? Oh yessss... pericolosissimo!
Perché bisogna cedere pezzettini della propria sovranità senza la certezza di avere niente in cambio!
Altro che accumular crediti: qui si regala... :(
Questo in genere lo si fa per i figli: per un partner... è un po' da folli! Concordo...

Questo gioco pericoloso, in ogni caso, lo si gioca solo se "ne vale la pena".
E anche il "ne vale la pena" è un concetto relativo, non assoluto, però NON prevede di immolare se stessi acriticamente: se del caso, meglio salutarsi e ognuno per la sua strada, figli o non figli, mutuo o non mutuo.

Insomma, chissà... magari va a finire che quelli che amano il rischio sono i fedeli e i fedifraghi invece sono solo dei pavidi che scappano di fronte ad un gioco troppo grande per loro... :)
 
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abebis

Utente di lunga data
Bene, visto che mi sono stati approvati i messaggi, mi rivesto del mio vecchio vestito: io mi sento tanto Brad Major... :LOL:

E mi abituo al nuovo nome: in fondo abebis mi piace di più come nick di abebe, con buona pace del grande Abebe!

Avrei dovuto sceglierlo prima.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Io che, come un idiota e come ho spiegato agli admin, mentre cambiavo la password al mio account ho fatto un piccolo casino che mi impedisce di riaccedere a quell'account. Ok: compatitemi pure! :eek:

Ho spiegato questo, dicevo, ma ovviamente (e giustamente anche, direi) non mi hanno creduto e non mi hanno consegnato chiavi in mano le credenziali di abebe;
Pezzi di merda..

 

abebis

Utente di lunga data
Maronnn' che pippone megagalattico.
Tra Zia Ipa e quest'altro che gli seziona i post siamo fottuti davvero. @perplesso non è che per caso mi daresti una ripulita a questo thread?
Prima di 'sto thread io non ero così! Avevo solo dei pensieri confusi che mi vagavano in testa.

Mi avete fatto cagliare il cervello! 😠

Te e quell'altra fusa... :)
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Le mie son più belle.
Con l'ultima era il nome della madre.
Per quanto anche "Brunetta" per smosciare la tensione sessuale va da dio.
usti!!! :eek::eek:

...proietto...e immagino il sogghigno nel proporla... la bastardaggine ha una eleganza intrinseca!!
Bella safe in effetti.

E si potrebbe tornare alla delicatezza e alla sua somministrazione...
 
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