Ciao a tutti, sono nuovo ma vi leggo da mesi, ossia da quando il mio matrimonio si è polverizzato.
In realtà avevo postato una nuova discussione ieri sera ma non capisco come mai non compaia, quindi riscrivo adesso e la faccio più breve.
Dieci anni di matrimonio, due figli, lei 37 anni e io 42.
Una sera la fatidica frase "dobbiamo parlare".
"non ti amo più", "non posai andare avanti così", "devo ritrovare me stessa".
Sicuramente c'era un fondo di verità, quanto meno sul fatto di non amarmi più, ma mi sembravano scuse puerili e alla fine, pressata, ha confessato "sì ho interesse per un'altra persona".
Si vabbè, interesse....lasciamo perdere.
Inutile che vi dica come sono stato, uno schifo vero ma ora inizia ad andare un po' meglio anche perché mi sto facendo aiutare da un terapeuta. Non volevo andare fuori di testa, soprattutto per continuare ad essere un buon papà.
Sono andato via da un pezzo. Ovviamente non posso applicare la famosa teoria del "no contact" perché con due bambini piccoli è impensabile. Riesco al più a non avere alcun contatto per un paio di giorni, ma poi quanto meno per la normale amministrazione ci si deve sentire.
Rapporti distesi. Anche se sono a dir poco furibondo per il modo barbaro in cui lei mi ha buttato nel cesso e ha sfondato la nostra famiglia scappando dalle sue responsabilità. Sicuramente io avrò le mie colpe per carità.
Il punto è che adesso lei vuole "normalizzare", vuole fare l'amicona ma io non sono e non sarò mai suo amico.
"Andiamo al cinema?", "andiamo a mangiare una pizza?", "che fai?", "come stai?".
"ma che ti rode?" (quando mi chiede se mi rode la farei volare dalla finestra).
Se acconsento a questa "normalizzazione", lei sta tranquilla, se mi oppongo come capita, va in paranoia e comincia ad autoflagellarsi, a fare la vittima come se fossi stato io a mandare all'aria tutto.
Perché questa incoerenza? Perché questo modo di fare? Sensi di colpa? problema suo, io sto pensando a raccogliere i miei cocci.
Sono come una bacinella piena d'acqua smossa. L'acqua si sta piano piano calmando e lei ogni volta ci butta dentro il sassolino smuovendola di nuovo e riaprendo le ferite.
Devo sopportare perché nulla deve frapporsi fra me e i bambini, ma temo di trovarmi a vivere un ricatto morale.