Dipende dalla conoscenza. Io dopo anni so cosa posso chiedere so cosa lo ferisce e so dove non è in grado di arrivare. Credo che anche per lui nei miei riguardi sia così
Capisco quello che dice @
Piperita e se parliamo di cura dell'altro o di rispetto dell'altro ci sta anche sapere quando è meglio non chiedere per non fare male
Certo che è un preoccuparsi per l'altro a discapito della nostra serenità. Per me un atto dovuto se ci si vuole bene e si vuole il bene anche dell'altro. Altrimenti si resta due inidividui a se stanti dove ognuno mette la serenità di se sempre e comunque davanti a quella dell'altra.
Se l'altro non è in grado di fare un passo o di accettare qualcosa di se lo si può aiutare ma bisogna anche sapere accettare che lui è diverso da noi anche se il suo non muoversi ci fa stare male
La mia relazione più lunga è stata di dieci anni. E ho commesso credo gran parte degli errori si possano commettere in una relazione.
Una cosa adesso per me è ferma, la mia serenità non è sul piatto.
Come è invece sul piatto il fatto che in una relazione si è due individui a se stanti. E ben separati anche.
Non considero un atto dovuto pensare al bene dell'altro. Ritengo dovuto che l'altro, in quanto adulto lo sappia fare autonomamente.
Come non voglio o permetto che l'altro pensi al mio bene.
Per lo stesso motivo. Sono adulta e lo so fare autonomamente.
Per entrambi altrettanto autonoma dovrebbe essere la capacità di chiedere aiuto.
In caso ci si renda conto che da soli non si va da nessuna parte.
Ci possiamo pensare insieme. Possiamo condividere dubbi, scoramento, delusione, demotivazione, voglia di fuga.
Provare insieme a trovare soluzioni.
Ma sono IO la protagonista della mia vita.
E pretendo di avere accanto qualcuno che sia altrettanto protagonista della sua. E con altrettanta forza ribadisca il suo esserlo della sua di vita.
Questi sono i miei desideri.
Quindi per me è inconcepibile fermarmi se l'altro non si muove...è una sua scelta non muoversi. E non trovo corretto provi ad impormela in nome dell'affetto. Diventa un ricatto. E io non voglio più subire ricatti di nessun genere. Affettivi in particolare.
E credo sia corretto che sia chiaro, nei presupposti di partenza, che io mi sento libera di fare altrettanto libere scelte.
Quindi andarmene. O trovare alternative se le condizioni materiali in un qualche modo mi impediscono di andare.
Ma se rinunciare alla propria serenità per l'altro è amore...io sono contenta di non provare quel sentimento, farfie. E non voglio neanche provarlo.
Un discorso è cercare compromesso. Incontrarsi a mezza via.
A volte ci sta anche che uno o l'altro faccia qualche passo in più.
Ci sta anche fermarsi in attesa che uno o l'altro prenda fiato.
Ma comune deve essere la volontà a non arenarsi.
Comune e pari il desiderio di affrontare il dolore che necessariamente in una relazione ci si infligge. Insieme al piacere.
Non penso di essere capace di rinunciare a me per nessun altro. E non lo desidero.
Piuttosto sto da sola.
Ma con Me.
Se manco io, per come sono fatta, dell'altro non mi accorgo neanche più.
Se non per il fastidio che mi provoca.
O la pena. Che è uguale, in fondo.
Sono prospettive. Secondo me.
E esperienze.
Un compagno che mi scarica addosso la sua ansia, senza fare un cazzo per risolverla e pretende che io sia il suo vomitatoio non fa per me. Gli farei soltanto male fra l'altro.
La mia pietà si trasforma in disprezzo. E non è bello per me sentire il disprezzo per l'altro.
E non è bello per l'altro subire il mio disprezzo.
Perchè non sono proprio capace di nasconderlo. Mi si legge in faccia.
Meglio andare.
In ogni caso non sarei vicina all'altro.
Libera posso provare compassione. Ma non penso di poter stare con una persona per cui provo compassione. Per una persona che non vuole più combattere.
Ovviamente è la mia prospettiva. Che viene dalle mie esperienze.
Forse fra dieci anni avrò cambiato idea. Non lo so. E non mi pongo il problema.
Sicuro una cosa l'ho imparata dalla mia vecchia relazione: se sento che dall'altra si sta anche solo provando a girarmi intorno usando l'affetto, il MIO affetto, vado alla velocità della luce.
Altrettanto sicuro io ho quasi 40 anni e ho ribaltato il banco e iniziato una nuova relazione.
Quindi la mia prospettiva è sicuramente molto diversa da chi magari ha 30 anni di matrimonio sulle spalle.
Sono libera. Ho fatto una fatica immane per esserlo. Ho pagato. A tutti i livelli.
Non torno indietro neanche se mi puntano una pistola alla fronte.
A costo di strisciare sui gomiti, io non mi prendo più la responsabilità del benessere di nessuno. Responsabilità intesa nel modo in cui dicevi, mettere la mia serenità sul piatto.
Ma capisco che vale per me, ogni situazione è a sè..e ognuno trova le sue mediazioni con se stesso e con l'altro.
Credo che più di così non si possa onestamente fare.